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La resa dei conti
Il Governo, con uno schema di decreto, ha matematicamente pianificato il ridimensionamento del sistema universitario e l’aumento delle tasse studentesche.
La CRUI esprime critiche ma poi chiede anche la possibilità di aumentare le tasse studentesche, magari abolendo del tutto il vincolo che le limita al massimo al 20 per cento dell’FFO. Ecco il passaggio delicato:
• Con riferimento all’art. 5, c. 4, si segnala il problema derivante dai limiti di cui al DPR 306/1997 ovvero dal limite del 20% sui trasferimenti dello Stato come tetto degli introiti da tasse e contributi; vengono proposte in merito diverse soluzioni, sostanzialmente speculari fra loro:
a) la possibilità di computare tasse e contributi a denominatore esclusivamente fino alla concorrenza del limite di legge esistente;
b) la possibilità di computare tasse e contributi rapportandoli a un limite dello 0,2 rispetto all’FFO teorico che discende dal modello di ripartizione (art. 11 della L. 240/2010) o all’FFO standard già sopra richiamato;
c) mantenere un tetto di garanzia esclusivamente fino ad una certa soglia di reddito;
d) la pura e semplice abrogazione dell’art. 5 del DPR 306/97.”
Ecco l’analisi di Francesca Coin su ROARS.
I tristi rampolli della Bocconi
I professori della Bocconi scrivono editoriali su tutti i maggiori quotidiani italiani. Il presidente della Bocconi ce lo ritroviamo presidente del Consiglio. Ogni occasione è buona per i professori al Governo di far pubblicità gratuita a quella università privata. Scrivono, pensano, dicono tutti le stesse cose, senza alcuna fantasia, senza capacità di ricerca e al servizio di interessi di gruppi imprenditoriali e finanziari che hanno guidato l’Italia negli ultimi 20 anni.
Il “Corriere della Sera” pensa bene di pubblicare una lettera di 20enni che sono di certo il prodotto dell’ideologia della Bocconi.
Ecco la risposta su Micromega di Matteo Pucciarelli: Continua a leggere…
Il ritorno delle docenze ad 1 euro
di Luca Schiaffino da ROARS
In una dichiarazione rilasciata nelle prime settimane del proprio mandato il ministro Profumo ha affermato che il nuovo governo non sarebbe intervenuto sulla legge 240, ma si sarebbe limitato ad “oliare il sistema”. Questa dichiarazione ha ovviamente deluso chi si augurava che il cambio di governo avrebbe reso possibile una rapida uscita dallo stato di paralisi nel quale i meccanismi sabotatori e bizantini della “riforma” hanno gettato l’università italiana, ma questa scelta è probabilmente obbligata per un governo tecnico che per di più ha come principale partito della propria maggioranza parlamentare la stessa forza politica che ha promosso e approvato la nuova legge. Ciononostante, nel cosiddetto “decreto semplificazioni” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 3 febbraio, si trovano alcune misure in materia di università che modificano alcune parti della legge 240. Continua a leggere…
Decimati, più poveri, più precari – Bologna 24 Marzo 2012
Decimati, più poveri, più precari
Adesione del CPU all’assemblea nazionale per l’Università Bene Comune
Bologna,24 marzo 2012
I continui processi di “riforma” del sistema universitario, il loro tendere verso il conseguimento di una maggiore produttività priva obiettivi culturali generali, ha finora prodotto un abbassamento della qualità dei titoli di laurea e una diminuzione del numeri degli studenti iscritti all’università. Si profila uno scenario in cui l’abolizione del valore legale della laurea porterà ad una distinzione fra “teaching” (seria B) e “research” (serie A) universities, ed allo stesso tempo un aumento delle tasse universitarie che accentuerebbe le, già inaccettabili, sperequazioni sociali del paese.
Su noi precari, cioè sul futuro della ricerca fuori e dentro le aule universitarie, gli anni recenti sono stati devastanti.
Siamo decimati perché, stando alle statistiche ufficiali il numero dei precari è calato di 22mila unità fra il 2008 e il 2010 (e nel 2011 i dati saranno certamente molto peggiori come apprendiamo dai diversi atenei). Questo non ha significato però nuove assunzioni, visto che nello stesso tempo il personale strutturato è calato di 5000 unità, ma solo un ridimensionamento scriteriato e senza pianificazione alcuna del sistema. Ogni giorno centinaia di ricercatori e docenti precari emigrano all’estero, cambiano lavoro, disperdono saperi accumulati, vanno semplicemente a rinfoltire le schiere dei disoccupati.
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Ricercatori a tempo determinato: più flessibili e meno retribuiti
Il nuovo decreto riguardante la disciplina del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari ci riserva amare sorprese.
Qui sotto il commento il post di Piero Graglia sulla questione:
Ricercatori a tempo determinato, dopo la beffa, il danno
34.898,06 euro annui a tempo pieno e 25.317,88 euro annui a tempo definito (gli importi sono lordi). Questi sono i due trattamenti economici per i ricercatori a tempo determinato, così definiti dal decreto che rimodula e ri-determina le retribuzioni dei docenti universitari delle diverse fasce (ricercatori a tempo determinato e indeterminato, professori associati e professori ordinari). Continua a leggere…
Il Governo “semplifica” la vita ai rettori: di nuovo le docenze a contratto gratuite
Il “decreto semplificazioni” fa rivivere le docenze a contratto gratuite. Ecco la sensibilità nei confronti delle necessità dei giovani, in particolare verso quelli che si avvicinano all’università.
Ecco di nuovo il lavoro gratuito in modo che solo coloro che si chiamano Martone o Fornero di cognome possano affrontare il duro percorso della carriera universitaria.
Qui sotto il comunicato della FLC sulla questione: Continua a leggere…
L’educazione universitaria è un bene comune?
http://blog.talkingphilosophy.com/?p=4186
Is Education a Public Good?
di Mike LaBossiere
While higher education is generally regarded as a good (mainly because folks with college degrees make more than folks who lack such degrees), there has been considerable debate in the United States as to whether or not higher education is a public good.
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L’ANVUR vuole le università di serie A e quelle di serie B
L’intervista su “la Repubblica” di Simonetta Fiori a Sergio Benedetto, membro del Consiglio direttivo dell’ANVUR e referente del VQR, chiarisce gli obiettivi Anvur. Evidenziamo due passaggi inquietanti:
Alla fine del vostro lavoro avremo una mappatura dell´università italiana, con indicata la serie A la serie B… e la serie Z.
«Sì, il risultato finale sarà una classificazione delle università fatta all´interno di ogni area scientifica. Ad esempio, emergerà una graduatoria che dirà come la ricerca nella fisica sia migliore nell´ateneo A piuttosto che B, e così via. I ragazzi saranno aiutati a scegliere»
«Tutte le università dovranno ripartire da zero. E quando la valutazione sarà conclusa, avremo la distinzione tra researching university e teaching university. Ad alcune si potrà dire: tu fai solo il corso di laurea triennale. E qualche sede dovrà essere chiusa. Ora rivedremo anche i corsi di dottorato, con criteri che porteranno a una diminuzione molto netta».
Leggi il testo completo del decreto sull’accreditamento approvato da CdM il 20 gennaio.
Il Parlamento (una volta tanto) ci aiuta
La commissione istruzione e ricerca del Senato approva oggi il resoconto dell’indagine sul “valore legale del diploma di laurea”. E’ un documento ricco, sfaccettato ed interessante che però, nella sostanza, esprime un giudizio contrario all’abolizione del valore legale.
Riportiamo un passo assai significativo delle conclusioni:
10) Queste considerazioni portano a ritenere che adottare oggi nel nostro Paese l’abolizione del valore legale della laurea presenterebbe, a fronte dei benefici conseguenti alla liberalizzazione del sistema universitario e alla piena autonomia delle università, vari cospicui aspetti negativi, complessivamente prevalenti: le indubbie difficoltà della realizzazione legislativa, una tempistica non congrua rispetto al recentissimo avvio dell’ANVUR, una non favorevole accettazione da parte di sindacati e ordini professionali, ma soprattutto da parte degli studenti e delle famiglie, una probabile penalizzazione delle università territorialmente svantaggiate, la probabile insorgenza di maggiori difficoltà in ordine alla fruizione di una formazione universitaria di alta qualità per i giovani residenti nelle regioni del Mezzogiorno, un probabile aumento dei costi universitari a carico degli studenti, una maggiore difficoltà di garantire il diritto allo studio degli studenti capaci e meritevoli ma sprovvisti di mezzi. A quest’ultimo riguardo si ribadisce la fondamentale importanza dell’obiettivo costituzionale di garantire a tutti nostri giovani pari opportunità nell’accesso anche ai più alti livelli della formazione: la qualità non può essere privilegio di pochi. Questo principio di uguaglianza ispira profondamente la nostra Costituzione ed è il presupposto di base del metodo meritocratico.
