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I NUMERI AGGHIACCIANTI DEL PRECARIATO UNIVERSITARIO: CHE FARE?
Siamo quasi al primo anniversario dell’approvazione della “epocale riforma dell’università” voluta dal (fortunatamente) ex-ministro Maria Stella Gelmini. A distanza di un anno si può finalmente dire che la nuova legge ha raggiunto tutti i suoi obiettivi: paralizzare completamente il funzionamento delle università, licenziare i precari, ridurre il personale universitario (e il numero dei laureati) a numeri più vicini a quelli del Terzo Mondo che a quelli di una nazione europea.
Mentre la legge veniva approvata, il vecchio ministero affermava che i decreti attuativi necessari per renderla operativa sarebbero stati approvati entro la primavera. In primavera (13 aprile) si dichiarò con entusiasmo che tutto sarebbe partito entro la fine di luglio. In estate (7 luglio) si annunciò trionfalmente che la riforma sarebbe divenuta pienamente operativa in autunno. A meno di improbabili sprint del nuovo ministro Profumo, domani, data di inizio dell’inverno astronomico, saranno stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo 15 dei quasi 50 decreti attuativi. Continua a leggere…
Chi ha visto la “tenure track” (dal sito di ROARS)
di Luca Schiaffino
il sito di ROARS
Si è molto parlato, nel corso del lungo dibattito che ha accompagnato il percorso parlamentare della riforma universitaria, dell’ “introduzione della tenure track” nel sistema universitario italiano. Nella versione originale del Ddl Gelmini, approvata dal Consiglio dei Ministri nell’autunno del 2009, la tenure track consisteva nella riforma dei contratti a tempo determinato (TD), trasformati in contratti della durata di 3 anni rinnovabili una volta, che potevano culminare nella chiamata diretta come professore associato qualora il contrattista avesse conseguito l’abilitazione nazionale, previo parere favorevole del Dipartimento di appartenenza. Continua a leggere…
Un’altra strada per l’Europa
Il forum “La via d’uscita”, che si è svolto il 9 dicembre a Firenze su iniziativa di Sbilanciamoci, Rete@sinistra, il manifesto e Lavoro e Libertà, lancia un appello internazionale.
Questo invece è un appello di economisti per una diversa politica economica in Italia ed in Europa.
Indebitarsi per poter studiare… in barba all’art.34 della Costituzione
Vi segnalo il post di Francesca Coin nel suo blog ospitato da ’Il fatto quotidiano’, intitolato
Se l’università si finanzia (coi vostri soldi)