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La distruzione dell’istruzione universitaria pubblica negli Stati Uniti. Primo: tagliare i fondi alla pubblica istruzione superiore.


Il Corsaro.info riprende un articolo uscito recentemente su un blog americano, Junct Rebellion, a proposito del processo di graduale privatizzazione e distruzione dell’istruzione universitaria pubblica negli Stati Uniti. Si tratta di un modello ancora ben lontano dal nostro, ma al quale, attraverso i successivi processi di riforma, ci stiamo lentamente avvicinando. Finalmente si presta attenzione agli stipendi enormi dei presidenti e degli allenatori sportivi e allo status riservato alla maggioranza dei docenti: simile a quello dei lavoratori migranti.

La traduzione è di Enrico Natalizio, Paola Perin e Lorenzo Zamponi.

Mini rassegna stampa, video e online content: Università Bene Comune

Incarichi di docenza al Politecnico di Torino


Lettera al rettore del Politecnico di Torino

Magnifico Rettore,
le Facoltà di Architettura della Sua università hanno appena emanato due
bandi (avvisi n. 3/2011 e 4/2011) per complessivi 33 incarichi di docenza.

Le segnalamo che a nostro parere tali bandi sono irregolari in quanto richiamano esplicitamente le norme dell’articolo 1, comma 10, della legge  230/05 (c.d. “legge Moratti”), appena abrogati dall’articolo 29, comma 11, lettera c, della legge 240/10 (c.d. legge Gelmini), e del D.M. 8 luglio 2008 che, a decorrere dal 29 gennaio u.s., ha cessato i propri effetti in quanto decreto attuativo del già citato comma della legge Moratti.

Per quanto riguarda il richiamo all’articolo 23, comma 2, della legge
Gelmini, al momento tali disposizioni possono essere utilizzate unicamente
per l’assegnazione di incarichi di docenza ai professori e ai ricercatori,
ma non possono essere richiamate per l’assegnazione di incarichi a personale esterno o non strutturato in quanto non è ancora stato emanato il decreto ministeriale che ne fissa la retribuzione. Va da sé che, una volta emanato quest’ultimo decreto, l’importo degli incarichi di docenza dovrà essere quello ministeriale e non avranno alcun valore eventuali preesistenti
tabelle interne degli atenei.

Certi della Sua cortese attenzione, cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri migliori saluti,

Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)

Contratti a 1 euro: l’università di Sassari ci ricasca


La questione delle docenze non retribuite nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari per la sua emblematicità è diventata oramai una questione nazionale.
Da anni è in uso la deprecabile prassi di bandire posti per professori a contratto a 1 euro lordo. Soldi che ovviamente non vengono mai corrisposti, ma che servono a far risultare che i docenti non lavorano a titolo gratuito risparmiando così anche sulle spese assicurative: un contratto completamente gratuito infatti obbligherebbe la Facoltà a pagare le spese assicurative, mentre i compensi simbolici consentono di farle ricadere sul contratto assicurativo collettivo dell’ateneo.

Nell’anno accademico 2009/2010 i professori a contratto nella Facoltà di Lettere e Filosofia erano 57 su un totale di 141 docenti, più del 40%. Quest’anno la situazione non è cambiata: si continua a bandire posti a 1 euro nonostante dallo scorso 29 gennaio la  “riforma” Gelmini non lo consenta più. L’ultimo capitolo risale a pochissimi giorni fa: la Facoltà sostiene di aver approvato la delibera nel corso del consiglio di Facoltà del 26 gennaio, ma il bando riporta la data del 3 Febbraio 2011, successiva all’entrata in vigore della Legge Gelmini.

Crediamo che questa incresciosa e umiliante situazione, emblematica dello stato di degrado e vessazione che i ricercatori e docenti precari dell’Università italiana subiscono da anni, debba finire.  Non è più tollerabile che si continui a bandire posti a 1 euro umiliando i docenti e l’Istituzione accademica. La docenza a 1 euro lede i più elementari diritti dell’essere umano, ma soprattutto infanga uno dei commi più nobili della nostra Costituzione, con il quale vogliamo orgogliosamente chiudere la nostra denuncia:

Art. 36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.


Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
https://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/

Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_130272773706605

COMUNICATO DI ADESIONE ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEL 22 DICEMBRE


Il Coordinamento dei Precari dell’Università (CPU) aderisce alla giornata di mobilitazione del 22 dicembre contro l’approvazione della Riforma dell’Università. Domani l’iter legislativo di approvazione del disegno di legge dovrebbe giungere al termine con l’approvazione definitiva al Senato, malgrado la manifesta opposizione di molti studenti, ricercatori, docenti e rettori, nonché dell’invito dello stesso Presidente della Repubblica ad ascoltare e a non minimizzare la voce delle parti coinvolte.

Noi, precari della ricerca e della docenza, ribadiamo la nostra ferma opposizione a questo disegno di legge, che non risolve i problemi legati al finanziamento della ricerca, né va nella direzione di premiare il serio lavoro di molti ricercatori (precari e non) che, quotidianamente, svolgono la propria attività nelle università o di mettere in discussione i rapporti di potere all’interno dei dipartimenti. Inoltre, non risponde alla diffusa richiesta di una riflessione più democratica sulla possibilità di un contratto unico della ricerca e della docenza e sulla scarsa qualità dei nostri dottorati rispetto a quelli degli altri paesi europei.

Siamo perciò convinti che questa riforma non fermerà la fuga di cervelli verso l’estero e la produzione sistematica di precariato, non contribuirà a rendere più credibile il sistema universitario nazionale e, soprattutto, negherà alla nostra e alle future generazioni il diritto allo studio,   a causa dei consistenti tagli alle borse di studio, nonché l’accesso ad una cultura che, crediamo, rappresenti ancora una risorsa strategica fondamentale per la crescita del nostro paese.

Il CPU sarà presente alla manifestazione di domani a Roma e nelle altre città italiane anche per manifestare il proprio dissenso alla vergognosa operazione di delegittimazione del movimento portata avanti da questo governo e che ha subito un’accelerazione a partire dalla manifestazione del 14 dicembre scorso; ribadiamo la nostra ferma volontà di andare avanti con la lotta e di non farci intimidire da facili strumentalizzazioni; esprimiamo sostegno agli studenti che, come noi, domani scenderanno in piazza per dire ancora una volta no a questa riforma e a un sistema basato sul decisionismo e sulla repressione del dissenso.

Meglio ordinario che precario – Lettera del CPR di Catania


Lettera aperta del Coordinamento Precari Ricerca Catania ai docenti dell’Ateneo di Catania

 

Gentili professori emeriti, ordinari, associati,
Gentili ricercatori,
già firmatari della petizione “Per una nuova e condivisa riforma dell’università”,

con vivo stupore apprendiamo che tra le firme a sostegno della petizione “Per una nuova e condivisa riforma dell’università”, promossa dal Coordinamento Unico d’Ateneo a partire dal 26 Ottobre 2010 e ieri presentata alla stampa, quelle degli studenti e dei ricercatori precari dell’ateneo sono state accantonate e non compaiono tra le sottoscrizioni, gerarchicamente strutturate, in calce al testo già diffuso.

Non senza sorpresa, noi ricercatori precari del Coordinamento Unico d’Ateneo già firmatari della stessa petizione, abbiamo seguito sulla mailing list l’appassionato avvicendarsi dei messaggi di correzione, modifica, integrazione, richiesta di chiarimenti su nomi, cognomi, afferenze e ruoli vittime di refusi o imprecisioni: quanto scientifico rigore e stringente metodologia applicati alla difesa dell’Università, quanta meticolosità nel distinguere tra i firmatari emeriti e quelli ordinari, tra gli ordinari semplici e i presidi ordinari, tra gli ordinari docenti e gli associati anch’essi docenti, tra i professori associati e i ricercatori professori mancati, tra i ricercatori e quell’unico solitario “personale Ata” che ha firmato, a titolo anche’esso personale s’intende. Quanto accademico zelo nello scartare uno dopo l’altro – o “epurare” come qualche docente del Coordinamento Unico d’Ateneo ha avuto l’arguzia e la grazia di sottolineare – quegli stessi dottorandi, assegnisti, docenti a contratto prescelti, invece, per sostenere la didattica e la ricerca ogni giorno, tutti i giorni, in tutte le facoltà ed in tutti i dipartimenti. Che nobile fatica differenziare quanti oggi vedono sparire le già ridotte opportunità di lavoro dentro l’Università da quanti, invece, un posto di lavoro a tempo indeterminato già ce l’hanno – i ricercatori e i docenti – e non lo rischiano, neanche per merito del Ministro Gelmini. Effettivamente la differenza c’è.

Davanti alle firme “inutili” di studenti e precari, disorientati accogliamo il successo delle oltre 500 (su i circa 1600 tra docenti e ricercatori dell’ateneo) adesioni “accademicamente corrette” di quanti non hanno esitato a condividere, e sottoscrivere, un’idea di Università intesa, come recita il testo in forma di lettera aperta al Ministro dell’Università, quale «organizzazione che esalti quel dibattito di idee che è la ragione stessa della vita universitaria». Un’idea che – ne siamo certi, noi precari – appartiene ai ricercatori e docenti diversamente strutturati quanto a quelli abitualmente accomodati al vertice della piramide accademica. Un’idea che ci rende pari nelle responsabilità che ci siamo dati collettivamente di fronte allo scempio dei provvedimenti del Governo ma, alla luce dei fatti, non nelle opportunità di esercitare altrettanto collettivamente il dissenso. Neanche quello.

Oggi, all’indomani della cancellazione degli studenti e dei precari universitari anche dalle petizioni contro il DdL “Gelmini”, oltre che dall’agenda politica di Ministro, Rettori, Presidi e quanti hanno responsabilità di governo negli atenei, non possiamo non interrogarci sul significato delle parole e sul valore dei fatti, gentili colleghi.
Se anche nella mobilitazione ampia e condivisa di tutte le componenti universitarie in difesa dell’Università pubblica, laica e pluralista – secondo l’idea di Università che parrebbe trapelare dalle comunicazioni intercorse – un professore ordinario pesa più di un precario e l’ordine delle gerarchie prevale sulle priorità dei contenuti, allora urge riconoscere che la questione del precariato universitario è una questione di conflitto tra “categorie” prima che tra “generazioni”, che l’autoaffermazione del proprio ruolo di potere (soprattutto se piccolo) per gli accademici è prioritaria rispetto al riconoscimento dello stesso da parte degli altri, che la “maniera accademica” di deformare i rapporti gerarchici in senso paternalistico all’interno dell’Università è talmente strutturale e pervasiva da essere tragicomicamente travasata pure sul fronte della protesta contro il DdL sulla riforma universitaria.

Se anche al riparo dei proclami di democrazia e partecipazione ci sono docenti e ricercatori che non sembrano saper resistere alla tentazione di “passare per primi”, gentili colleghi e cari maestri, allora forse il Coordinamento Unico d’Ateneo ha fallito nel suo obbiettivo primario: costruire quella consapevolezza comune dentro l’ateneo di Catania attraverso cui mettere in luce la realtà: questo Governo disprezza l’Università pubblica tutta, travolgendo i diritti degli studenti, dei ricercatori – strutturati e non – e dei professori in un sol colpo.

Di fronte all’emergenza dell’università pubblica demolita e della scuola pubblica abbattuta, noi ricercatori precari dell’Università di Catania sentiamo sempre più forte la necessità di rilanciare un cambio di rotta decisivo e siamo ancora capaci di immaginare un’Università in cui la “qualità” non debba fare il paio per forza con la “competizione”, con la cancellazione delle opportunità e dei diritti dei più fragili; guardiamo ad un’Università in cui la solidarietà tra tutte le componenti del mondo universitario sia la principale, e naturale, garanzia per la tutela degli interessi collettivi e non, viceversa, il canale per amplificare le già insopportabili disparità.

Noi ricercatori precari restiamo coerenti rispetto all’idea di un’altra Università possibile che ci ha spinto già due anni fa – molto prima di ricercatori indisponibili, associati preoccupati e ordinari sensibili – a prendere una posizione decisa al fianco dei docenti della scuola e degli studenti per un’Università e una Scuola migliori di quelle attuali e diverse da quelle deformate dalle politiche dissennate di chi ha l’ambizione di governarle senza un progetto di sviluppo, come se fossero un condominio.

Noi ricercatori precari sappiamo già che è meglio essere Ordinario che Precario, ma “non siamo disponibili” a tollerare che sia la cifra della protesta dell’Università di Catania.

Per questo chiediamo che vengano immediatamente reintegrate le firme degli studenti e dei ricercatori precari in calce alla petizione a testimonianza di quella comunanza di obbiettivi, prospettive e pratiche che ci siamo dati, in modo unico, come Coordinamento Unico dell’Ateneo di Catania.

Catania, 20 Novembre 2010

Coordinamento Precari della Ricerca Catania

Allegato: petizione con le firme diffusa ieri

Link al blog dei Precari di Catania
http://precariricercact.blogspot.com/2010/11/meglio-ordinario-che-precario.html

Comunicato contro le docenze gratuite


Noi precari del Coordinamento dei Precari dell’Università (CPU) condanniamo fermamente la decisione della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari di bandire contratti di insegnamento con il compenso di 1 euro.

Consideriamo la pratica di affidare a personale non strutturato corsi a titolo gratuito o con compenso inadeguato, diffusa da anni nell’università italiana, profondamente lesiva della dignità dei lavoratori e della stessa immagine dell’istituzione universitaria. E’ ora di squarciare il velo su una verità finora pudicamente nascosta o affidata a qualche servizio scandalistico, sporadico e privo di effetto, di quotidiani bisognosi di riempire qualche buco nelle pagine interne: l’università italiana si regge sull’utilizzo di lavoro gratuito o sottopagato, come autorevolmente affermato dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati nel definire “privo di copertura economica” l’emendamento che cancella le docenze gratuite e semigratuite fatto inserire dall’opposizione nel DdL Gelmini.

Contro questa realtà indegna, invitiamo tutti i precari della ricerca e della docenza delle università italiane ad astenersi da qualsiasi attività di didattica e ricerca svolta a titolo gratuito e al di fuori di un chiaro inquadramento contrattuale.

Chiediamo ai Ricercatori, Professori e Presidi che si sono mobilitati nel firmare documenti di denuncia del DdL Gelmini e che ogni giorno osservano la grave situazione nella quale si trova il sistema universitario nazionale, di sostenere questa posizione opponendo un netto rifiuto alla prassi del lavoro gratuito nelle università pubbliche statali e astenendosi dal partecipare a decisioni di governo e gestione (bandi per affidamento d’incarichi didattici a titolo gratuito o simbolico) che ne legittimino e amplifichino la diffusione.

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