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Chi ha visto la “tenure track” (dal sito di ROARS)


di Luca Schiaffino

il sito di ROARS

Si è molto parlato, nel corso del lungo dibattito che ha accompagnato il percorso parlamentare della riforma universitaria, dell’ “introduzione della tenure track” nel sistema universitario italiano. Nella versione originale del Ddl Gelmini, approvata dal Consiglio dei Ministri nell’autunno del 2009, la tenure track consisteva nella riforma dei contratti a tempo determinato (TD), trasformati in contratti della durata di 3 anni rinnovabili una volta, che potevano culminare nella chiamata diretta come professore associato qualora il contrattista avesse conseguito l’abilitazione nazionale, previo parere favorevole del Dipartimento di appartenenza.

L’iter parlamentare della riforma ha svuotato questo meccanismo di gran parte del significato iniziale, attraverso alcune modifiche sostanziali introdotte durante il primo passaggio in Senato. Il 3+3 originario è stato trasformato in una successione di due contratti distinti: per accedere al ruolo di professore associato attraverso il meccanismo della tenure track si dovrà, verosimilmente dopo essere transitati per alcuni anni (fino a 4) di assegni di ricerca, tentare di accedere a un contratto di tipo a) triennale eventualmente rinnovabile per ulteriori due anni, e infine vincere un altro concorso per un contratto di tipo b). I contratti di tipo a) sono propedeutici a quelli di tipo b) e solo questi ultimi possono culminare, sempre previo ottenimento dell’abilitazione nazionale e dopo pronuncia favorevole del dipartimento, nella chiamata diretta come professori associati.

Per evitare un periodo troppo prolungato di blocco di questo canale di reclutamento, è stata introdotta una fase transitoria nella quale l’accesso ai contratti di tipo b) è comunque consentito a chi in varie forme ha già accumulato almeno tre anni di esperienza di ricerca (l. 240/2010 art. 24 c. 3b). Occorre comunque notare che, sempre nel corso del primo passaggio in Senato la vecchia maggioranza, ispirata dall’intento ideologico di muoversi verso la sostanziale abolizione dei concorsi universitari lasciando all’abilitazione nazionale a numero aperto il compito di operare una blanda preselezione, ha voluto abolire di fatto i concorsi universitari, eliminando qualsiasi regolamentazione per le normali procedure concorsuali locali a professore associato e ordinario regolamentate dall’articolo 18 della legge 240.

Con queste modifiche non ci sono più differenze sostanziali fra concorsi e chiamate dirette, il che ha fatto venir meno gran parte dei vantaggi della posizione di ricercatore a TD di tipo b). La prima considerazione da fare è che prevedibilmente il nuovo meccanismo fallirà clamorosamente l’obiettivo di abbassare l’età media di ingresso in ruolo, precedentemente attestata attorno ai 36 anni di età. Sebbene un paragone diretto sia improprio, dal momento che finora l’accesso ad una posizione stabile avveniva nel ruolo scomparso del ricercatore a tempo indeterminato, data l’ampiamente verificata tendenza del sistema universitario ad utilizzare in maniera esaustiva tutti gli spazi di dilatazione del precariato a sua disposizione, il percorso più verosimile prevederà per quasi tutti i futuri professori un percorso di 3 anni di dottorato, 4 di assegno di ricerca, 5 di TDa e 3 di TDb, per un totale di 15 anni dopo la laurea, culminante in un ingresso come professori associati successivo ai 39 anni di età anagrafica, ben oltre i 30 anni propagandati per mesi dall’ex-ministro Gelmini (e calcolati non si capisce bene come).

En passant, è ben evidente che quello appena descritto è un iter bizantino che non ha uguali nel mondo: in altre nazioni è tutt’altro che raro trovarsi già a capo, fra i 30 e i 40 anni, di progetti e gruppi di ricerca, mentre in Italia nella stessa fascia di età si sarà costretti a barcamenarsi fra un assegno e un TDa, con un occhio magari a qualche lavoretto extra per sopravvivere nei buchi fra un contratto e l’altro. Una seconda considerazione riguarda il confronto fra il nuovo sistema e quello precedente, confronto che mostra come sia quasi automatico accostare i vecchi assegni di ricerca ai nuovi, il TDa ai vecchi ricercatori a TD della “riforma” Moratti e il TDb al vecchio periodo di conferma dei professori associati e come quindi in definitiva le novità si riducano sostanzialmente all’incremento dell’età di ingresso in ruolo e alla scomparsa del ricercatore a tempo indeterminato. Due modifiche dell’assetto preesistente che potrebbero avere come effetto una riduzione dell’indipendenza dei ricercatori nella lunga fase precedente l’accesso al ruolo di professore e che si tradurranno per il nostro sistema universitario nella totale incapacità di attrarre talenti dall’estero e di valorizzare l’attitudine alla creazione di nuovi filoni di ricerca in una della fasi di massima creatività nella carriera di un ricercatore.

Tutto questo se davvero i nuovi meccanismi, per ora solo sulla carta, avranno mai applicazione pratica: finora i numeri parlano di un clamoroso fallimento della presunta tenure track, testimoniato dai 177 TDa e dai 2 soli TDb banditi fino a questo momento. Si può fare un grossolano esercizio numerico: preso atto della sostituzione dei ricercatori a tempo indeterminato con quelli a TD, assumendo che in futuro si entri come TDa dopo il dottorato e qualche anno di assegno attorno ai 30 anni e si vada poi in pensione attorno ai 70, una distribuzione uniforme delle attuali 60000 unità di personale lungo i 40 anni di carriera comporterebbe circa 1500 pensionamenti annui da compensare con 1500 contratti di tipo b) alimentati da un numero almeno uguale di contratti di tipo a). Poiché in realtà l’attuale distribuzione anagrafica del personale universitario non è affatto uniforme, ma fortemente sbilanciata verso le fasce di età prossime al pensionamento, nei prossimi anni sarebbe necessario un reclutamento ancora più consistente per il mantenimento dell’attuale consistenza numerica, obiettivo quasi obbligato per un Paese che già occupa le ultimissime posizioni fra le nazioni europee per la percentuale di ricercatori sulla popolazione attiva e per il rapporto fra docenti e studenti universitari, attualmente uno dei principali fattori che determinano il basso posizionamento dei nostri atenei nelle classifiche internazionali. Ma anche a volersi rassegnare al proposito del vecchio governo di scendere a 40000 unità di personale sarebbero comunque necessari 1000 ingressi l’anno, molti più di quelli oggi registrati. Dove sta andando allora l’università italiana?

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Categorie:Documenti
  1. Tiziana
    14 dicembre 2011 alle 22:41

    Un aspetto, seppur minore, collegato a quello che spiega chiaramente Luca è la contro-selezione che si sta generando: sempre più spesso un buon ricercatore precario Italiano (in particolare chi abbia fatto anche un solo anno di post-doc all’estero) ha più probabilità di inserimento in un sistema straniero che nel nostro, a parità di curriculum.
    Ogni anno in più che un precario investe in un assegno, RTDa etc, è un rischio ulteriore che corre, andando avanti in una strada che potrebbe rivelarsi alla fine non percorribile. Il paradosso è che la tenure track dovrebbe servire all’accompagnamento in ruolo, ovvero esattamente ad evitare questo, ma fin che i numeri tra TDa e TDb restano quelli che sono, la tenure track sta praticamente solo dopo il traguardo. Come la conferma prima, del resto.

  2. michele ciavarella
    24 dicembre 2011 alle 08:44

    Sono daccordo con la analisi. Avevo proposto questo documento tra gli amici Humboldtiani.

    2. Prospettive per le figure a tempo determinato. Non crediamo in slogan e trovate estemporanee. L’introduzione della figura del Ricercatore a Tempo Determinato ci appare per ora aver creato più problemi di quanti pensava di risolvere. Persino le figure di ingresso delle piu` rigide Università USA dopo un severo “Tenure case”, vengono «confermate» (si tratta ad es. del 45% degli Assistant Professor negli ultimi 10 anni in MIT). Non è neanche lontanamente realistico pensare che tutte le nostre Università diventino improvvisamente più selettive e ambiziose di MIT, che offre ben altri livelli di retribuzione, condizioni lavorative, e visibilità internazionale! Perchè non garantire almeno un livello minimo di conferme per i Ricercatori a Tempo determinato, con dei meccanismi di assegnazione di budget di FFO agli Atenei per chiamate di posti da associato garantiti nella misura del 50% dei posti? Altrimenti, avremo creato posizioni non attraenti per le eccellenze, avremo posto le premesse per nuove ondate di protesta tra qualche anno, quando il problema verrà alla luce nella sua intera drammaticità. Come mai si è pensato di agire rendendo flessibile solo una categoria, senza aver creato anche la figura del professore associato e dell’ordinario a Tempo Determinato, con lo stesso spirito di poterne assumere di più, per poi tenere solo i migliori? Cosi’, ai parametri meritocratici, concorrono tutti, ma solo la categoria più bassa rischia il posto. Come se in una nave affondassero solo i mozzi insieme alla nave, e non il capitano, che cosi’ puo’ tranquillamente distrarsi, e tornare a condurre un’altra nave. Salvo che quando è il capitano a non saper condurre la nave, il naufragio puntualmente si ripete.

  3. michele ciavarella
    24 dicembre 2011 alle 08:47

    Ecco pero’ al momento come abbiamo lanciato la iniziativa, che sicuramente dovrebbe vedervi interessati.

    Al Ministro Profumo
    Università e Ricerca
    Piazza Kennedy, 20
    00144 ROMA
    Centralino: 06.9772.1

    Alla CRUI
    segreteria@crui.it
    presidenza@crui.it
    Conferenza dei Rettori delle
    Università italiane
    Piazza Rondanini, 48 00186 Roma

    Al CUN
    presidente: andrea.lenzi@cun.it
    Tel: 06 97727157-7180-7766
    Fax: 06 97727590
    Segreteria CUN
    Tel: 06 97727502-7622
    Fax: 06 97726031
    Sede CUN presso il MiUR
    P.le Kennedy, 20 – 00144 Roma

    Ai Rettori

    Oggetto: Proposta di concorsi a chiamata diretta per eccellenti (come vincitori di riconoscimenti internazionali importanti o per valutazione di commissione da Università leader nelle classifiche internazionali) incentivati oltre il 100% di budget, e con le stesse deroghe del Piano Straordinario di assunzione di Professori Associati, che da semplici calcoli si rivela essere sovradimensionato rispetto al numero di ricercatori in servizio che possono avere requisiti minimi ANVUR. Introduzione di graduatorie progressive nelle idoneita’ nazionali in via di definizione, per dare precedenza di chiamata o incentivo di budget alla chiamata dei “migliori”. Entrambe le proposte da realizzare con risorse fresche e anche dal Piano Straordinario nel senso di ridurre il rischio che esso ritorni in usi diversi da quello dell’Università.

    Carissimi,

    In allegato, invio una lettera firmata da alcuni vincitori di borse Humboldt, Fulbright, ERC grants, Centri di Eccellenza e Italiani Altamente citati, riguardo ad una iniziativa di Reclutamento di Eccellenza, con appello al Min Profumo, al Premier Monti e al Presidente Napolitano. La lettera si trova anche su un blog di Harvard a questo indirizzo,
    TWO PROPOSALS TO FORWARD EXCELLENCE IN ITALY
    http://imechanica.org/node/11626

    ed e’ pertanto facilmente distribuibile per commenti, e ulteriori firme, se vorrete darne ampia distribuzione alla Unvirsita’ e Enti di Ricerca, come speriamo.

    Cordiali Saluti

    Primi firmatari Humboltiani
    1) Michele Ciavarella. Prof associato di Progettazione Meccanica. Politecnico di Bari.
    2) Simone Natale, Ricercatore Postdoc, Università di Colonia.
    3) Marcello Barbanera, Prof. di Archeologia, Università di Roma “La Sapienza”
    4) Pietro Podolak, Universität Würzburg: elMuT
    5) Ulisse Stefanelli, Primo Ricercatore, IMATI-CNR, Pavia
    6) Paolo Ruggerone, Prof. Associato di Fisica, Univ. Cagliari
    7) Grazyna Ptak, Prof Medicina, Univ Teramo
    8) Abdelaziz Rhandi, Prof Ord Dip Matematica, Univ Salerno
    9) Paolo Prodi, Prof Ord Storia, Univ Bologna
    10) Fabrizio Illuminati, Prof. ord. Fisica, Univ Salerno
    11) Evelyn Kustatscher, Museo Naturale, Bolzano
    12) Franco Torello, Prof Ord Fisica atomica, Univ Genova
    13) Laura de Lorenzis, Prof. Ing.Strutturale, Univ Lecce (anche ERC starting e Fullbright)

    Gruppo2003, ERC o FIRB grantees, italiani highlycited
    1 Pier Mannuccio Mannucci , Prof Ord, Med Interna, IRCCS Ca Granda
    Foundation Maggiore, ISI Highly Cited
    2 Alessandro Reali , Prof Ing. Strutt., Univ Pavia, ERC Starting 2010
    3 Matteo Viel , Ric.Astron. INAF, Trieste, ERC Starting 2010
    4 Stefano Pluchino , Lecturer in Brain Repair, Univ Cambrige, UK, ERC Starting
    2010
    5 Andrea Alimonti , MD, ERC Investigator, Oncology Institute of Southern
    Switzerland, Bellinzona Switzerland
    6 Antonia Follenzi , MD, PhD Università del Piemonte Orientale
    “A.Avogadro”
    7 Cristiano Collettini , Ricercatore, Scienze Terra, ERC starting, Univ Perugia.
    8 Sabrina Sabatini , Ricercatore Biologia, Roma Sapienza, ERC nel 2010
    9 Carla Comellini , Prof. Ass, Univ. di Bologna, Fulbright 1981-82, 2 borse
    Governo canadese
    10 Annalisa Buffa , ERC, IMATI-CNR ‘E. Magenes’. Pavia
    12 Paola Romagnani , MD PhD, ERC Starting 2008, Nefrologia, Centro Eccellenza
    Denothe, Univ Firenze
    13 Michele Napolitano , Prof. Fluyd Mechanics, Politecnico
    di Bari, Fulbright 1973, Director of Excellence Center in Computational
    Mechanics

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