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Articoli taggati ‘contratti’

Osservazioni del CPU sui regolamenti in materia di reclutamento Ricercatori a Tempo Determinato (RTD)

Nella maggior parte degli atenei si stanno discutendo e approvando ora i regolamenti per le procedure di reclutamento dei futuri Ricercatori a tempo determinato (RTD). Si tratta di una fase molto delicata nella quale si definiscono norme essenziali per il futuro di tutti i precari.

Occorre evitare che i nuovi ricercatori siano semplicemente degli assegnisti di ricerca sotto altro nome e che la loro scelta avvenga secondo criteri esclusivamente localistici.

Per facilitare tutti nelle discussioni che avvengono ateneo per ateneo, eccovi alcuni punti sui quali è importante che l’attenzione non cali.

Progetti di ricerca

In molte bozze gli Atenei cercano di inserire nei requisiti dei bandi la possibilità di un’eventuale indicazione di uno specifico progetto/programma di ricerca (o dei programmi/progetti) cui sarebbe collegato il contratto. La motivazione addotta è spesso che una formulazione del genere viene incontro ai finanziamenti privati che gli atenei dovranno cercare di catturare.

E’ inopportuno invece che si possa indicare qualcosa di più specifico del Settore Scientifico Disciplinare (SSD) sui si riferisce il bando.

Perché siamo contrari?

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Risposte all’interrogazione parlamentare sugli assegni di ricerca

Ieri abbiamo annunciato l’interrogazione parlamentare dell’Onorevole Ghizzoni e la risposta porta buone notizie. Sostanzialmente la risposta si è articolata in 3 punti:

- le procedure emanate prima dell’entrata in vigore della legge Gelmini si svolgono regolarmente secondo la normativa vigente al momento del bando.

- i bandi contrattualizzati prima dell’entrata in vigore della legge Gelmini proseguono secondo la normativa vigente al momento del bando, compresa la possibilità di rinnovo, qualora prevista

- il decreto ministeriale sull’importo minimo degli assegni di ricerca è stato firmato dal Ministro lo scorso 9 marzo e inviato alla Corte dei Conti il 10 marzo.

Aspettiamo la pubblicazione del resoconto ufficiale della VII commissione della Camera dei Deputati e poi possiamo fare pressione sulle amministrazioni utilizzando un atto ufficiale.

CPU – Coordinamento Precari Università

Contratti a 1 euro: l’università di Sassari ci ricasca

La questione delle docenze non retribuite nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari per la sua emblematicità è diventata oramai una questione nazionale.
Da anni è in uso la deprecabile prassi di bandire posti per professori a contratto a 1 euro lordo. Soldi che ovviamente non vengono mai corrisposti, ma che servono a far risultare che i docenti non lavorano a titolo gratuito risparmiando così anche sulle spese assicurative: un contratto completamente gratuito infatti obbligherebbe la Facoltà a pagare le spese assicurative, mentre i compensi simbolici consentono di farle ricadere sul contratto assicurativo collettivo dell’ateneo.

Nell’anno accademico 2009/2010 i professori a contratto nella Facoltà di Lettere e Filosofia erano 57 su un totale di 141 docenti, più del 40%. Quest’anno la situazione non è cambiata: si continua a bandire posti a 1 euro nonostante dallo scorso 29 gennaio la  “riforma” Gelmini non lo consenta più. L’ultimo capitolo risale a pochissimi giorni fa: la Facoltà sostiene di aver approvato la delibera nel corso del consiglio di Facoltà del 26 gennaio, ma il bando riporta la data del 3 Febbraio 2011, successiva all’entrata in vigore della Legge Gelmini.

Crediamo che questa incresciosa e umiliante situazione, emblematica dello stato di degrado e vessazione che i ricercatori e docenti precari dell’Università italiana subiscono da anni, debba finire.  Non è più tollerabile che si continui a bandire posti a 1 euro umiliando i docenti e l’Istituzione accademica. La docenza a 1 euro lede i più elementari diritti dell’essere umano, ma soprattutto infanga uno dei commi più nobili della nostra Costituzione, con il quale vogliamo orgogliosamente chiudere la nostra denuncia:

Art. 36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.


Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
http://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/

Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_130272773706605

FARE CHIAREZZA

L’esordio della legge Gelmini sta provocando il caos. L’abolizione dei vecchi assegni di ricerca della legge 449/97 e dei vecchi contratti a TD della legge 230/05 ha portato le università e il CNR a lanciarsi in interpretazioni fantasiose. Addirittura, si è arrivati a sostenere l’impossibilità di procedere ai rinnovi di assegni e contratti a TD già previsti dai bandi originari e a fermare le procedure di svolgimento dei concorsi e quelle di presa di servizio per i vincitori di assegni di ricerca banditi precedentemente all’entrata in vigore della legge.

Chiediamo al MIUR di intervenire quanto prima attraverso una nota che smentisca in maniera inequivocabile tutte queste affermazioni, chiarendo definitivamente che la legge impedisce l’avvio di nuovi bandi, ma non può in alcun modo applicarsi alle procedure e ai contratti banditi precedentemente alla sua entrata in vigore. Si deve assolutamente porre fine ad una situazione che sta creando incertezza e sta arrecando a tutti i lavoratori precari coinvolti enormi danni sia sul piano professionale che su quello economico.

Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università

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Spettabile MIUR, … – Quesiti urgenti

Al: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Università, l’Alta Formazione artistica, musicale e coreutica
e per la Ricerca scientifica e tecnologica
Direzione Generale per l’Università
Ufficio III

OGGETTO: Legge 30 Dicembre 2010, n. 240 – Quesiti urgenti

Spettabile MIUR,

con la presente, a nome del Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università, chiediamo alle SS.LL. di avere chiarimenti riguardo le seguenti problematiche inerenti l’entrata in vigore della legge in oggetto:

1) L’articolo 18, comma 5, riserva la possibilità di svolgere attività di ricerca nelle università esclusivamente ai seguenti soggetti: professori e ricercatori, anche a tempo determinato, titolari di assegni di ricerca di cui all’articolo 22 e di contratti di docenza di cui all’articolo 23, dottorandi e laureandi magistrali, personale TA assunto a tempo indeterminato, borsisti o dipendenti di altre amministrazioni, enti o imprese.
Alla luce di quanto sopra, sembrerebbe di poter dedurre che, a decorrere dal giorno sabato 29 gennaio p.v., i titolari di borse di studio, co.co.co. e altre forme contrattuali non comprese nel precedente elenco dovranno cessare la propria attività, anche se i loro contratti sono attualmente già in essere. Inoltre, nell’elenco non sono compresi nemmeno i titolari di assegni di ricerca banditi ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e i titolari di contratti a tempo determinato banditi ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230.
Desidereremmo quindi avere chiarimenti circa la possibilità per i succitati soggetti (gli attuali titolari di contratti a TD, assegni di ricerca, borse, contratti di collaborazione…) di continuare a svolgere la propria attività lavorativa nel rispetto della legge anche dopo il 29 gennaio p.v.

2) A decorrere dal 29 gennaio p.v. non sarà più possibile bandire assegni di ricerca ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e contratti a tempo determinato banditi ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230. Desidereremmo sapere se sarà però possibile procedere ai rinnovi dei contratti in essere, qualora la possibilità di rinnovo fosse esplicitamente prevista dal bando originale, cioè qualora l’assegno o contratto a tempo determinato fosse stato bandito nella forma del 2+2, del 3+3 o simili.

In attesa di cortese riscontro ai quesiti posti, porgiamo i nostri migliori saluti.

Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università

I primi effetti della Legge Gelmini

La legge Gelmini sta producendo i suoi primi effetti. Alcuni atenei hanno già dato disposizione ai gruppi di ricerca di dare applicazione letterale ad alcune norme della legge a decorrere dal prossimo 29 gennaio. In particolare, fra pochissimi giorni e fino all’adozione dei nuovi regolamenti d’ateneo e all’emanazione del decreto del ministro per l’importo minimo, non sarà più possibile bandire assegni di ricerca. Interpretando la legge in maniera quanto meno discutibile, alcuni atenei vorrebbero addirittura bloccare i rinnovi dei contratti in essere già previsti nei bandi originali. Inoltre, sarà impedito lo svolgimento di attività di ricerca a chiunque non sia assegnista di ricerca o docente a contratto, in particolare a borsisti e  collaboratori coordinati e continuativi. Quest’ultima norma, pur rispondente alle richieste di superamento della giungla contrattuale negli atenei, richiede evidentemente un’applicazione graduale per evitare che chi oggi lavora con contratti non più utilizzabili si trovi da un giorno all’altro senza la possibilità di svolgere la propria attività.
Chiediamo alle forze politiche e al Ministero di intervenire nei modi opportuni per prorogare la possibilità di bandire i vecchi assegni di ricerca fino alla data in cui saranno realmente operativi i nuovi, per consentire in ogni caso i rinnovi dei contratti in essere previsti dai bandi originali e per posticipare al 1 gennaio 2012 l’entrata in vigore del divieto di svolgimento di attività di ricerca per borsisti e contrattisti, onde concedere a lavoratori e gruppi di ricerca il tempo necessario per adeguarsi alle nuove normative.

Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)

Piattaforma del CPU per decreti attuativi e statuti d’ateneo

PIATTAFORMA DI RICHIESTE DEL CPU PER LA SCRITTURA DEGLI STATUTI DI ATENEO E I DECRETI ATTUATIVI DELLA LEGGE 30 DICEMBRE 2010, N. 240, DI INTERESSE PER I PRECARI DELLA RICERCA E DELLA DOCENZA

Con la piattaforma per la fase successiva all’entrata in vigore delle nuove norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, il Coordinamento dei Precari della ricerca e della didattica – Università (CPU) intende ribadire il proprio impegno per il superamento del lavoro precario e per l’affermazione di condizioni di lavoro dignitose negli atenei italiani. Le politiche accademiche dell’ultimo quindicennio, le prassi consolidate a livello centrale e locale e tutti gli interventi legislativi, compreso l’ultimo, hanno inteso fondare il funzionamento delle università sul ricorso al lavoro privo di prospettive e diritti di decine di migliaia di lavoratori precari, soggetti ad ogni forma di arbitrio sia nella definizione delle forme contrattuali che nelle prospettive di accesso alle posizioni stabili delle università, soggette a logiche di tipo cooptativo indipendenti da qualsiasi forma di valorizzazione del talento e dei risultati. Le nuove norme appena approvate non modificano in alcun modo questo stato di cose, ma anzi amplificheranno ulteriormente i margini di arbitrio nelle procedure di reclutamento.
Per tali ragioni, la fase di riscrittura degli statuti di ateneo e di emanazione dei decreti attuativi dovrà tener conto della piaga del lavoro precario, intervenendo sui problemi preesistenti e riducendo l’impatto, prevedibilmente negativo, che le nuove norme avranno sulle condizioni di lavoro negli atenei italiani e sulle prospettive di stabilità dei lavoratori precari.
Si indicano a seguire i temi fondamentali su cui aprire ed approfondire il confronto, nella consapevolezza che purtroppo le normative esistenti non prevedono strumenti di confronto fra le realtà precarie e gli organi di governo centrali e locali del sistema universitario, per cui le potenzialità di ascolto sono legate da un lato alla ragionevolezza dei singoli atenei, del ministro e dei funzionari del MIUR, dall’altro dalle nostre capacità di esercitare una pressione costante attraverso iniziative di mobilitazione e di instaurare rapporti di stretta collaborazione con tutti i soggetti accademici. In quest’ottica, continueremo ad esercitare ogni possibile pressione nelle piazze e nelle università, congiuntamente a studenti e ricercatori e alla parte sana del corpo docente.
Riteniamo indispensabile che le commissioni che saranno incaricate di redigere i nuovi statuti di ateneo prevedano la presenza di rappresentanti di tutte le categorie del mondo universitario, inclusi i lavoratori precari della ricerca e della didattica, e sosterremo in tutte le sedi l’adozione delle misure proposte con la presente piattaforma.

CONTRATTI E DIRITTI, RECLUTAMENTO E PROGRESSIONE
- (statuti di ateneo) ai lavoratori precari con qualsivoglia tipo di contratto devono essere riconosciuti gli stessi diritti dei lavoratori strutturati dell’ateneo (asili nido, mense, parcheggi, rimborsi spese, partecipazione a bandi per fondi di ricerca d’ateneo…); in quest’ottica chiediamo che negli statuti vengano esplicitamente introdotti degli standard minimi che sanciscano diritti e tutele di cui ciascun lavoratore dell’ateneo, precario e non, deve necessariamente usufruire e si preveda la definizione di una retribuzione minima al di sotto della quale nessun rapporto di lavoro, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, possa in alcun modo scendere.
- (statuti di ateneo) ogni anno il numero di contratti da ricercatore a tempo determinato ex articolo 24, comma 3, lettera b), dell’ultima legge di riforma in essere nell’ateneo non dovrà essere inferiore al numero di contratti da ricercatore a tempo determinato ex articolo 24, comma 3, lettera a) in essere. Ciò al fine di evitare che i contratti ex-lettera a) finiscano per configurarsi come l’ennesima forma di contratto precario privo di sbocchi realistici nel sistema accademico italiano e siano invece legati ad un’effettiva possibilità di partecipazione ai contratti ex-lettera b), cd. “tenure track”.
- (statuti di ateneo) entro 4 anni e di concerto con le rappresentanze sindacali di ateneo, si deve dare attuazione letterale all’articolo 18, comma 5, della legge di riforma, ponendo fine al ricorso, per lo svolgimento di attività di ricerca all’interno dell’ateneo, a contratti precari diversi da quelli da ricercatori a tempo determinato (articolo 24 della legge) e dagli assegni di ricerca (articolo 22). In particolare, deve essere vietato qualsiasi ricorso a prestazioni di lavoro gratuite. E’ doveroso estirpare la giungla di contratti precari, privi di tutele, diritti e realistiche prospettive di sbocco, attraverso un percorso graduale e concertato, anche al fine di non trasformare l’operazione in un’immediata e colossale opera di licenziamento di migliaia di lavoratori privi di fonti di reddito alternative.
- (regolamenti d’ateneo) i regolamenti di ateneo che disciplineranno le procedure per gli assegni di ricerca (articolo 22, comma 4), i contratti per attività di insegnamento (articolo 23, comma 2) e i contratti da ricercatore a tempo determinato (articolo 24, comma 2) dovranno essere preparati da apposite commissioni che includano anche rappresentanze di lavoratori precari e dovranno assicurare il rispetto dei principi di trasparenza concorsuale e la massima pubblicità dei bandi, da pubblicare sul sito dell’ateneo e nel maggior numero possibile di siti istituzionali. A tal proposito, è auspicabile che il MIUR si impegni a costituire un portale nazionale che raccolga tutti i bandi, comprendendo anche quelli per assegni di ricerca e per contratti di insegnamento.
GOVERNANCE E RAPPRESENTANZA
- (statuti di ateneo) il numero di membri esterni dei CdA dovrà essere esattamente uguale, e mai superiore, al minimo previsto dalla legge di riforma. Ciò al fine di evitare di consegnare le università nelle mani di soggetti esterni, in aperta violazione dei principi costituzionali di autonomia universitaria, e di trasformarle in consorterie affaristiche, sopprimendone il ruolo di centri di produzione e trasmissione di culture e saperi. In quest’ottica, è opportuno ragionare sulla possibilità che il numero di componenti dei CdA sia limitato a 10 unità, in modo da ridurre a 2 il numero dei componenti esterni.
- (statuti di ateneo) in ogni caso, gli statuti dovranno regolamentare la provenienza dei membri esterni, escludendo la possibilità di nomine politiche, nonché l’ingresso dei CdA di componenti di amministrazioni di società private e di soggetti portatori di interessi politici ed economici incompatibili con l’autonomia universitaria e con i principi di libertà della ricerca e dell’insegnamento sanciti dall’articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana.
- (statuti di ateneo) almeno uno dei membri esterni dei CdA (tecnicamente, “non appartenenti ai ruoli dell’ateneo”) deve essere scelto nell’ambito del personale non strutturato dell’ateneo.
- (statuti di ateneo) presenza di rappresentanze elettive di ricercatori a tempo determinato e di assegnisti di ricerca in tutti i consigli di dipartimento, nelle strutture di raccordo e nei senati accademici, ponendo fine ad un’immotivata e discriminatoria esclusione.
- (statuti di ateneo) la designazione dei membri interni dei CdA dovrà seguire la via elettiva ed includere tutte le categorie.
- (statuti di ateneo) il parere del Senato Accademico deve essere obbligatorio e vincolante in materia di didattica, ricerca e servizi agli studenti.
RETRIBUZIONI
- (decreto ministeriale) l’importo minimo degli assegni di ricerca, da stabilire mediante decreto del ministro secondo il dettato dell’articolo 22, comma 7, della legge di riforma, non dovrà essere inferiore a 25000 euro annui. Tradotto in importo netto mensile, tale somma corrisponde a circa 1900 euro, retribuzione quanto meno compatibile con quella dei contratti europei confrontabili. E’ inaccettabile l’attuale importo netto di 1230 euro mensili, peraltro incredibilmente fermo da ben 7 anni nonostante gli aumenti del costo della vita.
- (decreto ministeriale) l’importo minimo delle docenze a contratto, da stabilire mediante decreto del ministro secondo il dettato dell’articolo 23, comma 2, della legge di riforma, non dovrà essere inferiore a 150 euro lordi per ora di lezione, anche tenendo presente che, fra preparazioni, esami e ricevimenti, ogni ora di lezione corrisponde a più ore di lavoro effettivo.

Saviano parla del lavoro gratuito

Noi vogliamo essere pagati per la ricerca e docenza che eroghiamo.

Non solo perché è giusto non lavorare gratis o per compensi risibili, ma perché solo così gli studenti e tutti i cittadini possono pretendere la giusta qualità dal servizio che forniamo. Solo se trattati con la dignità che si deve ad ogni lavoratore possiamo sfuggire ai mercanteggiamenti e ai patti subdoli e inconfessabili che si celano dietro il lavoro gratuito.

Ecco come ce lo spiega Saviano, uno che mercanteggiamenti e mafie ha cercato di combatterle, durante un’intervista per Annozero:

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Confusione sui 9000 e chiarimenti

Nichi Vendola qualche giorno fa ha inviato un videomessaggio a noi precari, descrivendoci come i “vari eroi del nostro tempo”, seppure ingrati:

Ascoltando attentamente le sue parole però abbiamo notato che è incappato in un errore piuttosto frequente anche in numerosi altre notizie che ci riguardano: i destinatari della video-lettera sono i precari, ma i 9000 posti da associato a cui fa riferimento sono riservati ai ricercatori a tempo indeterminato (RTI).

Alessandro Breccia, ricercatore a Pisa, ha perciò scritto a Nichi Vendola, chiarendo le implicazioni dell’emendamento Frassinetti. Ecco la sua mail:

“Cara redazione, caro Nichi Vendola,
mi chiamo Alessandro Breccia e faccio parte dell’Assemblea  Ricercatori Precari dell’Università di Pisa. L’Assemblea aderisce al  CPU (Coordinamento dei precari universitari), nato nell’assemblea  nazionale dello scorso 8 ottobre a Bologna.
Vi scrivo per ringraziarvi del pensiero, perché in questo buio  mediatico nel quale i ricercatori precari sono stati imprigionati il  video di Nichi è davvero prezioso, ma vi scrivo con sconforto perché  anche voi siete caduti nell’abbaglio che purtroppo ha caratterizzato  molti mass-media.

Il video si basa su un errore MARCHIANO: l’emendamento Frassinetti  (sul quale il PD in commissione si è astenuto) NON RIGUARDA i RICERCATORI PRECARI, NON E’ SALVAPRECARI, PREVEDEREBBE LA  PROGRESSIONE DI CARRIERA per 9000 RICERCATORI A TEMPO INDETERMINATO,  quindi NON PRECARI, PROMOSSI al ruolo di DOCENTI (ASSOCIATI).  Apprezzo la buona volontà; vi chiederei però per favore di  informarvi meglio perché QUESTO ERRORE DIVENTA UN BOOMERANG ANCHE  PER VOI: le decine di migliaia di precari (almeno 60mila nei vari  atenei italiani) che nei giorni scorsi si sono incazzate per gli  errori dei giornalisti rischiano di incazzarsi anche con Nichi  Vendola, che ha corroborato col video una falsità, ovvero che ci sia  stato un intervento a favore dei precari della ricerca.”

Ed ecco la pronta risposta di Nichi Vendola:

“Caro Alessandro, so di avere usato un termine inadeguato: l’emendamento bocciato dalla politica tremontiana, per cui nei prossimi sei anni, novemila ricercatori oggi a tempo indeterminato sarebbero diventati “docenti associati” non può essere confuso con un emendamento salva-precari.

So bene che il disegno di legge Gelmini, oltre a precarizzare strutturalmente la figura del ricercatore, non risponde in termini concreti alla necessità di miglioramento della qualità dell’offerta formativa, al diritto allo studio, al reclutamento, alla rimozione del blocco del turn-over, alla necessità di allargare democrazia e partecipazione.

So pure che non lenirebbe il disagio di quei 60.000 ricercatori precari, colonna portante del sistema formativo universitario, che ripongono le loro poche speranze sul nuovo ruolo dei ricercatori a tempo determinato istituito dalla riforma.

Mi scuso per aver anch’io semplificato e per non aver messo sufficientemente in evidenza il propagandismo di regime su una riforma epocale, il cui velo di retorica viene squarciato dall’imponente mobilitazione dei ricercatori e delle ricercatrici che con dedizione stanno disvelando i limiti strutturali di questo provvedimento legislativo il cui impianto determina il declino culturale e democratico delle università italiane.
Vi sono vicino.
Nichi Vendola”

Valentina

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