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PATTO SOCIALE, PRIMI ACCORDI “UN MILIARDO PER LA RICERCA”


La presidente di Confindustria ha illustrato il pacchetto sulla ricerca, che ad esempio richiede un miliardo di euro. Si va dalla costituzione di una «rete di innovazione» con borse di studio, contratti di sostegno alle imprese e interventi di credito delle banche, al varo di un piano nazionale per la ricerca e innovazione. Ma soprattutto, si chiede il finanziamento per il 2011 di ricerca attraverso lo strumento automatico del credito d`imposta.

Qui trovate il resto dell’articolo apparso oggi su “La Stampa”:

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=51984783

Comunicato sui 4000 posti da ricercatore con stanziamento Mussi


Noi precari del Coordinamento dei Precari dell’Università (CPU) leggiamo con sdegno il resoconto della risposta del sottosegretario Guido Viceconte all’interrogazione parlamentare sull’utilizzo dei fondi stanziati dal precedente Governo nell’ormai lontano 2006 per l’assunzione di nuovi ricercatori nelle università. A precisa domanda (fornire dati certi sugli stanziamenti delle quote Mussi non ancora utilizzate e fissare un termine per l’utilizzo delle quote che alcuni atenei non stanno utilizzando, in vista di una possibile redistribuzione ad altre università) il sottosegretario ha risposto semplicemente con il nulla.

La verità è che, nonostante le due ministre Gelmini e Meloni abbiano in più occasioni sbandierato in giro la cifra di 4000 ricercatori assunti grazie all’opera del loro Governo, il reclutamento ristagna in tutte le università italiane e i pochi posti banditi sono frutto di uno stanziamento vecchio ormai di 4 anni, utilizzato con il contagocce e addirittura da alcuni atenei incamerato ed utilizzato per altre e non ben chiare finalità. Il tutto mentre i pochi concorsi che ancora si svolgono procedono secondo prassi deplorevoli: candidati convocati alla stessa ora in sedi distanti centinaia di chilometri, bandi a pagamento che prevedono l’ingiustificato moltiplicarsi dei costi per i candidati.

Noi precari del Coordinamento dei Precari dell’Università (CPU) chiediamo al Ministero di intervenire in modo chiaro per garantire a tutti la partecipazione ai concorsi pubblici.

L’Italia occupa il terzultimo posto nella classifica OCSE sugli addetti alla ricerca rispetto al totale della popolazione attiva, precedendo solo il Messico e la Turchia. Anziché dedicarsi alla devastazione definitiva dell’università italiana attraverso il taglio del già scarso investimento in università e ricerca ed il proposito di affidare il controllo totale degli atenei agli stessi rettori responsabili delle fallimentari amministrazioni degli ultimi anni, il Governo dovrebbe preoccuparsi di allineare il numero di docenti e ricercatori delle università italiane agli standard europei, sostenendo e rifinanziando il reclutamento straordinario avviato nel lontano 2006.

Confusione sui 9000 e chiarimenti


Nichi Vendola qualche giorno fa ha inviato un videomessaggio a noi precari, descrivendoci come i “vari eroi del nostro tempo”, seppure ingrati:

Ascoltando attentamente le sue parole però abbiamo notato che è incappato in un errore piuttosto frequente anche in numerosi altre notizie che ci riguardano: i destinatari della video-lettera sono i precari, ma i 9000 posti da associato a cui fa riferimento sono riservati ai ricercatori a tempo indeterminato (RTI).

Alessandro Breccia, ricercatore a Pisa, ha perciò scritto a Nichi Vendola, chiarendo le implicazioni dell’emendamento Frassinetti. Ecco la sua mail:

“Cara redazione, caro Nichi Vendola,
mi chiamo Alessandro Breccia e faccio parte dell’Assemblea  Ricercatori Precari dell’Università di Pisa. L’Assemblea aderisce al  CPU (Coordinamento dei precari universitari), nato nell’assemblea  nazionale dello scorso 8 ottobre a Bologna.
Vi scrivo per ringraziarvi del pensiero, perché in questo buio  mediatico nel quale i ricercatori precari sono stati imprigionati il  video di Nichi è davvero prezioso, ma vi scrivo con sconforto perché  anche voi siete caduti nell’abbaglio che purtroppo ha caratterizzato  molti mass-media.

Il video si basa su un errore MARCHIANO: l’emendamento Frassinetti  (sul quale il PD in commissione si è astenuto) NON RIGUARDA i RICERCATORI PRECARI, NON E’ SALVAPRECARI, PREVEDEREBBE LA  PROGRESSIONE DI CARRIERA per 9000 RICERCATORI A TEMPO INDETERMINATO,  quindi NON PRECARI, PROMOSSI al ruolo di DOCENTI (ASSOCIATI).  Apprezzo la buona volontà; vi chiederei però per favore di  informarvi meglio perché QUESTO ERRORE DIVENTA UN BOOMERANG ANCHE  PER VOI: le decine di migliaia di precari (almeno 60mila nei vari  atenei italiani) che nei giorni scorsi si sono incazzate per gli  errori dei giornalisti rischiano di incazzarsi anche con Nichi  Vendola, che ha corroborato col video una falsità, ovvero che ci sia  stato un intervento a favore dei precari della ricerca.”

Ed ecco la pronta risposta di Nichi Vendola:

“Caro Alessandro, so di avere usato un termine inadeguato: l’emendamento bocciato dalla politica tremontiana, per cui nei prossimi sei anni, novemila ricercatori oggi a tempo indeterminato sarebbero diventati “docenti associati” non può essere confuso con un emendamento salva-precari.

So bene che il disegno di legge Gelmini, oltre a precarizzare strutturalmente la figura del ricercatore, non risponde in termini concreti alla necessità di miglioramento della qualità dell’offerta formativa, al diritto allo studio, al reclutamento, alla rimozione del blocco del turn-over, alla necessità di allargare democrazia e partecipazione.

So pure che non lenirebbe il disagio di quei 60.000 ricercatori precari, colonna portante del sistema formativo universitario, che ripongono le loro poche speranze sul nuovo ruolo dei ricercatori a tempo determinato istituito dalla riforma.

Mi scuso per aver anch’io semplificato e per non aver messo sufficientemente in evidenza il propagandismo di regime su una riforma epocale, il cui velo di retorica viene squarciato dall’imponente mobilitazione dei ricercatori e delle ricercatrici che con dedizione stanno disvelando i limiti strutturali di questo provvedimento legislativo il cui impianto determina il declino culturale e democratico delle università italiane.
Vi sono vicino.
Nichi Vendola”

Valentina

DDL Gelmini – Norme in materia di organizzazione delle università


Il testo del disegno di legge è troppo lungo per essere inserito nel blog, ma lo potete trovare a questo link

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0040500.pdf

E’  la versione approvata e trasmessa dal Presidente del Senato della Repubblica il 2 agosto 2010.

A questo link, invece, trovate il resoconto degli ultimi incontri della VII commissione  (Cultura, scienza e istruzione)

http://www.camera.it/453?bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201010/1005/html/07#76n1

In certi punti si rivela una lettura piuttosto appassionante.

Presto inseriremo alcuni commenti sugli emendamenti che ci riguardano più da vicino e aspettiamo gli indispensabili commenti.

Valentina

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