Archivio

Posts Tagged ‘Italia’

Io voglio restare: campagna e gruppi di lavoro


Sabato 10 novembre a Firenze, in occasione dello European Social Forum e in un’assemblea affollata, e’ stata presentata la campagna: Io voglio restare.

Su Il Corsaro.info l’appello e’ stato raccontato in questo modo (e noi precari della didattica e della ricerca non possiamo che condividere, aderire e supportare l’iniziativa):

“Sono passati solo pochi giorni dalle ennesime dichiarazioni del ministro Fornero, con i suoi inviti alla rassegnazione, ed una generazione sempre più schiacciata dalla crisi di un modello economico che porta solo esclusione sociale e precarietà torna a parlare pubblicamente di se stessa con l’obiettivo di riprendere davvero parola nel discorso pubblico.

“Serve un’inversione di rotta radicale e di lungo periodo: e chi deve prendere in carico una simile sfida, se non noi stessi?” Questo il senso dell’appello “Io voglio restare“, lanciato in questi giorni e che prelude ad una campagna e ad un primo incontro nazionale, che si svolgerà sabato 10 novembre a Firenze nell’ambito di Firenze 10+10, forum internazionale che si svolge a 10 anni dallo straordinario social forum europeo di Firenze.” Continua qui

Una mini rassegna stampa dei quotidiani che hanno rilanciato l’appello.

Pubblico:
Il Fatto quotidiano
La stampa

12 marzo 2011 – In difesa della Costituzione e della Scuola Pubblica


Qui potete seguire in diretta la manifestazione proposta da La Repubblica.

Di seguito invece i comunicati della Rete 29 Aprile

DIFENDERE LA COSTITUZIONE, DIFENDERE LA RICERCA

La Scuola e l’Università, beni comuni della Repubblica Italiana, subiscono aggressioni mediatiche, riforme punitive e un sottofinanziamento crescente che incidono sui beneficiari dell’istruzione pubblica, gli studenti e le loro famiglie, minando alla base il diritto allo studio e le opportunità di sviluppo del Paese.

In un tale clima di denigrazione delle Istituzioni culturali e di chi vi opera, i ricercatori e le ricercatrici della Rete 29 Aprile, ancora una volta, denunciano con indignazione gli attacchi politici alla Scuola Pubblica e al sistema pubblico dell’Istruzione e rilanciano il valore insostituibile dell’istruzione, della formazione, della cultura libera, garantita dalla Costituzione e irrinunciabile presidio democratico del nostro Paese.

Ravvisando un cortocircuito tra le politiche e le operazioni demagogiche contro Costituzione, Scuola e Ricerca, Rete 29 aprile è tra i primi promotori della manifestazione del 12 marzo 2011 in difesa della Costituzione ed è attivamente impegnata nella mobilitazione. Invita i suoi componenti e tutta la comunità universitaria – precari, studenti, docenti, personale – a partecipare alle manifestazioni che si terranno
in tutta Italia.

 

Scuola e università sono la priorità, non l’ultima novità.


Non sono necessarie le ultime notizie dalle prime pagine dei quotidiani per schierarsi dalla parte dell’istruzione pubblica e della ricerca, per scegliere il proprio progetto per il futuro, per difendere il diritto allo studio e i diritti di tutti i lavoratori della scuola e dell’università pubblica statale. E’ già tardi: le “riforme” hanno iniziato ha distruggere la scuola, l’università e la ricerca. Ma è ancora utile unirsi a chi denuncia, protesta, propone un’altra istruzione pubblica, radicalmente diversa da quella imposta dal Governo e giustamente radicata nell’ambito della Costituzione della Repubblica Italiana.

Il Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università, in continuità con il percorso di mobilitazioni costruito insieme agli studenti e ai ricercatori universitari contro la “riforma” imposta alla comunità universitaria in movimento dal voto del Senato lo scorso 23 dicembre, partecipa al corteo del 12 Marzo 2011 in partenza dall’Università La Sapienza di Roma alle ore 12.30 – Piazzale Aldo Moro.

Roma, 11 Marzo 2011

Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
https://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/

Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_130272773706605

Sylos Labini sulla ricerca italiana


Intervento di Sylos Labini sulla ricerca italiana nel panorama internazionale

“Se non ora quando? Se non noi chi?” Il Coordinamento Precari Università e la Rete29Aprile aderiscono alla manifestazione del 13 Febbraio


Le ricercatrici della Rete29Aprile e del Coordinamento Precari Università scenderanno in piazza con i colleghi ricercatori per aderire insieme alla giornata di manifestazione “Se non ora quando” prevista per il 13 febbraio.

Ci rendiamo conto infatti che il modello di donna e di femminilità che da tempo impera in Italia non ci rappresenta più, come non rappresenta la maggior parte delle nostre amiche lavoratrici, mamme e non, disoccupate, precarie, studentesse, pensionate, le nostre sorelle immigrate. Durante le mobilitazioni degli scorsi mesi abbiamo cercato insieme alle studentesse e agli studenti, insieme a tutte le lavoratrici ed i lavoratori della conoscenza di porre al centro della discussione del paese il tema del sapere e della cultura. Ci sembra infatti che la dignità della donna sia intrinsecamente connessa al ruolo della conoscenza nella società. Tutte le grandi donne che ci hanno precedute, da Frida Kahlo a Marie Curie, da Anna Magnani a Maria Montessori, da Mercedes Sosa a Fernanda Pivano, hanno sempre fatto dell’amore per il progresso comune lo scopo della loro vita. Oggi in Italia il sapere, il bene comune e le donne sono continuamente mortificati. Ogni giorno assistiamo all’utilizzo strumentale dei nostri corpi in un grande mercato fatto di slogan e di vendite. Lo smantellamento della scuola e dell’università è parte integrante di questo processo, perchè non vediamo differenza, piuttosto consequenzialità, tra una disoccupazione giovanile al 30% ed una cultura che spinge le giovani donne a capitalizzare solo sul loro corpo. In questi giorni si è parlato tanto di morale e di donne buone o cattive. Noi rifiutiamo queste divisioni e desideriamo riportare l’attenzione sulla vita vera. Riteniamo che l’umiliazione della donna sia il simbolo ultimo di una cultura mercantilistica che disprezza la vita, che taglia gli assegni di maternità, che in regime di precarietà costringe alla scelta tra maternità e lavoro, che taglia il diritto allo studio, che lascia famiglie intere vivere nella morsa della precarietà, che asfalta gli alberi e che toglie ai propri figli il futuro. La condizione della donna è inquietante: Social Watch 2010 colloca l’Italia al 72simo posto nel mondo dopo l’Uganda ed il Rwanda per la parità di diritti. Si tratta non solo di una politica discriminatoria, ma di una cultura patriarcale che ancora, dall’economia alla politica riconosce esclusivamente la voce maschile. Nelle università le donne sono la maggioranza degli iscritti, ma i rettori donna si contano sulle dita di una mano. Le donne con dottorato di ricerca sono numericamente di più degli uomini, ma nei settori tecnico-scientifici meno di un ordinario su dieci è donna. Noi certo vogliamo rivendicare diritti per le donne, ma ancor più rivendichiamo il diritto di tutti a un mondo differente: un mondo all’insegna della differenza e non del pensiero unico, delle opportunità e non dello sfruttamento, del sapere e non del potere. Il 13 febbraio scenderemo in piazza per ripensare i rapporti tra donna e uomo dentro e fuori dalle università, a partire da oggi, dalle comunità e dai movimenti. Come diceva Barbara Smith, nessuno ti dà dei diritti – dobbiamo prenderceli. “Se non ora quando? Se non noi chi?”

Le ricercatrici della R29A e del CPU e i loro colleghi ricercatori

Giovani, agitati e disoccupati


Letture

Elysa Fazzino, su “il sole 24ore” titola “Disoccupati, precari o malpagati. Il viaggio del Nyt tra i giovani italiani «tagliati fuori dal loro futuro»” e scrive:

“L’indignazione dei giovani è esplosa, talvolta con violenza, nelle strade di Grecia e Italia”, scrive Rachel Donadio, osservando che studenti e “anarchici più radicali” protestano non solo contro specifiche misure di austerità, ma contro una realtà che si va affermando nell’Europa del sud: i giovani si sentono sempre più “tagliati fuori dal loro futuro”. Gli esperti – aggiunge – mettono in guardia contro la volatilità delle finanze pubbliche e della società più in generale, mentre “la generazione più istruita della storia del Mediterraneo si scontra con uno dei peggiori mercati del lavoro”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: