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Le misure di cui c’è bisogno – lettera di due studenti qualunque


Vista la moda di burocrati, potenti e signorotti della finanza di mandare lettere al governo italiano in cui gli dettano per filo e per segno le misure da imporre ai cittadini per superare la crisi, proviamo a mandare anche noi una lettera, firmata da due studenti qualunque. Chissà se queste proposte saranno recepite immediatamente come quelle di Draghi e Trichet…
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Scortese Presidente del Consiglio,

Abbiamo discusso della situazione dei mercati dei titoli di stato italiani, ne parlano tutti, ma in pochi parlano di noi, delle nostre condizioni di vita oggi, e di quelle che con quasi assoluta certezza saranno le nostre condizioni di vita domani.

Riteniamo pertanto serva chiarire la situazione di noi studenti e precari e che siano urgenti e necessarie misure a nostro sostegno.

Le scriviamo perché abbiamo scoperto dalla stampa che due persone prive di qualunque mandato democratico, scrivendo a Lei, possono imporre l’agenda economica italiana. E quindi non sentendoci da meno di Trichet e Draghi, crediamo di doverLe imporre i provvedimenti che riteniamo urgenti per rassicurare noi, non i mercati.

La manovra appena realizzata è il colpo di grazia allo stato sociale italiano. Si aggiunge alle manovre che negli ultimi anni hanno tagliato risorse a scuole e università al punto da provocare riduzione drastica dei servizi, abbassamento dei livelli qualitativi, ulteriore degenerazione dell’edilizia scolastica, cancellazione del diritto allo studio, aumenti delle tasse.

Scriviamo questa lettera per ribadire con forza alcuni principi che abbiamo più volte espresso con grandi manifestazioni e con i referendum di giugno. Visto che finora siamo rimasti inascoltati, abbiamo deciso di usare lo strumento che in questa fase storica sembra essere più incisivo: una lettera di due tizi a caso senza alcun mandato popolare.

Nell’attuale situazione riteniamo essenziali le seguenti misure:

I tagli della legge 133 e la riforma Gelmini hanno smantellato la scuola, l’università e la ricerca pubbliche in Italia, privando il nostro paese della prima risorsa necessaria all’uscita dalla crisi, cioè il sapere dei propri giovani. Chiediamo immediatamente un’AltraRiforma di scuola, università e ricerca, che rimetta al centro l’interesse pubblico e l’accesso universale a saperi di qualità, accompagnata da un piano straordinario di investimento su formazione e innovazione.

Il 12 e 13 giugno 27 milioni di italiani hanno sancito mediante referendum la ripubblicizzazione dei servizi idrici, indicando la strada della tutela dei beni comuni. Qualunque velleità di ulteriori privatizzazioni deve essere abbandonata. Bisogna invece dare seguito all’attuazione dell’esito referendario. Non possiamo pensare di far cassa lasciando saccheggiare il welfare, la sanità, l’istruzione, i beni comuni di questo Paese.

C’è l’esigenza di una radicale riforma del mercato del lavoro. Per anni ci è stato raccontato che la flessibilità era un’opportunità per uscire dalla crisi. In realtà la disoccupazione giovanile sfiora il 30%, si allungano i tempi per l’inserimento nel mondo del lavoro dopo il conseguimento di un titolo di studio, i precari in Italia sono circa 4.000.000, e Lei vorrebbe deregolamentare ancor di più il mercato del lavoro? E’ necessaria invece l’eliminazione delle tipologie contrattuali atipiche che travestono da lavoro autonomo quello che è a lavoro subordinato a tutti gli effetti, legalizzano il caporalato, privano di diritti centinaia di migliaia di lavoratori. Non si può inoltre pensare di cancellare il diritto del lavoro, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il contratto collettivo nazionale.

Serve un welfare in grado di dare risposte concrete a tutte e tutti. Tutelare e rafforzare il welfare è anche un modo per rilanciare l’economia, oltre che ovviamente tutelare i più deboli. L’Unione Europea che Lei ama tanto seguire in ogni affermazione quando si tratta di portare avanti politiche neoliberiste, ha affermato, mediante risoluzione del Parlamento Europeo, la necessità di un reddito minimo garantito, fissato al 60% del salario medio nazionale, perché non ascoltare l’UE in questo caso?

Vista la gravità della situazione è necessario procedere immediatamente, se ciò non avverrà ci vedrà in piazza, il 7 ottobre in tutt’Italia, a partire da scuole e università, e il 15 ottobre in tutt’Europa, indignati più che mai, perché non accetteremo di pagare la crisi. Non abbiamo da perdere che i vostri debiti.

Distinti saluti,

due studenti qualunque

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