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Accade anche nella dotta, rossa, grassa Bologna


L’articolo su “Il fatto quotidiano” ripercorre le tappe dell’approvazione dello Statuto di Ateneo.

Che la strada per Ivano Dionigi fosse tutta in salita si era capito già dal momento del suo insediamento, nell’autunno del 2009. Appena varcata la porta di Palazzo Poggi nelle nuove vesti di magnifico rettore, Dionigi si trova costretto a guidare un’Università come quella di Bologna (83000 studenti, 23 facoltà e sedi sparse tra Bologna, Rimini, Forlì, Cesena e Ravenna) in un mare in tempesta per i tagli di Tremonti prima e per i piani di riforma della Gelmini poi. E in un contesto come quello, il passo dal ruolo accademico a quello politico è breve e quasi impercettibile.

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E FIGURATI SE CI FIDIAMO NOI…


…noi precari dell’università che in questi giorni siamo scesi in piazza a fianco degli studenti e dei ricercatori per contestare una riforma che ci colpisce per primi. Noi, che un governo-macchietta e la Conferenza dei Rettori (CRUI) vorrebbero vedere espulsi in massa: grazie alla manovra di luglio nel 2011 sarà possibile avere complessivamente attivi al più 200 posti da ricercatore (a Tempo Determinato beninteso!) a fronte dei 60000 contratti atipici che ogni giorno mandano avanti un’università che GIA’ vive una crisi irreversibile.

Figurarsi se possiamo fidarci di una classe politica che sceglie di buttare via una generazione che lo stato ha formato con ingenti risorse, anziché puntarci per farne il motore dell’uscita dalla crisi economica che ci attanaglia attraverso un profondo ripensamento del modello economico e sociale predominante.

Figurarsi se possiamo fidarci di chi alle mobilitazioni di questi giorni, e mentre in tutta europa si contestano le politiche di austerity, risponde, come a Roma a Milano e a Napoli, con un apparato repressivo che condanniamo fermamente: mentre in Inghilterra gli studenti occupano il palazzo dei tories contro l’innalzamento delle rette universitarie e riprendono lo stile dei book-bloks romani a Roma  la polizia carica a freddo un gruppo di studenti che avevano già concluso un’azione dimostrativa, a Milano si assiste a violente cariche per dividere i manifestanti e tenere lontana l’ingombrante presenza degli studenti, dei lavoratori e degli immigrati dalla rituale cerimonia del lusso sfrenato e a Napoli si impedisce con la forza la protesta legittima di disoccupati e attivisti in bicicletta in piazza per una mobilità sostenibile.

Per questo scenderemo in piazza il 14 dicembre assieme alle altre componenti sociali: perché la nostra battaglia non e’ corporativa ma parla a tutti coloro che pensano che dalla  crisi si possa uscire solo investendo su diritti, ricerca e formazione, welfare e beni comuni, per costruire un diverso modello sociale di produzione e condivisione delle risorse.

NOI NON CI FIDIAMO di questo governo e saremo in piazza tutti insieme, uniti contro la crisi, il 14 dicembre per buttarlo giu’ e ricominciare a costruire non dal palazzo ma dalle universita’, dalle piazze, dalla società!

Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università

24 novembre 2010 – l’Università pubblica italiana alza la voce


Il Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università (CPU) esprime la propria soddisfazione per le numerose e partecipatissime iniziative di protesta contro il DdL Gelmini che ieri e oggi si sono svolte in tutto il territorio nazionale, da Trieste a Messina e da Bari a Torino.
La contestazione dimostra in maniera inequivocabile l’esistenza di un’università sana e consapevole, pronta ad opporsi ad un provvedimento di smantellamento del sistema di istruzione superiore appoggiato solo dalle lobby accademiche e dai rettori della CRUI.
Ora non bisogna fermarsi! Respingiamo le inquietanti affermazioni del presidente del Senato e annunciamo fin d’ora che la protesta proseguirà pacifica e determinata anche dopo l’eventuale approvazione del provvedimento da parte della Camera dei Deputati: il nuovo passaggio al Senato non sarà un pro forma.
Affermiamo inoltre la nostra condanna per le cariche della polizia e per gli arresti durante il corteo di Roma che, contrariamente a quanto affermato da alcuni esponenti politici, non aveva alcun carattere violento. E’ inaccettabile che le proteste contro la soppressione del diritto allo studio, dal Regno Unito all’Italia, vengano tacitate dai governi europei mediante il ricorso alle forze di polizia anziché attraverso la riaffermazione di universali principi di civiltà che sembravano inattaccabili solo fino a pochi anni fa. Esprimiamo quindi la nostra solidarietà agli studenti feriti e ai due arrestati, dei quali chiediamo l’immediato rilascio.

Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università (CPU)
https://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/

24 Novembre 2010

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