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Archive for febbraio 2011

Verso lo sciopero generale


Il “modello Marchionne” è oggi simbolo delle scelte politiche e culturali di una classe dirigente italiana asserragliata e predatoria. Il modello Marchionne richiede sacrifici a chi lavora, impone di accentuare tutti gli elementi di flessibilità e di precarietà del rapporto di lavoro in cambio di progetti vaghi. Il modello Marchionne chiede la rinuncia a diritti sanciti dalla Costituzione e la totale subordinazione in cambio di un salto nel buio: al termine del quale, con tutta probabilità, la Fiat sarà spostata da Torino a Detroit.

Non diverso è il “modello Gelmini”, che estende pericolosamente al mondo della conoscenza e della pubblica istruzione la più spietata e impersonale logica aziendale. Il governo di Berlusconi e Tremonti moltiplica il lavoro accademico precario, taglia le risorse per disporre di una leva di potere centralizzato e piegare le autonomie locali, prescrive per legge la competizione tra le diverse università, con l’effetto di ridimensionare l’intero sistema educativo pubblico e accentuare le differenze tra scuole e università in grado o meno di ottenere sostegno dalle regioni e dai privati. Tutte le modifiche della “governance” universitaria, dietro il paravento del ‘rigore finanziario’ e della razionalizzazione dei costi, sono introdotte da questo governo allo scopo di aumentare la disciplina del personale e il potere gerarchico politico-baronale, attraverso la rarefazione o la definitiva eliminazione dei meccanismi di partecipazione democratica alla vita accademica. Solo attraverso la minaccia e l’attuazione di enormi tagli alle risorse questo governo è in grado di attuare il mutamento in senso verticistico della “governance”, che altrimenti non sarebbe mai stato accettato dal mondo universitario.

Modello Marchionne e Modello Gelmini si tengono a braccetto nell’utilizzo della categoria del merito e degli aumenti salariali, come strumento, non tanto per gratificare con risorse aggiuntive chi ha dimostrato particolari competenze, quanto per disciplinare e punire, per impoverire alcune realtà territoriali, in special modo quelle meridionali.

Modello Marchionne e Modello Gelmini si tengono a braccetto perché un’industria in svendita e senza creatività non ha bisogno di ricercatori ambiziosi e indipendenti, di studenti preparati a lavori dignitosi, ma deve sfruttare le competenze di pochi tecnici iperspecializzati e disciplinati.

Secondo noi, non ci potrà essere alcuna riforma della scuola e dell’università che ne migliori la qualità e che garantisca a ciascun cittadino di potervi accedere, se non passando per l’esatto opposto di quanto proposto e attuato da questo governo. Vogliamo maggiori garanzie di diritti e reddito per chi lavora in modo precario, affinché possa essere libero da ricatti e aspirare a condurre una vita dignitosa. Vogliamo che sia ridimensionato il peso e il ruolo di tutte quelle componenti che hanno impedito e impediscono oggi a università e scuola di svolgere la funzione di motore dello sviluppo culturale ed economico nel nostro Paese. Vogliamo ragionare sui grandi obiettivi di scuola e università, sulla qualità della ricerca e della didattica, piuttosto che su temi di bassa ragioneria.

Negli ultimi mesi un massiccio movimento di studenti e di precari dell’università e della scuola, di insegnanti e di ricercatori si è opposto alla deriva del sistema di istruzione italiano. Questo movimento si salda inevitabilmente a quello di chi crede che, accanto all’acqua, alla sanità e al paesaggio, anche l’istruzione sia un bene comune che non possa essere gestito con logiche gerarchiche e aziendalistiche che ne impoveriscono ogni prospettiva innovativa.

Per queste ragioni, le decine di migliaia di precari che lavorano nelle scuole e nelle università, uniti agli studenti e ai ricercatori dell’università, chiedono con forza che si proclami uno sciopero generale che possa rappresentare l’inizio di un percorso di rilancio del ruolo pubblico dell’istruzione e di affermazione dei diritti di tutti i lavoratori, in questo difficile momento di crisi economica e di allarmante aumento della disoccupazione.

Coordinamento Precari Scuola (CPS), Coordinamento Precari Università (CPU), Rete 29 Aprile

Incarichi di docenza al Politecnico di Torino


Lettera al rettore del Politecnico di Torino

Magnifico Rettore,
le Facoltà di Architettura della Sua università hanno appena emanato due
bandi (avvisi n. 3/2011 e 4/2011) per complessivi 33 incarichi di docenza.

Le segnalamo che a nostro parere tali bandi sono irregolari in quanto richiamano esplicitamente le norme dell’articolo 1, comma 10, della legge  230/05 (c.d. “legge Moratti”), appena abrogati dall’articolo 29, comma 11, lettera c, della legge 240/10 (c.d. legge Gelmini), e del D.M. 8 luglio 2008 che, a decorrere dal 29 gennaio u.s., ha cessato i propri effetti in quanto decreto attuativo del già citato comma della legge Moratti.

Per quanto riguarda il richiamo all’articolo 23, comma 2, della legge
Gelmini, al momento tali disposizioni possono essere utilizzate unicamente
per l’assegnazione di incarichi di docenza ai professori e ai ricercatori,
ma non possono essere richiamate per l’assegnazione di incarichi a personale esterno o non strutturato in quanto non è ancora stato emanato il decreto ministeriale che ne fissa la retribuzione. Va da sé che, una volta emanato quest’ultimo decreto, l’importo degli incarichi di docenza dovrà essere quello ministeriale e non avranno alcun valore eventuali preesistenti
tabelle interne degli atenei.

Certi della Sua cortese attenzione, cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri migliori saluti,

Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)

Pisa la prima Università d’Italia a riconoscere una rappresentanza ai precari


All’interno della Commissione per la modifica dello Statuto
dell’Università di Pisa sarà presente un rappresentante dei ricercatori precari. Al rappresentante, senza diritto di voto, sarà riconosciuto diritto di parola e di proposta su tutte le questioni affrontate. Si tratta di un compromesso – i precari chiedevano anche il diritto di votare all’interno della Commissione – ma allo stesso tempo la decisione di oggi rappresenta una novità assai rilevante, che fa di Pisa la prima Università d’Italia a riconoscere una rappresentanza ai ricercatori e ai docenti non strutturati (circa tremila solo nell’ateneo pisano). Nonostante i tempi assai stretti abbiamo deciso di organizzare una consultazione elettorale, che si svolgerà giovedì 24 febbraio dalle 10 alle 18 nel palazzo della Sapienza (v. Curtatone e Montanara), volta a designare il rappresentante del personale non strutturato all’interno della Commissione.

CPU DI FIRENZE – SULLA DESIGNAZIONE DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE DI REVISIONE DELLO STATUTO DI ATENEO


Il CPU-Frenze (Coordinamento Precari della ricerca e della docenza-Università) esprime il proprio dissenso per l’esclusione dalla Commissione di revisione dello Statuto di Ateneo dei propri rappresentanti, candidatisi in quanto parti coinvolte nel processo di riforma dell’Università attualmente in corso.

L’entrata in vigore delle nuove norme segna un momento di transizione molto importante e, nello stesso tempo, drammatico, soprattutto per chi vive già nell’incertezza della propria posizione lavorativa, non avendo una posizione stabile e strutturata all’interno dei dipartimenti. Si tratta molto spesso di assegnisti, contrattisti, borsisti o ricercatori a tempo determinato che, in base alle nuove norme (art. 18 L. 240/2010), potrebbero fin da oggi restare esclusi dall’attività di ricerca malgrado siano parte integrante della comunità scientifica.

Il lavoro dei ricercatori/docenti precari oltre a non trovare un adeguato riconoscimento in termini previdenziali, assistenziali ed economici, è stato ora considerato insufficiente a garantire credito per la partecipazione alla scrittura di un documento di valore fondativo come lo Statuto di Ateneo, peraltro in un momento in cui una rappresentanza precaria si rendeva ancor più necessaria a causa dell’eliminazione della figura di ruolo del ricercatore a tempo indeterminato, operata dalla Gelmini, e la conseguente istituzionalizzazione del precariato nella terza fascia docente.

Auspichiamo che, persa una grande occasione democratica di scrittura partecipata della carta statutaria, la creazione di un tavolo di confronto e di un coinvolgimento delle realtà precarie possa sopperire all’esclusione delle categorie più deboli dei lavoratori di cui l’ateneo continua ad avere pressante bisogno per svolgere attività di didattica e di ricerca e che ne rappresentano il futuro.

CPU-Firenze

CPU-Coordinamento nazionale Precari della ricerca e della docenza-Università

Candida ingenuità o piatto di lenticchie?


La commissione bilancio del Senato ha espresso parere contrario per mancanza di copertura a tutti gli emendamenti al decreto milleproroghe che avrebbero consentito di prorogare gli “sconti” sul calcolo della spesa in stipendi degli atenei. Questa gravissima decisione pare del tutto destituita di fondamento, dal momento che la stessa disposizione è stata presente per anni nei milleproroghe passati e avrà il gravissimo effetto di produrre una paralisi totale del reclutamento negli atenei italiani, spazzando via la presunta “tenure track” (in realtà “precarizzazione del ricercatore”), il reclutamento di professori associati e qualsiasi proposito di ringiovanimento del corpo docente italiano. Solo i rettori della CRUI potevano credere che l’approvazione della “riforma” Gelmini avrebbe convinto il ministro dell’economia Giulio Tremonti ad aprire i cordoni della borse e favorire il rilancio dell’università. Per quanto ci riguarda, dobbiamo invece constatare come le motivazioni delle proteste autunnali erano e sono drammaticamente valide. I proclami del ministro Gelmini e gli entusiasmi dei rettori della CRUI sono serviti solo a coprire una devastante operazione di smantellamento dell’università pubblica e della libertà di insegnamento.
Diffondiamo nuovamente il testo di un profetico comunicato che abbiamo reso pubblico già lo scorso 2 gennaio:

PASSATA LA FESTA, GABBATO LO SANTO (E ANCHE LA GELMINI, LA CRUI, VALDITARA, QUAGLIARIELLO…)

In perfetta simultaneità con la definitiva promulgazione della cosiddetta “riforma Gelmini” (in realtà “legge Tremonti”), è apparso in Gazzetta Ufficiale il testo del tradizionale decreto milleproroghe di fine anno. Stavolta, c’è un bel regalo per tutto il mondo universitario: l’assenza della proroga degli sconti nel calcolo della spesa in stipendi degli atenei. Evitando di entrare nei dettagli tecnici, questa bella novità avrebbe l’effetto di portare quasi tutte le università oltre il 90% nel rapporto stipendi/FFO, provocando un blocco del reclutamento che comprenderebbe anche i nuovi contratti da ricercatore a TD, ovvero la “tenure trash”, pilastro della pseudo-riforma appena approvata dal Parlamento.

Non c’è voluto molto tempo perché si chiarisse in maniera inequivocabile e definitiva quale è il vero fine della politica universitaria dell’attuale maggioranza di governo: non riforme epocali, ma epocale distruzione del sistema dell’istruzione universitaria e delle ricerca pubblica. E’ evidente che il ministro Gelmini e i suoi pretoriani (i vertici della CRUI, il consulente Schiesaro, i senatori Quagliariello, Valditara, Asciutti, Possa…) sono stati bellamente presi in giro dal ministro dell’economia. Se davvero si volesse valorizzare il merito nel nostro paese, questi personaggi, a partire dal ministro, dovrebbero prendere atto della propria incapacità politica e rassegnare immediatamente le dimissioni dagli incarichi che ricoprono. Purtroppo, come era facile intuire il vero fine della politica universitaria di Tremonti, è altrettanto facile prevedere che, come al solito, prevarrà l’amore per le poltrone e per le posizioni raggiunte.

Non potendo contare sull’azione del ministro e tantomeno su quella di coloro, a partire dalla CRUI, che in questi mesi sono stati complici interni ed esterni della devastazione dell’università, ci rivolgiamo al mondo universitario e a tutte forze che si stanno battendo per la difesa e il miglioramento dell’università pubblica affinché esercitino la propria pressione per contrastare anche questa nuova iniziativa del ministro dell’economia.

Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università (CPU)
https://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com

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Contratti a 1 euro: l’università di Sassari ci ricasca


La questione delle docenze non retribuite nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari per la sua emblematicità è diventata oramai una questione nazionale.
Da anni è in uso la deprecabile prassi di bandire posti per professori a contratto a 1 euro lordo. Soldi che ovviamente non vengono mai corrisposti, ma che servono a far risultare che i docenti non lavorano a titolo gratuito risparmiando così anche sulle spese assicurative: un contratto completamente gratuito infatti obbligherebbe la Facoltà a pagare le spese assicurative, mentre i compensi simbolici consentono di farle ricadere sul contratto assicurativo collettivo dell’ateneo.

Nell’anno accademico 2009/2010 i professori a contratto nella Facoltà di Lettere e Filosofia erano 57 su un totale di 141 docenti, più del 40%. Quest’anno la situazione non è cambiata: si continua a bandire posti a 1 euro nonostante dallo scorso 29 gennaio la  “riforma” Gelmini non lo consenta più. L’ultimo capitolo risale a pochissimi giorni fa: la Facoltà sostiene di aver approvato la delibera nel corso del consiglio di Facoltà del 26 gennaio, ma il bando riporta la data del 3 Febbraio 2011, successiva all’entrata in vigore della Legge Gelmini.

Crediamo che questa incresciosa e umiliante situazione, emblematica dello stato di degrado e vessazione che i ricercatori e docenti precari dell’Università italiana subiscono da anni, debba finire.  Non è più tollerabile che si continui a bandire posti a 1 euro umiliando i docenti e l’Istituzione accademica. La docenza a 1 euro lede i più elementari diritti dell’essere umano, ma soprattutto infanga uno dei commi più nobili della nostra Costituzione, con il quale vogliamo orgogliosamente chiudere la nostra denuncia:

Art. 36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.


Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
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“Se non ora quando? Se non noi chi?” Il Coordinamento Precari Università e la Rete29Aprile aderiscono alla manifestazione del 13 Febbraio


Le ricercatrici della Rete29Aprile e del Coordinamento Precari Università scenderanno in piazza con i colleghi ricercatori per aderire insieme alla giornata di manifestazione “Se non ora quando” prevista per il 13 febbraio.

Ci rendiamo conto infatti che il modello di donna e di femminilità che da tempo impera in Italia non ci rappresenta più, come non rappresenta la maggior parte delle nostre amiche lavoratrici, mamme e non, disoccupate, precarie, studentesse, pensionate, le nostre sorelle immigrate. Durante le mobilitazioni degli scorsi mesi abbiamo cercato insieme alle studentesse e agli studenti, insieme a tutte le lavoratrici ed i lavoratori della conoscenza di porre al centro della discussione del paese il tema del sapere e della cultura. Ci sembra infatti che la dignità della donna sia intrinsecamente connessa al ruolo della conoscenza nella società. Tutte le grandi donne che ci hanno precedute, da Frida Kahlo a Marie Curie, da Anna Magnani a Maria Montessori, da Mercedes Sosa a Fernanda Pivano, hanno sempre fatto dell’amore per il progresso comune lo scopo della loro vita. Oggi in Italia il sapere, il bene comune e le donne sono continuamente mortificati. Ogni giorno assistiamo all’utilizzo strumentale dei nostri corpi in un grande mercato fatto di slogan e di vendite. Lo smantellamento della scuola e dell’università è parte integrante di questo processo, perchè non vediamo differenza, piuttosto consequenzialità, tra una disoccupazione giovanile al 30% ed una cultura che spinge le giovani donne a capitalizzare solo sul loro corpo. In questi giorni si è parlato tanto di morale e di donne buone o cattive. Noi rifiutiamo queste divisioni e desideriamo riportare l’attenzione sulla vita vera. Riteniamo che l’umiliazione della donna sia il simbolo ultimo di una cultura mercantilistica che disprezza la vita, che taglia gli assegni di maternità, che in regime di precarietà costringe alla scelta tra maternità e lavoro, che taglia il diritto allo studio, che lascia famiglie intere vivere nella morsa della precarietà, che asfalta gli alberi e che toglie ai propri figli il futuro. La condizione della donna è inquietante: Social Watch 2010 colloca l’Italia al 72simo posto nel mondo dopo l’Uganda ed il Rwanda per la parità di diritti. Si tratta non solo di una politica discriminatoria, ma di una cultura patriarcale che ancora, dall’economia alla politica riconosce esclusivamente la voce maschile. Nelle università le donne sono la maggioranza degli iscritti, ma i rettori donna si contano sulle dita di una mano. Le donne con dottorato di ricerca sono numericamente di più degli uomini, ma nei settori tecnico-scientifici meno di un ordinario su dieci è donna. Noi certo vogliamo rivendicare diritti per le donne, ma ancor più rivendichiamo il diritto di tutti a un mondo differente: un mondo all’insegna della differenza e non del pensiero unico, delle opportunità e non dello sfruttamento, del sapere e non del potere. Il 13 febbraio scenderemo in piazza per ripensare i rapporti tra donna e uomo dentro e fuori dalle università, a partire da oggi, dalle comunità e dai movimenti. Come diceva Barbara Smith, nessuno ti dà dei diritti – dobbiamo prenderceli. “Se non ora quando? Se non noi chi?”

Le ricercatrici della R29A e del CPU e i loro colleghi ricercatori

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