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Il ministro Profumo si trasforma in vigile urbano


Incurante dei tagli a scuola e università, del calo degli iscritti all’università e dell’aumento delle tasse, della trasformazioni di scuole e università in enti di carattere privatistico, della progressiva eliminazione di una generazione di giovani che lavorano da precari in scuole e università… il ministro Profumo non trova di meglio che incentrare la sua prima lettera aperta al mondo della scuola sulla necessità di moderare l’impeto.

Ci saremmo aspettati invece un incoraggiamento alla difesa della scuola e dell’università pubblica.

Di seguito la lettera aprte di Profumo:

Roma, 22 Novembre 2012

Lettera aperta del ministro Profumo a studenti e insegnanti

Cari studenti, cari professori

sono consapevole che il grande disagio che le piazze esprimono – in particolar modo quelle animate da tanti giovani e studenti – trascende dalle politiche scolastiche. I giovani, a ragione, sono preoccupati del futuro e questo è un tema che chiama tutti alla responsabilità comune, per uscire insieme dalla crisi e promuovere le opportunità in un’ Italia che deve riprendere a crescere. Tuttavia mi preme rispondere, per quanto riguarda le preoccupazioni espresse sul tema della scuola, alle sollecitazioni che ho ascoltato in questi giorni. L’ascolto è parte del mio lavoro, e molte volte ho dialogato con il mondo della scuola – insegnanti e studenti in particolare – e continuerò a farlo.

Non riesco dunque a demonizzare le proteste delle ultime settimane, perché ritengo che una certa dose di conflitto e dissenso sia salutare per la democrazia. Ma certamente la democrazia ha anche il dovere di regolare le forme della protesta, in modo da garantire i diritti di tutti i cittadini e lavoratori. Anche diquanti, come gli agenti di pubblica sicurezza, sono stati e saranno nelle strade e nelle piazze per garantire l’incolumità dei manifestanti stessi e dei cittadini. E’ per questo che mi auguro che tutte le iniziative di protesta della giornata di sabato si svolgano pacificamente, nel rispetto reciproco.
Ascolteremo ancora, con attenzione, le proposte e le critiche che giungeranno: siamo consapevoli e preoccupati per la mancanza di risorse destinate a scuola, università e ricerca. Il mio impegno, mano a mano che il Paese uscirà dall’emergenza, ha l’obiettivo di invertire la rotta degli ultimi anni, per far tornare l’istruzione e la formazione il primo punto dell’agenda per il nostro sviluppo futuro.

Colgo l’occasione di questa mia lettera per fare chiarezza su uno dei punti che più hanno suscitato le proteste: il disegno di legge 953, detto comunemente “ddl Aprea”. Ritengo doveroso specificare che tale proposta è stata formulata e discussa in piena autonomia dal Parlamento, con la partecipazione di tutte le forze politiche. Dunque non c’è alcuna diretta responsabilità del Governo, né mia personale, nelle proposte ivi contenute. Auspico, invece, che tutte le forze politiche sappiano ascoltare il dissenso di vaste parti del mondo della scuola e intendano recepire le opportune proposte di modifica durante la discussione attualmente avviata al Senato.

Il Governo – sulla vicenda dell’orario dei docenti – ha dimostrato, in occasione della discussione della legge di stabilità, di saper cambiare idea dopo aver ascoltato e tastato il polso della scuola italiana. E’ per questo che ho ritenuto di dare parere favorevole, già nella competente commissione parlamentare due settimane fa, all’emendamento soppressivo della proposta di innalzamento dell’orario settimanale dei docenti. Ho sempre pensato infatti che le capacità di governare siano sinonimi di flessibilità, pragmatismo e capacità di ascolto. Ribadisco questa mia personale convinzione anche ora, nella mia responsabilità di ministro.

Francesco Profumo

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Categorie:Documenti
  1. 30 novembre 2012 alle 12:07

    Mi sembra che ascoltino, ascoltino e poi facciano di testa loro… Studenti che sanno già di essere futuri precari, insegnanti chiamati a sostenere un assurdo concorso in cui devono provare chi sono quando magari insegnano (sempre precariamente) da decenni, università che non entrano nemmeno lontanamente nelle classifiche di eccellenza europee: poveri noi!

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