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Controversie sulla valutazione e sul suo ruolo


Lettera alla redazione di Roars da parte di alcuni collaboratori

Spett. Redazione Roars,

abbiamo seguito la nascita della Vostra iniziativa, e per un po’ collaborato tutti con un certo interesse. Oggi tuttavia viviamo con una certa insoddisfazione il perimetro entro il quale la Vostra azione si muove. Al di là dell’indubbio merito di avere messo in evidenza l’inadeguatezza dell’ANVUR e dei suoi meccanismi, pare agli scriventi che la Vostra iniziativa attuale si configuri tutta all’interno delle perizie decontestualizzate del tema della valutazione, con una ostinazione tale da fare insorgere il sospetto, naturalmente tendenzioso, che la Vostra azione sul piano politico sia dedicata ad una inconfessabile candidatura a sostituirsi all’ANVUR stessa. Abbiamo dibattuto ampiamente questi temi entro le liste Unibec, Docenti Preoccupati, Conpass.

Posto che la pochezza dell’ANVUR è stata, specie da voi, ampiamente dimostrata, ed è agli atti, non troviamo più nel sito quel respiro ampio e la visione a cui noi scriventi aspiriamo. Grossolanamente, ma per amore di chiarezza, vogliamo dire che le nostre aspirazioni non si limitano a sconfessare l’azione dell’ANVUR, o, peggio, al sostituire l’attuale con una circondata da maggior consenso, e dunque piu’ pericolosa. E’ un altro il tipo di Università che rappresenta la nostra aspirazione. Un tipo di Università che viva dentro e contro la crisi che ci coinvolge senza piedistalli. In cui la “tecnica” non sia libera di scrollarsi di dosso la persona, né l’ingegneria abbia vane ambizioni di verità. Aspiriamo a un’Università in cui i saperi contribuiscano alla consapevolezza. In altre parole, a capire e a posizionarsi, cosa che, ci sembra, pur nelle urgenze dell’oggi, il vostro sito vive con una sorta di crescente imbarazzo, al costo di divenire talvolta ripetitivo, fingendo di non riconoscere più i punti nevralgici del presente, o nascondendo dietro a un dito chiamato “tecnica” il progressivo oscuramento dell’analisi storica e sociale. Ci rendiamo conto, in questo senso, con rammarico, che il Vostro sito considera queste discipline marginali o addirittura superflue, proprio come sosteneva un’illuminata Ministra qualche anno fa. Eppure secondo noi quelle stesse discipline segnano lo spartiacque tra l’analisi critica e l’ingegneria sociale. Tra chi difende l’accesso al sapere per trasformare l’esistente, e chi affila gli strumenti per governarlo.

Per queste ragioni, e nello spirito di aderire ad una visione più ampia e fondata sul piano della teoresi sociale, siamo pertanto a considerare conclusa la nostra collaborazione con il Vostro sito. All’inizio ci sentivamo parte di un progetto collettivo. Ora ci siamo rassegnati a osservare un progetto senz’anima, che appartiene a se stesso senza riferirsi ad alcuna comunità. Sentiamo dunque come un imperativo etico il portare la nostra visione, e la conseguente proposta, altrove.

Tanti cordiali saluti,

Firmatari (in ordine alfabetico):

Giuliano Antonicello

Adriana Brancaccio

Sergio Brasini

Calogero Massimo Cammalleri

Petronia Carillo

Marco Cosentino

Tiziana Drago

Alessandro Ferretti

Maurizio Matteuzzi

Valentina Onnis

Lia Pacelli

Giorgio Tassinari

 

La risposta di Francesco Sylos Labini della redazione di Roars

Rispondo a titolo personale come membro della redazione di Roars: non c’è nessun cambio di linea in corsa e il “sospetto, naturalmente tendenzioso,” è frutto di ingiuste e ingiustificate illazioni che non sono supportato da nessun dato di fatto concreto. Roars è un blog online, e non un’associazione a cui si aderisce. Fra i collaboratori ci sono autori con cui siamo, a volte come singoli redattori a volte come redazione al completo, in totale disaccordo.

Abbiamo seguito e seguiamo le linee editoriali che sono in linea dal primo giorno (http://www.roars.it/online/chi-siamo/cosa-vogliamo/):

“Dall’incontro è emersa l’idea di proseguire nella costruzione di questo network informale, con l’obiettivo di intervenire in modo credibile e competente in una discussione che abbia per interlocutori coloro che devono gestire il processo di trasformazione dell’università italiana e specialmente le forze politiche che si candidano a governare in futuro il Paese.

La riforma Gelmini è stata calata sulla testa dell’Università senza una partecipazione attiva da parte di chi nell’Università e nella ricerca lavora e soprattutto nel silenzio quasi assoluto di chi vi lavorerà per i prossimi anni. Dobbiamo ricominciare a parlare alla politica e alla società, demistificando le tante falsità che sono state sparse senza mai rinunciare a farci promotori di esigenze di cambiamento e di miglioramento del sistema.”

La natura del nostro progetto è anche documentata nella pagina che chiarisce “Organizzazione e Scopo del Sito”
(http://www.roars.it/online/chi-siamo/organizzazione-e-scopo-del-sito/):

“lo scopo principale del sito è di costituire allo stesso tempo un punto di riferimento, un luogo di discussione e un archivio on line di idee, dati, documenti, progetti sull’università e sulla ricerca oggi in Italia e all’estero.”

Il lavoro della redazione deve essere giudicato in relazione agli scopi che si è data: i contributi che riceviamo, se sono ritenuti validi dalla redazione, vengono pubblicano. In concreto, nella lettera sopra sfugge quale decisione editoriale (in termini di pubblicazione o respingimento di articoli) venga giudicata in contrasto con gli scopi del blog.

Inoltre componenti della redazione di Roars hanno sempre fatto il proprio lavoro redazionale senza alcun conflitto di interessi. Se nel futuro vicino o lontano qualcuno assumerà un incarico che lo metterà in conflitto di interessi con il lavoro di redazione sarà compito della redazione affrontare serenamente il problema. Ma visto che al momento non è così e dunque non si capisce su cosa sia basata questa polemica.

In conclusione noto anche che non si è mai visto qualcuno dare le dimissioni da una rivista. Probabilmente perché alcuni hanno percepito il nostro lavoro non come quello di un sito che fa informazione e opinione su questioni di politica universitaria e della ricerca, ma come un movimento politico di qualche natura: niente di più sbagliato.

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