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Archivio per la categoria ‘Comunicati’

Superamento delle mediane: la risposta del min. Profumo


Riportiamo qui il testo della lettera di risposta inviata dal ministro Profumo alla mozione del 12 settembre presentata dal CUN sul superamento delle mediane.

“faccio riferimento alla mozione adottata nell’adunanza del 12 settembre u.s., nella quale viene chiesto un chiarimento in merito al valore da assegnare al superamento delle mediane per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale.
In proposito, occorre richiamare quanto espressamente previsto dal D.M. n. 76/2012, ai sensi del quale la valutazione dei candidati all’abilitazione, da parte delle Commissioni, avviene sulla base di una serie di criteri e parametri definiti dall’articolo 4 (per la prima fascia) e dall’articolo 5 (per la seconda fascia). Tra questi criteri e parametri il decreto prevede, per entrambe le fasce dei professori universitari, la valutazione dell’impatto della produzione scientifica complessiva misurato mediante gli indicatori di attività scientifica di cui all’articolo 6 del decreto, le cui regole di utilizzo sono precisate negli allegati A e B dello stesso.
Il citato artico 6 prevede che, in linea generale, i candidati possono conseguire l’abilitazione esclusivamente se, oltre ad aver avuto una valutazione positiva secondo gli altri criteri e parametri, presentino i valori degli indicatori di attività scientifica, richiesti per la prima o la seconda fascia e calcolati secondo le regole degli allegati A e B del decreto.
Ai sensi del medesimo articolo 6 del D.M. n. 76/2012, al riguardo, peraltro, le Commissioni hanno un margine di discrezionalità, atteso che possono discostarsi dai criteri e parametri disciplinati dal decreto, incluso quello della valutazione dell’impatto della produzione scientifica mediante l’utilizzo degli indicatori di attività scientifica, dandone specifica motivazione sia al momento della fissazione dei criteri di valutazione dei candidati sia nel giudizio finale espresso sui medesimi.”

DIMISSIONI ANVUR!


L’agenzia della valutazione ricerca nominata dal ministro Gelmini è nata male, ha interpretato male il suo lavoro come “commissario di liquidazione” del sistema universitario, i suoi membri sono in palese conflitto di interessi perché scrivono le regole delle quali essi stessi beneficiano e, in ultima analisi, è stata talmente approssimativa da aver dovuto rinunciare ad ogni criterio “oggettivo” per la preselezione dei canditati all’abilitazione.

A questo punto è necessario sostituire i membri dell’ANVUR con canditati autenticamente “terzi”. Poi sarà da ripensarne per intero il ruolo.

Il commento di ROARS

La richiesta dei docenti preoccupati

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L’idea di merito del ministro Profumo: insegnamento obbligatorio per gli assegnisti di ricerca


Con il decreto sul “merito” che sarà varato nei prossimi giorni il “governo dei tecnici” imbocca nuovamente la strada, già battuta dai vari esecutivi Berlusconi, di un provvedimento del tutto privo degli straordinari requisiti di necessità e urgenza che dovrebbero giustificare un decreto legge e coperto da un titolo accattivante utilizzato per indorare misure: in parte inutili, in parte addirittura contrastanti con la cosiddetta “valorizzazione del merito”, in parte finalizzate al raggiungimento di altri e deprecabili obiettivi.

Fra le ultime sono senz’altro da annoverare alcune novità che andranno ad incidere in modo particolarmente duro sui ricercatori precari, a partire dalla paventata introduzione dell’obbligo di “didattica integrativa” per gli assegnisti di ricerca, e che rappresentano non solo la continuazione, ma il peggioramento delle politiche di precarizzazione portate avanti dalla legge Gelmini. L’idea di fondo è quella che un’università sempre più a corto di risorse e di personale debba reggersi con l’espulsione progressiva dei giovani (10mila persone l’anno espulse dal sistema dal 2008) e con lo sfruttamento in condizioni di totale subalternità dei restanti.
Il vero obiettivo del ministro Profumo, e della Crui che al ministro suggerisce questi provvedimenti, è di trasformare gli attuali 14mila assegnisti in docenti e, in questo modo, di sopperire alle necessità degli atenei, scaricando su giovani e precari i costi dei progressivi tagli alla ricerca e all’istruzione. Noi ribadiamo che se nelle università non c’è abbastanza personale docente questo deve essere assunto tramite le regolari procedure di reclutamento. Gli assegnisti hanno degli obiettivi di ricerca incompatibili con le necessità dell’insegnamento.
E’ inconcepibile che il contratto di assegnista che già ha una delle più basse retribuzioni europee venga gravato di nuove mansioni, per di più senza nessun adeguamento sul piano del compenso. In pratica questo significherebbe non solo far rientrare dalla finestra, ma addirittura rendere obbligatori, quegli insegnamenti a titolo gratuito di cui per anni avevamo messo in evidenza l’illegittimità, e che, in parte, la legge Gelmini eliminava
Come era facilmente prevedibile, la legge Gelmini ha lasciato solo macerie e ad appena un anno e mezzo di distanza il governo è costretto a sancirne il definitivo fallimento. Ma non è concepibile che dal disordine e il sottofinanziamento delle università si possa uscire solo con vessazioni demoralizzanti per i giovani ricercatori. Sarebbe questo il modo in cui il governo, al di là delle dichiarazioni roboanti che hanno accompagnato il varo della “riforma del lavoro”, pensa alle condizioni lavorative delle nuove generazioni?
Noi rifiutiamo l’idea di insegnamenti obbligatori per gli assegnisti. Inoltre ribadiamo che la via maestra per far uscire il paese dalla crisi è investire sulla formazione e la ricerca. In questo è prioritario riavviare delle forme di reclutamento al più presto, attivando un regime di reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo b, come stabilito dalla L.240/2010.
Solo in questa maniera si può garantire una vera tenure trackper coloro che accedono alla posizione di ricercatore a tempo determinato e, inoltre, un reale ricambio generazionale nell’Università italiana, tramite un meccanismo di selezione che avvenga in tempi brevi e certi dopo il Dottorato di ricerca.

Mini rassegna stampa, video e online content: Università Bene Comune

Conferenza stampa 19/03/12- Università bene Comune


Il mondo della scuola e quello dell’università annunciano una importante iniziativa nazionale.

Il 23 marzo ”l’urlo della scuola”:  una giornata di attenzione da ogni parte del paese per dire, ascoltateci!

Il 24 marzo, a Bologna, al Teatro Testoni si terrà la Convenzione nazionale della scuola bene comune: dopo l’urlo i pensieri e le proposte.

L’iniziativa, concomitante e connessa, “Università bene comune” si tradurrà in un’assemblea nazionale

Sabato 24, Aula “Barilla” di p.zza Scaravilli 1/1,

con il sostegno e la partecipazione dei principali movimenti di protesta contro lo smantellamento dell’università pubblica.

Per illustrare gli eventi, è indetta una

conferenza stampa per Lunedì 19 marzo presso le Scuderie, in piazza Verdi, alle ore 11

L’ assemblea nazionale per una “Università bene comune” è promossa da:

Conpass, CPU, Link, Docenti preoccupati, Rete 29 Aprile, ADI, Convenzione Nazionale della scuola bene comune 

con il sostegno di:

Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e provincia – Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza – Associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica – Associazione Scuola Futura di Carpi (Mo) – CISP/Centro Iniziative per la Scuola Pubblica (Roma) – Comitato Insegnanti Precari, Cip Associazione Nazionale – Comitato bolognese Scuola e Costituzione – Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova – Coordinamento Buona Scuola di Carpi (Mo) – Coordinamento Genitori Democratici di Pordenone – Coordinamento nazionale Genitori Democratici – Coordinamento Precari Scuola Bologna – Coordinamento Presidenti Consigli di Circolo e Istituto di Bologna e Provincia – Coordinamento Provinciale Presidenti Consigli d’Istituto e Comitati genitori di Modena – Genitori e Scuola, Coordinamento Nazionale dei Comitati e dei Genitori della scuola – “La scuola siamo noi” (Pr)

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Decimati, più poveri, più precari – Bologna 24 Marzo 2012


Decimati, più poveri, più precari

Adesione del CPU allassemblea nazionale per lUniversità Bene Comune

Bologna,24 marzo 2012

I continui processi di “riforma” del sistema universitario, il loro tendere verso il conseguimento di una maggiore produttività priva obiettivi culturali generali, ha finora prodotto un abbassamento della qualità dei titoli di laurea e una diminuzione del numeri degli studenti iscritti all’università. Si profila uno scenario in cui l’abolizione del valore legale della laurea porterà ad una distinzione fra “teaching” (seria B) e “research” (serie A) universities, ed allo stesso tempo un aumento delle tasse universitarie che accentuerebbe le, già inaccettabili, sperequazioni sociali del paese.

Su noi precari, cioè sul futuro della ricerca fuori e dentro le aule universitarie, gli anni recenti sono stati devastanti.

Siamo decimati perché, stando alle statistiche ufficiali il numero dei precari è calato di 22mila unità fra il 2008 e il 2010 (e nel 2011 i dati saranno certamente molto peggiori come apprendiamo dai diversi atenei). Questo non ha significato però nuove assunzioni, visto che nello stesso tempo il personale strutturato è calato di 5000 unità, ma solo un ridimensionamento scriteriato e senza pianificazione alcuna del sistema. Ogni giorno centinaia di ricercatori e docenti precari emigrano all’estero, cambiano lavoro, disperdono saperi accumulati, vanno semplicemente a rinfoltire le schiere dei disoccupati.
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IL FIRB DEL LOCALISMO


Abbiamo già denunciato i limiti della procedura di selezione dei Ricercatori a Tempo Determinato (RTD). Questi limiti riguardano principalmente il fatto che ogni ateneo si sceglie gli RTD come vuole, secondo regolamenti locali e nella maggior parte affidandosi a commissioni in cui prevalgono gli “interni”.

Adesso anche l’unico striminzito modo che ha un ricercatore precario per finanziarsi la ricerca ed emanciparsi dalle tutele accademiche, viene contaminato dal virus del localismo.

Il nuovo bando FIRB 2012 (finanziamenti per giovani ricercatori) prevede infatti che ogni ateneo o ente di ricerca selezioni a monte un numero di progetti “non superiore allo 0,5% del numero di docenti e ricercatori presenti nei propri suoli al momento della scadenza del bando”.

Questo meccanismo, già condannato da molte associazioni nel caso dei PRIN (con un piccolo successo, ovvero il passaggio allo 0,75%) risulta ancora più odioso e pericoloso nel caso dei ricercatori precari. C’è il rischio concreto che i progetti selezionati piuttosto che quelli migliori siano quelli dei ricercatori più “garbati” e servizievoli con i vari ordinari, più legati ai baroni di ogni ateneo e, comunque, dei ricercatori attivi negli atenei più grandi.

L’intera legge Gelmini si fonda su una recrudescenza di localismo e di gerarchie nel governo della ricerca e degli atenei, quindi chiediamo che ci venga lasciato almeno il FIRB, uno dei pochi fondi che permettono ai giovani ricercatori di emanciparsi da queste logiche. Si cancellino immediatamente i limiti di progetti FIRB da presentare per ogni ateneo.

I NUMERI AGGHIACCIANTI DEL PRECARIATO UNIVERSITARIO: CHE FARE?


Siamo quasi al primo anniversario dell’approvazione della “epocale riforma dell’università” voluta dal (fortunatamente) ex-ministro Maria Stella Gelmini. A distanza di un anno si può finalmente dire che la nuova legge ha raggiunto tutti i suoi obiettivi: paralizzare completamente il funzionamento delle università, licenziare i precari, ridurre il personale universitario (e il numero dei laureati) a numeri più vicini a quelli del Terzo Mondo che a quelli di una nazione europea.

Mentre la legge veniva approvata, il vecchio ministero affermava che i decreti attuativi necessari per renderla operativa sarebbero stati approvati entro la primavera. In primavera (13 aprile) si dichiarò con entusiasmo che tutto sarebbe partito entro la fine di luglio. In estate (7 luglio) si annunciò trionfalmente che la riforma sarebbe divenuta pienamente operativa in autunno. A meno di improbabili sprint del nuovo ministro Profumo, domani, data di inizio dell’inverno astronomico, saranno stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo 15 dei quasi 50 decreti attuativi. Continua a leggere…

Tutti i ricercatori precari devono poter partecipare all’abilitazione!


In merito all’interpretazione dell’Art. 3, comma 4, del D.M. sui criteri e parametri per l’abilitazione scientifica nazionale.

È circolata in rete una bozza del Decreto Ministeriale riguardante il “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240.”.
C’è un punto in particolare che ci sta molto a cuore:
All’Art. 3, comma 4, del Regolamento, è infatti previsto che “Nella valutazione di candidati già in servizio come professori associati o ricercatori o in posizioni equivalenti all’estero, fatta salva la considerazione complessiva dei titoli di cui all’articolo 4, comma 4, e all’articolo 5, comma 4, sono prese in considerazione esclusivamente le pubblicazioni prodotte dopo la nomina nella posizione in godimento.”.

Il testo appare piuttosto confuso, e potrebbe produrre conseguenze molto gravi per le legittime possibilità di carriera di migliaia (altri 35mila) ricercatori e docenti precari.

Vorremmo in particolare che venisse precisato:

1) che la procedura di abilitazione è aperta a tutti i candidati che posseggono, o ritengono di possedere i requisiti di qualificazione scientifica dettagliati nel regolamento, indipendentemente dalla carriera professionale pregressa, e in particolare dalla circostanza relativa alla loro presenza in particolari ruoli o posizioni accademiche;

2) che per i ricercatori a tempo determinato di cui all’articolo 24 della legge 240 la considerazione delle pubblicazioni sottoposte alla valutazione per il conferimento dell’abilitazione alle funzioni di Professore Associato non sia ristretta solamente a quelle realizzate durante la permanenza in tale posizione, ma che esse possano essere tratte dalla produzione scientifica maturata durante tutta la propria carriera.

Coordinamento Precari Università

CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA PEOPLE OF EUROPE, RISE UP!

28 settembre 2011 Lascia un commento

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
sabato 15 ottobre ROMA – ore 14

La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le persone non sono un debito. Continua a leggere…

Categorie: Appuntamenti, Comunicati
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