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L’esodo dei giovani ricercatori italiani. Il 4/12 a Roma conferenza stampa al senato


Foto proveniente dall'Archivio di Ellis Island (CCBy)

Foto proveniente dall’Archivio di Ellis Island (CCBy)

Riportiamo qui l’invito all’iniziativa della FLC CGIL in senato per la presentazione dei dati di “Ricercarsi”, indagine sul precariato universitario e rilancio delle nostre proposte.

L’emergenza università sarà al centro dell’iniziativa promossa dalla FLC CGIL per giovedì 4 dicembre 2014 alle ore 12.00 presso la Sala Nassiriya di Palazzo Madama in Piazza Madama 1.

Durante l’incontro verranno presentati i dati di “Ricercarsi, indagine sui percorsi di lavoro e di vita nel precariato universitario e presentate le proposte della FLC CGIL per affrontare l’esodo di giovani ricercatori dai nostri atenei.

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Dateci un porto verso il quale remare


Courtesy of Valentina Bazzarin (CCby)

Courtesy of Valentina Bazzarin (CCby)

Quando i nodi vengono al pettine, si capisce di che pasta sono fatti i governi. Vi sono pochi e declinanti fondi a disposizione delle università. Si potrebbe decidere di convogliare le risorse disponibili per ringiovanire il corpo docente grazie al contributo di chi ha dimostrato capacità nella ricerca e nell’insegnamento.

E invece no. Ancora una volta la decisione è di privilegiare il breve termine, passaggi di carriera al ruolo di Professore ordinario, mentre tutto intorno l’università affonda. Ci saranno più ammiragli al timone di un relitto.

La legge Gelmini, tra le altre sciagurate “riforme”, ha abolito la figura del Ricercatore a tempo indeterminato (RTI), il principale ruolo di ingresso nel sistema universitario. Questo ruolo è stato sostituito con due figure di Ricercatore a tempo determinato (RTD). L’obiettivo era quello di ritardare all’infinito l’ingresso “in ruolo”, ma era ovviamente mascherato dall’idea di modernizzazione e di merito. Per questo motivo si è dato vita a due figure a tempo determinato, l’RTD di tipo A (3 anni, più 2 di rinnovo e poi a casa) e l’RTD di tipo B (3 anni e poi, nel caso di ottenuta abilitazione, l’agognato posto di professore associato).

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Cosa significa essere un precario dell’università? L’indagine.

30 ottobre 2013 2 commenti

Riceviamo con richiesta di diffusione e vi invitiamo a contribuire rispondendo al questionario:

“Car*,

Le riforme degli ultimi anni hanno posto il tema dell’università e della ricerca al centro del dibattito pubblico. Poco ancora, tuttavia, si sa della vita di chi ci lavora. Cosa significa essere precari dell’università, oggi? Cosa significa essere uno dei migliaia di assegnisti, dottorandi, borsisti, ricercatori precari, lettori, docenti a contratto, co.co.co e co.co.pro che a lungo hanno consentito all’università italiana di essere tra le più produttive al mondo nonostante tagli sempre più ingenti al finanziamento pubblico?

Per questo è partita, promossa dalla FLC, una indagine con l’obiettivo di portare alla luce i percorsi di vita dei precari dell’università. Le poche ricerche esistenti sottolineano come le riforme introdotte nell’ultimo decennio abbiano accelerato un trend di espulsione dal sistema universitario, piuttosto che un processo di assorbimento e stabilizzazione, riducendo gradualmente il numero di coloro che svolgono attività di didattica e ricerca negli atenei italiani. Mentre osserviamo la graduale dispersione delle competenze, le professionalità e le qualifiche che il sistema stesso aveva contribuito a creare, l’impatto soggettivo di tali processi appare sempre più oneroso.

Il questionario disponibile sul sito http://www.ricercarsi.it non sarà l’unico strumento di questa ricerca, che consta anche di rielaborazioni di dati precedenti e di una indagine qualitativa con interviste in profondità in tutt’Italia. “Ricercarsi” ripercorre il percorso formativo e di ricerca, il tipo di contratto e le condizioni materiali della vita e di lavoro di chi svolge attività di ricerca e insegnamento con contratti a tempo determinato. Lo scopo di questa ricerca è fare emergere l’impatto soggettivo che la precarietà ha sulla vita: i contesti, le circostanze e le aree disciplinari in cui più è diffuso il ricorso a contratti precari; il modo in cui l’incertezza lavorativa influenza la vita affettiva o induce a ripensare continuamente il proprio percorso esistenziale e professionale.

Il questionario consta di 35 domande a risposta multipla e la sua compilazione richiede un tempo medio di 10 minuti. I dati raccolti saranno trattati in modo aggregato rispettando la privacy di ognuno. In un momento storico in cui la precarietà è diventata strutturale mentre il suo impatto rimane ai margini del discorso pubblico o confinato alla sfera privata, ci auguriamo che in molti possano aiutarci a diffondere l’indagine e partecipare.

Ti chiediamo quindi di rispondere, cliccare sulla pagina Facebook e diffondere sui social network. Se hai un blog o un sito internet ti chiediamo di dare visibilità alla ricerca in modo da raggiungere un campione molto elevato.

Grazie,

francesca claudio francesco orazio emanuele”

Poca spesa, molta resa: una risposta a “il Corriere della Sera”


Il Corriere della Sera gioisce: all’Università di Padova sono stati licenziati due professori a contratto a causa degli scarsi risultati ottenuti nei questionari sulla qualità dell’insegnamento somministrati agli studenti.

Nel caso che anche a noi lettori del Corriere fosse stato somministrato un bel questionario sul lavoro della giornalista avremmo sottolineato i seguenti punti :

  1. Nell’università italiana vi sono decine di migliaia di docenti a contratto che hanno tenuto in piedi interi corsi di laurea;
  2. Queste migliaia di docenti non possono essere “licenziati” perché mai assunti da nessuno, basta non rinnovare loro il contratto;
  3. Lo stipendio di un docente a contratto varia dai 200 ai 3000 euro (lordi) per un intero corso ed include, oltre alle lezioni frontali: esami scritti e orali, ricevimento, presenza consigli corso di laurea, lettura e correzioni tesi, correlazioni tesi, non di rado consulenza professionale e psicologica;
  4. La retribuzione del docente a contratto vale solo per le ore di docenza frontale; tutte le altre attività, pur previste nel contratto, vengono svolte sostanzialmente in maniera gratuita;
  5. I soldi di cui sopra spesso non coprono nemmeno le spese di trasporto visto che molti dei docenti a contratto si spostano non di rado da regione a regione per insegnare;
  6. Il docente a contratto non ha alcuna rappresentanza nei luoghi (vedi consiglio di Dipartimento) dove si prendono le decisioni che contano in accademia;

I questionari degli studenti vanno analizzati con cautela e sono uno strumento importante per poter migliorare la qualità dell’insegnamento. Suggeriamo che questo strumento venga utilizzato non solo per “licenziare” ma anche, nel caso esprimano valutazioni positive, per “assumere”. Perché siamo sempre ossessionati dal licenziare e mai dalla necessità di includere (diciamolo: assumere) chi ci mette fantasia passione e competenza?

Ci auguriamo che questo nostro questionario non richiesto possa essere utile al Corriere.

Per la CRUI non ci sarà nessun posto RTb (quelli con ‘tenure track’)


Leggete il seguente passaggio del recente e disarmante comunicato della CRUI. Poi diteci cosa ne pensate e come uscire da questa situazione:

3. TURN-OVER: la questione del reclutamento è soggetta a un vincolo introdotto dal D.L. 95/2012 convertito nella L. 135/2012 (art. 14 c. 3), vincolo che ha inopinatamente ristretto i margini (puramente meritocratici) che erano stati introdotti dal D.Leg. 49/2012 di poche settimane prima. Il vincolo diviene tanto più preoccupante se si pensa all’imminente chiusura delle procedure per l’abilitazione nazionale che, almeno nel caso dei docenti di I fascia (reclutamento fermo da quasi sei anni) nonché dei giovani ricercatori a tempo determinato, necessiterà dell’impiego, per l’appunto, di risorse degli Atenei da turn-over. Peraltro c’è da osservare che l’attuale vincolo che scaturisce dall’art. 4 del D.Leg. 49/2012 per cui tutti gli Atenei che presentino un rapporto tra professori ordinari e professori superiore al 30% sono costretti a programmare un posto da ordinario (inclusi gli ‘interni’) e simultaneamente un posto di ricercatore di tipo b) è giugulatorio. Infatti, tutti gli Atenei (con una sola eccezione) presentano un rapporto largamente superiore al 30%: visto il costo di un ricercatore di tipo b), ciò equivale a cancellare qualunque assunzione per docenti di prima fascia. Per sostenere in ogni caso assunzioni di ricercatore di tipo b) si dovrebbe prevedere, con un impegno di 70 mln di euro, un contingente aggiuntivo di 1000 posti di ricercatore da distribuirsi meritocraticamente fra gli Atenei. Visto poi che l’art. 29 c. 9 della L. 240/2010 vincolava de facto il piano straordinario degli associati al regime transitorio di sei anni previsto dall’art. 24 c. 6 della L. 240/2010 per i ricercatori ‘interni’ a tempo indeterminato (una volta abilitati), dovrebbe esser previsto il secondo triennio di applicazione del piano per il 2014-2016 (con un impegno a regime pari a ca. 100 mln di euro). La sentenza n. 83 della Corte Costituzionale che abroga l’art. 25 della L. 240/2010 può a sua volta costituire un problema ulteriore in quanto, come erroneamente asserisce la stampa, ha suscitato l’attesa  di una reintroduzione sic et simpliciter del biennio ex art. 16 del D.Leg. 503 del 1992.

Di buon auspicio: Torino resiste


Segnaliamo l’articolo di Alessandro Ferretti sul blog del Fatto Quotidiano: :Torino, l’Università che resiste: bibliotecari rispediscono i licenziamenti al mittente” augurandoci che sia d’ispirazione e non solo di buon auspicio.

“…ci vediamo costretti ad operare il licenziamento collettivo di nr.33 unità di personale a tempo indeterminato”. Licenziati in tronco, senza ammortizzatori sociali, tramite un fax senza firma. Così inizia questa storia, giovedì scorso a Torino: ben poco originale, in questi tempi austeri.

I licenziati sono soci di una delle due cooperative che forniscono il servizio di reference delle 49 biblioteche dell’Università di Torino: stanno al bancone, accolgono gli utenti e porgono i libri. UniTo ha da anni appaltato il servizio (rimettendoci dei soldi): oltre ai 33 dipendenti di CoopCulture ci sono altri 39 esternalizzati.”

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“Precario” ora in versione 0-6 anni


Art. 33.

http://referendum.articolo33.orgL’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

“Precario” lo stile di vita più diffuso tra i giovani italiani, ora è disponibile anche nella versione per i bambini da 0-6 anni. La formula è semplice: basta ridurre i finanziamenti alla scuola pubblica, quella laica e gratuita di ogni ordine e grado garantita dalla Costituzione, e aumentare i finanziamenti a quella privata.

La vita precaria dei bambini esclusi dalla scuola pubblica è testimoniata da una giovane mamma, Federica, in questa intervista:

Se siete residenti a Bologna potete venire a votare al referendum del 26 maggio, se invece siete residenti altrove, ma siete solidali con la causa e preoccupati a tempo indeterminato, potete sottoscrivere l’appello “Bologna riguarda l’Italia”: http://referendum.articolo33.org/firma-lappello/

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