Archivio
A Parigi un incontro europeo sulla riforma dell’Università
A Parigi, dall’11 al 13 febbraio, si terrà “Per una nuova Europa: lotte universitarie contro l’austerità”(www.edu-factory.org) per fare il punto sulla situazione dell’Università in Europa. Di seguito presentazione e programma dell’evento.
Da Londra a Vienna, da Roma a Parigi, da Atene a Madrid, una nuova Europa sta emergendo. Studenti e precari, cittadini e migranti, le moltitudini si battono in prima linea dentro la crisi, per la loro vita e per il futuro. Lottano per riappropriarsi dei loro diritti e la ricchezza condivisa che creano ogni giorno. Si ribellano alle misure di austerità che sfruttano il nostro presente e ci derubano del nostro futuro. Si rivoltano contro l’arroganza del potere.
Seguendo il percorso costruito negli ultimi anni, i meeting del ‘”Bologna Burns” a Vienna, Londra, Parigi e Bologna, “Commoniversity” a Barcellona, Edu-Factory e l’Autonomous Education Network si sono uniti nella richiesta di un incontro europeo per tutte le realtà interne a questa lotta comune, al fine di creare una potente rete europea dei conflitti nell’università e oltre. Uno spazio transnazionale dove discutere e sviluppare la nostra capacità politica collettiva per contrastare gli attacchi contro l’università e il welfare, per costruire un nuovo futuro per tutti.
Attraverso conferenze e workshop, incontri e assemblee, proponiamo una discussione intorno ai temi chiave dell’università, come la produzione autonoma di conoscenza, l’autoformazione, le lotte in rete, l’organizzazione politica transnazionale e il comune.
Per noi il tempo è ormai maturo: bisogna sollevarsi ora, insieme, collettivamente e singolarmente, per reclamare la nostra vita e costruire una nuova Europa, basata sui diritti e la libertà. È giunto il momento di riprendere ciò che è nostro: il comune.
PARTECIPANO:
Academy of Refusal – Vienna
All Nepal National Free Student Union
Artsagainstcuts London
Assembly of the Faculty of Letters – Porto
Auep-ei – Madrid
Bartleby – Bologna
Camberwell college of Arts Anticuts group
Cantiere – Milano
Carrot Workers Collective
Centre for Ethics and Politics – School of Managment of Queen Mary University of London
Chto delat? (Russia)
Coalition for Educational Justice – University of California San Diego
Colectivo EXIT (Experimentar, Inventar, Transformar) – Barcelona
Collective A GARRA (New University of Lisbon)
Collettivo Dams RomaTre
Collettivo Universitario Autonomo – Bologna
Collettivo Universitario Autonomo – Palermo
Collettivo Universitario Autonomo – Pisa
Collettivo Universitario Autonomo – Torino
Conférence Universitaire des Associations d’EtudiantEs – Genève
Contrapoder – Madrid
Coordinamento dei collettivi di Milano e Provincia
Critical Legal Thinking (UK)
Csoa ex mattatoio – Perugia
Diktyo Pliroforisis kai Syntonismou gia to Panepistimiako Kinima (Greece)
Direct Action – Ukraine
edu-factory
eipcp – european institute for progressive cultural policies
Estudantes por Emprestimo (Portugal)
Fac Verte (France)
Free/Slow University of Warsaw
Free School – Queen Mary University of London
Free School & The Paper
Free University (Lithuania)
Goldsmiths University Occupation – London
Greater Toronto Workers Assembly (Canada)
Group of Students from the Faculty of Engineering of University of Porto
Ikasle Abertzaleak – Basque Country
Kent Centre for Law, Gender, and Sexuality – Canterbury
Kollettivo Studentesco Autorganizzato – Torino
Linkes Hochschulnetz – Vienna
Movimento student*- precar* Perugia
Mudar de Rumo – students collective in Coimbra
NaStyku Student Scientific Society – University of Gdansk
National Campaign Against Fees and Cuts, UK
Öğrenci Kolektifleri (Turkey)
OKUPÉ Collective – University of Gdansk
Opción Portaleana (Chile)
Pan Africa Student Council (Gambia)
PhD Student Council – Social Sciences – University of Gdansk
Precarious Workers Brigade
Project 2012 Network (UK)
Provisional University – Dublin
Really Open University
Revista Multitud (Chile)
Rise Up – Madrid
Scholars’ platform – Braga
Sheffield Occupation
SOAS Occupation – London
Street University (Russia)
Studiare con lentezza – Verona
Sud Etudiant – Paris / Saint Denis
Syspeirosi Panepistimiakon – Coordination of University Teachers (Greece)
Temporary Institute for Hexenpower – Vienna
Theoretical Practice Collective – Poznań
UCL Occupation – London
UK Campaign for Real Democracy Network
Uniriot – Torino
Universidad Nómada (Spain)
University of Kent Occupation – Canterbury
University of Strategic Optimism – London
University of Utopia
Univerza za nepodredljive vede/University of Insurgent Sciences – Ljubljana
Upping the Anti (Canada)
Z´AM – Innsbruck
PER INFORMAZIONI E ADESIONI: info@edu-factory.org
PROGRAMMA
Venerdì 11 febbraio – Parigi
14h.-15h. – Benvenuti-e!
15h. – Introduzione
Breve introduzione allo svolgimento e all’organizzazione logistica dei tre giorni di convegno, da parte degli organizzatori di Parigi.
15.30h -20h. – Apertura: «Lotte nella Crisi : Esperienze europee di resistenza all’austerità»
Questa sessione si propone di aprire la discussione tra i-le vari-e studenti-esse e membri dei movimenti sociali, intorno alla grande rivolta transnazionale che sta avendo luogo in Europa e non solo. Gruppi e collettivi faranno degli interventi di 10-15 minuti ciascuno esponendo le caratteristiche delle loro esperienze di lotta locali e nazionali. L’obiettivo quello di pensare una rete europea delle lotte.
CENA
*
Sabato 12 febbraio – Università di Paris 8, Saint-Denis
10h.-13h. – Tavole Rotonde:
Tre tavole rotonde avranno luogo contemporaneamente, su degli aspetti specifici dei nuovi movimenti studenteschi. Ogni tavolo avrà uno o due coordinatori-trici per facilitare la discussione politica collettiva, ma la forma di queste discussioni sarà aperta. Ogni gruppo di lavoro dovrebbe arrivare a formulare delle proposte concrete per alimentare il movimento europeo tramite inchieste militanti, l’esplorazione dei nodi del conflitto e la proposta di date comuni durante le quali dispiegare contemporaneamente azioni specifiche in tutti i paesi, da discutere collettivamente nelle successive parti del convegno.
Tre grandi temi saranno affrontati, durante questi tavoli di discussione:
a) Trasformazioni dell’Università: accesso gratuito vs. privatizzazione, corporativizzazione e logica meritocratica
Questo tavolo si propone di analizzare e mettere a confronto le trasformazioni che stanno avendo luogo nelle università europee, così come di descrivere le forme di lotta che a queste trasformazioni si oppongono. Come, ad esempio, il Processo di Bologna viene diversamente applicato nei vari paesi e quali sono le articolazioni nazionali della nuova organizzazione del lavoro cognitivo.
b) Educazione Autonoma, autoformazione, accesso libero ai saperi: nuove pratiche dell’educazione alternativa
Qui la discussione sarà incentrata attorno alle pratiche e alle strategie di resistenza portate avanti tramite l’autoformazione e l’educazione alternativa. Quali sono le possibilità e le difficoltà dell’educazione autonoma? Quali sono le pratiche sperimentate dai movimenti degli studenti? Che cosa significa creare un’università autonoma globale?
c) Precariato, debito, welfare: per un commonfare
Sarà qui discusso il ruolo dei movimenti studenteschi nel contesto generale del precariato e dello sfruttamento economico. Il problema del debito studentesco, dell’accesso al sistema di welfare, del reddito garantito per tutti e del sistema educativo saranno affrontati al fine di avviare i primi passi verso la creazione e l’organizzazione di ciò che è stato chiamato commonfare, cioè la riappropriazione collettiva della ricchezza sociale.
PAUSA PRANZO
14.30 h.-18 h. – Workshops
Questa sessione sarà dedicata allo svolgimento di workshop auto-organizzati, tavoli di discussione eateliers proposti dai partecipanti. Se ci sono gruppi e collettivi che desiderano proporre un workshop, possono comunicare subito le loro proposte, di modo che vengano inserite nel programma : [ See the workshops here ]
18 h.-18.30 h. – Chiusura
Discussione collettiva di chiusura della giornata e alcune informazioni pratiche per la sera.
CENA
Domenica 13 febbraio – Università di Paris 8, Saint-Denis
10h. – Assemblea Plenaria: Verso una Rete Europea di Lotte
Un’assemblea collettiva per aprire alla formulazione concreta di proposte e strategie politiche e costituire un coordinamento europeo delle lotte degli studenti e dei lavoratori precari. Le idee e le proposte formulate durante tutti i tavoli di discussione saranno presentate e ulteriormente elaborate per avviare un programma di azione comun
Il movimento fa scacco al CUN
Il percorso di elaborazione di documenti e proposte sull’Università, che accompagna la mobilitazione nel mondo della ricerca, dura ormai da oltre un anno, ma nei giorni scorsi tutto il movimento e in particolare la Rete29Aprile hanno ottenuto due preziose vittorie. L’invito a votare per i rappresentanti dei ricercatori con programmi coerenti allo spirito del movimento ha infatti portato al voto il 39,4% dei ricercatori (contro il 26% del 2006) e permesso di eleggere in sei settori su sette i candidati appoggiati dalla rete (tre ricercatrici e tre ricercatori).
Il CUN è l’organo elettivo di rappresentanza degli universitari, formula pareri e proposte al Ministro dell’Università e della Ricerca, allo scopo di perseguire la qualità più elevata della ricerca e dell’istruzione, garantire e rafforzare le autonomie degli atenei e il diritto degli studenti ad un sapere critico e ad una formazione adeguata.
L’articolo apparso ieri su La Repubblica e firmato da Corrado Zunino sottolinea infine come “A questo giro elettorale i ricercatori del Cnru, vicini alla Gelmini, non sono riusciti a far passare alcun loro candidato.”
Art. 18 – Partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca
Ricordiamo che dopodomani (sabato 29 gennaio) entra in vigore la legge Gelmini. Nell’immediato, occorre leggere con attenzione le disposizioni dell’articolo 18, commi 5 e 6, che disciplinano la partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca e lo svolgimento delle attività di ricerca presso le università riservandoli ESCLUSIVAMENTE ad un numero limitato di figure (per comodità, riportiamo in calce il testo dei commi in questione). Fra i soggetti individuati dalla legge compaiono: profesori e ricercatori universitari, anche a tempo determinato, titolari di contratti di insegnamento e di assegni di ricerca di cui agli articoli 23 e 22 della stessa “legge Gelmini”, dottorandi di ricerca e studenti di corsi di laurea magistrale, personale tecnico-amministrativo in servizio a tempo indeterminato, dipendenti o titolari di borse presso altre PA, enti pubblici o privati e imprese purché senza oneri finanziari per l’università. Sono inoltre previste disposizioni speciali limitatatmente a chi partecipa a progetti di ricerca finanziati dall’UE o da altre istituzioni straniere.
Non sembrerebbero quindi compresi: gli studenti di corsi di laurea triennale, i titolari di contratti a TD banditi ai sensi della legge 230/05 e di assegni di ricerca banditi ai sensi della legge 449/97 (cioé tutti gli attuali assegnisti), i titolari di contratti di collaborazione o di borse di studio e i liberi professionisti.
Ricordiamo che la c.d. “legge Gelmini” entrerà in vigore sabato 29 Gennaio 2011.
Bisogna capire quali possano essere le implicazioni di questa norma, in particolare per chi svolge attività di natura sperimentale: se un soggetto non compreso nell’elenco resta coinvolto in un incidente, quali sono le conseguenze per lui e per il responsabile del gruppo di ricerca? E le implicazioni assicurative? Non potendo svolgere attività di ricerca, i soggetti non compresi nell’elenco possono chiedere rimborsi per la partecipazione a congressi o per missioni di qualsiasi natura?
LEGGE 30 DICEMBRE 2010, N. 240
Articolo 18, comma 5:
5. La partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca delle università, qualunque ne sia l’ente finanziatore, e lo svolgimento delle attività di ricerca presso le università sono riservati esclusivamente:
a) ai professori e ai ricercatori universitari, anche a tempo determinato;
b) ai titolari degli assegni di ricerca di cui all’articolo 22;
c) agli studenti dei corsi di dottorato di ricerca, nonché a studenti di corsi di laurea magistrale nell’ambito di specifiche attività formative;
d) ai professori a contratto di cui all’articolo 23;
e) al personale tecnico-amministrativo in servizio a tempo indeterminato presso le universita’ purche’ in possesso di specifiche competenze nel campo della ricerca;
f) ai dipendenti di altre amministrazioni pubbliche, di enti pubblici o privati, di imprese, ovvero a titolari di borse di studio o di ricerca banditi da tali amministrazioni, enti o imprese, purché sulla base di specifiche convenzioni e senza oneri finanziari per l’università ad eccezione dei costi diretti relativi allo svolgimento dell’attività di ricerca e degli eventuali costi assicurativi.
Articolo 18, comma 6:
6. Alla partecipazione ai progetti di ricerca finanziati dall’Unione europea o da altre istituzioni straniere, internazionali o sovranazionali, e allo svolgimento delle relative attività si applicano le norme previste dai relativi bandi.
DALL’UNIVERSITA’ A MIRAFIORI: UN MODELLO DEVASTANTE
Nessun futuro per una società senza diritti
Le condizioni di lavoro imposte dalla Fiat a Mirafiori rappresentano, oltre che un’ingiustizia, una minaccia allo sviluppo sociale e civile del Paese. Questo diktat è stato appoggiato e sostenuto dal Governo, che ha già provveduto a smantellare la scuola e l’università pubblica con riforme che avevano a cuore soltanto i vincoli di bilancio.
La Fiom-Cgil, con la sua resistenza a questa minaccia aziendale, non difende soltanto i diritti sindacali conquistati in decenni di lotte, ma si oppone all’introduzione generalizzata della ricattabilità nel mercato del lavoro. Infatti, i contratti aziendali impongono la fragilità dei lavoratori nei posti di lavoro. Un modello già introdotto nel mondo universitario, che pur con le evidenti differenze con il lavoro di fabbrica, anticipa la condizione a cui può condurre l’assenza della contrattazione collettiva nazionale: contratti ad personam privi di tutele e di garanzie, nessuna continuità del reddito, diritti sindacali azzerati.
Questa situazione rischia di diventare una condizione strutturale e sistematica, non più eccezionale, diffusa in tutti i settori lavorativi. Inoltre il “modello Mirafiori” lede tre diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: il diritto di sciopero, il diritto di rappresentanza democratica e il diritto alla salute. Mentre ancora una volta il sistema produttivo italiano si caratterizza per gli scarsi investimenti in innovazione e ricerca scientifica.
Il Coordinamento Precari dell’Università, per tutti questi motivi, si mobilità al fianco della Fiom per la difesa dei diritti fondamentali del lavoro in questa battaglia di civiltà che riguarda il nostro presente e il futuro del Paese. Ci opponiamo infatti con forza a questo scenario imposto dalla maggioranza politica e dall’ambiente industriale, con il colpevole silenzio di parte dell’opposizione, che scatenerebbe nei luoghi di lavoro una competizione tra individui che rende asserviti e che demolisce i legami di solidarietà e cittadinanza.
Il 28 Gennaio, perciò, i ricercatori precari saranno a Torino e nelle piazze italiane a manifestare insieme agli operai e agli studenti delle scuole e delle università.
Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
Spettabile MIUR, … – Quesiti urgenti
Al: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Università, l’Alta Formazione artistica, musicale e coreutica
e per la Ricerca scientifica e tecnologica
Direzione Generale per l’Università
Ufficio III
OGGETTO: Legge 30 Dicembre 2010, n. 240 – Quesiti urgenti
Spettabile MIUR,
con la presente, a nome del Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università, chiediamo alle SS.LL. di avere chiarimenti riguardo le seguenti problematiche inerenti l’entrata in vigore della legge in oggetto:
1) L’articolo 18, comma 5, riserva la possibilità di svolgere attività di ricerca nelle università esclusivamente ai seguenti soggetti: professori e ricercatori, anche a tempo determinato, titolari di assegni di ricerca di cui all’articolo 22 e di contratti di docenza di cui all’articolo 23, dottorandi e laureandi magistrali, personale TA assunto a tempo indeterminato, borsisti o dipendenti di altre amministrazioni, enti o imprese.
Alla luce di quanto sopra, sembrerebbe di poter dedurre che, a decorrere dal giorno sabato 29 gennaio p.v., i titolari di borse di studio, co.co.co. e altre forme contrattuali non comprese nel precedente elenco dovranno cessare la propria attività, anche se i loro contratti sono attualmente già in essere. Inoltre, nell’elenco non sono compresi nemmeno i titolari di assegni di ricerca banditi ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e i titolari di contratti a tempo determinato banditi ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230.
Desidereremmo quindi avere chiarimenti circa la possibilità per i succitati soggetti (gli attuali titolari di contratti a TD, assegni di ricerca, borse, contratti di collaborazione…) di continuare a svolgere la propria attività lavorativa nel rispetto della legge anche dopo il 29 gennaio p.v.
2) A decorrere dal 29 gennaio p.v. non sarà più possibile bandire assegni di ricerca ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e contratti a tempo determinato banditi ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230. Desidereremmo sapere se sarà però possibile procedere ai rinnovi dei contratti in essere, qualora la possibilità di rinnovo fosse esplicitamente prevista dal bando originale, cioè qualora l’assegno o contratto a tempo determinato fosse stato bandito nella forma del 2+2, del 3+3 o simili.
In attesa di cortese riscontro ai quesiti posti, porgiamo i nostri migliori saluti.
Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università
I primi effetti della Legge Gelmini
La legge Gelmini sta producendo i suoi primi effetti. Alcuni atenei hanno già dato disposizione ai gruppi di ricerca di dare applicazione letterale ad alcune norme della legge a decorrere dal prossimo 29 gennaio. In particolare, fra pochissimi giorni e fino all’adozione dei nuovi regolamenti d’ateneo e all’emanazione del decreto del ministro per l’importo minimo, non sarà più possibile bandire assegni di ricerca. Interpretando la legge in maniera quanto meno discutibile, alcuni atenei vorrebbero addirittura bloccare i rinnovi dei contratti in essere già previsti nei bandi originali. Inoltre, sarà impedito lo svolgimento di attività di ricerca a chiunque non sia assegnista di ricerca o docente a contratto, in particolare a borsisti e collaboratori coordinati e continuativi. Quest’ultima norma, pur rispondente alle richieste di superamento della giungla contrattuale negli atenei, richiede evidentemente un’applicazione graduale per evitare che chi oggi lavora con contratti non più utilizzabili si trovi da un giorno all’altro senza la possibilità di svolgere la propria attività.
Chiediamo alle forze politiche e al Ministero di intervenire nei modi opportuni per prorogare la possibilità di bandire i vecchi assegni di ricerca fino alla data in cui saranno realmente operativi i nuovi, per consentire in ogni caso i rinnovi dei contratti in essere previsti dai bandi originali e per posticipare al 1 gennaio 2012 l’entrata in vigore del divieto di svolgimento di attività di ricerca per borsisti e contrattisti, onde concedere a lavoratori e gruppi di ricerca il tempo necessario per adeguarsi alle nuove normative.
Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
Testo definitivo della legge Gelmini
LEGGE 30 dicembre 2010, n. 240
“Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”
Link al testo definitivo
Piattaforma del CPU per decreti attuativi e statuti d’ateneo
IERI NELL’UNIVERSITA’, OGGI A MIRAFIORI, DOMANI OVUNQUE
Qui il documento del Coordinamento nazionale precari università FLC CGIL in cui si esprime la vicinanza ai lavoratori della FIAT e alla FIOM.
Quando dei ministri prendono decisioni per l’Italia senza interpellare l’Italia, i poliziotti ascoltano le grida degli italiani al posto dei veri destinatari
La lettera che una studentessa ha inviato a “Il fatto quotidiano” dopo averla ripetutamente spedita al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, senza ricevere alcuna risposta.
Caro Ministro,
mi chiamo Claudia, sono una studentessa ventenne della facoltà di architettura della Sapienza di Roma.
Le confesso che, per partecipare ad una veglia funebre pochi sabati fa, organizzata con la mia facoltà per onorare la memoria della defunta università pubblica, avevo comprato, per di più con il benestare di mia madre, una veletta e un cappellino da cerimonia, ma le assicuro che i miei lineamenti sono rimasti ben visibili per tutto il corteo. Questo premetto per evitare che mi interrompa virtualmente mentre legge la mia lettera urlando addosso allo schermo che sono una vigliacca. Non lo sono.
Le scrivo perché, in qualche momento della mia vita, mi dev’essere stato spiegato che, essendo italiana, dovevo rifarmi ad una serie di persone che per lavoro governano il mio Paese, le quali, con estrema difficoltà e lungimiranza, devono tener conto di tutti gli abitanti del Paese stesso, e conciliare le esigenze di ciascuno per una buona riuscita della vita sulla terra, o quantomeno in Italia. Dunque, confermo di essere italiana e considero Lei un ministro italiano, cioè mi aspetto che lavori per il bene mio, suo e degli altri quaggiù. Per questo, mi sentirei di pretendere che mi ascoltasse, ma per non essere troppo esuberante diciamo che la prego di ascoltarmi. Del resto le servirà pure per governare un paese, conoscerlo un tantino, o no?
In queste settimane ci sono state polemiche sugli atti degli studenti, qualche scalmanato che si è dato da fare con violenza, tanti che non hanno preso le distanze a quella vista, lei che si è risentito, qualcuno che ha visto in lei un revival fascista e via dicendo. Vorrei fare la mia parte con molta umiltà per cercare di arricchire il quadro della vicenda verso una giusta interpretazione.
E’ innegabile che ci siano studenti fuori corso tra i manifestanti, è innegabile che qualcuno abbia gioito perché il 14 poteva andare a manifestare e saltare quella lezione pallosa o quella consegna. E’ invece offensivo dell’intelligenza (della nostra, perché se poi volesse sarebbe libero di offendere la propria) guardare una tale massa di gente e vederci solo fuori corso o solo fannulloni. E’ molto probabile che la situazione sia ben più complessa, come sempre le cose che comprendono tanti individui. Magari, quelli che tengono di più all’università sono proprio gli studenti in gamba; magari, noi studenti che ci riteniamo ancora delle persone, e tali riteniamo anche gli aquilani, gli operai e tutti gli altri, non manifestiamo più solo per il secondo semestre, ma perché l’Italia si arroga il diritto di non volere alcune categorie di persone che il diritto di restare invece lo hanno. Magari, perché il malessere di tutti si somma, almeno fino a quando penseremo di essere tutti nello stesso Paese, di essere tutti uguali.
Mi permetto di provare a parafrasare quello che gli studenti ad Annozero hanno cercato di spiegare di fronte allo sdegno collettivo della generazione che li ha messi al mondo: fa schifo menare una persona, fa schifo quasi a tutti, anche a loro. Ma non è il centro della questione. Se ancora una volta, dopo anni di mobilitazione, dopo che a cascata tanti altri gruppi di italiani hanno dato e preso solidarietà agli studenti per la situazione di abbandono in cui il governo li poneva, bisogna convertire una grande manifestazione nazionale in un “evento rovinato da pochi esaltati”, beh quella è la morte di questi anni di lotte, di questa solidarietà tra distrutti che finalmente iniziava a farsi sentire. Gli studenti che ci sperano, non possono permettersi di sviare ancora una volta l’attenzione, di abbassare la voce aspettando di prendere la parola.
Vorrei che osservasse due aspetti: il primo è questo della violenza: ogni qual volta un gesto di violenza compare per descrivere un disagio, i politici e tutti i forniti di microfono intonano in coro “la violenza va condannata in ogni sua forma”. Premettendo che concordo con chi ha notato che senza violenza non avremmo visto nemmeno la Rivoluzione Francese, vorrei farle notare che tale affermazione risulta molto più ridicola di quanto voi politici potreste mai osservare: siamo un paese che spende miliardi su miliardi in armi da guerra, ma la violenza va condannata in ogni sua forma? Siamo quelli che fanno entrare allo stadio invasati stranieri con oggetti improbabili nelle tasche, ma la violenza va condannata in ogni sua forma? Siamo quelli che in parlamento si prendono a pizze in faccia e si tirano le biro da un banco all’altro, ma la violenza va condannata in ogni sua forma? Ah, le parlo così perché, come accennavo, ritengo che siamo entrambi delle persone, con pari dignità, e che inoltre le sia utile ascoltare le vere voci del paese che deve governare.
Le ripeto, mi fa orrore vedere poliziotti accerchiati e picchiati, macchine bruciate… ma il suo mestiere non è quello di giudicare, è quello di ascoltare e guarire il Paese. Che cosa ha sentito dal Paese negli ultimi anni? Niente? E il 14 dicembre, che cosa ha sentito?
Il secondo aspetto è proprio quello della difesa delle forze armate che proteggevano la roccaforte inespugnabile, tema che lei ha fatto il suo cavallo di battaglia. La sua strategia era delegittimare gli studenti per difendere la polizia. Non fa una piega, ma solo ad una prima occhiata. Mi segua nel ragionamento perché potrebbe tornarci utile: lei vede uno studente che picchia un poliziotto che non ha nessuna colpa se non quella di aver scelto questo disgraziato mestiere, ergo lo studente è cattivo e il poliziotto è vittima. Io vedo uno studente che vuole parlare con una persona che ha il dovere di ascoltarlo, ma non può farlo perché si frappone un uomo con la divisa che poverino, non si sarà inserito per sua volontà, ma ora deve restarci. Qui dirà “ah allora va bene picchiarlo?” e io le dico no, mi segua ancora: che mezzi ha uno studente che vuole farsi ascoltare da un ministro? Tanti in questi giorni hanno parlato agli studenti con il cuore in mano dicendo “abbandonate la violenza, ci vogliono altri mezzi, siamo cresciuti ormai, la violenza è roba vecchia”. Condivisibile, bello, toccante. Ma quali sono questi mezzi? Manifestazioni pacifiche? Fatto. Flash Mob? Fatto. Lettere ai giornali? Fatto. Lettere ai politici? Fatto. Incontri, assemblee, occupazioni? Fatto. Presenze in radio e in tv? Fatto. Evidentemente chi ha suggerito nuovi mezzi ha delle idee che a noi non vengono proprio in mente, vorrei implorarlo di trasmettercele, noi non vediamo l’ora.
Tornando a noi, ministro, possiamo ancora credere che siano stati pochi i ragazzi che hanno manifestato con violenza. In confronto alla totalità dei partecipanti, è stato così. E va bene, possiamo condannarli, ma il problema, mi dice lei, è perché tutti gli altri non prendono le distanze? Beh, c’è un motivo che potrebbe capire solo se scendesse giù tra noi, vedesse la politica per quello che è, per quello che sta facendo all’Italia e per quello che l’Italia ne pensa. Lo accenno, ma so che si risentirà e, l’avverto, in modo sinceramente fuori luogo.
Qualcuno ha esagerato? E’ stato troppo? Troppa, tutta questa violenza? Troppa, questa rabbia? Vuol dire che dovevate fermarvi prima.
E i poliziotti? Ci sono andati di mezzo ingiustamente? E’ giusto che il ministro li difenda mettendosi contro i ragazzi? Sì, ci sono andati di mezzo ingiustamente e no, il ministro così facendo non li difende affatto. Quando dei ministri prendono decisioni per l’Italia senza interpellare l’Italia, i poliziotti ascoltano le grida degli italiani al posto dei veri destinatari. Se gli italiani invece di gridare picchiano, i poliziotti prendono le botte al posto dei veri destinatari. Questo è un dato di fatto. La difesa dei poliziotti non si fa umiliando gli studenti, si fa prendendosi le proprie responsabilità, evitando che le prendano loro al posto vostro.
Tutto questo è troppo? Vuol dire che dovete scendere giù, guardare la gente, tornare a vivere dove viviamo noi, così forse capirete che, se è troppo, dovevate fermarvi prima.
Claudia
Ps. Tranquillo, nessuno la picchierà mai, noi siamo migliori di quelli che ci volete portare ad essere.