Mini rassegna stampa, video e online content: Università Bene Comune
Corriere di Bologna:
E Bologna alza la voce per la scuola pubblica
Il Manifesto:
Corriere di Bologna:
E Bologna alza la voce per la scuola pubblica
Il Manifesto:
Il mondo della scuola e quello dell’università annunciano una importante iniziativa nazionale.
Il 23 marzo ”l’urlo della scuola”: una giornata di attenzione da ogni parte del paese per dire, ascoltateci!
Il 24 marzo, a Bologna, al Teatro Testoni si terrà la Convenzione nazionale della scuola bene comune: dopo l’urlo i pensieri e le proposte.
L’iniziativa, concomitante e connessa, “Università bene comune” si tradurrà in un’assemblea nazionale
Sabato 24, Aula “Barilla” di p.zza Scaravilli 1/1,
con il sostegno e la partecipazione dei principali movimenti di protesta contro lo smantellamento dell’università pubblica.
Per illustrare gli eventi, è indetta una
conferenza stampa per Lunedì 19 marzo presso le Scuderie, in piazza Verdi, alle ore 11
L’ assemblea nazionale per una “Università bene comune” è promossa da:
Conpass, CPU, Link, Docenti preoccupati, Rete 29 Aprile, ADI, Convenzione Nazionale della scuola bene comune
con il sostegno di:
Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e provincia – Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza – Associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica – Associazione Scuola Futura di Carpi (Mo) – CISP/Centro Iniziative per la Scuola Pubblica (Roma) – Comitato Insegnanti Precari, Cip Associazione Nazionale – Comitato bolognese Scuola e Costituzione – Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova – Coordinamento Buona Scuola di Carpi (Mo) – Coordinamento Genitori Democratici di Pordenone – Coordinamento nazionale Genitori Democratici – Coordinamento Precari Scuola Bologna – Coordinamento Presidenti Consigli di Circolo e Istituto di Bologna e Provincia – Coordinamento Provinciale Presidenti Consigli d’Istituto e Comitati genitori di Modena – Genitori e Scuola, Coordinamento Nazionale dei Comitati e dei Genitori della scuola – “La scuola siamo noi” (Pr)
Adesso anche l’unico striminzito modo che ha un ricercatore precario per finanziarsi la ricerca ed emanciparsi dalle tutele accademiche, viene contaminato dal virus del localismo.
Il nuovo bando FIRB 2012 (finanziamenti per giovani ricercatori) prevede infatti che ogni ateneo o ente di ricerca selezioni a monte un numero di progetti “non superiore allo 0,5% del numero di docenti e ricercatori presenti nei propri suoli al momento della scadenza del bando”.
Questo meccanismo, già condannato da molte associazioni nel caso dei PRIN (con un piccolo successo, ovvero il passaggio allo 0,75%) risulta ancora più odioso e pericoloso nel caso dei ricercatori precari. C’è il rischio concreto che i progetti selezionati piuttosto che quelli migliori siano quelli dei ricercatori più “garbati” e servizievoli con i vari ordinari, più legati ai baroni di ogni ateneo e, comunque, dei ricercatori attivi negli atenei più grandi.
L’intera legge Gelmini si fonda su una recrudescenza di localismo e di gerarchie nel governo della ricerca e degli atenei, quindi chiediamo che ci venga lasciato almeno il FIRB, uno dei pochi fondi che permettono ai giovani ricercatori di emanciparsi da queste logiche. Si cancellino immediatamente i limiti di progetti FIRB da presentare per ogni ateneo.
Nella maggior parte degli atenei si stanno discutendo e approvando ora i regolamenti per le procedure di reclutamento dei futuri Ricercatori a tempo determinato (RTD). Si tratta di una fase molto delicata nella quale si definiscono norme essenziali per il futuro di tutti i precari.
Occorre evitare che i nuovi ricercatori siano semplicemente degli assegnisti di ricerca sotto altro nome e che la loro scelta avvenga secondo criteri esclusivamente localistici.
Per facilitare tutti nelle discussioni che avvengono ateneo per ateneo, eccovi alcuni punti sui quali è importante che l’attenzione non cali.
Progetti di ricerca
In molte bozze gli Atenei cercano di inserire nei requisiti dei bandi la possibilità di un’eventuale indicazione di uno specifico progetto/programma di ricerca (o dei programmi/progetti) cui sarebbe collegato il contratto. La motivazione addotta è spesso che una formulazione del genere viene incontro ai finanziamenti privati che gli atenei dovranno cercare di catturare.
E’ inopportuno invece che si possa indicare qualcosa di più specifico del Settore Scientifico Disciplinare (SSD) sui si riferisce il bando.
Perché siamo contrari?
Spedito il 19/10/2011 All’On.le Ministro
S E D E
PARERE
Decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei
professori universitari, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240”.
Indice
PREMESSA
LE SCELTE E LE ESPERIENZE DEL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
PARTE PRIMA
IL DISEGNO DELLE NUOVE PROCEDURE DI ABILITAZIONE NELLO SCHEMA DI DECRETO MINISTERIALE
1. LA “TENUTA” DELLE PROCEDURE DI ABILITAZIONE: TRA INCERTEZZE E DISTANZE DALLA L. N.240/2010;
2. LA DEFINIZIONE SOLO PARZIALE DEI CRITERI E DEI PARAMETRI: IL CASO DEGLI INDICATORI DI RILEVANZA SCIENTIFICA (ART.6 REG.);
3. LA “SCELTA” DI RINVIARE LE SCELTE: GLI INTERROGATIVI APERTI E LE INDETERMINATEZZE DELL’ART.6 REG.
4. LA FRAGILE (APPARENTE) PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ SCIENTIFICHE;
5. LE ALTRE DISTANZE DALLA L. N. 240/2010: AREE DISCIPLINARI, SOTTO-INSIEMI, SETTORI CONCORSUALI O SETTORI SCIENTIFICO-DISCIPLINARI?
6. LE ALTRE INCERTEZZE E GLI OSTACOLI A UNA VALUTAZIONE ADEGUATA
PARTE SECONDA
ANALISI DELLE DISPOSIZIONI
PREMESSA
LE SCELTE E LE ESPERIENZE DEL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
Il Consiglio Universitario Nazionale ha da tempo individuato in un’efficace valutazione individuale e collettiva lo strumento più adatto per mantenere e migliorare la qualità del sistema universitario. Continua a leggere…
In merito all’interpretazione dell’Art. 3, comma 4, del D.M. sui criteri e parametri per l’abilitazione scientifica nazionale.
È circolata in rete una bozza del Decreto Ministeriale riguardante il “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240.”.
C’è un punto in particolare che ci sta molto a cuore:
All’Art. 3, comma 4, del Regolamento, è infatti previsto che “Nella valutazione di candidati già in servizio come professori associati o ricercatori o in posizioni equivalenti all’estero, fatta salva la considerazione complessiva dei titoli di cui all’articolo 4, comma 4, e all’articolo 5, comma 4, sono prese in considerazione esclusivamente le pubblicazioni prodotte dopo la nomina nella posizione in godimento.”.
Il testo appare piuttosto confuso, e potrebbe produrre conseguenze molto gravi per le legittime possibilità di carriera di migliaia (altri 35mila) ricercatori e docenti precari.
Vorremmo in particolare che venisse precisato:
1) che la procedura di abilitazione è aperta a tutti i candidati che posseggono, o ritengono di possedere i requisiti di qualificazione scientifica dettagliati nel regolamento, indipendentemente dalla carriera professionale pregressa, e in particolare dalla circostanza relativa alla loro presenza in particolari ruoli o posizioni accademiche;
2) che per i ricercatori a tempo determinato di cui all’articolo 24 della legge 240 la considerazione delle pubblicazioni sottoposte alla valutazione per il conferimento dell’abilitazione alle funzioni di Professore Associato non sia ristretta solamente a quelle realizzate durante la permanenza in tale posizione, ma che esse possano essere tratte dalla produzione scientifica maturata durante tutta la propria carriera.
Coordinamento Precari Università
L’articolo su “Il fatto quotidiano” ripercorre le tappe dell’approvazione dello Statuto di Ateneo.
Che la strada per Ivano Dionigi fosse tutta in salita si era capito già dal momento del suo insediamento, nell’autunno del 2009. Appena varcata la porta di Palazzo Poggi nelle nuove vesti di magnifico rettore, Dionigi si trova costretto a guidare un’Università come quella di Bologna (83000 studenti, 23 facoltà e sedi sparse tra Bologna, Rimini, Forlì, Cesena e Ravenna) in un mare in tempesta per i tagli di Tremonti prima e per i piani di riforma della Gelmini poi. E in un contesto come quello, il passo dal ruolo accademico a quello politico è breve e quasi impercettibile.
…
Continua qui
Non sono necessarie le ultime notizie dalle prime pagine dei quotidiani per schierarsi dalla parte dell’istruzione pubblica e della ricerca, per scegliere il proprio progetto per il futuro, per difendere il diritto allo studio e i diritti di tutti i lavoratori della scuola e dell’università pubblica statale. E’ già tardi: le “riforme” hanno iniziato ha distruggere la scuola, l’università e la ricerca. Ma è ancora utile unirsi a chi denuncia, protesta, propone un’altra istruzione pubblica, radicalmente diversa da quella imposta dal Governo e giustamente radicata nell’ambito della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università, in continuità con il percorso di mobilitazioni costruito insieme agli studenti e ai ricercatori universitari contro la “riforma” imposta alla comunità universitaria in movimento dal voto del Senato lo scorso 23 dicembre, partecipa al corteo del 12 Marzo 2011 in partenza dall’Università La Sapienza di Roma alle ore 12.30 – Piazzale Aldo Moro.
Roma, 11 Marzo 2011
Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
http://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/
Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_130272773706605
Lettera al rettore del Politecnico di Torino
Magnifico Rettore,
le Facoltà di Architettura della Sua università hanno appena emanato due
bandi (avvisi n. 3/2011 e 4/2011) per complessivi 33 incarichi di docenza.
Le segnalamo che a nostro parere tali bandi sono irregolari in quanto richiamano esplicitamente le norme dell’articolo 1, comma 10, della legge 230/05 (c.d. “legge Moratti”), appena abrogati dall’articolo 29, comma 11, lettera c, della legge 240/10 (c.d. legge Gelmini), e del D.M. 8 luglio 2008 che, a decorrere dal 29 gennaio u.s., ha cessato i propri effetti in quanto decreto attuativo del già citato comma della legge Moratti.
Per quanto riguarda il richiamo all’articolo 23, comma 2, della legge
Gelmini, al momento tali disposizioni possono essere utilizzate unicamente
per l’assegnazione di incarichi di docenza ai professori e ai ricercatori,
ma non possono essere richiamate per l’assegnazione di incarichi a personale esterno o non strutturato in quanto non è ancora stato emanato il decreto ministeriale che ne fissa la retribuzione. Va da sé che, una volta emanato quest’ultimo decreto, l’importo degli incarichi di docenza dovrà essere quello ministeriale e non avranno alcun valore eventuali preesistenti
tabelle interne degli atenei.
Certi della Sua cortese attenzione, cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri migliori saluti,
Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
All’interno della Commissione per la modifica dello Statuto
dell’Università di Pisa sarà presente un rappresentante dei ricercatori precari. Al rappresentante, senza diritto di voto, sarà riconosciuto diritto di parola e di proposta su tutte le questioni affrontate. Si tratta di un compromesso – i precari chiedevano anche il diritto di votare all’interno della Commissione – ma allo stesso tempo la decisione di oggi rappresenta una novità assai rilevante, che fa di Pisa la prima Università d’Italia a riconoscere una rappresentanza ai ricercatori e ai docenti non strutturati (circa tremila solo nell’ateneo pisano). Nonostante i tempi assai stretti abbiamo deciso di organizzare una consultazione elettorale, che si svolgerà giovedì 24 febbraio dalle 10 alle 18 nel palazzo della Sapienza (v. Curtatone e Montanara), volta a designare il rappresentante del personale non strutturato all’interno della Commissione.