Archivio

Posts Tagged ‘disoccupazione’

Perché il 9 aprile saremo in piazza


Frammenti che si coalizzano. Il Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza (ed i motivi per cui il 9 Aprile ci saranno anche loro)

Il 9 aprile i lavoratori precari italiani scenderanno insieme in piazza per dire basta al lavoro precario, privo di diritti, invisibile e sottopagato, quando non addirittura gratuito. Gli ultimi due anni ci hanno mostrato a cosa serve la “flessibilità” in salsa italiana, che regala alle aziende a allo Stato lavoro a basso costo e senza impegni, utile per assicurarsi la libertà di licenziare i propri dipendenti al primo accenno di crisi e scaricare le difficoltà sui soggetti più deboli e sulle nuove generazioni. Il tasso di disoccupazione giovanile, che la crisi economica ha elevato al 29%, racconta in maniera illuminante cos’è e a cosa e a chi serve davvero la precarietà.

…. continua qui

“Se non ora quando? Se non noi chi?” Il Coordinamento Precari Università e la Rete29Aprile aderiscono alla manifestazione del 13 Febbraio


Le ricercatrici della Rete29Aprile e del Coordinamento Precari Università scenderanno in piazza con i colleghi ricercatori per aderire insieme alla giornata di manifestazione “Se non ora quando” prevista per il 13 febbraio.

Ci rendiamo conto infatti che il modello di donna e di femminilità che da tempo impera in Italia non ci rappresenta più, come non rappresenta la maggior parte delle nostre amiche lavoratrici, mamme e non, disoccupate, precarie, studentesse, pensionate, le nostre sorelle immigrate. Durante le mobilitazioni degli scorsi mesi abbiamo cercato insieme alle studentesse e agli studenti, insieme a tutte le lavoratrici ed i lavoratori della conoscenza di porre al centro della discussione del paese il tema del sapere e della cultura. Ci sembra infatti che la dignità della donna sia intrinsecamente connessa al ruolo della conoscenza nella società. Tutte le grandi donne che ci hanno precedute, da Frida Kahlo a Marie Curie, da Anna Magnani a Maria Montessori, da Mercedes Sosa a Fernanda Pivano, hanno sempre fatto dell’amore per il progresso comune lo scopo della loro vita. Oggi in Italia il sapere, il bene comune e le donne sono continuamente mortificati. Ogni giorno assistiamo all’utilizzo strumentale dei nostri corpi in un grande mercato fatto di slogan e di vendite. Lo smantellamento della scuola e dell’università è parte integrante di questo processo, perchè non vediamo differenza, piuttosto consequenzialità, tra una disoccupazione giovanile al 30% ed una cultura che spinge le giovani donne a capitalizzare solo sul loro corpo. In questi giorni si è parlato tanto di morale e di donne buone o cattive. Noi rifiutiamo queste divisioni e desideriamo riportare l’attenzione sulla vita vera. Riteniamo che l’umiliazione della donna sia il simbolo ultimo di una cultura mercantilistica che disprezza la vita, che taglia gli assegni di maternità, che in regime di precarietà costringe alla scelta tra maternità e lavoro, che taglia il diritto allo studio, che lascia famiglie intere vivere nella morsa della precarietà, che asfalta gli alberi e che toglie ai propri figli il futuro. La condizione della donna è inquietante: Social Watch 2010 colloca l’Italia al 72simo posto nel mondo dopo l’Uganda ed il Rwanda per la parità di diritti. Si tratta non solo di una politica discriminatoria, ma di una cultura patriarcale che ancora, dall’economia alla politica riconosce esclusivamente la voce maschile. Nelle università le donne sono la maggioranza degli iscritti, ma i rettori donna si contano sulle dita di una mano. Le donne con dottorato di ricerca sono numericamente di più degli uomini, ma nei settori tecnico-scientifici meno di un ordinario su dieci è donna. Noi certo vogliamo rivendicare diritti per le donne, ma ancor più rivendichiamo il diritto di tutti a un mondo differente: un mondo all’insegna della differenza e non del pensiero unico, delle opportunità e non dello sfruttamento, del sapere e non del potere. Il 13 febbraio scenderemo in piazza per ripensare i rapporti tra donna e uomo dentro e fuori dalle università, a partire da oggi, dalle comunità e dai movimenti. Come diceva Barbara Smith, nessuno ti dà dei diritti – dobbiamo prenderceli. “Se non ora quando? Se non noi chi?”

Le ricercatrici della R29A e del CPU e i loro colleghi ricercatori

Giovani, agitati e disoccupati


Letture

Elysa Fazzino, su “il sole 24ore” titola “Disoccupati, precari o malpagati. Il viaggio del Nyt tra i giovani italiani «tagliati fuori dal loro futuro»” e scrive:

“L’indignazione dei giovani è esplosa, talvolta con violenza, nelle strade di Grecia e Italia”, scrive Rachel Donadio, osservando che studenti e “anarchici più radicali” protestano non solo contro specifiche misure di austerità, ma contro una realtà che si va affermando nell’Europa del sud: i giovani si sentono sempre più “tagliati fuori dal loro futuro”. Gli esperti – aggiunge – mettono in guardia contro la volatilità delle finanze pubbliche e della società più in generale, mentre “la generazione più istruita della storia del Mediterraneo si scontra con uno dei peggiori mercati del lavoro”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: