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Articoli taggati ‘università’

Non cancellare il valore legale, ma aumentare il “valore reale” del titolo di studio

Prontuario delle risposte al questionario truffa del Ministero dell’istruzione

Le risposte che trovate qui di seguito alle domande del questionario del Miur mirano ad evitare che il Governo possa trovare legittimità popolare sufficiente a cancellare il valore legale del titolo di studio.

Se volete evitare l’abolizione del valore legale, vi proponiamo qui di seguito possibili risposte al “questionario truffa”

P.S. Al fondo del prontuario trovate le ragioni della nostra contrarietà all’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Tematica I: Accesso alle professioni regolamentate

Quesito 1

Come giudicate la necessità di possedere uno specifico titolo di studio per poter esercitare una determinata professione?

a) Positivamente, perché il possesso di uno specifico titolo di studio garantisce la qualità della prestazione resa dal professionista, che il cliente potrebbe non essere in grado di verificare da solo.
b)
Negativamente, perché lanecessità di possedere uno specifico titolo di studio impedisce che soggetti con competenze acquisite attraverso l’esperienza pratica e/o attraverso studi personali possano esercitare una determinata professione.
c)
Dipende dal tipo di professione.


In
questo caso, potete indicare le professioni alle quali vi riferite e illustrare la vostra opinione (max 500 caratteri):________________________________________________________________________

Risposta: A

Motivazioni: Il possesso di un titolo di studio offre la garanzia che si arrivi a svolgere una determinata professione, non solo provvisti delle necessarie competenze, ma anche con la dovuta capacità critica in grado di permettere un miglioramento della professione in questione e dunque un avanzamento generale della società.

Ovviamente perché così sia i titoli di studio devono essere l’espressione di un percorso di apprendimento serio e che offra agli studenti i migliori strumenti e strutture possibili per affrontarlo.

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Rassegna stampa: Università e Scuola

A cura di Sergio Brasini

Università

Massimiliano Vaira (Roars), Una comparazione tra paesi europei: il reclutamento del personale accademico

http://www.roars.it/online/?p=6512

Alberto Baccini e Mario Ricciardi (Roars), VQR, la composizione dei GEV ed una questione di fairness

http://www.roars.it/online/?p=6794

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Progetto: Università democratica

Premessa

La riforma Gelmini è stata elaborata senza che venisse messo in campo alcun processo conoscitivo che gettasse luce sullo stato reale dell’università italiana. Piuttosto, si è giustificata la necessità di una riforma ‘punitiva’ estrapolando e generalizzando alcuni ‘casi-scandalo’, le cui cause sono state individuate nel ‘comportamento’ errato di singoli individui.

Il consenso politico della legge Gelmini poggia dunque su due punti: su un discredito di chi lavora nell’università pubblica e sulla assenza di un’indagine empirica che riesca a cogliere e tener conto della complessità ‘antropologica’ e ‘sistemica’ dell’università. La riforma, pertanto, non ha affatto contribuito ad alleviare le lacune e problematiche del sistema e della vita universitaria, anzi le ha aggravate.

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Dopo la lunga lista delle miserie noi passiamo alle proposte: L’urlo della scuola e Università Bene Comune

Un articolo di Francesca Coin nel blog de Il fatto quotidiano anticipa e introduce la due giorni dedicata ad assemblee e dibattiti su scuola e università. Il 23 e 24 marzo a Bologna.
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“Il governo dei professori non è interessato alla scuola”: è questo l’urlo che aprirà la due giorni dedicata ad assemblee e dibattiti su scuola e università il 23 e 24 marzo a Bologna. Genitori, studenti, insegnanti, docenti, ricercatori strutturati e precari, assegnisti e dottorandi, e in generale tutti coloro che si sentono parte della “rete dei sensibili“, si incontreranno venerdì 23 marzo nelle scuole di tutte le città per riportare l’attenzione sullo stato di umiliazione in cui versa l’istruzione pubblica in Italia.

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Difendiamo l’università pubblica dallo smantellamento – sabato 24 marzo 2012

L’assemblea di Bologna si propone di riunire tutti coloro che sono interessati ad impegnarsi attivamente per difendere l’università pubblica dallo smantellamento e per liberarla dal potere baronale.

L’obiettivo è quello di discutere ed elaborare insieme una visione condivisa, insieme a strategie ed iniziative comuni e partecipative di resistenza e di proposta, a partire dai temi elencati all’ordine del giorno.

Per questo motivo, l’intero pomeriggio dell’assemblea verrà dedicato alla stesura collettiva di un documento in cui si metteranno per iscritto i punti condivisi dai partecipanti, usando come base di partenza i documenti già inoltrati agli organizzatori e consultabili al link http://unibec.temilavoro.it/ .

Luogo: Bologna, Aula Barilla di p.zza Scaravilli 1/1

Sabato 24 marzo 2012

Programma

ore 10:00 interventi introduttivi sui temi all’ordine del giorno, sulla base dei documenti inviati agli organizzatori, a cura degli organizzatori.

ore 10:45 inizio dibattito ed interventi

ore 13:00 pausa pranzo (portate pranzo al sacco!)

ore 14:00 presentazione e discussione del documento conclusivo

ore 17:00 votazione finale del documento conclusivo

Conferenza stampa 19/03/12- Università bene Comune

Il mondo della scuola e quello dell’università annunciano una importante iniziativa nazionale.

Il 23 marzo ”l’urlo della scuola”:  una giornata di attenzione da ogni parte del paese per dire, ascoltateci!

Il 24 marzo, a Bologna, al Teatro Testoni si terrà la Convenzione nazionale della scuola bene comune: dopo l’urlo i pensieri e le proposte.

L’iniziativa, concomitante e connessa, “Università bene comune” si tradurrà in un’assemblea nazionale

Sabato 24, Aula “Barilla” di p.zza Scaravilli 1/1,

con il sostegno e la partecipazione dei principali movimenti di protesta contro lo smantellamento dell’università pubblica.

Per illustrare gli eventi, è indetta una

conferenza stampa per Lunedì 19 marzo presso le Scuderie, in piazza Verdi, alle ore 11

L’ assemblea nazionale per una “Università bene comune” è promossa da:

Conpass, CPU, Link, Docenti preoccupati, Rete 29 Aprile, ADI, Convenzione Nazionale della scuola bene comune 

con il sostegno di:

Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e provincia – Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza – Associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica – Associazione Scuola Futura di Carpi (Mo) – CISP/Centro Iniziative per la Scuola Pubblica (Roma) – Comitato Insegnanti Precari, Cip Associazione Nazionale – Comitato bolognese Scuola e Costituzione – Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova – Coordinamento Buona Scuola di Carpi (Mo) – Coordinamento Genitori Democratici di Pordenone – Coordinamento nazionale Genitori Democratici – Coordinamento Precari Scuola Bologna – Coordinamento Presidenti Consigli di Circolo e Istituto di Bologna e Provincia – Coordinamento Provinciale Presidenti Consigli d’Istituto e Comitati genitori di Modena – Genitori e Scuola, Coordinamento Nazionale dei Comitati e dei Genitori della scuola – “La scuola siamo noi” (Pr)

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Rassegna stampa: “Atenei e impresa, piano in otto mosse”

9 novembre 2011 Lascia un commento

Vi proponiamo un interessante articolo di Gianni Trovati, pubblicato da Il Sole 24 Ore  l’8 novembre 2011, nella speranza di stimolare una riflessione e un dibattito:

“Un accordo strategico, in otto mosse, per portare sul terreno dell’attuazione pratica la riforma dell’università e fare in modo che la sua applicazione concreta non tradisca lo «spirito» con cui è stata costruita. È il senso del protocollo d’intesa firmato ieri a Milano da Confindustria e Conferenza dei rettori, per tenere sotto osservazione otto «temi critici» della nuova università, dai consigli di amministrazione aperti alle imprese al debutto sul lavoro dei laureati triennali, dal reclutamento dei professori di domani al tasso di successo nei progetti di ricerca e trasferimento tecnologico. Fil rouge degli otto tasselli dell’accordo: la trasparenza, che promette di monitorare i vari aspetti dell’attuazione e tradurli in dati da pubblicare su Internet anche in chiave “competitiva”, e l’orizzonte internazionale, per confrontare gli orientamenti italiani con quelli dei Paesi competitori.
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Abilitazione nazionale bocciata dai professori

Dalla rassegna stampa del governo: Il Sole 24 Ore in data 20 ottobre 2011.

È «irragionevole» prevedere che nella valutazione di chi punta all’abilitazione nazionale da associato e ordinario siano prese in considerazione solo le pubblicazioni prodotte dopo l’ultima nomina ricevuta dal candidato, e non piace l’applicazione diffusa di indicatori bibliometrici non solo per valutare aspiranti associati e ordinari, ma anche per decidere chi può far parte delle commissioni giudicanti.

Non è tenero il giudizio dei docenti del Consiglio universitario nazionale sulla bozza di regolamento ministeriale sull’abilitazione nazionale, ultimo tassello necessario a far partire i concorsi nazionali previsti dalla legge Gelmini (anticipato sul Sole 24 Ore del 15 ottobre scorso). Di qui la richiesta di modificare 16 punti sparsi nei 9 articoli di regolamento (nemmeno il titolo si salva dalle obiezioni del Cun), e in particolare di rivedere i criteri di valutazione delle pubblicazioni.

Nel tentativo di costruire un meccanismo di giudizio il più possibile oggettivo, il ministero ha puntato sugli indicatori bibliometrici internazionali nei settori in cui sono diffusi e su parametri analoghi che l’Agenzia nazionale di valutazione è chiamata a costruire dove mancano. Per avere speranze di ottenere l’abilitazione, secondo il provvedimento i candidati dovranno raggiungere una valutazione superiore alla mediana ottenuta dal totale dei “concorrenti”. Il riferimento alle «migliori prassi internazionali», ribatte il Cun, è troppo generico, la delega all’Anvur troppo ampia e la «partecipazione» della comunità scientifica alla costruzione dei criteri è troppo trascurata. Non solo. Il regolamento impone che per essere commissari gli ordinari debbano vantare una qualificazione scientifica pari a quella dei candidati e una produzione scientifica continuativa di livello negli ultimi cinque anni; nessuna obiezione sul primo requisito, ma il Cun contesta gli «automatismi», soprattutto sulle pubblicazioni.

L’altra regola contestata, relativa all’esame limitato alle pubblicazioni successive all’ultima nomina, era finita al centro delle obiezioni anche dei ricercatori, perché rischia di tradursi in un premio all’anzianità nel ruolo più che al merito della produzione.

E dopo aver assediato i monumenti, come le piazze e il parlamento, si salvi chi può…

Su l’Unità l’inchiesta di di Mariagrazia Gerina:

Per bloccare l’approvazione della legge Gelmini sono saliti sui tetti, hanno smesso di insegnare, si sono aggrappati ai monumenti simbolo del paese, hanno assediato il parlamento. La storia, nelle aule di Camera e Senato, si sa come è andata a finire. Ma nelle università, a distanza di otto mesi dall’approvazione della riforma che non avrebbero voluto, che cosa sta succedendo? «Sentinella a che punto è la notte?»: lo abbiamo chiesto prima di tutto a loro, ai ricercatori italiani, precari e non, giovani e meno, che sul destino dell’università in Italia hanno vegliato forse come nessun altro. Che «fine» sta facendo l’università? E che «fine» stanno facendo loro, a cominciare dai precari? Con loro che dovrebbero rappresentare il futuro dell’università la riforma Gelmini sta mostrando il volto peggiore. Altro che le 1500 assunzioni per tre anni promesse durante la discussione d’aula. I fondi per quella assunzioni non ci sono. Mentre la paralisi degli atenei, persi dietro ai tagli e alla «nuova» mastodontica burocrazia, ha di fatto determinato il blocco delle assunzioni e dei contratti. E ciascuno si salva come può. Chi fugge in Francia o negli Stati Uniti, quasi in esilio, chi si ritrova senza contratto o dopo dieci-quindici anni si decide ad abbandonare la ricerca per un posto in azienda. Un’espulsione di massa.

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I precari invisibili di Bologna fondano la Bononia University Precarious Press

L’articolo di Antonio Celavi su “Il fatto quotidiano”

“Le città invisibili sono le città delle memorie e dei desideri, delle promesse non mantenute e degli ideali negati, delle città possibili rimosse”. Si aprono così Le città invisibili. Variazioni precarie sul tema, scritte dalla rete dei Ricercatori precari di Bologna, per la neonata casa editrice BUPP, Bononia University Precarious Press, a fare il verso alla “prestigiosa” Bononia University Press, casa editrice legata all’Ateneo bolognese. Continua qui

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