Archivio

Posts Tagged ‘concorsi’

Ballu tundu sempre con la nostra testa sotto ai vostri piedi


Il dibattito che abbiamo acceso con la pubblicazione di una lettera di denuncia delle anomalie ad un concorso per ricercatore a tempo determinato, ripetutamente rinviato, è stato ripreso da La Nuova Sardegna, che in un articolo di Pier Giorgio Pinna dedica ampio spazio alla vicenda.

Malessere tra i precari. Sconcerto nella classe docente. E nuova bagarre all’università. Tanto per cambiare, a inasprire gli animi sono i concorsi per ricercatori. Sui criteri di valutazione di una delle ultime prove, prima della loro conclusione, è stato fatto un ricorso al Tar. L’ha presentato una candidata che non avrebbe superato la selezione iniziale, basata sui titoli e sulla produzione scientifica. La concorrente, Chantal Arena, chiede verifiche sulla regolarità delle procedure, anche in rapporto all’ammissione di un’altra aspirante, Rossella Castellaccio. Nel frattempo i metodi seguiti in quest’occasione nell’ateneo turritano e il continuo slittamento degli orali sono al centro di un ampio dibattito sul web. I commenti partono dal blog del Coordinamento nazionale precari dell’università. Echi e strascichi arrivano in Piemonte, nel Lazio, in Emila Romagna. E la querelle è resa più rovente dal fatto che tra i candidati figurano diversi parenti di professori. [continua la lettura sul sito de La Nuova Sardegna]

DIMISSIONI ANVUR!


L’agenzia della valutazione ricerca nominata dal ministro Gelmini è nata male, ha interpretato male il suo lavoro come “commissario di liquidazione” del sistema universitario, i suoi membri sono in palese conflitto di interessi perché scrivono le regole delle quali essi stessi beneficiano e, in ultima analisi, è stata talmente approssimativa da aver dovuto rinunciare ad ogni criterio “oggettivo” per la preselezione dei canditati all’abilitazione.

A questo punto è necessario sostituire i membri dell’ANVUR con canditati autenticamente “terzi”. Poi sarà da ripensarne per intero il ruolo.

Il commento di ROARS

La richiesta dei docenti preoccupati

Leggi tutto…

L’idea di merito del ministro Profumo: insegnamento obbligatorio per gli assegnisti di ricerca


Con il decreto sul “merito” che sarà varato nei prossimi giorni il “governo dei tecnici” imbocca nuovamente la strada, già battuta dai vari esecutivi Berlusconi, di un provvedimento del tutto privo degli straordinari requisiti di necessità e urgenza che dovrebbero giustificare un decreto legge e coperto da un titolo accattivante utilizzato per indorare misure: in parte inutili, in parte addirittura contrastanti con la cosiddetta “valorizzazione del merito”, in parte finalizzate al raggiungimento di altri e deprecabili obiettivi.

Fra le ultime sono senz’altro da annoverare alcune novità che andranno ad incidere in modo particolarmente duro sui ricercatori precari, a partire dalla paventata introduzione dell’obbligo di “didattica integrativa” per gli assegnisti di ricerca, e che rappresentano non solo la continuazione, ma il peggioramento delle politiche di precarizzazione portate avanti dalla legge Gelmini. L’idea di fondo è quella che un’università sempre più a corto di risorse e di personale debba reggersi con l’espulsione progressiva dei giovani (10mila persone l’anno espulse dal sistema dal 2008) e con lo sfruttamento in condizioni di totale subalternità dei restanti.
Il vero obiettivo del ministro Profumo, e della Crui che al ministro suggerisce questi provvedimenti, è di trasformare gli attuali 14mila assegnisti in docenti e, in questo modo, di sopperire alle necessità degli atenei, scaricando su giovani e precari i costi dei progressivi tagli alla ricerca e all’istruzione. Noi ribadiamo che se nelle università non c’è abbastanza personale docente questo deve essere assunto tramite le regolari procedure di reclutamento. Gli assegnisti hanno degli obiettivi di ricerca incompatibili con le necessità dell’insegnamento.
E’ inconcepibile che il contratto di assegnista che già ha una delle più basse retribuzioni europee venga gravato di nuove mansioni, per di più senza nessun adeguamento sul piano del compenso. In pratica questo significherebbe non solo far rientrare dalla finestra, ma addirittura rendere obbligatori, quegli insegnamenti a titolo gratuito di cui per anni avevamo messo in evidenza l’illegittimità, e che, in parte, la legge Gelmini eliminava
Come era facilmente prevedibile, la legge Gelmini ha lasciato solo macerie e ad appena un anno e mezzo di distanza il governo è costretto a sancirne il definitivo fallimento. Ma non è concepibile che dal disordine e il sottofinanziamento delle università si possa uscire solo con vessazioni demoralizzanti per i giovani ricercatori. Sarebbe questo il modo in cui il governo, al di là delle dichiarazioni roboanti che hanno accompagnato il varo della “riforma del lavoro”, pensa alle condizioni lavorative delle nuove generazioni?
Noi rifiutiamo l’idea di insegnamenti obbligatori per gli assegnisti. Inoltre ribadiamo che la via maestra per far uscire il paese dalla crisi è investire sulla formazione e la ricerca. In questo è prioritario riavviare delle forme di reclutamento al più presto, attivando un regime di reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo b, come stabilito dalla L.240/2010.
Solo in questa maniera si può garantire una vera tenure trackper coloro che accedono alla posizione di ricercatore a tempo determinato e, inoltre, un reale ricambio generazionale nell’Università italiana, tramite un meccanismo di selezione che avvenga in tempi brevi e certi dopo il Dottorato di ricerca.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: