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Lettera aperta dei giovani antropologi “freelance”


La crisi finanziaria del 2008 ha aperto in Europa una fase di profonda trasformazione economica, sociale e politica, tale da scuotere le certezze del passato e da porre con forza il problema della valorizzazione del patrimonio di conoscenze. Dinanzi all’attuale orizzonte storico e sociale di crisi, il fatto che l’antropologia socio-culturale non abbia quasi nessuna rilevanza al di fuori delle università, il fatto che abbia perso le battaglie intraprese negli ultimi anni, ci impone di rivedere criticamente traiettorie e strategie. Lo sguardo critico è il punto di forza dell’antropologia, anche se allo stato dei fatti sembra essere stato rimosso dalle nostre ragioni pratiche.
In questa sede e con questa lettera aperta vi stiamo chiedendo in modo chiaro di riflettere seriamente sulle responsabilità che hanno portato allo status quo, ma anche di guardare oltre per cercare nuove sinergie e rafforzare l’efficacia delle nostre “azioni pubbliche” all’interno e all’esterno dell’accademia. Con questo obiettivo ci rivolgiamo ad Aisea e Anuac, nella speranza di trovare un fertile dialogo.


Nello specifico vorremmo riflettere su due questioni che riteniamo urgenti e di grande attualità:
1.    la prima riguarda il contributo potenziale che i nostri saperi possono fornire fuori dalle istituzioni universitarie;
2.    la seconda questione riguarda quanto dovrebbe essere cambiato all’interno delle stesse istituzioni universitarie e specificatamente all’interno di quel piccolo recinto che riunisce l’antropologia accademica.
Su entrambe le questioni riteniamo che la Carta Europea dei Ricercatori costituisca un utile quadro di riferimento.

L’antropologia fuori dall’accademia

In molti paesi l’antropologia ha acquisito un pieno riconoscimento disciplinare non solo in ambito accademico ma anche nella sfera pubblica.

La realtà italiana si distingue: la comunità antropologica sembra essersi ripiegata nella dimensione universitaria allontanandosi dalla scena pubblica. Il mancato riconoscimento del nostro sapere disciplinare determina una grave situazione di marginalizzazione lavorativa. Di fronte al rischio concreto della scomparsa della disciplina dentro e fuori le mura accademiche, siamo preoccupati per la debolezza della nostra “autorità pubblica”, per la mancanza di riconoscimento istituzionale in contesti che pur dovrebbero far riferimento a saperi e competenze antropologiche, quali:

–  il CNR Italia, che, dopo aver recentemente ridefinito e accorpato due dei suoi dipartimenti denominati ‘Identità culturale’ e ‘Patrimonio’, ha fatto nascere il dipartimento ‘Scienze Umane e Sociali’. Il neonato dipartimento organizza e dispone ricerche sulle migrazioni in Italia e nel bacino Euro-Mediterraneo, sulla cooperazione transfrontaliera, sulle politiche sociali e di welfare, ma non ha al suo interno, e non la elenca sulla sua vetrina-sito, alcuna competenza antropologica. Neanche nel consiglio scientifico del dipartimento si annoverano professionalità antropologiche. Questa grave mancanza è evidentemente anche una perdita di opportunità di ricerca oltre che di finanziamenti.

–  i concorsi banditi da enti locali e regionali su temi di competenza delle discipline demo-etno-antropologiche, quali migrazione, cooperazione internazionale, pari opportunità, politiche di cura e salute, non prevedono l’accesso a classi di laurea, né tantomeno a dottorati in antropologia. Il profilo antropologico non è previsto dentro le istituzioni preposte, né dentro i servizi prestati. Ancor meno è pensabile in Italia ricorrere alla consulenza antropologica (se non in minima parte), o per alcuni più facilmente definibile interculturale, nell’ambito dei servizi socio-sanitari, educativi, o nelle forme di tutela giuridica delle persone.
–   La Classe di Concorso per l’insegnamento delle scienze sociali nei Licei delle Scienze Umane. Siamo consapevoli che la questione è aperta da molto tempo, riteniamo sia un punto importante sotto vari aspetti, non solo lavorativi. Che la laurea in antropologia non dia diritto a insegnare la propria materia nei Licei è l’ennesima beffa che, se da un lato contribuisce a ridurre ulteriormente i praticamente inesistenti sbocchi lavorativi, dall’altro rappresenta un impoverimento per il mondo scolastico e per gli studenti in primis.
– Il patrimonio culturale e le sue politiche sulle figure esperte in materia: le sovrintendenze e i musei non richiedono figure esperte in materia e a occuparsi dei beni DEA è spesso personale con tutt’altra formazione. Di recente, grazie a Simbdea, al lavoro svolto da alcuni antropologi-funzionari-museografi e alla nascita di Scuole di Specializzazione in materia di patrimonio demo-etno-antropologico, alcuni cambiamenti di approccio da parte delle istituzioni possono essere evidenziati (il riconoscimento della figura del profilo professionale di demoetnoantropologo nel Mibac a cui però ancora non è seguito alcun concorso).

L’antropologia nell’accademia

La Carta Europea dei Ricercatori, all’articolo 9 del preambolo, ribadisce esplicitamente che indipendentemente dalla loro situazione contrattuale i ricercatori e i professori precari debbano essere trattati come professionisti, quindi considerati parte integrante delle istituzioni in cui lavorano. In questo senso la distinzione dominante nella cultura accademica italiana tra ‘strutturati’ e ‘non strutturati’ deve essere colmata (l’identità di alcuni non dovrebbe definirsi con una negazione). Non è più possibile accettare le condizioni di subalternità dei “non strutturati” (ne è un esempio il ricorso incontrollato alle docenze a contratto) che si riproducono attraverso pratiche consuete quali il lavoro gratuito o sottopagato, come non è più possibile accettare criteri di valutazione spuri, criteri che hanno adattato il nuovo a consuetudini vecchie, criteri flessibili quasi ad personam come quelli che ancora si attuano nelle pratiche concorsuali.
–    Chiediamo all’Aisea e all’Anuac, insieme ad altre “Associazioni scientifiche nazionali”, di prendere iniziative per proporre una revisione della normativa nazionale affinché tanto il piano concorsuale quanto quello contrattuale siano il più possibile coerenti con le indicazioni della Carta Europea dei Ricercatori (la pubblicazione sui siti web dei verbali dei concorsi è una buona pratica necessaria da cui partire).
–    Chiediamo che entrambe si assumano la responsabilità di un processo di rinnovamento e cambiamento delle pratiche consuetudinarie consolidate interne all’ambito disciplinare, siano esse familistiche, clientelari e baronali. Pratiche che, sotto le mentite spoglie dell’appartenenza di scuola, hanno spesso e volentieri deresponsabilizzato le commissioni.
–    Pur consapevoli della normativa vigente, chiediamo che AISEA e ANUAC mettano mano in quell’area di discrezionalità lasciata libera dalla normativa in vigore, e che prenda avvio un progetto di autoregolamentazione interna (che sia condiviso da tutte le parti interessate, che non si adatti ai curricula, piuttosto che sia in grado di tracciare percorsi fornendo una linea guida ai futuri antropologi e contemporaneamente un esempio per altre aree).
–    Chiediamo l’apertura di uno spazio di discussione continuativo tra le associazioni e i ricercatori/docenti precari Mdea.
–    Facciamo un appello alla responsabilità da parte delle commissioni 8oncorsuali, sia nei concorsi RTD sia nell’ambito dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, in particolare affinché nell’ambito della ASN non vi sia nessun tipo di discriminazione, in primis quella tra strutturati e non strutturati.

Riteniamo che, oltre a queste, molte siano le questioni aperte che dovrebbero essere discusse intorno a un tavolo, al quale devono sedersi tutti i rappresentanti di questa disciplina.

FIRME:FIRME:
1. ROBERTA ALTIN

2. FULVIA ANTONELLI

3. AREAS – Associazione di ricerche etnoantropologiche e sociali

4. MATTEO ARIA

5. FRANCESCO BACHIS

6. ELENA BACHIDDU

7. KATIA BALLACCHINO

8. CRISTINA BALMA-TIVOLA

9. BEATRICE BALZAROTTI

10. MARCO BASSI

11. CARLOTTA BELLOMI

12. MARA BENADUSI

13. FRANCESCO BOGANI

14. SARA BONFANTI

15. STEFANO BONI

16. CHIARA BRAMBILLA

17. FRANCESCO BRAVIN

18. ALESSANDRA BROCCOLINI

19. ILARIA BUSCAGLIA

20. FRANCESCA CACCIATORE

21. EMANUELA CANGHIARI

22. VINCENZO CANNADA BARTOLI

23. GLORIA CARLINI

24. GIULIA CASENTINI

25. VIOLA CASTELLANO

26. ARIANNA CECCONI

27. ANDREA CERIANA

28. SEBASTIANO CESCHI

29. TIZIANA CICERO

30. MARIA LUISA CIMINELLI

31. CATERINA CINGOLANI

32. PIETRO CINGOLANI

33. ANNA CINNAMEO

34. GAIA COTTINO

35. CREA – CENTRO RICERCHE ETNO-ANTROPOLOGICHE

36. FRANCESCA CRIVELLARO

37. ALESSANDRO D’AMATO

38. ULDERICO DANIELE

39. MORENO DE TONI

40. STEFANO DEGLI UBERTI

41. GAIA DELPINO

42. MARILIA DI GIOVANNI

43. ROSA ANNA DI LELLA

44. CATERINA DIPASQUALE

45. DANIELA DI SALVIA

46. ANTONIO FANELLI

47. FRANCESCO FANOLI

48. FRANCESCA FERRUCCI

49. FABIO FICHERA

50. SERENA FIORLETTA

51. ZELDA FRANCESCHI

52. ELISABETTA FRASCA

53. PAOLO GAIBAZZI

54. ELISA GALLI

55. SABINA GIORGI

56. MARTINA GIUFFRE’

57. ELENA GIUSTI

58. JAVIER GONZALEZ DIEZ

59. PIERO GORZA

60. ALESSANDRA GUIGONI

61. ALESSANDRO GUSMAN

62. ALESSANDRO JEDLOWSKI

63. LUCA JOURDAN

64. HELEN IBRY

65. SILVIA IORIO

66. CHIARA LAINATI

67. CRISTIANO LANZANO

68. ERIKA LAZZARINO

69. SILVIA LELLI

70. FILIPPO LENZI GRILLINI

71. COSTANZA LANZARA

72. MANUELA LOI

73. VALENTINA LUSINI

74. ALESSANDRO LUTRI

75. MARIA CRISTINA MANCA

76. FABIO MALFATTI

77. STEFANO MALTESE

78. GAETANO MANGIAMELI

79. NADIA MARANINI

80. DANIELA MARCHESE

81. SIMONE MESTRONI

82. SELENIA MARABELLO

83. ANNALISA MAITILASSO

84. PIETRO MELONI

85. STEFANO MORANDINI

86. WALTER NANIA

87. CECILIA NOCCIOLI

88. CRISTINA NOTARANGELO

89. NATASCIA PALMIERI

90. DESIRÉE PANGERC

91. UMBERTO PELLECCHIA

92. SERGIO PELLICCIONI

93. FABIO PETTIRINO

94. CHIARA PILOTTO

95. ELIANA PILI

96. BARBARA PINELLI

97. ALESSANDRO PISANO

98. FRANCESCA PISTONE

99. ANDREA PRIORI

100. ALEXIA PROIETTI

101. ANTONIO MARIA PUSCEDDU

102. ROBERTA RAFFAETÁ

103. MARTINA RICCIO

104. ANGELO ROMANO

105. SARA RONCAGLIA

106. FEDERICO SALSI

107. VALENTINA SANTOCONO

108. Mauro Sbordoni

109. FEDERICO SCARPELLI

110. GREGORIO SERAFINO

111. IVAN SEVERI

112. CLAUDIA GUENDALINA SIAS

113. SARA TAGLIACOZZO

114. CRISTIANO TALLÈ

115. BRUNELLA TORTORETO

116. VALERIA TRUPIANO

117. ALEX VAILATI

118. CRISTINA VARGAS

119. ALESSANDRA VENTUROLI

120. SOFIA VENTUROLI

121. PIETRO VERENI

122. FRANCESCO VIETTI

123. ALESSIA VILLANUCCI

124. GIULIA ZANINI

125. FRANCESCO ZANOTELLI

126. VALENTINA ZINGARI

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  1. 30 gennaio 2013 alle 02:43

    ITALIA ANTROPOLOGIA: Lettera aperta dei giovani antropologi “freelance” (25/01/2013). Foto: Dott.ssa Paola Catalano [SSBAR – antropologa], Roma, Scavi – antropologische delle tombe Foro di Cesare (30-31/06/20006).

    — Lettera aperta dei giovani antropologi “freelance” – Coordinamento Precari Università – il Blog del Coordinamento Precari dell’Università -ricerca e docenza (25/01/2013).

    http://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2013/01/29/italia-antropologia-lettera-aperta-dei-giovani-antropologi-freelance-25012013-foto-dott-ssa-paola-catalano-ssbar-antropologa-roma-scavi-antropologische-delle-tombe-for/

  2. 3 febbraio 2013 alle 16:06

    E’ ancora possibile aderire e firmare?

  1. 30 gennaio 2013 alle 02:40
  2. 30 gennaio 2013 alle 02:41
  3. 30 gennaio 2013 alle 02:57
  4. 1 febbraio 2013 alle 12:04
  5. 1 febbraio 2013 alle 14:29

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