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I NUMERI AGGHIACCIANTI DEL PRECARIATO UNIVERSITARIO: CHE FARE?


Siamo quasi al primo anniversario dell’approvazione della “epocale riforma dell’università” voluta dal (fortunatamente) ex-ministro Maria Stella Gelmini. A distanza di un anno si può finalmente dire che la nuova legge ha raggiunto tutti i suoi obiettivi: paralizzare completamente il funzionamento delle università, licenziare i precari, ridurre il personale universitario (e il numero dei laureati) a numeri più vicini a quelli del Terzo Mondo che a quelli di una nazione europea.

Mentre la legge veniva approvata, il vecchio ministero affermava che i decreti attuativi necessari per renderla operativa sarebbero stati approvati entro la primavera. In primavera (13 aprile) si dichiarò con entusiasmo che tutto sarebbe partito entro la fine di luglio. In estate (7 luglio) si annunciò trionfalmente che la riforma sarebbe divenuta pienamente operativa in autunno. A meno di improbabili sprint del nuovo ministro Profumo, domani, data di inizio dell’inverno astronomico, saranno stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo 15 dei quasi 50 decreti attuativi.

Precari: numeri da capogiro
In 2 anni, dal 2008 al 2010, si è realizzata una strage silenziosa di ricercatori e docenti precari: nel 2010 vi erano circa 22mila precari in meno che nel 2008. Buona notizia? E’ stato ridotto il precariato assorbendoli in parte nei ruoli strutturati? Assolutamente no, visto che allo stesso tempo vi è stata una riduzione di circa 5000 unità di personale strutturato.
E per il 2011 la strage silenziosa continua a ritmi ancora più rapidi che in passato.

la creatività contrattuale

i numeri precari*

docenti a contratto

41.349

collaboratori linguistici

317

personale impegnato in attività di tutorato

23.996

borse di studio

6.565

borse post-doc

747

assegni di ricerca

17.942

co.co.co. (di durata superiore ai 30 gg.)

8.096

ricercatori a tempo determinato

1.240

formazione specialistica dei medici

24.934

altro

1.002

totale

126.188

Altri dati e prospettive

di ruolo

a contratto

totale

personale docente

57.748 (58,3%)*

41.349 (41,7%)

99.097

collaboratori linguistici

1.857 (85,4%)

317 (14,6%)

2.174

personale ricercatore

57.748 (48,8%)*

60.526 (51,2%)**

118.274

Fonte: MIUR Statistica, dati al 31/12/2010
* docenti
di ruolo: professori ordinari, associati e ricercatori a tempo indeterminato.
** la
voce comprende i seguenti contratti diricerca: borse di studio, borse post-doc, assegni di ricerca, co.co.co., ricercatori a tempo determinato, contratti di formazione specialistica dei medici, altro.

Prospettive di reclutamento

Si parla molto del prossimo reclutamento straordinario di professori associati, ma questo può interessare i precari? Sembrerebbe di no, a giudicare dalle parole del neo-Ministro (e rettore) Francesco Profumo che, a proposito dei ritardi nell’avvio delle procedure di abilitazione ha recentemente dichiarato “Entro la primavera 2012 vorrei che partisse la procedura nazionale per le abilitazioni dei ricercatori“. Dobbiamo quindi dedurre che, nonostante la riserva dei posti da associato ai soli ricercatori non sia prevista in alcun articolo di legge, i precari e gli scienziati italiani all’estero possono tranquillamente smettere di pensare all’abilitazione e concentrarsi sull’allettante prospettiva che il vecchio ed il nuovo ministro hanno voluto riservare loro: la tenure track. Peccato però che anche questa strada sia sbarrata, dalle scarse risorse disponibili, dall’eliminazione degli sconti sul personale medico nel calcolo del rapporto spese fisse/FFO e, soprattutto, dalla cultura accademica italiana amante del ricorso sistematico all’utilizzo del ricercatore usa e getta, che si può tenere comodamente sotto controllo e non consuma preziose risorse da utilizzare per i propri avanzamenti di carriera. Non è un caso che ad oggi su 203 posizioni da ricercatore a TD bandite finora, 201 siano di tipo a), prive cioè di qualsiasi sbocco, e solo 2 di tipo b). Anche la tenure track della “riforma” è nei fatti una strada sbarrata.

Allora, CHE FARE?

Davanti ai numeri del sistema universitario, che parlano di un 20% di pensionamenti nel breve futuro, sarebbe indispensabile ragionare su un reclutamento straordinario di ricercatori a TD di tipo b), l’unica strada purtroppo oggi percorribile per immettere nuovo personale in un sistema universitario sempre più anziano e disastrato. Un governo “europeo”, in un paese che davvero punti su istruzione e ricerca, dovrebbe trovare, pur nelle difficoltà economiche nelle quali versiamo, delle risorse aggiuntive per finanziare un’iniziativa di questo genere.

Ma se proprio non si vuole percorrere la strada della “straordinarietà”, si sblocchi quantomeno la via ordinaria attraverso alcune semplici iniziative:

– si eliminino tutti i vincoli sul turn-over e si sistemi in via definitiva la questione del personale medico, senza usarla come uno strumento per paralizzare il reclutamento

-si imponga il rispetto della norma dell’articolo 29 della “riforma” sull’utilizzo del 50% dei punti organico per il reclutamento dei ricercatori

-si stabilisca, come si sarebbe dovuto fare da tempo, che ciascun ateneo debba rispettare un valore minimo, pari almeno a 45:55, per il rapporto fra contratti a TD di tipo b) e di tipo a) banditi in ciascun anno solare

-si definisca un meccanismo che abbatta la discriminazione di genere, vecchio vizio dell’università italiana, al fine di garantire in egual misura l’accesso ai ruoli a uomini e donne

…altre idee? altre proposte?

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  1. Antonio
    22 dicembre 2011 alle 14:59

    Mi sembra un’analisi condivisibile e in parte anche le proposte.
    In particolare va fatto notare che docenti a contratto spesso coincidono con altre forme contrattuali, ovvero c’e’ una sovrapposizione. Avrei escluso il personale impegnato in attivita’ di tutorato. Comunque togliendo anche questi si rimane con 60-80.000, ovvero il 100% dell’attuale corpo docente strutturato.

    Sulle soluzioni: naturalmente stigmatizzo la soluzione stabilizzazione. Ma avrebbe senso una chiamata straordinaria basata su alcuni criteri generali:
    1. il MIUR fissa l’organico universitario che intende avere nel futuro;
    2. si fissano i numeri di assunzioni nei prossimi anni in funzione di questi parametri
    a. organico a regime
    b. pensionamenti previsti
    c. numero di precari
    E si forniscono questi numeri nero su bianco, con procedure di selezione regolari nel tempo con numeri prestabiliti, e una iniezione piu’ massiccia nei primi anni.

    Avevo gia’ fatto alcuni conti con il numero di pensionamenti, si possono avere due prospettive: non cambia l’organico (diminuisce l’FFO) -> si hanno circa 1500 assunzioni l’anno nei prossimi 10 anni.
    Se si vuole mantenere il budget invariato si possono avere 30.000 assunzioni nei prossimi 10 anni.
    Se si chiede di assumere tutti i 60.000 (120000?) precari attuali si ricrea il tappo anni ’70-’80.

  2. michele ciavarella
    24 dicembre 2011 alle 08:39

    Io una iniziativa la sto pensando. Anche perche’ i Ricercatori hanno un po’ ottenuto solo per loro, risorse, ma poco e niente per gli altri.
    Provate a leggere qua, almeno per gli eccellenti!
    Two proposals to forward Excellence in Italy to Giorgio Napolitano, Mario Monti, and Francesco Profumo — from a group of Humboldtians.

    http://imechanica.org/node/11626

  3. michele ciavarella
    24 dicembre 2011 alle 08:40

    Io dico delle cose molto simili a voi. Intanto leggete questo

    Two proposals to forward Excellence in Italy to Giorgio Napolitano, Mario Monti, and Francesco Profumo — from a group of Humboldtians.

    http://imechanica.org/node/11626

  4. michele ciavarella
    24 dicembre 2011 alle 08:42

    E poi leggete questa altra proposta, che pero’ inizialmente era nel mio piano inviato al Ministro Profumo, ma poi non ho piu’ definito ne’ lanciato. Potremmo farlo insieme? Contattatemi a mciava@poliba.it

    2. Prospettive per le figure a tempo determinato. Non crediamo in slogan e trovate estemporanee. L’introduzione della figura del Ricercatore a Tempo Determinato ci appare per ora aver creato più problemi di quanti pensava di risolvere. Persino le figure di ingresso delle piu` rigide Università USA dopo un severo “Tenure case”, vengono «confermate» (si tratta ad es. del 45% degli Assistant Professor negli ultimi 10 anni in MIT). Non è neanche lontanamente realistico pensare che tutte le nostre Università diventino improvvisamente più selettive e ambiziose di MIT, che offre ben altri livelli di retribuzione, condizioni lavorative, e visibilità internazionale! Perchè non garantire almeno un livello minimo di conferme per i Ricercatori a Tempo determinato, con dei meccanismi di assegnazione di budget di FFO agli Atenei per chiamate di posti da associato garantiti nella misura del 50% dei posti? Altrimenti, avremo creato posizioni non attraenti per le eccellenze, avremo posto le premesse per nuove ondate di protesta tra qualche anno, quando il problema verrà alla luce nella sua intera drammaticità. Come mai si è pensato di agire rendendo flessibile solo una categoria, senza aver creato anche la figura del professore associato e dell’ordinario a Tempo Determinato, con lo stesso spirito di poterne assumere di più, per poi tenere solo i migliori? Cosi’, ai parametri meritocratici, concorrono tutti, ma solo la categoria più bassa rischia il posto. Come se in una nave affondassero solo i mozzi insieme alla nave, e non il capitano, che cosi’ puo’ tranquillamente distrarsi, e tornare a condurre un’altra nave. Salvo che quando è il capitano a non saper condurre la nave, il naufragio puntualmente si ripete.

  1. 27 dicembre 2011 alle 16:15

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