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SENATRICE A VITA ELENA CATTANEO E GLI RTDB

3 dicembre 2014 Lascia un commento

Grazie alla senatrice Elena Cattaneo e al suo intervento per dare un futuro alla ricerca nelle università italiane!

Leggere la lettera della senatrice Cattaneo

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Università: con Renzi i ricercatori resteranno precari. E’ bastato abolire una lettera

28 ottobre 2014 Lascia un commento

di Alex Ferretti (pubblicato su Il Fatto Quotidiano)

L’operazione “Addio al posto fisso” sbarca nelle università, e stavolta è per uccidere: sepolto nel bel mezzo della legge di stabilità c’è un comma micidiale, il 29esimo dell’articolo 28. Sono solo due righe, che aboliscono due parole di un decreto del 2012: ma la conseguenza è quella di vaporizzare le speranze di migliaia di ricercatori precari di un futuro a tempo indeterminato, e di rendere possibile un mutamento epocale dell’assetto degli atenei. Come possa avvenire tutto ciò semplicemente abolendo due parole è presto detto. Attualmente, il numero e il tipo di docenti di ciascun ateneo è determinato in base ai “punti organico” assegnatigli dalMiur. Un ordinario “costa” 1 punto organico, un associato 0,7, un ricercatore tipico 0,5. Quando un docente va in pensione, i punti organico corrispondenti tornano al dipartimento di appartenenza (dal 2008 pesantemente decurtati, causa blocco turnover), che decide come reinvestirli. Le promozioni costano quindi dei preziosi punti organico, ma se a vincere è un interno si paga solo la differenza: quindi, in tempi diturnover normale, quando andava in pensione un ordinario si ammazzava il vitello grasso. Con il suo punto organico si poteva assumere un nuovo ricercatore, far transitare un ricercatore ad associato e un associato ad ordinario, e in media avveniva proprio così.

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Controversie sulla valutazione e sul suo ruolo

16 giugno 2013 Lascia un commento

Lettera alla redazione di Roars da parte di alcuni collaboratori

Spett. Redazione Roars,

abbiamo seguito la nascita della Vostra iniziativa, e per un po’ collaborato tutti con un certo interesse. Oggi tuttavia viviamo con una certa insoddisfazione il perimetro entro il quale la Vostra azione si muove. Al di là dell’indubbio merito di avere messo in evidenza l’inadeguatezza dell’ANVUR e dei suoi meccanismi, pare agli scriventi che la Vostra iniziativa attuale si configuri tutta all’interno delle perizie decontestualizzate del tema della valutazione, con una ostinazione tale da fare insorgere il sospetto, naturalmente tendenzioso, che la Vostra azione sul piano politico sia dedicata ad una inconfessabile candidatura a sostituirsi all’ANVUR stessa. Abbiamo dibattuto ampiamente questi temi entro le liste Unibec, Docenti Preoccupati, Conpass.

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Così i PRIN non vanno

9 gennaio 2013 1 commento

Tempo addietro il CPU aveva già denunciato il sistema della “preselezione” per i FIRB (progetti di ricerca per giovani ricercatori) come un modo per condizionare la libertà di ricerca.

Oggi parte un appello dal mondo universitario contro il sistema di preselezione e condizionamento dei progetti di ricerca di interesse nazionale.

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2013N34294

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Una vittoria degli assegnisti dell’università di Firenze

28 dicembre 2012 Lascia un commento

di Ilaria Agostini da il Manifesto

A un anno di distanza dalla nostra denuncia su il manifesto – affiancata dalle pressioni del Coordinamento nazionale precari università (Cpu), dell’ex Comitato pari opportunità, delle rappresentanze sindacali Flc-Cgil – il senato accademico dell’università di Firenze ha abrogato la norma discriminatoria sulla sospensione degli assegni di ricerca in caso di maternità delle ricercatrici.
Per gli assegni di ricerca «cofinanziati» (oggi i più diffusi), il regolamento prevedeva che l’integrazione dell’indennità Inps per la sospensione obbligatoria per maternità fosse a carico del dipartimento, ovvero del docente responsabile della ricerca. Si veniva così a creare, nel migliore dei casi, il diretto controllo del (o della) docente sulla vita biologica della assegnista, sempre che la scelta del prof – per evitare noie – non ricadesse direttamente su un ricercatore uomo che non crea problemi nella continuità dell’iter di ricerca, tantomeno ulteriori aggravi monetari.
L’importanza di questa vittoria delle ricercatrici precarie dev’essere valutata anche da un altro punto di vista. Nell’era post-Gelmini, gli assegni di ricerca costituiscono l’unica possibilità di lavoro per l’esercito dei ricercatori non strutturati. A causa dei tagli e del blocco del turnover che hanno cancellato dagli atenei la maggior parte delle borse di studio e dei contratti di collaborazione, gli assegni di ricerca restano gli unici, esigui, strumenti per garantire una copertura giuridica al lavoro gratuito, volontario o al nero che normalmente si svolge negli atenei. Questa situazione produce anche un paradosso ben conosciuto da chi oggi vive in una comunità accademica. L’assegno di ricerca viene usato per inquadrare per uno o più anni i lavori un tempo ascrivibili alla sfera delle mansioni tecniche. Il tipico esempio, ma non l’unico, è la costruzione o gestione dei siti web degli atenei o dei dipartimenti. La riforma Gelmini, nella parte che regola gli assegni di ricerca, espone le donne al controllo biopolitico del corpo, e del tempo di vita, da parte della gerarchia universitaria e sottomette la biologia ai tempi del «mercato del lavoro». In questa situazione vivono tutte le lavoratrici autonome, freelance, precarie o indipendenti che, come le assegniste di ricerca, sono iscritte alla gestione separata dell’Inps. Il diritto di astenersi dalle attività, a causa della gravidanza, viene riconosciuto solo alle donne che riescono a dimostrare di avere versato tre mesi di contributi nell’anno precedente all’inizio dell’assegno (o del contratto). Molto spesso questa condizione non può essere dimostrata e le donne perdono il diritto alla maternità. In Italia una mamma su quattro (il 23%) non riceve nessuna indennità. Per questa ragione le università italiane devono riconoscere il diritto universale alla maternità, così come il legislatore che, nella riforma Fornero, ha omesso di considerare la richiesta di numerosi comitati e associazioni del lavoro autonomo: un assegno universale di maternità per tutte le madri, indipendentemente dal lavoro che fanno, pari al 150% della pensione sociale (al 2012 circa 700 euro mensili, per 5 mesi), a carico della fiscalità generale, con contributi a carico dell’Inps.

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Il ministro Profumo si trasforma in vigile urbano

23 novembre 2012 1 commento

Incurante dei tagli a scuola e università, del calo degli iscritti all’università e dell’aumento delle tasse, della trasformazioni di scuole e università in enti di carattere privatistico, della progressiva eliminazione di una generazione di giovani che lavorano da precari in scuole e università… il ministro Profumo non trova di meglio che incentrare la sua prima lettera aperta al mondo della scuola sulla necessità di moderare l’impeto.

Ci saremmo aspettati invece un incoraggiamento alla difesa della scuola e dell’università pubblica.

Di seguito la lettera aprte di Profumo: Leggi tutto…

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Messina inaugura la privatizzazione delle università

19 novembre 2012 Lascia un commento

Per firmare la petizione contro la smembramento dell’ateneo di Messina scrivi a: arenaantonella@ymail.com

 

ON.LE MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,

DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA

SCIENTIFICA – ROMA

Gli organi di governo dell’Università di Messina, investiti da una indagine avviata dalla Procura della Repubblica della città dello Stretto a proposito della legittimità delle proroghe dei mandati elettorali, recentemente, presieduti da un Magnifico Rettore scaduto nel 2011, prorogato una prima volta in virtù della legge 240/2010 per l’anno accademico 2011/2012 e prorogato nuovamente per il 2012/2013, grazie ad un comma inserito nella legge di revisione della spesa dell’agosto 2012, hanno  istituito nell’Ateneo messinese una Fondazione Universitaria il cui statuto, oltre a suscitare le perplessità della comunità accademica locale, desta viva preoccupazione in ambito nazionale. Nonostante lo statuto della Fondazione sia stato, come recita il sito di ateneo, “autorizzato dal MIUR dopo un controllo di legittimità e di merito”, emergono infatti con forza molteplici aspetti che rendono siffatto statuto non conforme allo spirito e alla lettera della legge 388/2000 e del DPR 254/2001, che delle Fondazioni Universitarie  costituiscono la normativa di riferimento.

In base all’art. 59 della Legge 388/2000, le fondazioni devono agire “nell’osservanza del criterio della strumentalità rispetto alle funzioni istituzionali, che rimangono comunque riservate all’Università”. In aperto contrasto rispetto a quanto indicato dalla normativa ed in contraddizione con quanto previsto da altri articoli dello stesso statuto, l’art. 2 affida invece alla Fondazione la realizzazione di attività non solo “strumentali e di supporto”, ma anche “di ricerca”. Si palesa dunque l’attribuzione alla Fondazione di una funzione istituzionale dell’Università. Sempre l’articolo 2 dello statuto, assegna al Consiglio di Amministrazione della Fondazione il compito di individuare “settori di ricerca e progetti strategici” (naturalmente di provenienza universitaria) da assegnare alla Fondazione. Ciò evidenzia come siano conferite in prima istanza e possano in seguito essere determinate dalla Fondazione con indebita autoreferenzialità, attività sostitutive rispetto all’Università e ai suoi Dipartimenti. Leggi tutto…

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