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Passata la festa, gabbato lo santo


(E ANCHE LA GELMINI, LA CRUI, VALDITARA, QUAGLIARIELLO…)

In perfetta simultaneità con la definitiva promulgazione della cosiddetta “riforma Gelmini” (in realtà “legge Tremonti”), è apparso in Gazzetta Ufficiale il testo del tradizionale decreto milleproroghe di fine anno. Stavolta, c’è un bel regalo per tutto il mondo universitario: l’assenza della proroga degli sconti nel calcolo della spesa in stipendi degli atenei. Evitando di entrare nei dettagli tecnici, questa bella novità avrebbe l’effetto di portare quasi tutte le università oltre il 90% nel rapporto stipendi/FFO, provocando un blocco del reclutamento che comprenderebbe anche i nuovi contratti da ricercatore a TD, ovvero la “tenure trash”, pilastro della pseudo-riforma appena approvata dal Parlamento.

Non c’è voluto molto tempo perché si chiarisse in maniera inequivocabile e definitiva quale è il vero fine della politica universitaria dell’attuale maggioranza di governo: non riforme epocali, ma epocale distruzione del sistema dell’istruzione universitaria e delle ricerca pubblica. E’ evidente che il ministro Gelmini e i suoi pretoriani (i vertici della CRUI, il consulente Schiesaro, i senatori Quagliariello, Valditara, Asciutti, Possa…) sono stati bellamente presi in giro dal ministro dell’economia. Se davvero si volesse valorizzare il merito nel nostro paese, questi personaggi, a partire dal ministro, dovrebbero prendere atto della propria incapacità politica e rassegnare immediatamente le dimissioni dagli incarichi che ricoprono. Purtroppo, come era facile intuire il vero fine della politica universitaria di Tremonti, è altrettanto facile prevedere che, come al solito, prevarrà l’amore per le poltrone e per le posizioni raggiunte.

Non potendo contare sull’azione del ministro e tantomeno su quella di coloro, a partire dalla CRUI, che in questi mesi sono stati complici interni ed esterni della devastazione dell’università, ci rivolgiamo al mondo universitario e a tutte forze che si stanno battendo per la difesa e il miglioramento dell’università pubblica affinché esercitino la propria
pressione per contrastare anche questa nuova iniziativa del ministro dell’economia.

Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università (CPU)

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  1. Kabakov
    4 gennaio 2011 alle 12:03

    Cacchio… ora stai a vedere che gli universitari ed i docenti dovranno davvero darsi da fare, sia per imparare che per insegnare… NOOOOOOOOOOO!! Io sono iscritto all’università per non far un cazzo! Ed ho già chi mi ci farà entrare dopo la laurea per poter prendere lo stipendio scaldando la poltrona! Cavolo… stai a vedere che adesso la laurea ed il posto di lavoro dovrò meritarmeli… ma in che Paese siamo?!

    • 4 gennaio 2011 alle 14:32

      Caro Kabakov, non si capisce se tu sia ancora uno studente o già laureato, ma è abbastanza chiaro che non hai ben chiaro che questa riforma non risolverà in nessun modo le difficoltà dell’Università italiana. Io sono una ricercatrice precaria e ti assicuro che se fosse stata fatta una proposta di legge che in qualche modo andava a premiare il merito e a punire i fannulloni l’avrei sottoscritta per prima. Chi scalda la poltrona impedisce a me, come a te, di avere un futuro. Leggi bene il testo che è stato approvato e, per favore, poi dimmi come questa legge secondo te potrà migliorare la situazione dell’università italiana quando impedisce l’accesso alle nuove generazioni di ricercatori, taglia i fondi per le borse di studio agli studenti meritevoli, mantiene i privilegi di chi prende stipendi stellari senza fare un’ora di lezione in cattedra o aver dato un sostanziale contributo alla ricerca, equipara il titolo ottenuto alla CEPU con quello ottenuto in un’ottima università pubblica. Rispondimi, per favore, sono curiosa di saperlo, perchè finora nessuno di quelli che ha urlato per difendere questa riforma è mai andato oltre alla ripetizione dello slogan o all’ironia sul paese che non vuole cambiare. Anche noi, caro anonimo, vogliamo cambiare e soprattutto sappiamo in quale direzione non possiamo accettare di andare: verso lo smantellamento dell’Università pubblica attraverso il taglio delle risorse.
      Se cerchi un dialogo noi siamo qui per discutere e aspettiamo di sentire quello che hai da dire, le argomentazioni a sostegno della tua posizione e a difesa di questa riforma. Se cerchi uno scontro, invece, devi rivolgerti altrove.
      Valentina Bazzarin

  2. annamaria orlandi
    6 gennaio 2011 alle 09:38

    Potenziamento dell’insegnamento privato, smantellamento dell’università pubblica. Conosco ricercatori che lavorano moltissimo-altro che fannulloni- con funzione docente ( esami,insegnamento,tesi..) Non essendo pagati per questo dovrebbero limitarsi alle attività retribuite…Quante Facoltà rimarrebbero aperte.? Altro che riforma epocale !

  1. 3 gennaio 2011 alle 00:51
  2. 3 gennaio 2011 alle 09:31
  3. 12 febbraio 2011 alle 14:57

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