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“Precario” ora in versione 0-6 anni
Art. 33.
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
“Precario” lo stile di vita più diffuso tra i giovani italiani, ora è disponibile anche nella versione per i bambini da 0-6 anni. La formula è semplice: basta ridurre i finanziamenti alla scuola pubblica, quella laica e gratuita di ogni ordine e grado garantita dalla Costituzione, e aumentare i finanziamenti a quella privata.
La vita precaria dei bambini esclusi dalla scuola pubblica è testimoniata da una giovane mamma, Federica, in questa intervista:
Se siete residenti a Bologna potete venire a votare al referendum del 26 maggio, se invece siete residenti altrove, ma siete solidali con la causa e preoccupati a tempo indeterminato, potete sottoscrivere l’appello “Bologna riguarda l’Italia”: http://referendum.articolo33.org/firma-lappello/
Lettera aperta dei giovani antropologi “freelance”
La crisi finanziaria del 2008 ha aperto in Europa una fase di profonda trasformazione economica, sociale e politica, tale da scuotere le certezze del passato e da porre con forza il problema della valorizzazione del patrimonio di conoscenze. Dinanzi all’attuale orizzonte storico e sociale di crisi, il fatto che l’antropologia socio-culturale non abbia quasi nessuna rilevanza al di fuori delle università, il fatto che abbia perso le battaglie intraprese negli ultimi anni, ci impone di rivedere criticamente traiettorie e strategie. Lo sguardo critico è il punto di forza dell’antropologia, anche se allo stato dei fatti sembra essere stato rimosso dalle nostre ragioni pratiche.
In questa sede e con questa lettera aperta vi stiamo chiedendo in modo chiaro di riflettere seriamente sulle responsabilità che hanno portato allo status quo, ma anche di guardare oltre per cercare nuove sinergie e rafforzare l’efficacia delle nostre “azioni pubbliche” all’interno e all’esterno dell’accademia. Con questo obiettivo ci rivolgiamo ad Aisea e Anuac, nella speranza di trovare un fertile dialogo.
Streaming Assemblea del 7 dicembre 2012
A questo link http://www.ustream.tv/channel/assemblea-nazionale-precari-della-conoscenza potrete seguire lo streaming dell’Assemblea dei Precari della Conoscenza.
Invito Assemblea precari FLC – Roma 7 dicembre 2012
Riceviamo e pubblichiamo l’invito all’assemblea organizzata dai precari FLC-CGIL di scuola e università:
Care precarie e cari precari,
vi invitiamo a partecipare all’assemblea nazionale dei precari della conoscenza che si terrà
venerdì 7 Dicembre 2012 a Roma, dalle 10.30 alle 17.30, presso l’ITT C. Colombo in via Panisperna 225.
La scuola, l’università e la ricerca pubblica, così come i settori della scuola non statale, della formazione professionale e di quella artistica e musicale sono stati gravemente colpiti dai provvedimenti del governo attuale e di quello che lo ha preceduto. In questo scenario disastroso all’instabilità politica, economica e sociale del nostro paese corrisponde una sola condizione stabile: la precarietà del nostro lavoro.
Nessuno di noi si è ritenuto assolto, ma sappiamo anche che dopo le intense mobilitazioni degli ultimi anni, in cui siamo stati protagonisti insieme agli studenti medi e universitari, oggi ciò che ci troviamo davanti sono solo macerie. Non possiamo solo restare a guardarle con rabbia, è necessario ripartire.
La precarietà del nostro lavoro in Italia è oggi essenzialmente assenza di diritti, di tutele e di rappresentanza e se vogliamo superare la condizione di grave disagio che pesa sulle nostre spalle, sulle nostre famiglie e sul nostro futuro dobbiamo pretendere che l’investimento sulla conoscenza, le opportunità di lavoro e il welfare della generazione precaria siano al centro dell’azione del prossimo governo e dell’agenda delle forze politiche che ambiscono a rappresentarci.
Abbiamo il sospetto che per sopravvivere oggi, nell’epoca della meritocrazia senza opportunità, sia necessario avere un’idea chiara sul domani che vogliamo. Per condividerla, costruirla insieme e far sì che sia parte integrante della proposta della FLC CGIL vi invitiamo a ripartire insieme da via Panisperna il prossimo 7 Dicembre 2012.
Roma, 1 Dicembre 2012
Proseguono le sentenze favorevoli ai precari
Riportiamo una notizia dal sito delle FLC-CIGL:
Nei giorni scorsi il Tribunale di Roma e quello di Alessandria si sono pronunciati positivamente rispetto ai ricorsi presentati da alcuni lavoratori precari della scuola assistiti dai nostri legali. I giudici hanno dichiarato il diritto dei ricorrenti al riconoscimento dell’anzianità di servizio per i periodi di lavoro svolti con contratti a tempo determinato e al pagamento dei relativi scatti maturati.
Con queste pronunce viene ribadito il principio già riconosciuto dalla normativa europea (1999/70/CE) che non vi può essere disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato. Trovano così conferma e si rafforzano le ragioni della vertenza avviata dalla FLC CGIL a tutela dei lavoratori precari e contro l’abuso del lavoro a termine.
Un 14 Novembre contro l’Europa dell’austerità
Io voglio restare: campagna e gruppi di lavoro
Sabato 10 novembre a Firenze, in occasione dello European Social Forum e in un’assemblea affollata, e’ stata presentata la campagna: Io voglio restare.
Su Il Corsaro.info l’appello e’ stato raccontato in questo modo (e noi precari della didattica e della ricerca non possiamo che condividere, aderire e supportare l’iniziativa):
“Sono passati solo pochi giorni dalle ennesime dichiarazioni del ministro Fornero, con i suoi inviti alla rassegnazione, ed una generazione sempre più schiacciata dalla crisi di un modello economico che porta solo esclusione sociale e precarietà torna a parlare pubblicamente di se stessa con l’obiettivo di riprendere davvero parola nel discorso pubblico.
“Serve un’inversione di rotta radicale e di lungo periodo: e chi deve prendere in carico una simile sfida, se non noi stessi?” Questo il senso dell’appello “Io voglio restare“, lanciato in questi giorni e che prelude ad una campagna e ad un primo incontro nazionale, che si svolgerà sabato 10 novembre a Firenze nell’ambito di Firenze 10+10, forum internazionale che si svolge a 10 anni dallo straordinario social forum europeo di Firenze.” Continua qui
Una mini rassegna stampa dei quotidiani che hanno rilanciato l’appello.
Un’università mandata avanti da precari
Pubblichiamo questa tabella con i numeri e lasciamo a voi i commenti
| la creatività contrattuale | i numeri precari |
| docenti a contratto | 42649* |
| collaboratori linguistici | 381* |
| personale impegnato in attività di tutorato | 21968* |
| borse di studio | 4773* |
| borse post-doc | 515* |
| assegni di ricerca | 18300* |
| co.co.co. | 7964* |
| ricercatori a tempo determinato | 1609** |
| formazione specialistica dei medici | 27834* |
| altro | 618* |
| totale | 126611 |
* fonte: http://statistica.miur.it/ (rilevazione 2011)
** fonte: http://cercauniversita.cineca.it/ (al 31/12/2011)
| di ruolo | a contratto oa tempo determinato | totale | |
| Professori(associati+ordinari) | 31853 | 42649 | 74502 |
| collaboratori linguistici | 1480 | 381 | 1861 |
| ricercatori | 25496 | 61613* | 86209 |
*la voce comprende i seguenti contratti di ricerca: borse di studio, borse post-doc, assegni di ricerca, co.co.co., ricercatori a tempo determinato, contratti di formazione specialistica dei medici, altro.
In percentuale
| di ruolo e a tempo indeterminato | a contratto o
a tempo determinato |
|
| professori | 43%*** | 57% |
| ricercatori | 29% | 71%**** |
| collaboratori linguistici | 80% | 20% |
*** professori associati+ordinari
****la voce comprende i seguenti contratti di ricerca: borse di studio, borse post-doc, assegni di ricerca, co.co.co., ricercatori a tempo determinato, contratti di formazione specialistica dei medici, altro.
Spunti per un dibattito sul reclutamento
Sia chiaro: i precari sono ben consapevoli di essere la categoria che all’interno dell’università ha maggiormente sperimentato sulla propria pelle le distorsioni di un sistema di reclutamento in larga parte fondato su pratiche mafiose e clientelari. Ciò significa che non possiamo non vedere con favore sia l’introduzione di meccanismi di valutazione dei singoli dipartimenti che una profonda revisione delle procedure di reclutamento precedenti e successive alla legge 240 (visto che, almeno per quanto riguarda la selezione dei ricercatori a tempo determinato TD, la nuova normativa ha solo peggiorato i vecchi sistemi concorsuali localistici e deresponsabilizzanti). L’incentivo a politiche di reclutamento virtuose e la limitazione degli arbitri delle commissioni sono elementi necessari per costruire un’università nella quale un giorno si possa dire “è uscito il bando per un concorso in scienze di questo argomento” e non “è uscito il bando per il concorso di Mario Rossi”.
Purtroppo però in Italia le cose non prendono mai la piega auspicata e la costruzione del nostro sistema di valutazione è divenuta rapidamente oggetto degli appetiti della politica e delle lobby accademiche, che hanno subito cercato di trasformare l’organismo di valutazione in uno strumento delle proprie lotte di potere.
Per quanto riguarda la politica, negli ultimi due anni sono apparse chiare le volontà di trasformare l’ANVUR in terreno di lottizzazione e di usarlo come arma per mettere l’università e la ricerca sotto un controllo politico e ministeriale sempre più asfissiante e per ridurre i poteri e l’importanza del CUN, i cui membri, a differenza dell’ANVUR, non sono di diretta nomina politica, ma elettivi e quindi più indipendenti (anche se purtroppo l’elezione dei suoi componenti è stata spesso condizionata dall’influenza di corporazioni e di società scientifiche notoriamente dominate dall’influenza di cupole baronali). In particolare, nell’ambito di queste dinamiche sono stati impropriamente assegnati all’ANVUR compiti e funzioni che non dovrebbero essere propri di un organismo di valutazione finale, primo fra tutti la possibilità di intervenire sulle procedure di reclutamento, visto che l’arbitro non dovrebbe mai avere voce in capitolo sulla formazione delle rose delle squadre (quando questo accade si crea evidentemente un corto-circuito: un conflitto di interesse nel quale l’ANVUR finirà inevitabilmente per giudicare se stessa e le proprie scelte). E’ inoltre evidente che nella nomina (da parte della politica) dei membri dell’ANVUR non è stata tenuta in alcuna considerazione l’esperienza nella valutazione della ricerca: da qui il caos-abilitazioni e i clamorosi errori ampiamente denunciati dal sito Roars e da altri soggetti universitari. A questo proposito vogliamo comunque precisare che, a nostro giudizio, gli errori commessi dall’ANVUR non significano che la bibliometria (esclusivamente nei settori nei quali è consolidata e utilizzabile) debba essere rifiutata. Riteniamo anzi che essa tuteli i precari di quei settori dagli arbitri e dalle pratiche mafiose del reclutamento universitario, a patto che nei settori “bibliometrici” venga usata con ragionevolezza e che non sia estesa arbitrariamente ed impropriamente ad altri settori, nei quali non è evidentemente applicabile.
Se il reclutamento deve essere numericamente esiguo, non siamo naturalmente contrari a che i pochi posti vadano agli studiosi più capaci e perciò a criteri molto selettivi. Ma contestiamo con forza la premessa (l’esiguità del reclutamento) e il criminoso disegno perseguito dalla legge 240 di abolire la figura del ricercatore a TI costringendo i precari a dover competere con ricercatori con molti più anni di attività alle spalle e quindi con curriculum mediamente più corposi (competizione oramai inevitabile, visto che la figura del RTDb, la presunta tenure track, è stata un clamoroso e miserabile fallimento). Poiché è ben evidente che la combinazione di questa scelta e dell’esiguità del reclutamento è già di per se letale per tutte le generazioni under-40, riteniamo di non poterci proprio permettere l’inettitudine e le perdite di tempo dell’ANVUR.
Per queste ragioni:
- ci uniamo alla richiesta di dimissioni dei componenti dell’ANVUR
- chiediamo che il ministro intervenga rapidamente per consentire l’avvio e la conclusione in tempi brevi delle procedure per le abilitazioni scientifiche nazionali e per abrogare tutte le decisioni sue e dell’ANVUR che potrebbero essere oggetto di fondati ricorsi e produrre un ulteriore allungamento dei tempi
- pretendiamo che la politica prenda immediatamente atto del fallimento della presunta tenure track e, prima di completare del tutto il genocidio della generazione under-40, riformi pesantemente la legge 240, tra le altre cose introducendo una figura a tempo indeterminato al di sotto della posizione di professore associato
- ribadiamo la richiesta di restituire alle università i fondi necessari per far ripartire quanto prima le politiche di reclutamento
Il “placebo” dell’abilitazione nazionale
Sgombriamo subito il campo da possibili dubbi ed equivoci: è giusto ed opportuno che i docenti e ricercatori precari partecipino alla procedura per l’abilitazione scientifica nazionale fissata con scadenza 20 Novembre 2012, l’abbiamo già detto per tempo.
Detto questo, non possiamo tacere gli infiniti lati oscuri della procedura proposta dal MIUR. Il meccanismo andrebbe profondamente rivisto in generale, mentre in particolare non offre alcun tipo di risposta ai problemi e allo stato di demoralizzazione generalizzato degli oltre 40mila precari dell’università.
