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Archivio per la categoria ‘Documenti’

Precari UniTO a sostegno di 33 bibliotecari/e licenziati/e

22 maggio 2013 Lascia un commento

Come Coordinamento Precari della ricerca e della docenza UniTO (CPUniTO) esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai 33 colleghi e colleghe bibliotecari/e del nostro Ateneo che sono stati/e licenziati/e lo scorso 15 maggio dalla Cooperativa CoopCulture.

Con il loro lavoro nelle biblioteche dell’Università, svolto da anni con serietà e professionalità, i bibliotecari licenziati ci hanno permesso di lavorare al meglio, tenendo in piedi un servizio indispensabile anche se sempre più disastrato da ingenti riduzioni di fondi.

Riteniamo il loro licenziamento senza preavviso un atto gravissimo, contro la loro professionalità, la loro dignità di lavoratori e il buon funzionamento dei servizi bibliotecari del nostro Ateneo.

Al quinto giorno di sciopero consecutivo per rivendicare i propri diritti, vogliamo esprimere loro il nostro sostegno, invitando tutti i precari e le precarie dell’Ateneo a partecipare alle iniziative, ai presidi e alle manifestazioni dei prossimi giorni.
Siamo convinti, inoltre, che la solidarietà orizzontale fra pari sia fondamentale per combattere i problemi del precariato, particolarmente gravi in questo contesto economico, e condividiamo il valore dello sciopero come forma di lotta.

Per questi motivi aderiamo volentieri all’appello per un fondo comune di sostegno al loro sciopero a oltranza e abbiamo deciso di versare loro 500 euro, che sono gran parte della cassa comune del nostro Coordinamento, frutto di attività di autofinanziamento svolte negli anni scorsi in vista di possibili emergenze. Non è una grande cifra, ma siamo convinti che questa sia un’occasione importante sia da un punto di vista simbolico che materiale per usare questo fondo, e invitiamo tutti/e a farsi partecipi di questa iniziativa versando a loro volta un contributo.

Categorie: Documenti

“Precario” ora in versione 0-6 anni


Art. 33.

http://referendum.articolo33.orgL’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

“Precario” lo stile di vita più diffuso tra i giovani italiani, ora è disponibile anche nella versione per i bambini da 0-6 anni. La formula è semplice: basta ridurre i finanziamenti alla scuola pubblica, quella laica e gratuita di ogni ordine e grado garantita dalla Costituzione, e aumentare i finanziamenti a quella privata.

La vita precaria dei bambini esclusi dalla scuola pubblica è testimoniata da una giovane mamma, Federica, in questa intervista:

Se siete residenti a Bologna potete venire a votare al referendum del 26 maggio, se invece siete residenti altrove, ma siete solidali con la causa e preoccupati a tempo indeterminato, potete sottoscrivere l’appello “Bologna riguarda l’Italia”: http://referendum.articolo33.org/firma-lappello/

DECALOGO PER L’UNIVERSITÀ PUBBLICA


50mila matricole in meno in 10 anni. Ragione in più per firmare il nostro “decalogo”

Il Fondo di finanziamento ordinario diminuisce del 20 per cento e aumentano le tasse universitarie. Ragione in più per firmare

Gli italiani vogliono un’università pubblica. Questo ci hanno detto le mobilitazioni contro la legge Gelmini nel 2010, questo ci dice anche l’esito concorde e inequivocabile di due sondaggi indipendenti effettuati nel 2012: la consultazione ufficiale organizzata dal ministro Profumo (sui 31mila registrati oltre il 73 per cento ha votato per il mantenimento del valore legale del titolo di studio) e il controsondaggio promosso dall’Assemblea Università Bene Comune. L’orientamento prevalente della cittadinanza è quello di chiedere che il sistema di istruzione della Repubblica mantenga e rafforzi le caratteristiche di inclusività e di promozione sociale che la Costituzione del 1948 indica come stelle polari.

Il decalogo seguente è frutto dell’elaborazione di studenti, dottorandi, professori e ricercatori, sia precari che strutturati, che in questi anni hanno difeso con determinazione l’università pubblica. Suggerisce provvedimenti e sottolinea istanze necessarie a rafforzare la vocazione pubblica dell’università, anche allo scopo di migliorare la qualità della ricerca e garantire la piena libertà di coloro che della comunità universitaria fanno parte.

(prosegui per firmare)

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Avete controllato la vostra posizione INPS?


Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata al Ministro Fornero dagli assegnisti dell’università di Pavia e invitiamo tutti gli assegnisti e i dottorandi a verificare la propria posizione e a comunicarci eventuali anomalie simili riscontrate.

Alla cortese attenzione della Prof.ssa Elsa Fornero
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Via Veneto 56 – 00187 Roma

Oggetto: Mancato riconoscimento dei contributi INPS.

Chiarissima Prof.ssa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità,

Le scriviamo questa lettera con l’auspicio che, in qualità di referente per la tutela del lavoro e dell’adeguatezza del sistema previdenziale, possa risolvere in un tempo ragionevole la spinosa questione che riguarda dottorandi e assegnisti di ricerca di tutta Italia.

Scriviamo a nome del GAP11, l’associazione formata dagli Assegnisti e Precari della Ricerca dell’Università di Pavia, per farLe presente che dal 2004 i contributi previdenziali (Gestione Separata) versati non vengono correttamente registrati presso l’INPS. Alcuni di noi presentano lacune pari al 50% dei contributi totali.

Appurato che il nostro Ateneo non è insolvente, il problema è invece riconducibile alla natura del fondo pensionistico al quale siamo iscritti, che ricordiamo essere la Gestione Separata INPS. In sintesi, se il datore di lavoro commette un errore, anche per un solo collaboratore, salta la registrazione dei contributi di tutti i suoi dipendenti. L’Ateneo di Pavia, così come molte altri, gestisce circa 1200 posizioni di questo tipo.

Questo problema di versamenti non registrati ha generato delle gravissime ripercussioni. Ad esempio, le assegniste in maternità ricevono indennità ridotte (500 euro su uno spettante di 1200), oppure non le ricevono in toto perché non viene raggiunto il limite contributivo; lo stesso vale per l’indennità per congedo parentale, l’indennità di malattia e gli assegni al nucleo familiare. 

Da un incontro tenutosi di recente al quale hanno partecipato il Gruppo Assegnisti dell’Università di Pavia, i dirigenti dell’Ufficio Gestione Flussi dell’INPS di Pavia, i dirigenti dell’Ufficio Previdenza del nostro Ateneo ed i sindacati, è emerso che:

1) le INPS locali non sono in grado di correggere la situazione;

2) l’INPS nazionale, pur essendo pienamente consapevole da anni della gravità del problema, non è ancora stato in grado di risolverlo, proponendo come unica soluzione improbabili e costose riprogettazioni del database.

Speriamo che, venuta a conoscenza di questa gravosa situazione, un Suo intervento possa tutelare tutti i lavoratori, per di più precari, interessati da questo problema.

Cordiali Saluti

Firmato

GAP – Gruppo Assegnisti Pavia

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Così i PRIN non vanno

9 gennaio 2013 1 commento

Tempo addietro il CPU aveva già denunciato il sistema della “preselezione” per i FIRB (progetti di ricerca per giovani ricercatori) come un modo per condizionare la libertà di ricerca.

Oggi parte un appello dal mondo universitario contro il sistema di preselezione e condizionamento dei progetti di ricerca di interesse nazionale.

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2013N34294

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Una vittoria degli assegnisti dell’università di Firenze

28 dicembre 2012 Lascia un commento

di Ilaria Agostini da il Manifesto

A un anno di distanza dalla nostra denuncia su il manifesto – affiancata dalle pressioni del Coordinamento nazionale precari università (Cpu), dell’ex Comitato pari opportunità, delle rappresentanze sindacali Flc-Cgil – il senato accademico dell’università di Firenze ha abrogato la norma discriminatoria sulla sospensione degli assegni di ricerca in caso di maternità delle ricercatrici.
Per gli assegni di ricerca «cofinanziati» (oggi i più diffusi), il regolamento prevedeva che l’integrazione dell’indennità Inps per la sospensione obbligatoria per maternità fosse a carico del dipartimento, ovvero del docente responsabile della ricerca. Si veniva così a creare, nel migliore dei casi, il diretto controllo del (o della) docente sulla vita biologica della assegnista, sempre che la scelta del prof – per evitare noie – non ricadesse direttamente su un ricercatore uomo che non crea problemi nella continuità dell’iter di ricerca, tantomeno ulteriori aggravi monetari.
L’importanza di questa vittoria delle ricercatrici precarie dev’essere valutata anche da un altro punto di vista. Nell’era post-Gelmini, gli assegni di ricerca costituiscono l’unica possibilità di lavoro per l’esercito dei ricercatori non strutturati. A causa dei tagli e del blocco del turnover che hanno cancellato dagli atenei la maggior parte delle borse di studio e dei contratti di collaborazione, gli assegni di ricerca restano gli unici, esigui, strumenti per garantire una copertura giuridica al lavoro gratuito, volontario o al nero che normalmente si svolge negli atenei. Questa situazione produce anche un paradosso ben conosciuto da chi oggi vive in una comunità accademica. L’assegno di ricerca viene usato per inquadrare per uno o più anni i lavori un tempo ascrivibili alla sfera delle mansioni tecniche. Il tipico esempio, ma non l’unico, è la costruzione o gestione dei siti web degli atenei o dei dipartimenti. La riforma Gelmini, nella parte che regola gli assegni di ricerca, espone le donne al controllo biopolitico del corpo, e del tempo di vita, da parte della gerarchia universitaria e sottomette la biologia ai tempi del «mercato del lavoro». In questa situazione vivono tutte le lavoratrici autonome, freelance, precarie o indipendenti che, come le assegniste di ricerca, sono iscritte alla gestione separata dell’Inps. Il diritto di astenersi dalle attività, a causa della gravidanza, viene riconosciuto solo alle donne che riescono a dimostrare di avere versato tre mesi di contributi nell’anno precedente all’inizio dell’assegno (o del contratto). Molto spesso questa condizione non può essere dimostrata e le donne perdono il diritto alla maternità. In Italia una mamma su quattro (il 23%) non riceve nessuna indennità. Per questa ragione le università italiane devono riconoscere il diritto universale alla maternità, così come il legislatore che, nella riforma Fornero, ha omesso di considerare la richiesta di numerosi comitati e associazioni del lavoro autonomo: un assegno universale di maternità per tutte le madri, indipendentemente dal lavoro che fanno, pari al 150% della pensione sociale (al 2012 circa 700 euro mensili, per 5 mesi), a carico della fiscalità generale, con contributi a carico dell’Inps.

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Il ministro Profumo si trasforma in vigile urbano

23 novembre 2012 1 commento

Incurante dei tagli a scuola e università, del calo degli iscritti all’università e dell’aumento delle tasse, della trasformazioni di scuole e università in enti di carattere privatistico, della progressiva eliminazione di una generazione di giovani che lavorano da precari in scuole e università… il ministro Profumo non trova di meglio che incentrare la sua prima lettera aperta al mondo della scuola sulla necessità di moderare l’impeto.

Ci saremmo aspettati invece un incoraggiamento alla difesa della scuola e dell’università pubblica.

Di seguito la lettera aprte di Profumo: Continua a leggere…

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Messina inaugura la privatizzazione delle università

19 novembre 2012 Lascia un commento

Per firmare la petizione contro la smembramento dell’ateneo di Messina scrivi a: arenaantonella@ymail.com

 

ON.LE MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,

DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA

SCIENTIFICA – ROMA

Gli organi di governo dell’Università di Messina, investiti da una indagine avviata dalla Procura della Repubblica della città dello Stretto a proposito della legittimità delle proroghe dei mandati elettorali, recentemente, presieduti da un Magnifico Rettore scaduto nel 2011, prorogato una prima volta in virtù della legge 240/2010 per l’anno accademico 2011/2012 e prorogato nuovamente per il 2012/2013, grazie ad un comma inserito nella legge di revisione della spesa dell’agosto 2012, hanno  istituito nell’Ateneo messinese una Fondazione Universitaria il cui statuto, oltre a suscitare le perplessità della comunità accademica locale, desta viva preoccupazione in ambito nazionale. Nonostante lo statuto della Fondazione sia stato, come recita il sito di ateneo, “autorizzato dal MIUR dopo un controllo di legittimità e di merito”, emergono infatti con forza molteplici aspetti che rendono siffatto statuto non conforme allo spirito e alla lettera della legge 388/2000 e del DPR 254/2001, che delle Fondazioni Universitarie  costituiscono la normativa di riferimento.

In base all’art. 59 della Legge 388/2000, le fondazioni devono agire “nell’osservanza del criterio della strumentalità rispetto alle funzioni istituzionali, che rimangono comunque riservate all’Università”. In aperto contrasto rispetto a quanto indicato dalla normativa ed in contraddizione con quanto previsto da altri articoli dello stesso statuto, l’art. 2 affida invece alla Fondazione la realizzazione di attività non solo “strumentali e di supporto”, ma anche “di ricerca”. Si palesa dunque l’attribuzione alla Fondazione di una funzione istituzionale dell’Università. Sempre l’articolo 2 dello statuto, assegna al Consiglio di Amministrazione della Fondazione il compito di individuare “settori di ricerca e progetti strategici” (naturalmente di provenienza universitaria) da assegnare alla Fondazione. Ciò evidenzia come siano conferite in prima istanza e possano in seguito essere determinate dalla Fondazione con indebita autoreferenzialità, attività sostitutive rispetto all’Università e ai suoi Dipartimenti. Continua a leggere…

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Un’Europa senza Erasmus

14 novembre 2012 Lascia un commento

di Simone Paoli
Solo chi non conosce la storia può stupirsi del clima di incertezza finanziaria che da settimane avvolge il futuro del programma che, da venticinque anni, è il più noto e il più popolare tra tutti i programmi dell’Unione europea: il programma Erasmus.
Partorito dalla mente del commissario Peter Sutherland, un giovane conservatore irlandese vicino agli ambienti del Bilderberg Group, della European Round Table of Industrialists e della Trilateral Commission, il programma Erasmus doveva servire soprattutto a completare e consolidare il mercato unico, a sua volta chiave per assicurare la competitività della Comunità europea sulla scena mondiale. Continua a leggere…
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Un 14 Novembre contro l’Europa dell’austerità


Aderiamo allo sciopero generale indetto in tutta Europa dalla Confederazione Europea dei Sindacati e dalla Cgil per il 14 novembre.
Invitiamo i ricercatori e docenti precari a non svolgere regolare attività accademica e spiegare i motivi della loro protesta contro le politiche di austerità e di demolizione dei servizi pubblici quali quello dell’Università.
Le politiche di austerità a livello europeo non stanno risolvendo i problemi del debito pubblico mentre stanno contribuendo alla smantellamento di servizi pubblici essenziali, compresi scuola e università.
In l’Italia le politiche di tagli lineari all’Università vanno avanti in modo indiscriminato da almeno da 4 anni.
Il numero dei docenti strutturati italiani ha raggiunto il picco nel 2008 (62mila unità) mentre tra il 2009 il 2010 ha subito una riduzione di 4.200 unità. Il blocco del turn-over diminuirà inesorabilmente la popolazione docente in Italia.
In parallelo, e di conseguenza, si cerca di diminuire la popolazione studentesca anche ipotizzando aumenti delle tasse. Il risultato di questo processo è che la la percentuale dei diplomati che si iscrive all’università è tornata a quella di 30 anni fa e la percentuale di laureati rispetto alla popolazione fra i 18 e i 24 è la seconda più bassa fra i paesi dell’Ocse.
L’obiettivo è chiaro: quello di ridurre le dimensioni del sistema universitario sia in termini di numero di studenti che di docenti, creare un’università per pochi e che funzioni in modo gerarchico e burocratico.
Con un corpo docenti sempre più ridotto l’università  è mandata avanti da precari. Nel 2011 48mila docenti a contratto e 18mila assegnisti (esclusi RTD, borse di studio, specializzandi, tutor, etc). I numeri per il reclutamento 2012 ci dicono che con ogni probabilità peggioreranno per il futuro e che ci indicano che di posti veri per i precari non ci saranno più di 300 posti di RTDb.
Queste sono solo alcune delle ragioni che ci inducono ad aderire ad uno sciopero generale contro le politiche di austerità e in difesa della nostra università.
Il calendario degli appuntamenti per città o regione e’ disponibile qui
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