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Gli universitari il 12 Ottobre in piazza


Dal comunicato di Link:

Il 12 ottobre gli studenti medi saranno in piazza in oltre 100 città italiane, per protestare contro la svendita della scuola pubblica e il provvedimento di legge 953, chiamata comunemente legge Aprea per il nome del consigliere regionale della Lombardia del Pdl, ex-presidente della commissione cultura della camera che l’ha ideata.

L’obiettivo di questa legge è quello di privatizzare definitivamente la scuola pubblica come fatto dal precedente governo per l’università, eliminare gli studenti dai consigli d’istituto e far entrare i privati nelle scuole come principali finanziatori.

La sorte della scuola pare essere la stessa che è toccata all’università pubblica italiana, massacrata da 20 anni di riforme e politiche europee: dal 3+2 che ha precarizzato e parcellizato i processi di formazione, passando per le riforma Moratti e Gelmini che hanno privatizzato le università.

Oltre ai provvedimenti legislativi costruiti con il preciso scopo di demolire l’università crediamo sia giusto ricordare i pesanti tagli al finanziamento all’università e al diritto allo studio che di fatto hanno fatto sì che si alzassero notevolmente le tasse agli studenti e che sempre meno studenti potessero accedere ad una borsa di studio.

Il sapere negli ultimi anni è diventato solamente un costo presente all’interno di un pesante bilancio dello stato. L’unico interesse che muoveva chi governa e governava questo paese sembrava essere quello di limitare le spese, tagliando i finanziamenti e differenziando le università tra quelle meritocratiche che hanno diritto a ricevere degli incentivi e quelle non-meritocratiche che devono essere penalizzate e dimenticate.

Tutto questo purtroppo è stato fatto!

Negli ultimi anni noi abbiamo assistito alla definitiva privatizzazione delle università nel nostro paese, processo questo comune ad altri stati europei: basti pensare all’Inghilterra dove le tasse universitarie hanno superato la soglia dei 9.000 euro o ad altri paesi non europei come il Canada dove gli studenti hanno manifestato per mesi contro l’innalzamento delle rette d’iscrizione.

Il processo di privatizzazione della conoscenza che è avvenuto in Europa come in altri paesi d’oltre oceano è frutto di una strategia precisa portata avanti dalle banche e dalla finanza: rendere la conoscenza uno strumento di divisione di classe, non certo uno strumento utile al miglioramento delle proprie condizioni sociali di partenza.

Facendo questo il sapere deve diventare un qualcosa di accessibile a pochi ai massimi livelli ma aspirabile da tutti. In questo modo istituti di credito e grandi finanziarie possono guadagnare non solamente sulla privatizzazione stessa dell’istituzione università e sull’acquisto di corsi di lauree utilizzabili per i loro scopi e le loro ricerche ma anche sull’indebitamento degli studenti, costretti a pagare tasse sempre più alte e sulla volontà e sui sogni delle persone di accedere alla conoscenza.

In questo quadro socio-economico e per questo capitalismo finanziario è inutile avere un grande numero di laureati, infatti a dispetto dei grandi proclami dei nostri ministri il nostro paese è uno di quelli con il più basso numero di laureati in Europa. Questo ci dovrebbe portare a pensare che questi laureati, essendo pochi siano avvantaggiati nel mondo del lavoro? Nulla di più falso, infatti il sistema economico italiano rifiuta i laureati, tanto che la disoccupazione è più alta oggi per chi ha un titolo specialistico rispetto a chi ne ha uno triennale. Il sistema universitario però dipinge il fuori-corso come uno spreco e spinge gli studenti a laurearsi il prima possibile, peccato poi che il nostro paese abbia una disoccupazione giovanile al 36%, il dato più alto nella storia d’Italia.

Esiste quindi oggi una grande questione generazionale nel nostro paese, esistono tante e tanti laureati che fuggono all’estero in cerca di un futuro migliore allontanati da un paese che non gli offre prospettive ed esisteranno in futuro migliaia di giovani a cui verrà negata la possibilità di continuare a studiare, che a causa degli aumenti delle tasse saranno espulsi dai processi di formazione.

Esiste oggi una generazione precaria, conscia della propria condizione, capace di rifiutarla in questi anni scendendo nelle piazze e reclamando un futuro diverso fatto di istruzione, welfare e diritti.

Una generazione che vive un’ansia sul proprio futuro ma che è scesa in piazza in questi anni e che si è mobilitata, non solamente in Italia, per reclamare quello che gli spetta.

Siamo parte di quella generazione e non abbiamo intenzione di arrenderci, per questo abbiamo deciso ripartire quest’anno dalla condizione reale delle studentesse e degli studenti: dalla aule sovraffollate, dagli aumenti delle tasse, dai tagli alle borse di studio, dall’impossibilità per tanti giovani di iscriversi all’università.

Per queste ragioni saremo in piazza il 12 ottobre, per ribadire assieme agli studenti medi che non accetteremo una privatizzazione delle nostre scuole e che liberemo i saperi ripubblicizzando le università. Per pretendere il rifinanziamento dell’università, l’aumento dei fondi sul diritto allo studio e il blocco di ogni possibile aumento delle tasse.

Perché vogliamo un paese in grado di capire come uscire dalla crisi, perché crediamo che solo investendo in conoscenza e saperi si possa cambiare questa società!

Crediamo che questa classe politica debba andare a casa, sostituita non certo da qualche spinta populista ma piuttosto dai tanti giovani che vengono oggi espulsi da questo paese.In un autunno segnato dalla campagna elettorale, abbiamo intenzione di lanciare un messaggio ad una classe politica che non ci rappresenta e che ha distrutto questo paese. Migliaia di studentesse e studenti, una generazione precaria sarà in piazza il 12 ottobre, per reclamare un futuro diverso perché pretendiamo un welfare diverso, un reddito per i soggetti in formazione e non vogliamo barattare i diritti dei nostri genitori con delle finte tutele.

Pretendiamo welfare e diritti non per noi ma per non andarcene e per cambiare questo paese!

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