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BANDI PRIN e FIRB: Dici giovane, ma intendi precario


Da ROARS un invito a togliere le limitazioni anagrafiche dei bandi PRIN e FIRB.

A dicembre il MIUR ha pubblicato i tanto attesi testi del bando PRIN e FIRB. Fin dal primo sguardo ai siti internet dedicati risulta chiaro che se da una parte si é operato per la semplificazione della procedure di presentazione della domanda (bene, finalmente!) e per eliminare tutti i riferimenti che possano guidare una valutazione sulle persone e non sul progetto, dall’altro entrambi i bandi potenzialmente discriminano i ricercatori a tempo determinato (RTD), impedendo loro di agire come ricercatore principale nelle linee di finanziamento per i più giovani (linea A – starting dedicata ai giovani ricercatori del PRIN riservato ai ricercatori a tempo indeterminato) e non coordinando la durata del finanziamento e quella della tipologia di contratto RTD o i tempi della sua attivazione e rinnovo nel caso del FIRB (dove il progetto dura 3 anni, il finanziamento dovrebbe essere destinato ai ricercatori precari come Principal Invesigator (PI), ma la compatibilità tra i contratti da RTD già attivi resta a discrezione dei dipartimenti che, una volta ricevuto il finanziamento, con creatività dovranno eventualmente superare alcune incongruenze formali tra costi, durate e vincoli contrattuali). Continua qui.

 

IL FIRB DEL LOCALISMO


Abbiamo già denunciato i limiti della procedura di selezione dei Ricercatori a Tempo Determinato (RTD). Questi limiti riguardano principalmente il fatto che ogni ateneo si sceglie gli RTD come vuole, secondo regolamenti locali e nella maggior parte affidandosi a commissioni in cui prevalgono gli “interni”.

Adesso anche l’unico striminzito modo che ha un ricercatore precario per finanziarsi la ricerca ed emanciparsi dalle tutele accademiche, viene contaminato dal virus del localismo.

Il nuovo bando FIRB 2012 (finanziamenti per giovani ricercatori) prevede infatti che ogni ateneo o ente di ricerca selezioni a monte un numero di progetti “non superiore allo 0,5% del numero di docenti e ricercatori presenti nei propri suoli al momento della scadenza del bando”.

Questo meccanismo, già condannato da molte associazioni nel caso dei PRIN (con un piccolo successo, ovvero il passaggio allo 0,75%) risulta ancora più odioso e pericoloso nel caso dei ricercatori precari. C’è il rischio concreto che i progetti selezionati piuttosto che quelli migliori siano quelli dei ricercatori più “garbati” e servizievoli con i vari ordinari, più legati ai baroni di ogni ateneo e, comunque, dei ricercatori attivi negli atenei più grandi.

L’intera legge Gelmini si fonda su una recrudescenza di localismo e di gerarchie nel governo della ricerca e degli atenei, quindi chiediamo che ci venga lasciato almeno il FIRB, uno dei pochi fondi che permettono ai giovani ricercatori di emanciparsi da queste logiche. Si cancellino immediatamente i limiti di progetti FIRB da presentare per ogni ateneo.

Auguri di buon Futuro in Ricerca


Riceviamo e postiamo questi particolari auguri inviati da Tiziana Nardi

L’ironia della sorte di un
“Futuro in Ricerca”

Ai miei amici.

Oggi, 23 dicembre, alle 17.00, dai nostri pc si è chiuso il bando “Futuro in Ricerca” per giovani ricercatori, a cui stavo lavorando. Ironia della sorte, alla stessa ora, a Palazzo Madama si chiudeva il futuro in ricerca degli stessi ricercatori.

Chissà se i funzionari del Ministero avevano previsto una tale concomitanza, quando aprirono quel bando dal nome beffardo.

Chissà se il ministro Gelmini si aspettava, un anno fa, che questo sarebbe stato il disegno di legge più faticoso della legislatura. Chissà se aveva previsto che l’Italia intera ci avrebbe ascoltati. Chissà se aveva immaginato che per approvare questa legge si sarebbe dovuti arrivare alla follia procedurale, a salvataggi plurimi, ad aggiustamenti irregolari, allo sclero senatoriale. Chissà se aveva pensato che i tetti sarebbero diventati vetrine, i blog officine di idee. Chissà se aveva previsto che si sarebbe risvegliata perfino l’opposizione a un certo punto, cose mai viste.

Chissà se sa di aver bandito il “Futuro in Ricerca”. Chissà se immagina che da settimane molti di noi stavano scrivendo il loro progetto, magari di notte dopo aver seguito i loro lavori e i loro studenti per tutto il giorno e dopo aver guardato la posta e comunicato con i colleghi di tutta Italia per tutta sera…

Chissà se lo sa quel Presidente del Consiglio che, non rappresentando più nessuno, dice che i bravi ricercatori non perdono tempo in proteste. Chissà se si sono mai chiesti se non sia proprio perché ci sono bravi ricercatori che ci sono state grandi proteste.

Ci hanno voluti divisi e siamo rimasti uniti. Ci hanno voluto comprare siamo rimasti saldi (a differenza loro). Ci hanno voluti violenti, siamo stati pacifici. Ci hanno descritti come pensatori poveri, e siamo diventati più ricchi, siamo diventati persone più attente, cittadini migliori.

Abbiamo trovato voce, dimostrando che che se nessuno ti rappresenta puoi fare rete e parlare, se non ti ascoltano nei palazzi ti applaudiranno dai balconi delle case.

Io ho capito molte cose di me, incontrato persone eccellenti. Questo aiuta ad affrontare la sconfitta di oggi. E ho ritrovato la meravigliosa energia che ti dà fare qualcosa in cui credi. Mi chiedo se sappiano cos’è questa sensazione, i nostri parlamentari. Auguro loro di ritrovarla, mentre votano anche per il vicino senza ascoltare l’emendamento che respingono o mentre leggono il giornale in aula, mentre cambiano idea sulla loro identità in una sera. Lo auguro perché è una coscienza di sè davvero bella.

Ai miei amici che mi hanno ascoltata dico grazie, per il loro tempo e per le loro parole. La legge è approvata, il futuro è cambiato. Ma gli occhi sul futuro sono più brillanti, e spero questo sarà la ricompensa per chi ha sopportato la mia stanchezza talvolta scorata e la mia energia talvolta monotematica in alcuni momenti di quest’anno.

Grazie.

Tiziana

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