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Abilitazione nazionale bocciata dai professori


Dalla rassegna stampa del governo: Il Sole 24 Ore in data 20 ottobre 2011.

È «irragionevole» prevedere che nella valutazione di chi punta all’abilitazione nazionale da associato e ordinario siano prese in considerazione solo le pubblicazioni prodotte dopo l’ultima nomina ricevuta dal candidato, e non piace l’applicazione diffusa di indicatori bibliometrici non solo per valutare aspiranti associati e ordinari, ma anche per decidere chi può far parte delle commissioni giudicanti.

Non è tenero il giudizio dei docenti del Consiglio universitario nazionale sulla bozza di regolamento ministeriale sull’abilitazione nazionale, ultimo tassello necessario a far partire i concorsi nazionali previsti dalla legge Gelmini (anticipato sul Sole 24 Ore del 15 ottobre scorso). Di qui la richiesta di modificare 16 punti sparsi nei 9 articoli di regolamento (nemmeno il titolo si salva dalle obiezioni del Cun), e in particolare di rivedere i criteri di valutazione delle pubblicazioni.

Nel tentativo di costruire un meccanismo di giudizio il più possibile oggettivo, il ministero ha puntato sugli indicatori bibliometrici internazionali nei settori in cui sono diffusi e su parametri analoghi che l’Agenzia nazionale di valutazione è chiamata a costruire dove mancano. Per avere speranze di ottenere l’abilitazione, secondo il provvedimento i candidati dovranno raggiungere una valutazione superiore alla mediana ottenuta dal totale dei “concorrenti”. Il riferimento alle «migliori prassi internazionali», ribatte il Cun, è troppo generico, la delega all’Anvur troppo ampia e la «partecipazione» della comunità scientifica alla costruzione dei criteri è troppo trascurata. Non solo. Il regolamento impone che per essere commissari gli ordinari debbano vantare una qualificazione scientifica pari a quella dei candidati e una produzione scientifica continuativa di livello negli ultimi cinque anni; nessuna obiezione sul primo requisito, ma il Cun contesta gli «automatismi», soprattutto sulle pubblicazioni.

L’altra regola contestata, relativa all’esame limitato alle pubblicazioni successive all’ultima nomina, era finita al centro delle obiezioni anche dei ricercatori, perché rischia di tradursi in un premio all’anzianità nel ruolo più che al merito della produzione.

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