Archive

Posts Tagged ‘dottorandi’

Dateci un porto verso il quale remare


Courtesy of Valentina Bazzarin (CCby)

Courtesy of Valentina Bazzarin (CCby)

Quando i nodi vengono al pettine, si capisce di che pasta sono fatti i governi. Vi sono pochi e declinanti fondi a disposizione delle università. Si potrebbe decidere di convogliare le risorse disponibili per ringiovanire il corpo docente grazie al contributo di chi ha dimostrato capacità nella ricerca e nell’insegnamento.

E invece no. Ancora una volta la decisione è di privilegiare il breve termine, passaggi di carriera al ruolo di Professore ordinario, mentre tutto intorno l’università affonda. Ci saranno più ammiragli al timone di un relitto.

La legge Gelmini, tra le altre sciagurate “riforme”, ha abolito la figura del Ricercatore a tempo indeterminato (RTI), il principale ruolo di ingresso nel sistema universitario. Questo ruolo è stato sostituito con due figure di Ricercatore a tempo determinato (RTD). L’obiettivo era quello di ritardare all’infinito l’ingresso “in ruolo”, ma era ovviamente mascherato dall’idea di modernizzazione e di merito. Per questo motivo si è dato vita a due figure a tempo determinato, l’RTD di tipo A (3 anni, più 2 di rinnovo e poi a casa) e l’RTD di tipo B (3 anni e poi, nel caso di ottenuta abilitazione, l’agognato posto di professore associato).

Leggi tutto…

Io voglio restare: campagna e gruppi di lavoro


Sabato 10 novembre a Firenze, in occasione dello European Social Forum e in un’assemblea affollata, e’ stata presentata la campagna: Io voglio restare.

Su Il Corsaro.info l’appello e’ stato raccontato in questo modo (e noi precari della didattica e della ricerca non possiamo che condividere, aderire e supportare l’iniziativa):

“Sono passati solo pochi giorni dalle ennesime dichiarazioni del ministro Fornero, con i suoi inviti alla rassegnazione, ed una generazione sempre più schiacciata dalla crisi di un modello economico che porta solo esclusione sociale e precarietà torna a parlare pubblicamente di se stessa con l’obiettivo di riprendere davvero parola nel discorso pubblico.

“Serve un’inversione di rotta radicale e di lungo periodo: e chi deve prendere in carico una simile sfida, se non noi stessi?” Questo il senso dell’appello “Io voglio restare“, lanciato in questi giorni e che prelude ad una campagna e ad un primo incontro nazionale, che si svolgerà sabato 10 novembre a Firenze nell’ambito di Firenze 10+10, forum internazionale che si svolge a 10 anni dallo straordinario social forum europeo di Firenze.” Continua qui

Una mini rassegna stampa dei quotidiani che hanno rilanciato l’appello.

Pubblico:
Il Fatto quotidiano
La stampa

PhD factory


The world is producing more PhDs than ever before. Is it time to stop? È questa la domanda che David Cyranoski , Natasha Gilbert e Heidi Ledfor si pongono su Nature.

Scientists who attain a PhD are rightly proud — they have gained entry to an academic elite. But it is not as elite as it once was. The number of science doctorates earned each year grew by nearly 40% between 1998 and 2008, to some 34,000, in countries that are members of the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD). The growth shows no sign of slowing: most countries are building up their higher-education systems because they see educated workers as a key to economic growth (see ‘The rise of doctorates’). But in much of the world, science PhD graduates may never get a chance to take full advantage of their qualifications. []

CPU DI FIRENZE – SULLA DESIGNAZIONE DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE DI REVISIONE DELLO STATUTO DI ATENEO


Il CPU-Frenze (Coordinamento Precari della ricerca e della docenza-Università) esprime il proprio dissenso per l’esclusione dalla Commissione di revisione dello Statuto di Ateneo dei propri rappresentanti, candidatisi in quanto parti coinvolte nel processo di riforma dell’Università attualmente in corso.

L’entrata in vigore delle nuove norme segna un momento di transizione molto importante e, nello stesso tempo, drammatico, soprattutto per chi vive già nell’incertezza della propria posizione lavorativa, non avendo una posizione stabile e strutturata all’interno dei dipartimenti. Si tratta molto spesso di assegnisti, contrattisti, borsisti o ricercatori a tempo determinato che, in base alle nuove norme (art. 18 L. 240/2010), potrebbero fin da oggi restare esclusi dall’attività di ricerca malgrado siano parte integrante della comunità scientifica.

Il lavoro dei ricercatori/docenti precari oltre a non trovare un adeguato riconoscimento in termini previdenziali, assistenziali ed economici, è stato ora considerato insufficiente a garantire credito per la partecipazione alla scrittura di un documento di valore fondativo come lo Statuto di Ateneo, peraltro in un momento in cui una rappresentanza precaria si rendeva ancor più necessaria a causa dell’eliminazione della figura di ruolo del ricercatore a tempo indeterminato, operata dalla Gelmini, e la conseguente istituzionalizzazione del precariato nella terza fascia docente.

Auspichiamo che, persa una grande occasione democratica di scrittura partecipata della carta statutaria, la creazione di un tavolo di confronto e di un coinvolgimento delle realtà precarie possa sopperire all’esclusione delle categorie più deboli dei lavoratori di cui l’ateneo continua ad avere pressante bisogno per svolgere attività di didattica e di ricerca e che ne rappresentano il futuro.

CPU-Firenze

CPU-Coordinamento nazionale Precari della ricerca e della docenza-Università

Non è un paese per dottorandi


L’articolo pubblicato il 10 novembre su La Repubblica, firmato da Manuel Massimo, sulla situazione e le prospettive per i dottorandi italiani

http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/10/news/dottorandi_nel_caos-8959626/

Resoconto dell’assemblea nazionale: “Uniti contro la crisi”


Il 17 ottobre, ospitata dalla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, c’è stata un’assemblea nazionale davvero partecipatissima che ha visto la presenza, non solo, di tutti i soggetti che negli ultimi mesi si sono più mobilitati nel mondo della scuola, dell’Università e della ricerca (studenti medi, universitari, precari della scuola, ricercatori precari e strutturati), ma anche di movimenti sociali (dai centri sociali ai movimenti per l’acqua pubblica) e di rappresentanti dei sindacati (Fiom e Flc).

A partire dall’appello trasversale per la manifestazione del 16 “Uniti contro la crisi”, al centro della discussione c’è stata la necessità, non più prorogabile, di costruire tutti insieme -e nel rispetto delle reciproche differenze ed autonomie- un fronte comune per un’alternativa di sviluppo e perchè a pagare questa crisi non continuino ad essere proprio quei soggetti che producono ricchezza (lavoratori, precari, studenti…), che non hanno contribuito a determinarla e che ne stanno sempre più subendo le
conseguenze.

In particolare, le proposte di mobilitazione comune si sono articolate fondamentalmente su quattro questioni:


1) l’investimento su saperi, formazione e ricerca come elemento strategico;

2) la difesa dei beni comuni come beni pubblici (innanzitutto l’acqua ma anche la terra e lo stesso sapere);

3) la difesa del contratto collettivo nazionale e dei diritti nel lavoro ed il problema dell’estensione di tali diritti contro la precarietà;

4) la questione della riforma del welfare e dell’introduzione di forme di reddito di cittadinanza anche in Italia.

Per quanto riguarda i contenuti dell’assemblea, il documento finale sia e le prossime scadenze di mobilitazione potete consultare i siti:

Global Project
oppure su:

Link – coordinamento universitario

Uniti contro la crisi – Roma 17 ottobre 2010


Domenica 17 ottobre Aula A facoltà di Scienze Politiche La Sapienza – ore 10.30

Le reti studentesche romane accolgono l’appello “Uniti contro la crisi” e indicano la Sapienza come luogo dove dare vita ad una grande assemblea pubblica capace di garantire continuità al percorso che si aprirà il 29 settembre e procederà fino alla grande manifestazione del 16 ottobre.

Qui potete vedere la diretta:

http://www.globalproject.info/

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: