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Archive for dicembre 2010

UNIVERSITA’: NAPOLITANO FIRMA MA RESTANO CRITICITA’


(AGI) – Roma, 30 dic. – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi promulgato la legge recante “Norme in materia di organizzazione delle universita’, di personale accademico e reclutamento, nonche’ delega al Governo per incentivare la qualita’ e l’efficienza del sistema universitario”. Il Capo dello Stato ha contestualmente indirizzato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri in cui si auspica che con successiva legislazione ministeriale si risolvano le “talune criticita’” riscontrate nel testo. […]
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201012301709-ipp-rt10149-riforma_universita_napolitano_firma_ma_restano_criticita

Auguri di buon Futuro in Ricerca


Riceviamo e postiamo questi particolari auguri inviati da Tiziana Nardi

L’ironia della sorte di un
“Futuro in Ricerca”

Ai miei amici.

Oggi, 23 dicembre, alle 17.00, dai nostri pc si è chiuso il bando “Futuro in Ricerca” per giovani ricercatori, a cui stavo lavorando. Ironia della sorte, alla stessa ora, a Palazzo Madama si chiudeva il futuro in ricerca degli stessi ricercatori.

Chissà se i funzionari del Ministero avevano previsto una tale concomitanza, quando aprirono quel bando dal nome beffardo.

Chissà se il ministro Gelmini si aspettava, un anno fa, che questo sarebbe stato il disegno di legge più faticoso della legislatura. Chissà se aveva previsto che l’Italia intera ci avrebbe ascoltati. Chissà se aveva immaginato che per approvare questa legge si sarebbe dovuti arrivare alla follia procedurale, a salvataggi plurimi, ad aggiustamenti irregolari, allo sclero senatoriale. Chissà se aveva pensato che i tetti sarebbero diventati vetrine, i blog officine di idee. Chissà se aveva previsto che si sarebbe risvegliata perfino l’opposizione a un certo punto, cose mai viste.

Chissà se sa di aver bandito il “Futuro in Ricerca”. Chissà se immagina che da settimane molti di noi stavano scrivendo il loro progetto, magari di notte dopo aver seguito i loro lavori e i loro studenti per tutto il giorno e dopo aver guardato la posta e comunicato con i colleghi di tutta Italia per tutta sera…

Chissà se lo sa quel Presidente del Consiglio che, non rappresentando più nessuno, dice che i bravi ricercatori non perdono tempo in proteste. Chissà se si sono mai chiesti se non sia proprio perché ci sono bravi ricercatori che ci sono state grandi proteste.

Ci hanno voluti divisi e siamo rimasti uniti. Ci hanno voluto comprare siamo rimasti saldi (a differenza loro). Ci hanno voluti violenti, siamo stati pacifici. Ci hanno descritti come pensatori poveri, e siamo diventati più ricchi, siamo diventati persone più attente, cittadini migliori.

Abbiamo trovato voce, dimostrando che che se nessuno ti rappresenta puoi fare rete e parlare, se non ti ascoltano nei palazzi ti applaudiranno dai balconi delle case.

Io ho capito molte cose di me, incontrato persone eccellenti. Questo aiuta ad affrontare la sconfitta di oggi. E ho ritrovato la meravigliosa energia che ti dà fare qualcosa in cui credi. Mi chiedo se sappiano cos’è questa sensazione, i nostri parlamentari. Auguro loro di ritrovarla, mentre votano anche per il vicino senza ascoltare l’emendamento che respingono o mentre leggono il giornale in aula, mentre cambiano idea sulla loro identità in una sera. Lo auguro perché è una coscienza di sè davvero bella.

Ai miei amici che mi hanno ascoltata dico grazie, per il loro tempo e per le loro parole. La legge è approvata, il futuro è cambiato. Ma gli occhi sul futuro sono più brillanti, e spero questo sarà la ricompensa per chi ha sopportato la mia stanchezza talvolta scorata e la mia energia talvolta monotematica in alcuni momenti di quest’anno.

Grazie.

Tiziana

In diretta la votazione al Senato


Chi è favorevole? Chi è contrario? Chi si astiene?
http://webtv.senato.it/

COMUNICATO DI ADESIONE ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEL 22 DICEMBRE


Il Coordinamento dei Precari dell’Università (CPU) aderisce alla giornata di mobilitazione del 22 dicembre contro l’approvazione della Riforma dell’Università. Domani l’iter legislativo di approvazione del disegno di legge dovrebbe giungere al termine con l’approvazione definitiva al Senato, malgrado la manifesta opposizione di molti studenti, ricercatori, docenti e rettori, nonché dell’invito dello stesso Presidente della Repubblica ad ascoltare e a non minimizzare la voce delle parti coinvolte.

Noi, precari della ricerca e della docenza, ribadiamo la nostra ferma opposizione a questo disegno di legge, che non risolve i problemi legati al finanziamento della ricerca, né va nella direzione di premiare il serio lavoro di molti ricercatori (precari e non) che, quotidianamente, svolgono la propria attività nelle università o di mettere in discussione i rapporti di potere all’interno dei dipartimenti. Inoltre, non risponde alla diffusa richiesta di una riflessione più democratica sulla possibilità di un contratto unico della ricerca e della docenza e sulla scarsa qualità dei nostri dottorati rispetto a quelli degli altri paesi europei.

Siamo perciò convinti che questa riforma non fermerà la fuga di cervelli verso l’estero e la produzione sistematica di precariato, non contribuirà a rendere più credibile il sistema universitario nazionale e, soprattutto, negherà alla nostra e alle future generazioni il diritto allo studio,   a causa dei consistenti tagli alle borse di studio, nonché l’accesso ad una cultura che, crediamo, rappresenti ancora una risorsa strategica fondamentale per la crescita del nostro paese.

Il CPU sarà presente alla manifestazione di domani a Roma e nelle altre città italiane anche per manifestare il proprio dissenso alla vergognosa operazione di delegittimazione del movimento portata avanti da questo governo e che ha subito un’accelerazione a partire dalla manifestazione del 14 dicembre scorso; ribadiamo la nostra ferma volontà di andare avanti con la lotta e di non farci intimidire da facili strumentalizzazioni; esprimiamo sostegno agli studenti che, come noi, domani scenderanno in piazza per dire ancora una volta no a questa riforma e a un sistema basato sul decisionismo e sulla repressione del dissenso.

Invito all’iniziativa dei Dottorandi Indisponibili di Padova


Care e cari,

è ancora viva la giornata della vergogna dove il governo e un’intera classe politica, sordi e miopi alle istanze di centomila giovani in piazza preoccupati per il loro futuro, si sono dati al calcio-mercato e al toto-voto per mantenere in piedi un governo ormai privo di legittimità e credibilità.

Il futuro dell’Università e dei giovani non rappresentano sicuramente una reale priorità per questo ed altri governi interessati solo a difendere i propri privilegi e le proprie poltrone.

Mercoledì in Senato assisteremo (forse!) all’ultima forzatura per approvare un disegno di legge che precarizza le nostre vite e distrugge definitivamente l’Università e il nostro futuro.

I DOTTORANDI INDISPONIBILI invitano precari della ricerca e della docenza, studenti ma anche tutto il personale accademico ad ATTIVARSI e MOBILITARSI per

un PRESIDIO-ACCAMPAMENTO permanente davanti al Palazzo del Bo per vigilare l’iter parlamentale del ddl Gelmini in Senato.

MARTEDI 21 DICEMBRE ore 14:30

Istruzioni per l’uso:

Portare:
– tende, sacco a peli, stuoini, fornelletti, attrezzatura da campeggio.
– cartelli, pennarelli, striscioni, fischietti e campanacci.
– cibanze e bevande calde
– amici, colleghi e parenti.

Per ribadire che l’università è e deve rimanere pubblica,

perché formazione e ricerca devono essere un bene comune,

perché prima di mettere in fuga i nostri cervelli, vogliamo usarli per costruire insieme il nostro futuro!

Documento dell’Associazione Italiana di Psicologia sul ddl Gelmini


L’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), che comprende gli psicologi che lavorano nelle Università e negli Enti di Ricerca, ritiene che in merito al DDL sul Sistema Universitario, approvato dalla Camera e in attesa di essere approvato nuovamente dal Senato, diversi commentatori, purtroppo anche accademici, abbiano fornito all’opinione pubblica informazioni distorte ed errate.
Pur condividendo l’esigenza di riformare il sistema universitario nazionale per ricollocarlo a pieno titolo nell’area europea dell’istruzione superiore e confermando la disponibilità a contribuire con proposte e indicazioni, il Presidente e il Consiglio Direttivo dell’AIP ritengono utile e doveroso richiamare all’attenzione dei legislatori e dell’opinione pubblica su 5 palesi falsità:

1)     E’ falso che il DDL sia una riforma.
Il DDL è essenzialmente vuoto, consiste di 500 norme, che richiederanno 100 regolamenti attuativi, 35 dei quali emanati solo dal Governo. Di fatto, saranno questi decreti a stabilire come sarà l’Università italiana, non il DDL.  Pur essendo alcuni dei principi indicati condivisibili (semplificazione, razionalizzazione, attribuzione ad un’unica struttura “delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica e delle attività didattiche”), essi rimangono indefiniti in assenza dei decreti attuativi.

2)     E’ falso che il DDL riduca i cosiddetti corsi di laurea inutili e gli Atenei improduttivi.
Il DDL non tratta per nulla l’argomento. In ogni caso, la decisione sull’attivazione di corsi di laurea è presa ogni anno dal Ministero stesso, in base ai criteri stabiliti dalle leggi precedenti (Articolo 2, comma 5 p. 7).

3)     E’ falso che il DDL favorisca la possibilità di studiare agli studenti meritevoli (Articolo 4, comma 1b, p. 18). Infatti, non indica né l’ammontare delle borse di studio, né l’ammontare complessivo dei fondi per le borse, né le procedure per l’attribuzione delle borse (si fa riferimento a prove nazionali standard, ma queste non sono specificate, così come non si specifica chi le dovrebbe creare e somministrare). Inoltre, le borse sono indipendenti dal reddito familiare; di fatto, questo comporta una riduzione delle probabilità di ottenere una borsa di studio per gli studenti a reddito familiare basso se non vi sarà un aumento nell’ammontare complessivo dei fondi.

4)     E’ falso che il DDL introduca la meritocrazia nelle procedure di reclutamento dei docenti universitari.
Infatti:
a.       l’abilitazione scientifica nazionale non prevede un numero massimo di abilitati, non ha conseguenze immediate (l’assunzione in ruolo), dipende dalla valutazione di pubblicazioni e curriculum dei candidati sulla base di criteri minimi stabiliti dal Ministro sentita l’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca). In pratica chiunque abbia un minimo di pubblicazioni avrà l’abilitazione (articolo 16, comma 4, p.48).
b.      Le vere assunzioni poi saranno decise dai singoli Dipartimenti in base al voto della maggioranza dei professori (articolo 18, comma 1, p. 50).  Un Dipartimento è libero di assumere chiunque tra i candidati in possesso dell’abilitazione. Non c’è alcun vantaggio ad assumere i più meritevoli, né alcuno svantaggio ad assumere i meno meritevoli, perché l’attribuzione del 10% del fondo di finanziamento ordinario (FFO) avviene in base alla valutazione (da parte dell’ANVUR) degli Atenei, non dei Dipartimenti (articolo 5 comma 5 p. 27). In un Ateneo con molti Dipartimenti l’assunzione di un candidato poco meritevole non comporta un danno rilevante e l’assunzione di un candidato meritevole non comporta particolari vantaggi.
c.       Il DDL introduce che i ricercatori a tempo determinato rimangono tali per massimo sei anni (Articolo 24, comma 3, p. 66). Poiché non c’è corrispondenza tra i posti da professore associato e i ricercatori, un certo numero di questi, pur scientificamente meritevoli, non potranno essere assunti a tempo indeterminato (il contrario del tenure statunitense). Una conseguenza sarà che i ricercatori dovranno sottrarre tempo alla ricerca per svolgere attività professionali che consentiranno loro di vivere se non otterranno una posizione permanente nell’Università e a svolgere comunque la loro attività di ricerca alle “dipendenze” di uno o più professori, poiché da loro dipenderà la loro eventuale assunzione. In pratica, fino a 36 o 37 anni un ricercatore non potrà, di fatto, avere una propria attività di ricerca autonoma.
d.      Il ruolo degli attuali ricercatori a tempo indeterminato è a esaurimento (Articolo 6, comma 4, p.31). Dovranno competere con i ricercatori a tempo determinato per il ruolo da professore associato ma in posizione di obiettivo svantaggio, perché già assunti. La loro carriera sarà di fatto bloccata, indipendentemente dai loro meriti scientifici.
e.       Il DDL abolisce sia il periodo conferma di tre anni per gli associati che lo straordinariato. Quindi, a differenza di quanto avviene oggi, una volta assunti in ruolo i professori non sono più sottoposti a una verifica della loro attività scientifica che consenta il loro licenziamento se improduttivi. L’unico danno per i docenti improduttivi è la mancata attribuzione dello scatto triennale.
f.        Il DDL stabilisce che un Dipartimento non possa assumere un docente che abbia un legame di parentela con un membro del Dipartimento stesso (Articolo 18, comma b, p. 50). La norma è facilmente aggirabile: basta che ad assumere sia un altro Dipartimento. Inoltre il problema dell’Università Italiana non è l’assunzione dei parenti, ma quella dei non meritevoli. Quindi, questa norma, non solo non propone criteri meritocratici di assunzione ma impedisce in modo discriminatorio l’assunzione di alcuni, a prescindere dal merito. E’, pertanto,  chiaramente contraria alla Costituzione.
g.       Il DDL stabilisce che l’ANVUR valuti le “politiche di reclutamento” degli Atenei, ma non chiarisce cosa s’intenda per “politiche di reclutamento” (Articolo 5 comma 7 p. 32).

5)     E’ falso che il DDL riduca il potere dei cosiddetti “baroni”.
Infatti, il potere dei “baroni” crescerà molto perché il DDL attribuisce il potere decisionale a meno persone e solo ai professori ordinari:
a.       Il DDL aumenta il potere decisionale del Consiglio di Amministrazione (che assume anche funzioni di indirizzo strategico) e diminuisce il numero dei suoi membri (al massimo undici, per le università più grandi). Negli undici sono inclusi i tre membri esterni al corpo accademico e i rappresentanti degli studenti. Quindi, solo circa sei membri del CdA saranno accademici (solo professori ordinari) (Articolo 2, comma i, p.7).
b.      Il numero dei professori ordinari diminuirà nettamente nei prossimi anni a causa dei pensionamenti già previsti e della possibilità di impegnare i fondi liberati per l’assunzione di nuovi ordinari solo nella misura del 20% (Articolo 12, comma 1, p.42).
c.       Solo i professori ordinari fanno parte degli organi decisionali degli Atenei.
d.      Solo i professori ordinari fanno parte della Commissione per l’abilitazione scientifica nazionale (Articolo 16, comma 1, p. 48).
e.       Solo i professori ordinari del Dipartimento decidono, a maggioranza, la chiamata di professori ordinari in quel Dipartimento (Articolo 18 comma e, p, 51).
f. Tutte le altre componenti del corpo accademico (ricercatori a tempo determinato e professori associati) dipendono per la loro carriera dalla decisione presa dai professori ordinari.

Per il poco che il DDL norma, quindi, l’Università sarà governata da pochi professori ordinari alla guida di gruppi forti (in termini di alleanze, non necessariamente scientificamente) e composta da una maggioranza di ricercatori e professori associati senza alcun potere decisionale e senza autonomia di ricerca. Le conseguenze di ciò sulla qualità della didattica e della ricerca non potranno che essere negative.
Inoltre con l’articolo 18, comma 3, p. 52 relativo alla “Chiamata dei professori”, il DDL rende possibile che gli oneri derivanti dalla chiamata di professori possano essere a carico anche di soggetti privati, previa stipula di convenzione per almeno 15 anni. Permettere l’uso di contributi privati a condizione di una convenzione solleva delle riserve sui rischi di privatizzazione, almeno parziale, dell’università pubblica.

Riprendiamoci il presente, costruiamo il nostro futuro!


Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
con loro volere il bene fare con loro il male
e il bene la realtà servire negare mutare.
(Franco Fortini)

Quello che vedremo al senato, la settimana prossima, sarà quello che abbiamo visto tante volte negli ultimi anni: un parlamento ormai irrimediabilmente separato dal paese reale, che si beffa di una società intera.
Molto probabilmente Mercoledi 22 Dicembre la riforma Gelmini passerà, sarà oggetto di accordi e compravendite che non tengono conto delle critiche che da mesi studenti e ricercatori portano avanti con ogni mezzo. In Senato il governo ha una maggioranza schiacciante, ma noi che stiamo fuori dall’aula abbiamo la voglia, la capacità, la rabbia e soprattutto l’intelligenza per sperimentare nuovi modi di fare democrazia. L’istituzione parlamentare è ormai una nave in bottiglia, senza mare e senza onde, protetta dal vetro sottile che la circonda.
Oltre quel vetro di quella bottiglia c’è tutto il resto. Un mondo variegato, composito, non ricostruibile in qualche articolo o servizio televisivo. Pensiamo, solo per fare un esempio, al mondo della cultura e della formazione. Persone differenti, che mai si erano parlate prima, si stanno muovendo in maniera diversa, senza trovare un unico punto su cui convergere, senza trovare un nome che racchiuda tutto ciò che si muove. Se non possiamo dare un nome a questo movimento, possiamo però leggerne le passioni, le intensità, le differenze e le tante domande a partire dalle quali reinventare la politica.
C’è la rabbia di chi non viene mai ascoltato, di chi in questi mesi tenta ogni strategia comunicativa e politica per far valere le proprie ragioni, ma sente la sua voce bloccata da istituzioni chiuse a riccio su se stesse.
E c’è l’amore per quello che si fa ogni giorno, nonostante i ricatti, la mancanza di futuro, la precarietà imposta. L’amore di chi continua a mettersi in gioco, di chi continua a costruire, perché è quello che vuole fare, perché è ciò in cui crede.
A lungo sentiremo ancora parlare del 14 dicembre come momento in cui tutto è venuto a convergere, come apice, come D-Day irripetibile, evento epocale. Si tratta ora di ricominciare a camminare, di concepire l’ evento come salto in grado di riaprire un futuro a partire dagli slanci che hanno contribuito a produrlo: le proteste dei ricercatori di settembre, le piazze piene di studenti medi a ottobre,gli studenti universitari sui tetti nel mese di novembre, le strade, le stazioni e i monumenti occupati.
Siamo convinti che questo sia il momento di parlarsi, di riconoscersi, di costruire un’agenda politica comune in grado di creare spazi di partecipazione pubblica a partire dal prossimo Gennaio. Non solo è il momento di parlare tra noi, ma di parlare alla società intera: il terreno della crisi infatti è utilizzato dal nostro governo e dai poteri forti di questo paese per attaccare i diritti di tutti e tutte, per moltiplicare i ricatti, per aggredire il diritto di sciopero, per ridefinire i rapporti sociali sui posti di lavoro quanto nella società.
Per farlo abbiamo pensato a un’assemblea in un luogo centrale della città, la piazza all’interno della biblioteca Sala Borsa. Invitiamo non solo gli studenti medi, i docenti, i precari dell’università e i ricercatori, ma anche tutta la cittadinanza, i comitati per i beni comuni, i bibliotecari in lotta, gli insegnanti precari, a fare un primo passo verso il 2011. Per riprenderci tutti insieme il presente e costruire giorno per giorno il nostro futuro.

Studenti e precari

Mercoledì 22 Dicembre, ore 16 assemblea in Sala Borsa,
Piazza del Nettuno, Bologna

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