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Messina inaugura la privatizzazione delle università


Per firmare la petizione contro la smembramento dell’ateneo di Messina scrivi a: arenaantonella@ymail.com

 

ON.LE MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,

DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA

SCIENTIFICA – ROMA

Gli organi di governo dell’Università di Messina, investiti da una indagine avviata dalla Procura della Repubblica della città dello Stretto a proposito della legittimità delle proroghe dei mandati elettorali, recentemente, presieduti da un Magnifico Rettore scaduto nel 2011, prorogato una prima volta in virtù della legge 240/2010 per l’anno accademico 2011/2012 e prorogato nuovamente per il 2012/2013, grazie ad un comma inserito nella legge di revisione della spesa dell’agosto 2012, hanno  istituito nell’Ateneo messinese una Fondazione Universitaria il cui statuto, oltre a suscitare le perplessità della comunità accademica locale, desta viva preoccupazione in ambito nazionale. Nonostante lo statuto della Fondazione sia stato, come recita il sito di ateneo, “autorizzato dal MIUR dopo un controllo di legittimità e di merito”, emergono infatti con forza molteplici aspetti che rendono siffatto statuto non conforme allo spirito e alla lettera della legge 388/2000 e del DPR 254/2001, che delle Fondazioni Universitarie  costituiscono la normativa di riferimento.

In base all’art. 59 della Legge 388/2000, le fondazioni devono agire “nell’osservanza del criterio della strumentalità rispetto alle funzioni istituzionali, che rimangono comunque riservate all’Università”. In aperto contrasto rispetto a quanto indicato dalla normativa ed in contraddizione con quanto previsto da altri articoli dello stesso statuto, l’art. 2 affida invece alla Fondazione la realizzazione di attività non solo “strumentali e di supporto”, ma anche “di ricerca”. Si palesa dunque l’attribuzione alla Fondazione di una funzione istituzionale dell’Università. Sempre l’articolo 2 dello statuto, assegna al Consiglio di Amministrazione della Fondazione il compito di individuare “settori di ricerca e progetti strategici” (naturalmente di provenienza universitaria) da assegnare alla Fondazione. Ciò evidenzia come siano conferite in prima istanza e possano in seguito essere determinate dalla Fondazione con indebita autoreferenzialità, attività sostitutive rispetto all’Università e ai suoi Dipartimenti.

L’art. 3 dello statuto, dedicato alle attività della Fondazione, non riporta come dovrebbe (e come gli statuti di altre Fondazioni universitarie immancabilmente fanno) le sette attività (o alcune di esse) indicate dal DPR 254/01, recitando invece testualmente che: “La Fondazione si propone di promuovere, organizzare e gestire strutture, progetti, eventi e ricerche anche interdisciplinari, attività formative comprese, istituire premi e borse di studio, svolgere attività di consulenza e formazione a favore di enti pubblici e privati”. Le parti evidenziate in grassetto costituiscono attività non previste dalla legge (organizzazione e, soprattutto, gestione si configurano come attività non meramente strumentali, quanto piuttosto sostitutive), mentre “ricerca”, “consulenza e formazione a favore di enti pubblici e privati” costituiscono indiscutibilmente attività istituzionali proprie dei Dipartimenti, che – come s’è visto – l’art. 59 della Legge 388/00 mantiene, invece, in maniera esclusiva, riservate all’Università.

Sempre l’art. 3, varcando in maniera indebita i ristretti limiti fissati dal DPR 254/01, attribuisce alla Fondazione attività “accessorie” consistenti nella possibilità di compiere “qualsiasi operazione, mobiliare, immobiliare, nonché acquistare o vendere in qualsiasi forma brevetti, licenze e procedimenti di fabbricazione”, “operazioni di amministrazione e gestione dei propri beni volte alla migliore gestione ed amministrazione del proprio patrimonio”, nonché “assumere … sia direttamente che indirettamente, interessenze e partecipazioni in altre fondazioni, società o imprese italiane ed estere … aventi oggetto analogo, affine o connesso al proprio”. Tutto ciò travalica i confini delle attività definite dalla legge. Del tutto oscuro risulta poi il fine legato all’attività di vendita e acquisizione di brevetti, licenze e procedimenti di fabbricazione, che potrebbero derivare alla Fondazione dalle attività di ricerca svolte dal personale dell’Università: avremmo in tal caso non già la strumentalità della Fondazione all’Università, ma – esattamente al contrario – l’asservimento di attività universitarie agli interessi economici e patrimoniali della Fondazione, rispetto ai quali lo statuto non prevede alcuna forma strutturata di partecipazione da parte dell’Università. Infatti, sembra esorbitare le finalità di legge anche l’autoreferenzialità della gestione patrimoniale della Fondazione, la quale risulta del tutto sganciata dal perseguimento degli interessi (anche economici) dell’Università.

Infine, ad ipotecare il giudizio nei confronti della Fondazione, vi è il fatto che (caso forse unico in Italia) come “fondatore” unico della stessa compaia la sola Università. Da ciò inevitabilmente consegue che il patrimonio della Fondazione non possa che essere costituito in prima istanza solo ed esclusivamente da risorse sottratte alla fruizione diretta dell’Ateneo e dei suoi Dipartimenti.

Alle sopraelencate questioni sollevate nel merito dello Statuto, si aggiunge una circostanza non meno rilevante: il processo di istituzione della Fondazione (e, invero, la stessa necessità di istituire tale soggetto), pur definita di fondamentale importanza per il futuro dell’Università, si è consumato in un arco temporale estremamente ristretto, esclusivamente in seno agli organi di governo dell’Ateneo. Organi di Ateneo sulla cui legittimità della permanenza in carica, come richiamato in premessa, gravano fondate perplessità. Pur tuttavia, mai in fase di discussione delle prerogative della Fondazione e di stesura dello Statuto, si è ritenuto di dover coinvolgere la comunità accademica ed il personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo, ai quali l’avvenuta istituzione è stata presentata quando sull’argomento si erano già espressi Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, attraverso una tardiva conferenza di Ateneo.

Si rappresenta quanto sopra affinché codesto On.le Ministero possa riconsiderare il parere favorevole formulato nei confronti dello Statuto della Fondazione Università dell’Ateneo messinese.

Sicuri di un rapido quanto approfondito intervento, porgiamo i distinti saluti.

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