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“Se non ora quando? Se non noi chi?” Il Coordinamento Precari Università e la Rete29Aprile aderiscono alla manifestazione del 13 Febbraio


Le ricercatrici della Rete29Aprile e del Coordinamento Precari Università scenderanno in piazza con i colleghi ricercatori per aderire insieme alla giornata di manifestazione “Se non ora quando” prevista per il 13 febbraio.

Ci rendiamo conto infatti che il modello di donna e di femminilità che da tempo impera in Italia non ci rappresenta più, come non rappresenta la maggior parte delle nostre amiche lavoratrici, mamme e non, disoccupate, precarie, studentesse, pensionate, le nostre sorelle immigrate. Durante le mobilitazioni degli scorsi mesi abbiamo cercato insieme alle studentesse e agli studenti, insieme a tutte le lavoratrici ed i lavoratori della conoscenza di porre al centro della discussione del paese il tema del sapere e della cultura. Ci sembra infatti che la dignità della donna sia intrinsecamente connessa al ruolo della conoscenza nella società. Tutte le grandi donne che ci hanno precedute, da Frida Kahlo a Marie Curie, da Anna Magnani a Maria Montessori, da Mercedes Sosa a Fernanda Pivano, hanno sempre fatto dell’amore per il progresso comune lo scopo della loro vita. Oggi in Italia il sapere, il bene comune e le donne sono continuamente mortificati. Ogni giorno assistiamo all’utilizzo strumentale dei nostri corpi in un grande mercato fatto di slogan e di vendite. Lo smantellamento della scuola e dell’università è parte integrante di questo processo, perchè non vediamo differenza, piuttosto consequenzialità, tra una disoccupazione giovanile al 30% ed una cultura che spinge le giovani donne a capitalizzare solo sul loro corpo. In questi giorni si è parlato tanto di morale e di donne buone o cattive. Noi rifiutiamo queste divisioni e desideriamo riportare l’attenzione sulla vita vera. Riteniamo che l’umiliazione della donna sia il simbolo ultimo di una cultura mercantilistica che disprezza la vita, che taglia gli assegni di maternità, che in regime di precarietà costringe alla scelta tra maternità e lavoro, che taglia il diritto allo studio, che lascia famiglie intere vivere nella morsa della precarietà, che asfalta gli alberi e che toglie ai propri figli il futuro. La condizione della donna è inquietante: Social Watch 2010 colloca l’Italia al 72simo posto nel mondo dopo l’Uganda ed il Rwanda per la parità di diritti. Si tratta non solo di una politica discriminatoria, ma di una cultura patriarcale che ancora, dall’economia alla politica riconosce esclusivamente la voce maschile. Nelle università le donne sono la maggioranza degli iscritti, ma i rettori donna si contano sulle dita di una mano. Le donne con dottorato di ricerca sono numericamente di più degli uomini, ma nei settori tecnico-scientifici meno di un ordinario su dieci è donna. Noi certo vogliamo rivendicare diritti per le donne, ma ancor più rivendichiamo il diritto di tutti a un mondo differente: un mondo all’insegna della differenza e non del pensiero unico, delle opportunità e non dello sfruttamento, del sapere e non del potere. Il 13 febbraio scenderemo in piazza per ripensare i rapporti tra donna e uomo dentro e fuori dalle università, a partire da oggi, dalle comunità e dai movimenti. Come diceva Barbara Smith, nessuno ti dà dei diritti – dobbiamo prenderceli. “Se non ora quando? Se non noi chi?”

Le ricercatrici della R29A e del CPU e i loro colleghi ricercatori

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  1. pgd
    15 febbraio 2011 alle 20:01

    Quando? Sempre e comunque, donne ed uomini.
    Con simpatia.

    Quando canterai la mia poesia

    Son stati giorni di vergogna e sdegno
    ed era sveglio solo chi era sveglio
    ma furon giorni anche d’impegno
    nella speranza tornasse il meglio.

    La confusione era sovrana
    per la potenza di un abbaglio
    perché a tutti sembrava strana
    la verità messa all’imbroglio.

    Ma dimmi tu come facevi
    ad accettar che fosse vera
    tenendo cuore e saldi i nervi
    una menzogna di fatto chiara.

    Quando canterai la mia poesia
    tu la canterai senza l’affanno
    nel ricordar che l’idiozia
    non è per quelli che testa hanno.

    Son stati giorni che a sua ragione
    convinse lui e la questura
    che di nipote del faraone
    tener doveva la copertura.

    L’impatto con la verità è sempre duro
    se vivi tu con lei all’oscuro
    ma ancor di più la dimensione
    se ti ci senti come un coglione.

    Ma dimmi tu come potevi
    credere a balla colossale
    che come figli di mammone
    i fans gli tennero a bordone.

    Quando canterai la mia poesia
    la canterai per te e poi per quelli
    che di giustizia e d’ironia
    ancora sognano i giorni belli.

    Quando canterai la mia poesia
    la rabbia scorderai per l’emozione
    che libertà di pensiero e azione
    non è soltanto la tua o la mia.

    Quando canterai la mia poesia
    nel vento voleranno le parole
    per dar così la voce all’afasia
    e a rimare non saranno sole.

    Quando canterai la mia poesia
    la canteremo tutti con commozione
    che sia per una volta o per la vita
    non avrà il mio nome.

    pgd

  2. pgd
    19 febbraio 2011 alle 15:45

    Donne avverse

    L’altra metà del cielo
    ci lasciò stupefatti
    quando fu tolto il velo
    che nascondeva i fatti.

    Era storia indegna
    che tutti colpì violenta
    e sommerse di vergogna
    l’intelligenza intenta.

    Nudo lui, loro spoglie,
    il nuovo imperatore
    si era tolto le voglie
    di maturo fornicatore.

    Pareva il baccanale
    di privata pertinenza,
    era invece penale
    in attesa di sentenza.

    Da molte non si attese
    per dire, “Ferme non stiamo,
    maschi e donne comprese,
    per la dignità un richiamo”.

    Imponente la protesta,
    donne e maschi compresi,
    ma inattesa poi resta
    d’alcune i nervi tesi.

    Ostinata la difesa
    è per l’imperatore,
    per loro è vil pretesa
    parlar di donne a ore.

    “La dignità è diversa
    da quel che voi pensate
    e non è cosa perversa,
    se sono bene pagate”.

    E’ strano il bel paese
    dove l’unica morale
    per le donne avverse
    è sotto lo stivale.

    pgd

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