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Rassegna stampa: “Atenei e impresa, piano in otto mosse”


Vi proponiamo un interessante articolo di Gianni Trovati, pubblicato da Il Sole 24 Ore  l’8 novembre 2011, nella speranza di stimolare una riflessione e un dibattito:

“Un accordo strategico, in otto mosse, per portare sul terreno dell’attuazione pratica la riforma dell’università e fare in modo che la sua applicazione concreta non tradisca lo «spirito» con cui è stata costruita. È il senso del protocollo d’intesa firmato ieri a Milano da Confindustria e Conferenza dei rettori, per tenere sotto osservazione otto «temi critici» della nuova università, dai consigli di amministrazione aperti alle imprese al debutto sul lavoro dei laureati triennali, dal reclutamento dei professori di domani al tasso di successo nei progetti di ricerca e trasferimento tecnologico. Fil rouge degli otto tasselli dell’accordo: la trasparenza, che promette di monitorare i vari aspetti dell’attuazione e tradurli in dati da pubblicare su Internet anche in chiave “competitiva”, e l’orizzonte internazionale, per confrontare gli orientamenti italiani con quelli dei Paesi competitori.

«Il 90% del valore di una riforma è dato dall’attuazione», sottolinea Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria con delega all’Education, e la regola è ancora più valida nel caso dell’università anche per una ragione di calendario: nei prossimi cinque anni andrà in pensione quasi un docente italiano ogni sei, in un orizzonte di dieci anni il tasso di rinnovamento degli organici sale verso quota 30 per cento, per cui i risultati del debutto delle nuove regole sul reclutamento dei docenti attraverso l’abilitazione nazionale sono destinati a influenzare il funzionamento dell’università per decenni.

Per questa ragione, uno dei punti dell’accordo è il monitoraggio sugli effetti dei nuovi criteri in ogni ateneo, mettendo sotto osservazione non solo i requisiti “minimi” dei futuri docenti previsti dalla riforma ma anche quelli aggiuntivi che saranno individuati da ogni ateneo. Il monitoraggio, inoltre, si estende anche alla Governance, e renderà pubblici i criteri di selezione e i dati dell’attività dei consigli di amministrazione, in una sorta di traduzione dei controlli Consob nel mondo accademico. «Senza spinta – sottolinea Marco Mancini, presidente della Crui – la macchina complessa della riforma rischia di impantanarsi», e di conseguenza l’intero impianto dell’accordo è giocato su una serie di “stimoli” agli atenei da parte dei diversi attori della formazione.

L’intesa funziona così, per esempio, quando tratta il dottorato, con lo scopo di creare forme inedite come il dottorato-executive in azienda (per chi già lavora e per i neolaureati con meno di 30 anni) e di aprire percorsi spendibili non solo nell’accademia, come accade per esempio nelle migliori università tecniche in Usa e Regno Unito.

Le imprese si candidano a un ruolo di primo piano anche alla voce “internazionalizzazione”, promuovendo la diffusione di corsi in inglese (tra i modelli in questo caso c’è il “bilinguismo” universitario che si è diffuso in Spagna) e finanziando visiting professor stranieri e «cattedre di mobilità» per il rientro, anche temporaneo, degli italiani impegnati in atenei stranieri.

Il confronto internazionale, nel programma del Protocollo d’Intesa, deve estendersi anche alla gestione dei bilanci, per trarre dai modelli stranieri le pratiche migliori nel rapporto ricavi/costi e nei meccanismi di incentivazione al merito dei docenti. Un capitolo cruciale, naturalmente, è quello del rilancio di didattica e ricerca sul fronte tecnico-scientifico. Il punto di partenza è dato dal fatto che i laureati di area tecnico-scientifica sono il 22,6% del totale in Italia, contro il 28,7% della Germania, e i brevetti per milione di abitanti sono da noi 12,3 contro i 76,4 dei tedeschi. Per sostenere il tema, essenziale in termini di crescita economica, il Protocollo rilancia il «Piano lauree scientifiche» di Confindustria e ministero, che negli ultimi anni ha permesso di ridurre il gap in questo campo tra l’Italia e le altre principali economie Ue, e la costituzione di una «mappa delle competenze» per migliorare il successo dei ricercatori italiani in campo europeo e il tasso di «trasferimento tecnologico», semplificando la strada che conduce i progetti di ricerca all’applicazione pratica in campo industriale.

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