Archivio

Archivio per la categoria ‘Manifestazioni’

“Precario” ora in versione 0-6 anni


Art. 33.

http://referendum.articolo33.orgL’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

“Precario” lo stile di vita più diffuso tra i giovani italiani, ora è disponibile anche nella versione per i bambini da 0-6 anni. La formula è semplice: basta ridurre i finanziamenti alla scuola pubblica, quella laica e gratuita di ogni ordine e grado garantita dalla Costituzione, e aumentare i finanziamenti a quella privata.

La vita precaria dei bambini esclusi dalla scuola pubblica è testimoniata da una giovane mamma, Federica, in questa intervista:

Se siete residenti a Bologna potete venire a votare al referendum del 26 maggio, se invece siete residenti altrove, ma siete solidali con la causa e preoccupati a tempo indeterminato, potete sottoscrivere l’appello “Bologna riguarda l’Italia”: http://referendum.articolo33.org/firma-lappello/

Un 14 Novembre contro l’Europa dell’austerità


Aderiamo allo sciopero generale indetto in tutta Europa dalla Confederazione Europea dei Sindacati e dalla Cgil per il 14 novembre.
Invitiamo i ricercatori e docenti precari a non svolgere regolare attività accademica e spiegare i motivi della loro protesta contro le politiche di austerità e di demolizione dei servizi pubblici quali quello dell’Università.
Le politiche di austerità a livello europeo non stanno risolvendo i problemi del debito pubblico mentre stanno contribuendo alla smantellamento di servizi pubblici essenziali, compresi scuola e università.
In l’Italia le politiche di tagli lineari all’Università vanno avanti in modo indiscriminato da almeno da 4 anni.
Il numero dei docenti strutturati italiani ha raggiunto il picco nel 2008 (62mila unità) mentre tra il 2009 il 2010 ha subito una riduzione di 4.200 unità. Il blocco del turn-over diminuirà inesorabilmente la popolazione docente in Italia.
In parallelo, e di conseguenza, si cerca di diminuire la popolazione studentesca anche ipotizzando aumenti delle tasse. Il risultato di questo processo è che la la percentuale dei diplomati che si iscrive all’università è tornata a quella di 30 anni fa e la percentuale di laureati rispetto alla popolazione fra i 18 e i 24 è la seconda più bassa fra i paesi dell’Ocse.
L’obiettivo è chiaro: quello di ridurre le dimensioni del sistema universitario sia in termini di numero di studenti che di docenti, creare un’università per pochi e che funzioni in modo gerarchico e burocratico.
Con un corpo docenti sempre più ridotto l’università  è mandata avanti da precari. Nel 2011 48mila docenti a contratto e 18mila assegnisti (esclusi RTD, borse di studio, specializzandi, tutor, etc). I numeri per il reclutamento 2012 ci dicono che con ogni probabilità peggioreranno per il futuro e che ci indicano che di posti veri per i precari non ci saranno più di 300 posti di RTDb.
Queste sono solo alcune delle ragioni che ci inducono ad aderire ad uno sciopero generale contro le politiche di austerità e in difesa della nostra università.
Il calendario degli appuntamenti per città o regione e’ disponibile qui

Per noi precari Bolognesi niente “notte dei ricercatori”


Notte dei ricercatori: noi precari non ci saremo!

Venerdì 23 settembre si svolgerà come ogni anno a Bologna la “Notte dei ricercatori”, festa europea dedicata alla ricerca.

In questa stessa occasione, come Rete dei ricercatori precari di Bologna, lo scorso anno abbiamo dato vita a un flash mob “La morte della ricerca”, per provare a rendere visibile e denunciare la condizione in cui versa la ricerca italiana, a causa dei continui e pesanti tagli a risorse e personale, della precarizzazione dei lavoratori e del permanere di dinamiche clientelari nelle assunzioni, e della conseguente riduzione dell’autonomia e della libertà della ricerca stessa, e quindi della sua qualità.

Quest’anno abbiamo scelto di non esserci! Continua a leggere…

Da oggi, 18 giugno, i precari della scuola davanti a Montecitorio

18 giugno 2011 Lascia un commento

Il CPU aderisce al presidio sotto il ministero della Funzione Pubblica

15 giugno 2011 2 commenti

Nella ricerca e nell’università pubblica “l’Italia peggiore” è costituita da circa 60mila precari che insegnano per paghe miserevoli e svolgono con passione la sostanza della ricerca scientifica e umanistica italiana al prezzo di sacrifici economici e di vita che il ministro Brunetta non ha competenza né fantasia sufficienti a comprendere. Aderiamo alla manifestazione prevista sotto il ministero della Funzione Pubblica a Roma per le ore 18:00 di giovedì 16 giugno, non solo per censurare le parole del Ministro e chiederne le dimissioni, ma per riprendere il filo delle battaglie in atto da mesi nelle università italiane contro le nuove regole che rafforzano gerarchie e baronaggi nel mondo accademico e indeboliscono l’autonomia di docenti e ricercatori, condannandoli ad oltre un decennio di precariato a partire dal conseguimento del dottorato di ricerca.

Adesione del CPU allo sciopero generale del 6 maggio


Dal 2010 al 2012 i tagli al finanziamento ordinario dell’università saranno di circa 900 milioni di euro e l’investimento nel diritto allo studio è già stato praticamente azzerato. Con l’università si fa cassa, e non c’è da attendersi nulla di buono dalla manovra economica che, con la solita disinvoltura da bassa politica, sarà varata subito dopo le elezioni amministrative con un previsto impegno di fondi e risorse in settori diversi dall’università e dalla ricerca, a partire dalle spese militari.

Tutto questo avviene mentre il numero degli iscritti alle università cala drammaticamente e l’intero sistema del 3 più 2 si dimostra sempre meno in grado di fornire un’istruzione non diciamo di elevata qualità, ma nemmeno spendibile sul mercato del lavoro. Continua a leggere…

Perché il 9 aprile saremo in piazza


Frammenti che si coalizzano. Il Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza (ed i motivi per cui il 9 Aprile ci saranno anche loro)

Il 9 aprile i lavoratori precari italiani scenderanno insieme in piazza per dire basta al lavoro precario, privo di diritti, invisibile e sottopagato, quando non addirittura gratuito. Gli ultimi due anni ci hanno mostrato a cosa serve la “flessibilità” in salsa italiana, che regala alle aziende a allo Stato lavoro a basso costo e senza impegni, utile per assicurarsi la libertà di licenziare i propri dipendenti al primo accenno di crisi e scaricare le difficoltà sui soggetti più deboli e sulle nuove generazioni. Il tasso di disoccupazione giovanile, che la crisi economica ha elevato al 29%, racconta in maniera illuminante cos’è e a cosa e a chi serve davvero la precarietà.

…. continua qui

12 marzo 2011 – In difesa della Costituzione e della Scuola Pubblica


Qui potete seguire in diretta la manifestazione proposta da La Repubblica.

Di seguito invece i comunicati della Rete 29 Aprile

DIFENDERE LA COSTITUZIONE, DIFENDERE LA RICERCA

La Scuola e l’Università, beni comuni della Repubblica Italiana, subiscono aggressioni mediatiche, riforme punitive e un sottofinanziamento crescente che incidono sui beneficiari dell’istruzione pubblica, gli studenti e le loro famiglie, minando alla base il diritto allo studio e le opportunità di sviluppo del Paese.

In un tale clima di denigrazione delle Istituzioni culturali e di chi vi opera, i ricercatori e le ricercatrici della Rete 29 Aprile, ancora una volta, denunciano con indignazione gli attacchi politici alla Scuola Pubblica e al sistema pubblico dell’Istruzione e rilanciano il valore insostituibile dell’istruzione, della formazione, della cultura libera, garantita dalla Costituzione e irrinunciabile presidio democratico del nostro Paese.

Ravvisando un cortocircuito tra le politiche e le operazioni demagogiche contro Costituzione, Scuola e Ricerca, Rete 29 aprile è tra i primi promotori della manifestazione del 12 marzo 2011 in difesa della Costituzione ed è attivamente impegnata nella mobilitazione. Invita i suoi componenti e tutta la comunità universitaria – precari, studenti, docenti, personale – a partecipare alle manifestazioni che si terranno
in tutta Italia.

 

Scuola e università sono la priorità, non l’ultima novità.


Non sono necessarie le ultime notizie dalle prime pagine dei quotidiani per schierarsi dalla parte dell’istruzione pubblica e della ricerca, per scegliere il proprio progetto per il futuro, per difendere il diritto allo studio e i diritti di tutti i lavoratori della scuola e dell’università pubblica statale. E’ già tardi: le “riforme” hanno iniziato ha distruggere la scuola, l’università e la ricerca. Ma è ancora utile unirsi a chi denuncia, protesta, propone un’altra istruzione pubblica, radicalmente diversa da quella imposta dal Governo e giustamente radicata nell’ambito della Costituzione della Repubblica Italiana.

Il Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università, in continuità con il percorso di mobilitazioni costruito insieme agli studenti e ai ricercatori universitari contro la “riforma” imposta alla comunità universitaria in movimento dal voto del Senato lo scorso 23 dicembre, partecipa al corteo del 12 Marzo 2011 in partenza dall’Università La Sapienza di Roma alle ore 12.30 – Piazzale Aldo Moro.

Roma, 11 Marzo 2011

Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
http://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/

Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_130272773706605

Verso lo sciopero generale


Il “modello Marchionne” è oggi simbolo delle scelte politiche e culturali di una classe dirigente italiana asserragliata e predatoria. Il modello Marchionne richiede sacrifici a chi lavora, impone di accentuare tutti gli elementi di flessibilità e di precarietà del rapporto di lavoro in cambio di progetti vaghi. Il modello Marchionne chiede la rinuncia a diritti sanciti dalla Costituzione e la totale subordinazione in cambio di un salto nel buio: al termine del quale, con tutta probabilità, la Fiat sarà spostata da Torino a Detroit.

Non diverso è il “modello Gelmini”, che estende pericolosamente al mondo della conoscenza e della pubblica istruzione la più spietata e impersonale logica aziendale. Il governo di Berlusconi e Tremonti moltiplica il lavoro accademico precario, taglia le risorse per disporre di una leva di potere centralizzato e piegare le autonomie locali, prescrive per legge la competizione tra le diverse università, con l’effetto di ridimensionare l’intero sistema educativo pubblico e accentuare le differenze tra scuole e università in grado o meno di ottenere sostegno dalle regioni e dai privati. Tutte le modifiche della “governance” universitaria, dietro il paravento del ‘rigore finanziario’ e della razionalizzazione dei costi, sono introdotte da questo governo allo scopo di aumentare la disciplina del personale e il potere gerarchico politico-baronale, attraverso la rarefazione o la definitiva eliminazione dei meccanismi di partecipazione democratica alla vita accademica. Solo attraverso la minaccia e l’attuazione di enormi tagli alle risorse questo governo è in grado di attuare il mutamento in senso verticistico della “governance”, che altrimenti non sarebbe mai stato accettato dal mondo universitario.

Modello Marchionne e Modello Gelmini si tengono a braccetto nell’utilizzo della categoria del merito e degli aumenti salariali, come strumento, non tanto per gratificare con risorse aggiuntive chi ha dimostrato particolari competenze, quanto per disciplinare e punire, per impoverire alcune realtà territoriali, in special modo quelle meridionali.

Modello Marchionne e Modello Gelmini si tengono a braccetto perché un’industria in svendita e senza creatività non ha bisogno di ricercatori ambiziosi e indipendenti, di studenti preparati a lavori dignitosi, ma deve sfruttare le competenze di pochi tecnici iperspecializzati e disciplinati.

Secondo noi, non ci potrà essere alcuna riforma della scuola e dell’università che ne migliori la qualità e che garantisca a ciascun cittadino di potervi accedere, se non passando per l’esatto opposto di quanto proposto e attuato da questo governo. Vogliamo maggiori garanzie di diritti e reddito per chi lavora in modo precario, affinché possa essere libero da ricatti e aspirare a condurre una vita dignitosa. Vogliamo che sia ridimensionato il peso e il ruolo di tutte quelle componenti che hanno impedito e impediscono oggi a università e scuola di svolgere la funzione di motore dello sviluppo culturale ed economico nel nostro Paese. Vogliamo ragionare sui grandi obiettivi di scuola e università, sulla qualità della ricerca e della didattica, piuttosto che su temi di bassa ragioneria.

Negli ultimi mesi un massiccio movimento di studenti e di precari dell’università e della scuola, di insegnanti e di ricercatori si è opposto alla deriva del sistema di istruzione italiano. Questo movimento si salda inevitabilmente a quello di chi crede che, accanto all’acqua, alla sanità e al paesaggio, anche l’istruzione sia un bene comune che non possa essere gestito con logiche gerarchiche e aziendalistiche che ne impoveriscono ogni prospettiva innovativa.

Per queste ragioni, le decine di migliaia di precari che lavorano nelle scuole e nelle università, uniti agli studenti e ai ricercatori dell’università, chiedono con forza che si proclami uno sciopero generale che possa rappresentare l’inizio di un percorso di rilancio del ruolo pubblico dell’istruzione e di affermazione dei diritti di tutti i lavoratori, in questo difficile momento di crisi economica e di allarmante aumento della disoccupazione.

Coordinamento Precari Scuola (CPS), Coordinamento Precari Università (CPU), Rete 29 Aprile

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 41 follower

%d bloggers like this: