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Università: con Renzi i ricercatori resteranno precari. E’ bastato abolire una lettera

28 ottobre 2014 Lascia un commento

di Alex Ferretti (pubblicato su Il Fatto Quotidiano)

L’operazione “Addio al posto fisso” sbarca nelle università, e stavolta è per uccidere: sepolto nel bel mezzo della legge di stabilità c’è un comma micidiale, il 29esimo dell’articolo 28. Sono solo due righe, che aboliscono due parole di un decreto del 2012: ma la conseguenza è quella di vaporizzare le speranze di migliaia di ricercatori precari di un futuro a tempo indeterminato, e di rendere possibile un mutamento epocale dell’assetto degli atenei. Come possa avvenire tutto ciò semplicemente abolendo due parole è presto detto. Attualmente, il numero e il tipo di docenti di ciascun ateneo è determinato in base ai “punti organico” assegnatigli dalMiur. Un ordinario “costa” 1 punto organico, un associato 0,7, un ricercatore tipico 0,5. Quando un docente va in pensione, i punti organico corrispondenti tornano al dipartimento di appartenenza (dal 2008 pesantemente decurtati, causa blocco turnover), che decide come reinvestirli. Le promozioni costano quindi dei preziosi punti organico, ma se a vincere è un interno si paga solo la differenza: quindi, in tempi diturnover normale, quando andava in pensione un ordinario si ammazzava il vitello grasso. Con il suo punto organico si poteva assumere un nuovo ricercatore, far transitare un ricercatore ad associato e un associato ad ordinario, e in media avveniva proprio così.

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Categorie:Documenti
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