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La Sapienza continua ad aggirare le regole


Dalla pagina delle collaborazioni coordinate e continuative dell’università La Sapienza di Roma
(link) risulta che diversi dipartimenti dell’ateneo hanno continuato a pubblicare bandi per co.co.co. anche dopo la definitiva entrata in vigore della legge 240 lo scorso 29 gennaio.
Occorre ricordare che la legge di “riforma” universitaria, all’articolo 18, comma 5, elenca una serie di soggetti cui è riservata in via esclusiva la possibilità di svolgere attività di ricerca nelle università. Tale elenco comprende i ricercatori a TD e gli assegnisti di ricerca, ma non i co.co.co. La ratio di questa norma è chiara: mettere ordine nella giungla del precariato universitario, riducendo il numero di forme contrattuali ed eliminando quelle meno tutelate e prive della definizione di minimi retributivi.
Non intendiamo creare difficoltà ai colleghi che da tali collaborazioni ricevono la propria fonte di reddito e la possibilità di svolgere un lavoro che li appassiona. Tuttavia, la ratio della nuova disposizione di legge è chiara e non possiamo non chiederci per quale ragione il coinvolgimento di personale non strutturato nei progetti di ricerca non prenda sistematicamente la forma degli assegni di ricerca previsti dalla nuova legge e ora privi
di un limite retributivo massimo. Troviamo emblematico il fatto che fra le varie disposizioni della “riforma” Gelmini, un provvedimento nefasto al quale ci siamo duramente opposti, le uniche due norme sulle quale si concentra la “resistenza” delle amministrazioni universitarie sono quella che vieta gli insegnamenti gratuiti e sottopagati e quella che vorrebbe semplificare le giungla dei contratti precari.

L’Università dovrebbe contribuire a creare la coscienza civile del nostro paese, non studiare i sistemi per aggirare quei pochi provvedimenti che vorrebbero reintrodurre un minimo di tutele e garanzie nel disastrato mercato del lavoro italiano.

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Categorie:Comunicati, Documenti
  1. Doriano Brogioli
    2 settembre 2011 alle 11:08

    No, non intendete sicuramente creare problemi a chi si sfama con quella cococo, no???? E che cosa vuole dire allora questa cosa? Pensate che la persona che prende la cococo stia meglio senza? Ma vi siete resi conto che state parlando di uno stipendio di una persona, che serve per comprarsi il cibo e per pagarsi l’affitto? Ma quando lo capirete che e’ assurda la posizione che avete preso?

    Certo che ci sono delle leggi, ma e’ proprio contro quelle che dovete battervi!!!!!

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