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A quelli benpensanti che ti aggrediscono…


Riproponiamo in questa arena un estratto del dibattito sulle violenze e gli scontri del 14 e sulla lettura del fenomeno da parte dei media e vi invitiamo a scriverci e a commentare.

Gaia:

Scusate, ma a quelli benpensanti che ti aggrediscono in quel modo sotto le due torri non sarebbe ora di rispondere: in che posizione preferisci vedermi mentre mi bastonano con piacere togliendomi qualsiasi speranza di futuro? salario, casa, dolcezze della vita?

Mi preferiresti a chinino o supino? devo fare anche il verso del cane? Devo finire come quelli della Tissen? Allora mi daresti credito? Gasparri ha usato la retorica del cittadino bloccato dalla manifestazione e dagli scontri: era una cosa ributtante che per un momento mi ha fatto dire: tutto quello che è successo in strada è legittimo.

Sulla spendibilità pubblica degli scontri non mi dilungo e chi mi conosce sa che sono molto critica, ma in una giornata come quella di ieri non era possibile “sfilare solo pacificamente”: i commenti su “come eravamo belli” durate la mattinata in tutta la diretta che ho seguito su RaiNews e Repubblica Tv era ributtante. Sembrava che fossimo lì per le compere natalizie.

L’altra alternativa a mio avviso sarebbe stata quella di assediare la città con tende e sacchi a pelo – tutti e tutte. Restare là. Forse poco praticabile?

Se veramente non abbiamo niente da perdere.

Il problema della retorica parlamentare e politica in senso lato è che secondo loro abbiamo ancora qualcosa da perdere e non ci incazzeremo mai veramente.

Il problema è che lo pensiamo anche noi… talvolta.

Ad ogni modo, non ho nessuna voglia di condannare chi venendo da Terzigno decide che il “salotto buono” romano debba odorare e debba esser devastato come casa sua: la foto apparsa sui giornali che accosta la rissa dentro la Camera e gli scontri fuori coglie perfettamente cosa intendo. E non mi va nemmeno la retorica del PD che chi è contro Berlusconi sono i più belli, i più bravi e i più civili elementi della società civile: col cavolo.

Anche RAI news ieri sera, mentre c’era la diretta da piazza del popolo, commentava che il disagio presente, se si scatena così, va preso in considerazione in modo diverso da come si è fatto finora… sarebbe anche ora. Peccato che le telecamere e gli altri commenti fossero come sempre su “i soliti facinorosi”.

Ed è su questo che dovremmo riflettere.

“Sarà un libro che ti seppellirà”.

accorata Gaia


Francesco:

Cara Gaia, sottoscrivo ogni tua singola parola, non sto distribuendo torti e ragioni.

Tra l’altro anche io, come mi sembra di aver colto tra le righe di altre email, sono convinto che gli scontri di ieri non siano partiti “da qualche decina di black blok”, come si scrive sempre in questi casi nei comunicati in cui si prendono le distanze o come si sente in certi servizi giornalistici.

Basta guardare a Londra, o ad Atene, per capire che in ballo c’è ben altro. Dico quello che c’è in ballo secondo me: una grande rabbia sociale che si esprime in piazza anche attraverso quello che è successo ieri.

Il problema – enorme – secondo me è questo: qual è la cornice che dà senso a questa rabbia?

Attenzione: perché ci stanno provando già tutti a calare una brutta gabbia narrativa: “sono tornati gli anni ’70” (che vuol dire e diventa presto “basta casini, vogliamo ordine, la ricreazione è finita”).

Se non ci si inventa subito un’altra narrazione, resta rabbia. anzi no, magari restasse rabbia: finirà ingabbiata nel “sono tornati gli anni ’70”. che diamine c’entra sono tornati gli anni ’70 con quello che è successo ieri???

Comunque, al di là di questo penso anche io che sarebbe bello, anzi importante, che chi c’era racconti, che si raccolgano – come hanno proposto in tanti – testimonianze. altro che comunicati, partiamo da lì.

Francesco

Gaia

La nostra narrazione deve essere forte e “bucare” le scatole di cartone dove ci ripongono con riferimenti storici paradossali. Ma perché questa bella moltitudine si autorappresenti deve essere scaltra. Ti faccio un esempio: se Genova ci dice che l’attacco da più parti della zona rossa fa un gran pasticcio, sono convinta che l’aggiramento vince.

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  1. 16 dicembre 2010 alle 18:56

    […] quello che è successo il 14 Dicembre non è un’impronta obbligata sul futuro. È una polemica di dignità […]

    Annalisa interviene nel dibattito segnalando un articolo di Luca Tornatore su Global Project:
    http://www.globalproject.info/it/in_movimento/1412-Usa-la-Forza-dicevano-i-maestri-Yoda-e-Monicelli/6816

  2. Josh
    24 dicembre 2010 alle 14:06

    A good entry, thanks. One should think about that more often.

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