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Piccola rassegna stampa del 24 novembre


Questa rassegna verrà aggiornata durante la giornata, ma per il momento segnaliamo:

Porcellum universitario

di Paolo Bertinetti*

Nel giugno del 2008 scrissi un articolo in cui denunciavo le decisioni del Ministro Tremonti relative all’Università. Tagli dei fondi e tagli del personale (ogni cinque pensionamenti soltanto un’ assunzione). Era quella la riforma dell’Università. Purtroppo fui uno dei pochissimi a prendere subito posizione. Nell’autunno ci pensarono però gli studenti (e anche diversi docenti). […]
http://www.unita.it/news/scuola/106189/porcellum_universitario

I tagli al futuro

di CHIARA SARACENO

Ci sono molte buone ragioni per riformare l’università italiana. Razionalizzare la frammentazione di corsi di laurea, facoltà, materie, che spesso corrisponde solo a logiche vuoi corporative, vuoi territoriali. Premiare il merito delle università sia nel campo della ricerca che in quello della qualità didattica. Reclutare i docenti con criteri che valutino la competenza e la congruità ai bisogni della facoltà che chiama, e non l’appartenenza a consorterie varie, o l’anzianità di servizio o di pazienza nello stare in coda. […]
http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/25/news/tagli_futuro-9475206/?ref=HREA-1

e una scheda, sempre su La Repubblica:
http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/24/news/universit_la_riforma_della_discordia_ecco_su_cosa_protestano_gli_atenei-9463701/?ref=HREA-1

Dove, dopo il primo paragrafo, inizia la solita confusione:

Ricercatori. Avranno un limite temporale di sei anni per riuscire a fare propria l’abilitazione all’insegnamento come associato. In caso contrario, non potranno più continuare l’attività accademica.”
Non segnalano che l’abilitazione non significa automaticamente assunzione, non diventiamo tutti “professori”.
Ma almeno si sono ricordati dei precari:
“Nessuna buona notizia neanche per i precari: l’accesso alla docenza non prevede infatti deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L’iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei: per tutti c’è il rischio fondato (attualmente i posti destinati al turn over sono appena il 20%) di rimanere esclusi per sempre dall’attività accademica.”

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