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UNIVERSITA’: NAPOLITANO FIRMA MA RESTANO CRITICITA’
(AGI) – Roma, 30 dic. – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi promulgato la legge recante “Norme in materia di organizzazione delle universita’, di personale accademico e reclutamento, nonche’ delega al Governo per incentivare la qualita’ e l’efficienza del sistema universitario”. Il Capo dello Stato ha contestualmente indirizzato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri in cui si auspica che con successiva legislazione ministeriale si risolvano le “talune criticita’” riscontrate nel testo. [...]
Auguri di buon Futuro in Ricerca
Riceviamo e postiamo questi particolari auguri inviati da Tiziana Nardi
L’ironia della sorte di un
“Futuro in Ricerca”
Ai miei amici.
Oggi, 23 dicembre, alle 17.00, dai nostri pc si è chiuso il bando “Futuro in Ricerca” per giovani ricercatori, a cui stavo lavorando. Ironia della sorte, alla stessa ora, a Palazzo Madama si chiudeva il futuro in ricerca degli stessi ricercatori.
Chissà se i funzionari del Ministero avevano previsto una tale concomitanza, quando aprirono quel bando dal nome beffardo.
Chissà se il ministro Gelmini si aspettava, un anno fa, che questo sarebbe stato il disegno di legge più faticoso della legislatura. Chissà se aveva previsto che l’Italia intera ci avrebbe ascoltati. Chissà se aveva immaginato che per approvare questa legge si sarebbe dovuti arrivare alla follia procedurale, a salvataggi plurimi, ad aggiustamenti irregolari, allo sclero senatoriale. Chissà se aveva pensato che i tetti sarebbero diventati vetrine, i blog officine di idee. Chissà se aveva previsto che si sarebbe risvegliata perfino l’opposizione a un certo punto, cose mai viste.
Chissà se sa di aver bandito il “Futuro in Ricerca”. Chissà se immagina che da settimane molti di noi stavano scrivendo il loro progetto, magari di notte dopo aver seguito i loro lavori e i loro studenti per tutto il giorno e dopo aver guardato la posta e comunicato con i colleghi di tutta Italia per tutta sera…
Chissà se lo sa quel Presidente del Consiglio che, non rappresentando più nessuno, dice che i bravi ricercatori non perdono tempo in proteste. Chissà se si sono mai chiesti se non sia proprio perché ci sono bravi ricercatori che ci sono state grandi proteste.
Ci hanno voluti divisi e siamo rimasti uniti. Ci hanno voluto comprare siamo rimasti saldi (a differenza loro). Ci hanno voluti violenti, siamo stati pacifici. Ci hanno descritti come pensatori poveri, e siamo diventati più ricchi, siamo diventati persone più attente, cittadini migliori.
Abbiamo trovato voce, dimostrando che che se nessuno ti rappresenta puoi fare rete e parlare, se non ti ascoltano nei palazzi ti applaudiranno dai balconi delle case.
Io ho capito molte cose di me, incontrato persone eccellenti. Questo aiuta ad affrontare la sconfitta di oggi. E ho ritrovato la meravigliosa energia che ti dà fare qualcosa in cui credi. Mi chiedo se sappiano cos’è questa sensazione, i nostri parlamentari. Auguro loro di ritrovarla, mentre votano anche per il vicino senza ascoltare l’emendamento che respingono o mentre leggono il giornale in aula, mentre cambiano idea sulla loro identità in una sera. Lo auguro perché è una coscienza di sè davvero bella.
Ai miei amici che mi hanno ascoltata dico grazie, per il loro tempo e per le loro parole. La legge è approvata, il futuro è cambiato. Ma gli occhi sul futuro sono più brillanti, e spero questo sarà la ricompensa per chi ha sopportato la mia stanchezza talvolta scorata e la mia energia talvolta monotematica in alcuni momenti di quest’anno.
Grazie.
Tiziana
In diretta la votazione al Senato
COMUNICATO DI ADESIONE ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEL 22 DICEMBRE
Il Coordinamento dei Precari dell’Università (CPU) aderisce alla giornata di mobilitazione del 22 dicembre contro l’approvazione della Riforma dell’Università. Domani l’iter legislativo di approvazione del disegno di legge dovrebbe giungere al termine con l’approvazione definitiva al Senato, malgrado la manifesta opposizione di molti studenti, ricercatori, docenti e rettori, nonché dell’invito dello stesso Presidente della Repubblica ad ascoltare e a non minimizzare la voce delle parti coinvolte.
Noi, precari della ricerca e della docenza, ribadiamo la nostra ferma opposizione a questo disegno di legge, che non risolve i problemi legati al finanziamento della ricerca, né va nella direzione di premiare il serio lavoro di molti ricercatori (precari e non) che, quotidianamente, svolgono la propria attività nelle università o di mettere in discussione i rapporti di potere all’interno dei dipartimenti. Inoltre, non risponde alla diffusa richiesta di una riflessione più democratica sulla possibilità di un contratto unico della ricerca e della docenza e sulla scarsa qualità dei nostri dottorati rispetto a quelli degli altri paesi europei.
Siamo perciò convinti che questa riforma non fermerà la fuga di cervelli verso l’estero e la produzione sistematica di precariato, non contribuirà a rendere più credibile il sistema universitario nazionale e, soprattutto, negherà alla nostra e alle future generazioni il diritto allo studio, a causa dei consistenti tagli alle borse di studio, nonché l’accesso ad una cultura che, crediamo, rappresenti ancora una risorsa strategica fondamentale per la crescita del nostro paese.
Il CPU sarà presente alla manifestazione di domani a Roma e nelle altre città italiane anche per manifestare il proprio dissenso alla vergognosa operazione di delegittimazione del movimento portata avanti da questo governo e che ha subito un’accelerazione a partire dalla manifestazione del 14 dicembre scorso; ribadiamo la nostra ferma volontà di andare avanti con la lotta e di non farci intimidire da facili strumentalizzazioni; esprimiamo sostegno agli studenti che, come noi, domani scenderanno in piazza per dire ancora una volta no a questa riforma e a un sistema basato sul decisionismo e sulla repressione del dissenso.
Invito all’iniziativa dei Dottorandi Indisponibili di Padova
Care e cari,
è ancora viva la giornata della vergogna dove il governo e un’intera classe politica, sordi e miopi alle istanze di centomila giovani in piazza preoccupati per il loro futuro, si sono dati al calcio-mercato e al toto-voto per mantenere in piedi un governo ormai privo di legittimità e credibilità.
Il futuro dell’Università e dei giovani non rappresentano sicuramente una reale priorità per questo ed altri governi interessati solo a difendere i propri privilegi e le proprie poltrone.
Mercoledì in Senato assisteremo (forse!) all’ultima forzatura per approvare un disegno di legge che precarizza le nostre vite e distrugge definitivamente l’Università e il nostro futuro.
I DOTTORANDI INDISPONIBILI invitano precari della ricerca e della docenza, studenti ma anche tutto il personale accademico ad ATTIVARSI e MOBILITARSI per
un PRESIDIO-ACCAMPAMENTO permanente davanti al Palazzo del Bo per vigilare l’iter parlamentale del ddl Gelmini in Senato.
MARTEDI 21 DICEMBRE ore 14:30
Istruzioni per l’uso:
Portare:
- tende, sacco a peli, stuoini, fornelletti, attrezzatura da campeggio.
- cartelli, pennarelli, striscioni, fischietti e campanacci.
- cibanze e bevande calde
- amici, colleghi e parenti.
Per ribadire che l’università è e deve rimanere pubblica,
perché formazione e ricerca devono essere un bene comune,
perché prima di mettere in fuga i nostri cervelli, vogliamo usarli per costruire insieme il nostro futuro!
Riprendiamoci il presente, costruiamo il nostro futuro!
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
con loro volere il bene fare con loro il male
…e il bene la realtà servire negare mutare.
(Franco Fortini)
Quello che vedremo al senato, la settimana prossima, sarà quello che abbiamo visto tante volte negli ultimi anni: un parlamento ormai irrimediabilmente separato dal paese reale, che si beffa di una società intera.
Molto probabilmente Mercoledi 22 Dicembre la riforma Gelmini passerà, sarà oggetto di accordi e compravendite che non tengono conto delle critiche che da mesi studenti e ricercatori portano avanti con ogni mezzo. In Senato il governo ha una maggioranza schiacciante, ma noi che stiamo fuori dall’aula abbiamo la voglia, la capacità, la rabbia e soprattutto l’intelligenza per sperimentare nuovi modi di fare democrazia. L’istituzione parlamentare è ormai una nave in bottiglia, senza mare e senza onde, protetta dal vetro sottile che la circonda.
Oltre quel vetro di quella bottiglia c’è tutto il resto. Un mondo variegato, composito, non ricostruibile in qualche articolo o servizio televisivo. Pensiamo, solo per fare un esempio, al mondo della cultura e della formazione. Persone differenti, che mai si erano parlate prima, si stanno muovendo in maniera diversa, senza trovare un unico punto su cui convergere, senza trovare un nome che racchiuda tutto ciò che si muove. Se non possiamo dare un nome a questo movimento, possiamo però leggerne le passioni, le intensità, le differenze e le tante domande a partire dalle quali reinventare la politica.
C’è la rabbia di chi non viene mai ascoltato, di chi in questi mesi tenta ogni strategia comunicativa e politica per far valere le proprie ragioni, ma sente la sua voce bloccata da istituzioni chiuse a riccio su se stesse.
E c’è l’amore per quello che si fa ogni giorno, nonostante i ricatti, la mancanza di futuro, la precarietà imposta. L’amore di chi continua a mettersi in gioco, di chi continua a costruire, perché è quello che vuole fare, perché è ciò in cui crede.
A lungo sentiremo ancora parlare del 14 dicembre come momento in cui tutto è venuto a convergere, come apice, come D-Day irripetibile, evento epocale. Si tratta ora di ricominciare a camminare, di concepire l’ evento come salto in grado di riaprire un futuro a partire dagli slanci che hanno contribuito a produrlo: le proteste dei ricercatori di settembre, le piazze piene di studenti medi a ottobre,gli studenti universitari sui tetti nel mese di novembre, le strade, le stazioni e i monumenti occupati.
Siamo convinti che questo sia il momento di parlarsi, di riconoscersi, di costruire un’agenda politica comune in grado di creare spazi di partecipazione pubblica a partire dal prossimo Gennaio. Non solo è il momento di parlare tra noi, ma di parlare alla società intera: il terreno della crisi infatti è utilizzato dal nostro governo e dai poteri forti di questo paese per attaccare i diritti di tutti e tutte, per moltiplicare i ricatti, per aggredire il diritto di sciopero, per ridefinire i rapporti sociali sui posti di lavoro quanto nella società.
Per farlo abbiamo pensato a un’assemblea in un luogo centrale della città, la piazza all’interno della biblioteca Sala Borsa. Invitiamo non solo gli studenti medi, i docenti, i precari dell’università e i ricercatori, ma anche tutta la cittadinanza, i comitati per i beni comuni, i bibliotecari in lotta, gli insegnanti precari, a fare un primo passo verso il 2011. Per riprenderci tutti insieme il presente e costruire giorno per giorno il nostro futuro.
Studenti e precari
Mercoledì 22 Dicembre, ore 16 assemblea in Sala Borsa,
Piazza del Nettuno, Bologna
Il governo che accende le micce
Non è un titolo dei giornali schierati o orientati a sinistra, ma del comunicato stampa diffuso dal Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia.
“IL GOVERNO ACCENDE LE MICCE DELLE GUERRIGLIE URBANE E POI MANDA I POLIZIOTTI A COMBATTERE LE BATTAGLIE CHE CON IL BUON SENSO NON È RIUSCITO A FRONTEGGIARE”
Potete leggere il resto del comunicato qui.
Bulli e pupi
Per chi non lo avesse visto… e per comprendere un po’ meglio il clima politico e sociale. Sicuramente stiamo fraintendendo, ma…
Il termometro democratico segna ormai una fisiologica debolezza.




