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Storici contro mediane e ANVUR


Roma, 26 settembre 2012 

L’Università che vogliamo

L’undicesima mediana di Wittgenstein –

In solidarietà a Lucio D’Angelo e Angelo d’Orsi

 

 

Nei giorni scorsi, due esponenti de “L’Università che vogliamo” – Lucio D’Angelo e Angelo d’Orsi – sono stati fatti oggetto di attacchi volgari e insinuazioni ridicole all’interno della mailing list della Sissco.

Lucio D’Angelo è stato pesantemente apostrofato in una e-mail privata dall’attuale presidente della Sissco con parole che in questa sede preferiamo non riportare. Successivamente, Angelo d’Orsi, il quale aveva scritto un articolo di critica argomentata all’Anvur e alla cosiddetta “terza mediana” (cfr. il suo Università, chi dà i voti ai prof?, «Il Fatto quotidiano», 19 settembre 2012, p. 22) ha dovuto subire un trattamento ancor più corrivo. Per rispetto nei confronti di uno spazio privato di discussione come la mailing list della Sissco, non riporteremo nello specifico quelle accuse. Certo è che si è trattato di un episodio (neanche il primo, peraltro) increscioso.

Spiace dunque, ma purtroppo non sorprende, che alle persone le quali hanno adoperato certi toni sfuggano due elementi essenziali della convivenza civile:

  1. che la buona educazione dovrebbe essere alla base di ogni discussione;
  2. che i toni insultanti non squalificano chi li riceve, bensì chi li adopera.

Naturalmente, visto che possiamo, non scendiamo a simili livelli. Non faremo alcun riferimento sgradevole ai meriti o ai demeriti di questi critici così solerti e perentori. Non fa parte del nostro stile, né è un nostro obiettivo. Crediamo che di fronte alla situazione in cui versa l’università oggi non sia opportuno cavillare in sterili e offensive polemiche, bensì occorra opporre argomento ad argomento, come capita nelle migliori democrazie.

Sperando che questa difesa di una idea partecipata della democrazia non ci comporti ulteriori accuse di ideologismo preconcetto (anche se la cosa, visti il clima e il linguaggio correnti in certe società scientifiche, non ci stupirebbe), ci limitiamo a sottolineare come ad un’analisi della situazione dell’Università italiana una certa parte della Sissco abbia replicato non portando argomenti a sostegno delle proprie tesi, bensì ricorrendo a una fraseologia greve e scurrile. Certo, la critica svolta da d’Orsi sul «Fatto quotidiano» era incalzante, appassionata e vigorosa nei toni, ma essa era anche (anzi, soprattutto) articolata e argomentata. All’interno della Sissco ci pare che nessuno si sia posto l’obiettivo di tentare una confutazione delle tesi di d’Orsi, ma chi ha reagito si è limitato a nostro avviso ad andare assai sopra le righe dal punto di vista della forma. Ciò ci pare indicativo di una situazione che – duole dirlo – ci sembra presenti aspetti di una certa gravità.

Così come altre associazioni di studiosi, la Sissco ha appoggiato sia la riforma Gelmini che l’istituzione dell’Anvur. Essa ha sposato in modo sorprendentemente acritico il più grave attacco all’istruzione pubblica della storia repubblicana, basato sulla riduzione dell’Università italiana ad ancella muta del mercato nonché su criteri di valutazione arbitrari, scelti senza alcun dibattito concreto nell’ambiente scientifico e spalleggiati da associazioni paleo-corporative, che hanno usufruito di un potere di intervento smisurato rispetto al loro reale peso nel mondo della ricerca e nella comunità universitaria.

L’ex presidente della Sissco è stato ed è a capo dell’area 11 del Gruppo di esperti valutatori nonché consulente dell’Anvur. Egli afferma che la terza mediana, analogamente a tutto il meccanismo della valutazione, serve a fornire finalmente un criterio oggettivo di definizione della validità scientifico-culturale dell’attività di ricerca. Per l’Anvur, solo chi supera una o più mediane è degno di essere incoronato ricercatore/docente abile perché produttivo. La qualità del livello delle testate definite come “scientifiche” che potranno servire per essere considerati degni di essere considerati abili e produttivi (servano o meno a superare una o più mediane) è talmente alta che tra di esse vi sono annoverate (come posto in risalto dal sito http://www.roars.it):

  1. «Airone»;
  2. «Arte e fede», supplemento di «Evangelizzare» (rivista per “animatori di catechesi”);
  3. «Barche»;
  4. «Diario della settimana»;
  5. «Etruria oggi» (la quale, nientepopodimeno, è addirittura la rivista di Banca Etruria);
  6. «Farefuturo web magazine»;
  7. «Libertiamo»;
  8. «Il Mattino»;
  9. «La rivista del clero italiano»;
  10. «Rivista di suinicoltura» (giustamente scelta dall’area 13, Scienze economiche e statistiche);
  11. «Il Sole 24 Ore»;
  12. «Yacht Capital»

 

Oltre alle sopracitate, non possono essere trascurate un paio di riviste presenti nell’Area 11 Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche, vale a dire quella presieduta dal già citato ex presidente della Sissco:

  1. «Cittadini dappertutto», giornale di cui il sito www.chiesacattolica.it così ci illustra i meriti scientifici: “Sfogliando anche un solo numero, ci si rende conto che all´ambizioso programma si tiene fede con serietà: articoli di fondo, proposte operative, segnalazione di gruppi e di iniziative di notevole interesse. Per esempio, vi si trova segnalazione dei paesi dove vengono impartite lezioni di italiano, di episodi di esclusione o di amicizia, di punti scabrosi della normativa sull´immigrazione o di inadempienze verso la medesima; interessanti contributi sia dei missionari Comboniani che Scalabriniani e non mancano puntuali riferimenti al Giubileo. Quanto alle pagine sportive, si parla in modo divertito della ‘tratta delle gambe’ e della ‘squadra di Mohamed’ di Vicenza che conta tre ‘stranieri’, ossia tre italiani”[1];
  2. «Insegnare religione», su cui nulla diciamo perché infierire non fa onore a nessuno.

 

Nel momento cui scriviamo questo documento, l’Anvur non ha fatto nulla per rimuovere dette riviste dall’elenco delle pubblicazioni scientifiche, il che non depone certo a favore del suo operato. Immaginiamo che i solerti censori dell’ideologismo altrui – di solito cantori altrettanto miopi del proprio – non siano scandalizzati dalla presenza delle testate sopra citate nella lista delle riviste scientifiche. Tuttavia, essi possono continuare tranquillamente a dormire il sonno degli ingiusti: è infatti evidente che non è a loro che ci rivolgiamo. Noi pensiamo a tutti quegli studiosi che, anche dentro la Sissco, si sentono umiliati sia dall’adozione di criteri di valutazione più che opinabili (sui quali abbiamo espresso, come Università che vogliamo, una nostra argomentata critica) che da una selezione delle riviste di riferimento per il nostro ambito metodologico che risulta quantomeno discutibile. È ai nostri colleghi, dunque, che chiediamo uno scatto di orgoglio.

Ai vari presidenti delle aree del Gruppo di esperti valutatori e ai vertici dell’Anvur, invece, chiediamo di riflettere sul loro operato istituzionale. È palese che i criteri di inclusione delle riviste abbiano fatto fare una pessima figura a tutta la comunità scientifica, alla quale certo non serviva questa cattiva pubblicità in un momento in cui la ricerca e il sapere pubblico, da noi strenuamente difesi, sono dimenticati, quando non sottoposti ad attacco diretto, da parte di molte delle istituzioni che dovrebbero essere deputate a difenderli. A tale riflessione dei presidenti delle aree del Gruppo di esperti valutatori e dei vertici dell’Anvur non dovrebbe essere estranea una domanda: alla luce delle critiche che da ogni dove vengono rivolte, è ancora opportuno rivestire quel ruolo o non sarebbe il caso di considerare l’opportunità di rassegnare le proprie dimissioni dall’incarico?

L’operato dell’Anvur, questo ennesimo ente utile solo allo sperpero immotivato di pubblico denaro (i membri del suo consiglio direttivo guadagnano complessivamente 1.281.000 Euro annui)[2], è stato ed è talmente discutibile che perfino la madre di questo scandalo, vale a dire Mariastella Gelmini, ha dichiarato di prenderne le distanze (cfr. Mario Castagna, Valutazioni università. Gelmini ci ripensa, «l’Unità», 22 settembre 2012). Addirittura, in data odierna l’ex ministra ha presentato, assieme agli onorevoli Paola Binetti (Udc) ed Eugenio Mazzarella (Pd, ordinario di Filosofia e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli Federico II) una mozione sul tema[3]. Tutta la politica italiana, dunque, denuncia e si dissocia dall’operato dell’Anvur.

A ciò noi dobbiamo aggiungere solo una considerazione, la quale a nostro avviso è sufficiente di suo a squalificare senza appello le attuali logiche di governo dell’Università: l’Anvur è così affezionata e attenta alla qualità delle pubblicazioni che le ha etichettate come “prodotti”, utilizzando una terminologia più adatta alle merci esposte nei supermercati che a libri e articoli scientifici. Quando si dice lo Zeitgeist

Contro i criteri di funzionamento dell’Anvur medesima esistono ricorsi di ogni tipo, tra cui quello promosso dall’Associazione italiana dei costituzionalisti, contro cui ci è capitato di leggere commenti tanto acidi quanto inconsistenti. Per la cronaca, il Tar del Lazio ha rinviato la discussione di merito al 23 gennaio 2013[4]. Questo non ci autorizza certo ad affermare che esso sia stato già accolto, ma pare probabile che detto ricorso contenga elementi che non passeranno in secondo ordine.

Non è tuttavia il piano delle future sentenze quello su cui si deve impostare la discussione. Gli elementi da evidenziare sono altri. Nessuno nega che docenti e ricercatori abbiano il dovere deontologico di realizzare studi scientifici di alto valore, ma quale è la ragione che porta a valutare solo l’aspetto quantitativo della vita di un/un’intellettuale? Non è affatto detto che lo spessore culturale di chi fa ricerca sia direttamente proporzionale al numero delle pubblicazioni. Ci risulta che Marcel Proust abbia impiegato circa quindici anni per scrivere À la recherche du temps perdu, il che, se ci si permette la provocazione, non fa di lui un autore prolifico. Georges Simenon, invece, in un anno scriveva anche tre o quattro romanzi. Senza voler sottovalutare i meriti di quest’ultimo, nessuna persona mediamente assennata si sentirebbe di affermare che Simenon fosse uno scrittore paragonabile a Proust. Per fortuna, ci viene da dire, Proust non ebbe la sventura di essere sottoposto alle valutazioni dell’Anvur, altrimenti ne sarebbe uscito immeritatamente malconcio.

Che dire poi di Ludwig Wittgenstein, il quale in sessantadue anni di vita di libri ne pubblicò solo uno, il Tractatus logico-philosophicus? Se egli vivesse oggi, per renderlo abilitato all’insegnamento universitario si dovrebbe istituire un’undicesima mediana sia per l’irrisorio numero delle sue monografie, sia perché «Yacht Capital», la «Rivista di suinicoltura» e «Insegnare religione» – per tacere di «Barche» – sarebbero assai probabilmente restie a pubblicare qualche suo articolo.

C’è poi un’altra cosa ancor più rilevante da tenere in considerazione. Perché di un docente e di un ricercatore si prendono in considerazione solo gli ultimi dieci anni di attività? Non vorremmo si pensasse che libri e articoli abbiano impressa sulla quarta di copertina la scritta “Da consumarsi preferibilmente entro” come le confezioni di tonno in scatola. Il profilo scientifico di una persona può essere compreso solo se si prende in considerazione il suo intero percorso intellettuale. Analizzare solo una parte dell’attività di ricerca, sia essa la prima o l’ultima, è riduttivo, ingiusto e arbitrario, e in ogni caso non consente una piena comprensione del patrimonio intellettuale della donna o dell’uomo che si vorrebbe giudicare.

Senza voler rinfocolare la polemica, Lucio D’Angelo e Angelo d’Orsi volevano porre l’accento su questi problemi. Non hanno ricevuto in cambio che le parole accennate all’inizio di queste riflessioni. Nessuna risposta nel merito, nessun confronto, nessuna volontà di discussione. Proprio per questo, a loro va la più ferma solidarietà de L’Università che vogliamo, non disgiunta da una valutazione franca: se le associazioni scientifiche italiane mostrano questa chiusura, stare al loro interno ha ancora un senso? Non temono esse di aver imboccato la via dell’autoreferenzialità e dell’insterilimento culturale (via che, peraltro, continuando di questa china potrebbe rivelarsi senza ritorno)?

Siamo sicuri, infine, che il mondo universitario debba essere bloccato da questo maniacalismo delle mediane che sta lasciando molti aspiranti ricercatori nel panico, contribuendo ulteriormente a snervare una generazione precaria ben distante dal capire se abbia o meno un futuro? Siamo sicuri che l’istituzione dell’Anvur colga davvero il problema dell’Università e del reclutamento dei nuovi ricercatori e docenti? Noi riteniamo di no poiché pensiamo sia giunta l’ora troppo a lungo rimandata di affrontare tutti insieme – se c’è la voglia – i nodi reali della crisi della nostra Università. Gli obiettivi che si pone L’Università che vogliamo (su tutti: la proposta del ripristino della figura del ricercatore a tempo indeterminato; l’indizione di concorsi nazionali per ricoprire il ruolo; la richiesta di riservare al sapere pubblico una spesa in ricerca non inferiore al 3% del Pil) vanno in questo senso. Noi ci aspettiamo che le nostre critiche all’Anvur, così come le nostre proposte sul futuro dell’Università, vengano discusse nel merito, senza accampare come difesa il fatto che l’Europa, il mercato o forse anche il destino richiedono diversamente. È venuta l’ora di assumersi la propria responsabilità verso l’Università e verso le professionalità da essa create, senza nascondersi dietro una mediana.

Saverio Luzzi (ricercatore precario in Storia contemporanea)

Gregorio Sorgonà (ricercatore precario in Storia contemporanea)

L’Università che vogliamo

Per aderire a questo documento, inviare una e-mail a universitachevogliamo@gmail.com

Prime adesioni

  1. Pier Davide Accendere (dottorando di ricerca in Metafisica, Università Vita San Raffaele, Milano)
  2. Marco Albeltaro (ricercatore precario)
  3. Carla Maria Amici (Rilievo e analisi tecnica dei monumenti antichi, Università del Salento)
  4. Bruno Anatra (Storia moderna, Università di Cagliari)
  5. Francesco Aqueci (Filosofia morale, Università di Messina)
  6. Giuseppe Aragno (Storia contemporanea, Università di Napoli Federico II)
  7. Antonio Batinti (Glottologia e linguistica, Università per Stranieri di Perugia)
  8. Piero Bevilacqua (Storia contemporanea, Sapienza, Università di Roma)
  9. Alberto Giovanni Biuso (Filosofia della mente e Sociologia della cultura, Università di Catania)
  10. Rossella Bonito Oliva (Filosofia morale, L’Orientale, Università di Napoli)
  11. Fortunato Maria Cacciatore (Filosofia, Università della Calabria)
  12.  Roberto Caimmi (Astronomia e astrofisica, Università di Padova)
  13. Michele Cangiani (Sociologia economica, Università Ca’ Foscari, Venezia
  14. Vittorio Cappelli (Storia contemporanea, Università della Calabria)
  15. 15. Cristina Carbonetti (Diplomatica, Università di Roma Tor Vergata)

16. Silvana Casmirri (Storia contemporanea, Università di Cassino)

17. Francesco Cioffi (Idraulica, Sapienza, Università di Roma)

18. Augusto Ciuffetti (Storia economica, Università Politecnica delle Marche)

19. Amalia Collisani (Filosofia della musica, Università di Palermo)

20. Sandro Costarelli (Psicologia sociale, Università di Trento)

21. Emmanuele Curti (Archeologia greca e romana, Università della Basilicata)

22. Maria Cristina Dessì (Storia della filosofia, Università di Cagliari)

23. Alberto di Martino (Diritto penale, Scuola superiore Sant’Anna, Pisa)

24. Antonio Fadda (Sociologia, Università di Sassari)

25. Roberto Finelli (Storia della filosofia, Università Roma Tre)

26. Mario Fiorentini (Istituzione di diritto romano, Università di Trieste)

27. Eleonora Forenza (ricercatrice precaria)

28. Fabio Frosini (Storia della filosofia, Università di Urbino)

29. Elena Antonella Alda Garcea (Preistoria e Protostoria, Università di Cassino)

30. Dario Generali (docente a contratto di Storia della Biologia, Università di Milano)

31. Giorgio Giallocosta (Tecnologia dell’architettura, Università di Genova)

32. Maria Flavia Gravina (Ecologia, Università di Roma Tor Vergata)

33. Francesco Ermanno Guida (Disegno industriale, Politecnico di Milano)

34. Giorgio Inglese (Letteratura italiana, Sapienza, Università di Roma)

35. Gioacchino Francesco La Torre (Archeologia classica, Università di Messina)

36. Antonio Leone (Tecnica e pianificazione urbanistica, Università della Tuscia)

37. Marinella Lorinczi (Lingua e letteratura romena, Università di Cagliari)

38. Marco Mamone Capria (Geometria, Università di Perugia)

39. Marcello Maneri (Sociologia, Università di Milano-Bicocca)

40. Antonio Melis (Letterature ispanoamericane, Università di Siena)

41. Luisa Migliorati (Urbanistica antica, Sapienza, Università di Roma)

42. Pietro Misuraca (Storia della musica, Università di Palermo)

43. Giuseppe Monsagrati (Storia del Risorgimento, Sapienza, Università di Roma)

44. Walter Nocito (Istituzioni di diritto pubblico, Università della Calabria)

45. Francesco Palaia (studente universitario)

46. Ferdinando Pappalardo (Letterature comparate, Università di Bari)

47. Maria Panetta (docente a contratto di Storia dell’editoria, Sapienza, Università di Roma)

48. Maria Federica Petraccia (Storia romana, Università di Genova)

49. Sante Polica (Antichità e istituzioni medievali, Università di Roma Tor Vergata)

50. Gaetano Prampolini (Letteratura degli Stati Uniti, Università di Firenze)

51. Luigi Punzo (Storia della filosofia, Università di Cassino)

52. Cristina Raffaghello (docente a contratto di Filologia Germanica, Università del Piemonte Orientale)

53. Paolo Ramazzotti (Politica economica, Università di Macerata)

54. Giunio Rizzelli (Diritto romano, Università di Foggia)

55. Fabio Rossi (Linguistica italiana, Università di Messina)

56. Massimiliano Rossi (Storia della critica d’arte, Università del Salento)

57. Gino Satta (Antropologia economica, Università di Modena e Reggio Emilia)

58. Giambattista Scirè (ricercatore precario di Storia contemporanea)

59. Antonio Sichera (Letteratura italiana moderna e contemporanea, Università di Catania)

60. Vincenzo Spera (Storia delle tradizioni popolari, Università del Molise)

61. Nico Stringa (Storia dell’arte contemporanea, Università Ca’ Foscari, Venezia)

62. Giorgio Tassinari (Statistica economica, Università di Bologna)

63. Edoardo Tortorici (Topografia antica, Università di Catania)

64. Lorenzo Verdirosi (dottorando in Storia contemporanea)

Stuart Joseph Woolf (emerito, Storia contemporanea, Università Ca’ Foscari, Venezia)


[2] Cfr. Alessandro Dal Lago, La follia della valutazione, «il manifesto», 16 maggio 2012. Il costo annuo di Anvur per la collettività è valutabile in non meno di dieci milioni di Euro. Giorgio Sirilli ha addirittura valutato il costo complessivo di Anvur in trecento milioni di Euro (cfr. Si può stimare che la VQR costerà 300 milioni di euro – e a pagarli sarà l’università, in http://www.roars.it/online/?p=6885 ).

[4] Cfr. l’ordinanza del Tar del Lazio, sezione III, n° del 5 settembre 2012 in http://www.confsaluniversita.it/files/ord_%20tar-5-sett_-2012-abilitazione.pdf .

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