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Firenze. Perché i ricercatori/docenti precari ritengono IRRICEVIBILE la bozza del nuovo Statuto di Ateneo.


Riscrivere il nuovo Statuto di Ateneo secondo il diktat aziendalistico del governo era, ed è, un compito arduo. Poteva tuttavia diventare una sfida: in nome del principio di sperimentazione richiamato nella legge Gelmini (art. 1, c. 2) la nuova carta statutaria avrebbe potuto rappresentare un’occasione di inclusione democratica dei ricercatori/docenti non strutturati, allargando così il diritto di voto e la rappresentanza a quei tremila precari (fonte: rettore Tesi) che costituiscono il futuro dell’istituzione. In linea con le strategie del CPU nazionale (Coordinamento Precari Università), il nodo fiorentino aveva aderito in maniera costruttiva alla riscrittura dello Statuto, proponendo suoi rappresentanti in Commissione – poi non accolti – e partecipando alle audizioni dove aveva fermamente richiesto: l’inserimento del «personale non strutturato ricercatore, docente e tecnicoamministrativo» nella definizione di «comunità scientifica» (Statuto di Ateneo, art. 1, c. 3) presupposto fondamentale al riconoscimento del diritto alla rappresentanza della componente non strutturata; l’elettorato attivo esteso a tutta la comunità scientifica; la rappresentanza di tutte le componenti di detta comunità negli organi di Ateneo, e in particolare: nel Senato Accademico, nel CdA, nelle nuove «strutture di raccordo» e nei Consigli di Dipartimento; l’istituzione di un’anagrafe, atta a stabilire la consistenza numerica del personale precario e le relative tipologie contrattuali, nonché funzionale alla definizione della rappresentanza. La Bozza dei Titoli II e III dello Statuto non ha accolto sostanzialmente nessuna di tali richieste, basilari per la costruzione di una comunità democratica inclusiva, continuando ad ignorare l’esistenza di assegnisti di ricerca, docenti a contratto, borsisti e altre figure professionali che, quotidianamente, lavorano a stretto contatto con i colleghi strutturati; questo il motivo che ha indotto il CPU a non aderire alla sua discussione in sede di seconda audizione. Anziché intraprendere una via sperimentale capace di condurre finalmente all’elaborazione di strategie per conferire ai ricercatori/docenti non strutturati il diritto di voto attivo e, quando possibile – vista la caducità dei contratti sottoscritti –, anche l’elettorato passivo, la Bozza restringe le opportunità di autodeterminazione della comunità: ad esempio riducendo, rispetto a quanto reso possibile dalla legge, il numero dei membri del Senato Accademico che, si ricorda, resta l’unica assise elettiva a scala di ateneo. Se già risulta incomprensibile la regressione democratica determinata dalla volontaria contrazione numerica rispetto ai limiti imposti per legge, l’eliminazione della quota percentuale riservata tradizionalmente ai ricercatori nel Senato Accademico non riesce nel modo più assoluto a trovare spiegazione. Il CPU-Firenze auspica perciò una riflessione più lungimirante e di più ampio respiro. Prendere atto della “maturità civile” dei lavoratori precari della ricerca-docenza, parte integrante del personale di ateneo, costituirà il fondamento innovativo nella riconfigurazione democratica della nuova carta statutaria e della nuova comunità accademica.

CPU (Coordinamento Precari Università)-Firenze

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