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Niente limiti!


Vanno moltiplicandosi le segnalazioni di bozze di regolamento d’ateneo per i ricercatori a tempo determinato e per gli assegni di ricerca contenenti limiti di età espliciti od impliciti (introdotti attraverso la definizione di una distanza temporale massima dal conseguimento della laurea o del dottorato). Riteniamo opportuno rammentare ai “luminari” autori di simili bozze chein Italia non sono previste scadenze temporali per la validità dei titoli di studio rilasciati dalle loro stesse università e che, se ritengono i propri insegnamenti tanto obsoleti da divenire inattuali in breve tempo, la stessa cosa non può dirsi per il lavoro svolto dal resto del corpo docente, fortunatamente assai più illuminato di loro. L’idea di imporre limiti di età per la partecipazione ai concorsi è in aperto contrasto con l’articolo 3 della nostra Costituzione, con la legge Bassanini bis e con la Direttiva Europea per la parità di trattamento in materia di occupazione, per cui l’insistenza su queste posizioni, anche qualora i limiti fossero imposti in modo implicito, esporrà gli atenei al rischio di ricorsi che avranno come effetto un’ulteriore paralisi del reclutamento della quale davvero non si sente il bisogno.

Denunciamo come dietro queste operazioni si celi il proposito di gettare a mare un’intera generazione di studiosi che per anni, attraverso il proprio lavoro e la propria quotidiana dedizione, ha portato avanti la ricerca scientifica italiana e ha consentito lo svolgimento delle attività didattiche nelle nostre università. Si tratta di un proposito inaccettabile e contrario a quei principi di valorizzazione del merito che a parole, ma solo a parole, si dichiara di voler promuovere: le selezioni concorsuali dovrebbero essere decise dalla valutazione dei candidati e non dall’apposizione di restrizioni all’accesso. Piuttosto che esercitare la propria fantasia nella definizione di lacci e lacciuoli, questi potentati accademici farebbero bene a sostenere il ringiovanimento del corpo accademico attraverso il sostegno all’unico limite di età che oggi davvero potrebbe favorire il raggiungimento di un simile obiettivo: la riduzione a 65 anni dell’età pensionabile dei professori universitari.

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Categorie:Comunicati, Documenti, Leggi
  1. Daniela
    1 aprile 2011 alle 10:50

    Ciao Luca
    concordo pienamente con quello che hai scritto. Non sarebbe il caso di inserire questo tuo testo nello spazio di discussione sul processo di revisione dell statuto:
    http://people.unica.it/nuovostatutounica/ ?

    Dobbiamo cercare di farci sentire, prima che sia troppo tardi..

    • 2 aprile 2011 alle 18:38

      Certo, ma io non sono a Cagliari. Può farlo qualcuno?

      • Daniela
        4 aprile 2011 alle 11:02

        si, siamo un gruppo qui a cagliari, ci siamo visti proprio stamattina per inserire un documento sul sito unica. Se ci autorizzi, utilizzeremo stralci della tua lettera che sembra incisiva

  2. Giuseppe Mascaro
    1 aprile 2011 alle 16:50

    A supporto di quanto scritto in questo articolo, vorrei fare una piccola “simulazione”.
    Questo è il regolamento in discussione (o forse approvato) all’Università di Bologna:

    http://www.dariobraga.it/web/uploads/rtd-Cda-15-3-2011.pdf

    All’art.8-comma4, potete vedere che la partecipazione al concorso è subordinata al rispetto di un
    limite temporale di 12 anni sulla durata di contratti pregressi
    da Assegnista o Ricercatore in qualsiasi Ateneo Italiano.
    Questo significa che una persona che è stata assegnista per 5 anni e
    diventa ricercatore di tipo A e poi gli viene rinnovato il contratto, non potrà in seguito partecipare
    ad un eventuale concorso di tipo B (5+3+2+3 = 13 > 12!!).

    In altre università poi, sembra che siano stati introdotti limiti temporali ulteriori rispetto
    alla data di conseguimento del dottorato o della laurea, con ulteriori restrizioni.

    E’ necessario fare chiarezza sui regolamenti ed impedire l’introduzione dei limiti temporali.
    E’ necessario inoltre capire quali sono le strategie degli atenei per la scelta dei contratti di tipo
    A o B. In sostanza: gli atenei potrebbero risparmiare tanto bandendo, sullo stesso settore, tanti
    posti da ricercatore di tipo A “consecutivi”. In tal modo, verrebbero sicuramente coperte le
    esigenze didattiche (perchè il ricercatore ha l’obbligo di 350 ore di didattica) a meno costo
    e senza un impegno a vita.

    Come si potrebbe evitare questo?

  3. Precariamente
    3 aprile 2011 alle 15:29

    Quei limiti sono utili al fine evitare che anche alla generazione nata negli anni 80 sia permesso di partecipare alle selezione, in maniera meritocratica, ossia tenendo conto della produttività scientifica e non della semplice anzianità

    • 3 aprile 2011 alle 20:23

      Esistono molti modi per “pesare” la produzione in base agli anni di anzianità, valutando le persone in base al merito e non in base all’anagrafe, come invece certi potentati accademici paiono voler fare.

      • Precariamente
        3 aprile 2011 alle 21:04

        Cosa proporresti? L’importante è stimare il merito e non premiare “l’anzianità di servizio”

    • F712
      4 aprile 2011 alle 11:46

      Nella ricerca scientifica comunque l’anzianità, e quindi l’esperienza, CONTA!
      Per raggiungere competenze e preparazione ci vuole TEMPO.
      Tempo speso, appunto, per migliorarsi nella ricerca, a volte con duri sacrifici.

      • Precariamente
        4 aprile 2011 alle 17:07

        Se così fosse perchè chiedere il pre-pensionamento dei PO over 65 anni? O conta solo l’esperienza quando fa comodo? Così è poco difendibile l’altra proposta.

      • F712
        4 aprile 2011 alle 17:20

        Francamente il nesso con il pensionamento a 65 anni non lo vedo molto in questo caso…. E comunque non sono tra i sostenitori di questa causa anche se… parliamoci chiaro… bisogna vedere quanti PO di 65 anni danno ancora un contributo tangibile all’università e quanti rimangono in ruolo (o fuori ruolo!!!) per motivi loro… Secondo me ci sono almeno entrambi i casi, che dici?

  4. Giuseppe Mascaro
    3 aprile 2011 alle 23:07

    Faccio una precisazione sul mio commento precedente.
    Nel regolamento di Bologna (e anche in altre bozze che ho visto) il limite dei 12 anni è riferito alla somma degli anni da Ricercatore a tempo determinato e di Assegnista secondo la legge 240/2010. Quindi questo limite NON si applica a chi ha avuto i vecchi assegni.
    In sostanza, serve per evitare ad una stessa persona di avere 4 anni di assegno (secondo le nuove modalità) e più di un contratto da ricercatore di tipo A. In altre parole, o vinci un B entro 9 anni o sei fuori.

    Non so cosa commentare su questo. Credo che sia una regola che si applica da oggi in poi e vale per tutti, senza a priori scartare nessuno.
    Sarebbe sostenibile forse se venissero banditi concorsi con una certa facilità.

    I problemi si hanno invece su regolamenti (come quello di Cagliari) in cui, pare, sia stato introdotto un limite sul numero di anni dal conseguimento del dottorato.
    L’ulteriore assunzione di questi limiti serve unicamente a tagliare le gambe ai “vecchi” precari.
    Non vedo altra motivazione.

    E’ costituzionale? Io non credo.

    Per finire, rispondendo agli altri commenti, non c’è nessun dubbio sul fatto che l’unico modo per valutare sia il giudizio sul merito. Non ci deve essere nessun’altra preclusione.
    Anzi, trovo che i regolamenti non introducano nessuna precisazione proprio su questo punto che è, invece, prioritario.
    Si fa riferimento a future decisone del Ministero o alla circolare del CUN che, a mio parere, è generica e ridicola perchè permette alle commissioni di trarre giudizi molto diversi su candidati oggettivamente non comparabili. E’ qui che bisognerebbe agire, anche scrivendo regolamenti (o articoli di essi) ad hoc per ciascuna area o SSD, visto che i prodotti della ricerca non sono comparabili.

  5. Manuela
    4 aprile 2011 alle 09:47

    L’infame regolamento a Cagliari è stato approvato il 16 marzo.

  6. Precariamente
    4 aprile 2011 alle 14:46

    Giuseppe Mascaro :
    I problemi si hanno invece su regolamenti (come quello di Cagliari) in cui, pare, sia stato introdotto un limite sul numero di anni dal conseguimento del dottorato.L’ulteriore assunzione di questi limiti serve unicamente a tagliare le gambe ai “vecchi” precari.Non vedo altra motivazione.
    E’ costituzionale? Io non credo.
    Per finire, rispondendo agli altri commenti, non c’è nessun dubbio sul fatto che l’unico modo per valutare sia il giudizio sul merito. Non ci deve essere nessun’altra preclusione.

    Condizione necessaria per una valutazione del merito è quella di ‘neautralizzare’ i fatto non meritocratici, nel casoo l’anzianità di servizio. Così da permettere anche alla generazione di precari nati negli anni 80 di poter partecipare e vincere, se meritevoli, i concorsi RTD

  7. Giuseppe Mascaro
    4 aprile 2011 alle 15:30

    Caro/a Precariamente,

    premesso che troverei più maturo mettere la propria firma, ti faccio notare che:

    1) Nei regolamenti non vi è nessuna limitazione ai precari nati negli anni ’80 (che mi sembrerebbe quindi il tuo decennio di nascita). Possono partecipare e far valere i titoli come quelli nati negli anni 50. Mi sembra che questa sia la tua primaria preoccupazione.

    2) Il problema è il numero di anni dal conseguimento del dottorato. Anche un bravo precario nato negli 80 (come te) potrebbe andare incontro a problemi del genere a seconda di quando viene bandito il concorso al quale lui vorrebbe partecipare.

    3) Dopo che si finisce il dottorato, uno che ha tanti titoli ed è bravissimo potrebbe anche smettere di fare ricerca e poi avere il diritto, dopo qualche anno, di partecipare ad un concorso (non è il mio caso, così ti rassereni ed eviti di metterla sul personale). Aggiungo poi che la scelta di abbandonare la ricerca per un pò potrebbe anche capitare come conseguenza di circostanze imprevedibili nella vita che uno non sceglie. Quindi cosa si fa? Lo si rende cornuto e mazziato?

    4) L’anzianità di servizio da te temuta non è in nessun modo valutata nei regolamenti. Quindi non capisco di cosa tu abbia paura. Per quanto mi riguarda, ad un concorso da ricercatore dovrebbero essere valutate solo la qualità e il numero di pubblicazioni, perché sono le uniche cose su cui uno ha le potenzialità e l’indipendenza di agire da non strutturato. Tutto il resto (es. attività didattica) è invece legato a contingenze che ti possono o meno capitare (evitando ancora di metterla sul personale, io sono stato fortunato in questo senso, quindi lo dico contro il mio interesse, a differenza di quanto hai fatto tu finora).

    • Precariamente
      4 aprile 2011 alle 16:00

      Giuseppe Mascaro :Caro/a Precariamente,
      2) Il problema è il numero di anni dal conseguimento del dottorato. Anche un bravo precario nato negli 80 (come te) potrebbe andare incontro a problemi del genere a seconda di quando viene bandito il concorso al quale lui vorrebbe partecipare.

      Vero, ma la tutela dei miei interessi personali non è la mia unica preoccupazione.

      4) L’anzianità di servizio da te temuta non è in nessun modo valutata nei regolamenti. Quindi non capisco di cosa tu abbia paura. Per quanto mi riguarda, ad un concorso da ricercatore dovrebbero essere valutate solo la qualità e il numero di pubblicazioni, perché sono le uniche cose su cui uno ha le potenzialità e l’indipendenza di agire da non strutturato. Tutto il resto (es. attività didattica) è invece legato a contingenze che ti possono o meno capitare (evitando ancora di metterla sul personale, io sono stato fortunato in questo senso, quindi lo dico contro il mio interesse, a differenza di quanto hai fatto tu finora).

      Qui ti sbagli. L’anzianità di servizio è – di fatto – valutata dal momento che alcuni indicatori che tu proponi – es. numero assoluto di pubblicazioni – è dipendente – ceteris paribus – dall’anzianità di servizio. Lo stesso limite di dover aver fatto almeno 3 anni di assegno per poter partecipare ad un RTDb di fatto è un premio all’anzianità di servizio. O no?
      Immagina 2 candidati, assumiamo stessa qualità delle pubblicazioni (non è necessario farlo, ma è per semplicare l’esempio), il candidato A ha 10 pubblicazioni e è 10 anni che fa ricerca, il candidato B ha 9 pubblicazione ed è 4 anni che fa ricerca? Chi è più meritevole?
      Per me il candidato B (ha un produttività assai superiore), secondo te?

      Qui sta il punto.

      Anche l’h index va parametrizzato per anni di servizio, lo afferma lo detto ideatore.

      • Giuseppe Mascaro
        4 aprile 2011 alle 16:43

        Una cosa è fare ciò che dici adesso, una cosa è proibire per legge la partecipazione.

        In ogni caso, se fossimo in un paese in cui ci sono concorsi con una frequenza adeguata e se fosse possibile vincerli anche in sedi lontane, non ci sarebbe bisogno di mettere lacci di nessun genere.
        Studio, faccio il dottorato, qualche anno da assegnista e partecipo ai concorsi.
        Il problema è che, in molti casi, gli ultimi concorsi da ricercatore sono stati espletati 20 (VENTI) anni fa!

      • 4 aprile 2011 alle 16:59

        Infatti è proprio questo ciò che si deve fare: dividere per gli anni di attività effettiva o adottare qualche altro stratagemma che abbia lo stesso effetto. Possono esserci molti modi diversi dalle epurazioni.

  8. Precariamente
    4 aprile 2011 alle 17:03

    Giuseppe Mascaro :Una cosa è fare ciò che dici adesso, una cosa è proibire per legge la partecipazione.

    Guarda che quello che dico si può fare solo limitando la partecipazione (d’altra parte è stato fatto, a scapito dei più giovani, per le posizioni da RTDb), altrimenti la commissione fa passare il candidato A (più ‘anziano’ ma più scarso).
    Se non poni limiti come fai a far vincere B, il più meritevole?

    In ogni caso, se fossimo in un paese in cui ci sono concorsi con una frequenza adeguata e se fosse possibile vincerli anche in sedi lontane, non ci sarebbe bisogno di mettere lacci di nessun genere.Studio, faccio il dottorato, qualche anno da assegnista e partecipo ai concorsi.Il problema è che, in molti casi, gli ultimi concorsi da ricercatore sono stati espletati 20 (VENTI) anni fa!

    Davvero ci sono settori in cui per 20 anni non c’è stato un concorso da ricercatore in tutta Italia? (lo chiedo sul serio)

  9. Precariamente
    4 aprile 2011 alle 17:05

    lucaschia :Infatti è proprio questo ciò che si deve fare: dividere per gli anni di attività effettiva o adottare qualche altro stratagemma che abbia lo stesso effetto. Possono esserci molti modi diversi dalle epurazioni.

    Sarebbe giusto dividere per anni dall’inizio dottorato, ma un regolamento non può imporre ad una commissione di farlo. Qui sta il problema. L’unica alternativa sono i limiti. Oppure come?

    • 5 aprile 2011 alle 17:55

      I limiti sono la negazione della valorizzazione del merito, perché possono produrre il risultato opposto a quello che dici: uno con 20 articolo su Nature potrebbe essere escluso e uno con 2 articoli su una rivistina nazionale essere ammesso e magari vincere. Non è questa la strada. All’estero capita spesso che qualcuno faccia un PhD, poi lavori 10 anni nel privato e poi magari rientri. Con i limiti temporali saremmo il solo paese al mondo a vietare questi percorsi.
      Come imporre ad una commissione di fare ciò che dici è abbastanza facile: deve uscire un decreto ministeriale sui criteri da utilizzare per la valutazione dei curriculum nelle procedure di valutazione comparativa per RTD, è quella la sede per parlare di “densità di pubblicazioni” anziché di “numero totale di pubblicazioni”. Devo dire, comunque, che nei concorsi ai quali ho partecipato questo è sempre stato fatto.

      • Precariamente
        5 aprile 2011 alle 18:45

        Uno con 20 articoli su Nature dovrebbe andare a farsi abilitare per PA direttamente, nessuno glielo vieta.
        Che senso ha che partecipi ad una poszione RTDa?

        Nell’essere Paese unico ci siamo già: in quale Paese vi è il limite di 3 anni di assegno per partecipare ad una posizione tenure-track (RTDb)? Indipendentemente dal merito…

  10. aladin
    5 aprile 2011 alle 22:09

    Mi sembra abbastanza evidente che i 20 articoli su Nature erano un paradosso. È ovvio che se uno ben curriculato fa un td anziché farsi abilitare è perché evidentemente poi non sarebbe chiamato da nessuno, soprattutto nei prossimi anni con tutti i rti da promuovere. Mica penserai che ci sia qualcuno che davvero preferisce un contratto triennale a un posto da professore solo x fare un dispetto a te. Mi chiedo poi che vantaggio ci sia per tutti: se uno tagliato fuori decide di fare lo stesso domanda a poi ricorre al tar e quindi alla Corte Costituzionale contro l’esclusione, si finisce per bloccare il concorso per anni. Non è meglio mettersi a fare i confronti pesati e selezionare direttamente il più meritevole, indipendentemente dall’anno di nascita? La strada ti è stata suggerita: chiedi le medie serate nel dm qui criteri di valutazione.

    • Precariamente
      6 aprile 2011 alle 15:15

      Indipendentemente dall’anno di nascita si, dall’anzianita’ di ricerca no. Altrimenti si seleziona il piu’ anziano, non il piu’ meritevole.

      Faccio un’analogia: se io – ho gia’ un Phd – mi riscrivo come matricola all’universita’ non è che mi danno le borse di studio, a scapito di chi se le merita. Anche se sono il primo della classe x voti!

      La posizioni TDA sono posizioni per chi è all’inizio della carriera. Occorre tenerne conto, altrimenti si rischia di chiudere le porte alla generazione degli anni ’80.

      Posso anche chiedere le medie pesate nel dm, ma dubito passerebbero.

      Se sei meritocratico perche’ non chiedi l’eliminazione del limite di 3 anni di assegno x partecipare al RTDb?

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