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Posts Tagged ‘professori’

Poca spesa, molta resa: una risposta a “il Corriere della Sera”


Il Corriere della Sera gioisce: all’Università di Padova sono stati licenziati due professori a contratto a causa degli scarsi risultati ottenuti nei questionari sulla qualità dell’insegnamento somministrati agli studenti.

Nel caso che anche a noi lettori del Corriere fosse stato somministrato un bel questionario sul lavoro della giornalista avremmo sottolineato i seguenti punti :

  1. Nell’università italiana vi sono decine di migliaia di docenti a contratto che hanno tenuto in piedi interi corsi di laurea;
  2. Queste migliaia di docenti non possono essere “licenziati” perché mai assunti da nessuno, basta non rinnovare loro il contratto;
  3. Lo stipendio di un docente a contratto varia dai 200 ai 3000 euro (lordi) per un intero corso ed include, oltre alle lezioni frontali: esami scritti e orali, ricevimento, presenza consigli corso di laurea, lettura e correzioni tesi, correlazioni tesi, non di rado consulenza professionale e psicologica;
  4. La retribuzione del docente a contratto vale solo per le ore di docenza frontale; tutte le altre attività, pur previste nel contratto, vengono svolte sostanzialmente in maniera gratuita;
  5. I soldi di cui sopra spesso non coprono nemmeno le spese di trasporto visto che molti dei docenti a contratto si spostano non di rado da regione a regione per insegnare;
  6. Il docente a contratto non ha alcuna rappresentanza nei luoghi (vedi consiglio di Dipartimento) dove si prendono le decisioni che contano in accademia;

I questionari degli studenti vanno analizzati con cautela e sono uno strumento importante per poter migliorare la qualità dell’insegnamento. Suggeriamo che questo strumento venga utilizzato non solo per “licenziare” ma anche, nel caso esprimano valutazioni positive, per “assumere”. Perché siamo sempre ossessionati dal licenziare e mai dalla necessità di includere (diciamolo: assumere) chi ci mette fantasia passione e competenza?

Ci auguriamo che questo nostro questionario non richiesto possa essere utile al Corriere.

BANDI PRIN e FIRB: Dici giovane, ma intendi precario


Da ROARS un invito a togliere le limitazioni anagrafiche dei bandi PRIN e FIRB.

A dicembre il MIUR ha pubblicato i tanto attesi testi del bando PRIN e FIRB. Fin dal primo sguardo ai siti internet dedicati risulta chiaro che se da una parte si é operato per la semplificazione della procedure di presentazione della domanda (bene, finalmente!) e per eliminare tutti i riferimenti che possano guidare una valutazione sulle persone e non sul progetto, dall’altro entrambi i bandi potenzialmente discriminano i ricercatori a tempo determinato (RTD), impedendo loro di agire come ricercatore principale nelle linee di finanziamento per i più giovani (linea A – starting dedicata ai giovani ricercatori del PRIN riservato ai ricercatori a tempo indeterminato) e non coordinando la durata del finanziamento e quella della tipologia di contratto RTD o i tempi della sua attivazione e rinnovo nel caso del FIRB (dove il progetto dura 3 anni, il finanziamento dovrebbe essere destinato ai ricercatori precari come Principal Invesigator (PI), ma la compatibilità tra i contratti da RTD già attivi resta a discrezione dei dipartimenti che, una volta ricevuto il finanziamento, con creatività dovranno eventualmente superare alcune incongruenze formali tra costi, durate e vincoli contrattuali). Continua qui.

 

Superamento delle mediane: la risposta del min. Profumo


Riportiamo qui il testo della lettera di risposta inviata dal ministro Profumo alla mozione del 12 settembre presentata dal CUN sul superamento delle mediane.

“faccio riferimento alla mozione adottata nell’adunanza del 12 settembre u.s., nella quale viene chiesto un chiarimento in merito al valore da assegnare al superamento delle mediane per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale.
In proposito, occorre richiamare quanto espressamente previsto dal D.M. n. 76/2012, ai sensi del quale la valutazione dei candidati all’abilitazione, da parte delle Commissioni, avviene sulla base di una serie di criteri e parametri definiti dall’articolo 4 (per la prima fascia) e dall’articolo 5 (per la seconda fascia). Tra questi criteri e parametri il decreto prevede, per entrambe le fasce dei professori universitari, la valutazione dell’impatto della produzione scientifica complessiva misurato mediante gli indicatori di attività scientifica di cui all’articolo 6 del decreto, le cui regole di utilizzo sono precisate negli allegati A e B dello stesso.
Il citato artico 6 prevede che, in linea generale, i candidati possono conseguire l’abilitazione esclusivamente se, oltre ad aver avuto una valutazione positiva secondo gli altri criteri e parametri, presentino i valori degli indicatori di attività scientifica, richiesti per la prima o la seconda fascia e calcolati secondo le regole degli allegati A e B del decreto.
Ai sensi del medesimo articolo 6 del D.M. n. 76/2012, al riguardo, peraltro, le Commissioni hanno un margine di discrezionalità, atteso che possono discostarsi dai criteri e parametri disciplinati dal decreto, incluso quello della valutazione dell’impatto della produzione scientifica mediante l’utilizzo degli indicatori di attività scientifica, dandone specifica motivazione sia al momento della fissazione dei criteri di valutazione dei candidati sia nel giudizio finale espresso sui medesimi.”

Parere del CUN su criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’abilitazione scientifica


Prot. n. 1520

Spedito il 19/10/2011 All’On.le Ministro
S E D E

PARERE

Decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei
professori universitari, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240”.

Indice

PREMESSA

LE SCELTE E LE ESPERIENZE DEL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

PARTE PRIMA

IL DISEGNO DELLE NUOVE PROCEDURE DI ABILITAZIONE NELLO SCHEMA DI DECRETO MINISTERIALE

1. LA “TENUTA” DELLE PROCEDURE DI ABILITAZIONE: TRA INCERTEZZE E DISTANZE DALLA L. N.240/2010;
2. LA DEFINIZIONE SOLO PARZIALE DEI CRITERI E DEI PARAMETRI: IL CASO DEGLI INDICATORI DI RILEVANZA SCIENTIFICA (ART.6 REG.);
3. LA “SCELTA” DI RINVIARE LE SCELTE: GLI INTERROGATIVI APERTI E LE INDETERMINATEZZE DELL’ART.6 REG.
4. LA FRAGILE (APPARENTE) PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ SCIENTIFICHE;
5. LE ALTRE DISTANZE DALLA L. N. 240/2010: AREE DISCIPLINARI, SOTTO-INSIEMI, SETTORI CONCORSUALI O SETTORI SCIENTIFICO-DISCIPLINARI?
6. LE ALTRE INCERTEZZE E GLI OSTACOLI A UNA VALUTAZIONE ADEGUATA

PARTE SECONDA

ANALISI DELLE DISPOSIZIONI

PREMESSA

LE SCELTE E LE ESPERIENZE DEL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

Il Consiglio Universitario Nazionale ha da tempo individuato in un’efficace valutazione individuale e collettiva lo strumento più adatto per mantenere e migliorare la qualità del sistema universitario. Leggi tutto…

Abilitazione nazionale bocciata dai professori


Dalla rassegna stampa del governo: Il Sole 24 Ore in data 20 ottobre 2011.

È «irragionevole» prevedere che nella valutazione di chi punta all’abilitazione nazionale da associato e ordinario siano prese in considerazione solo le pubblicazioni prodotte dopo l’ultima nomina ricevuta dal candidato, e non piace l’applicazione diffusa di indicatori bibliometrici non solo per valutare aspiranti associati e ordinari, ma anche per decidere chi può far parte delle commissioni giudicanti.

Non è tenero il giudizio dei docenti del Consiglio universitario nazionale sulla bozza di regolamento ministeriale sull’abilitazione nazionale, ultimo tassello necessario a far partire i concorsi nazionali previsti dalla legge Gelmini (anticipato sul Sole 24 Ore del 15 ottobre scorso). Di qui la richiesta di modificare 16 punti sparsi nei 9 articoli di regolamento (nemmeno il titolo si salva dalle obiezioni del Cun), e in particolare di rivedere i criteri di valutazione delle pubblicazioni.

Nel tentativo di costruire un meccanismo di giudizio il più possibile oggettivo, il ministero ha puntato sugli indicatori bibliometrici internazionali nei settori in cui sono diffusi e su parametri analoghi che l’Agenzia nazionale di valutazione è chiamata a costruire dove mancano. Per avere speranze di ottenere l’abilitazione, secondo il provvedimento i candidati dovranno raggiungere una valutazione superiore alla mediana ottenuta dal totale dei “concorrenti”. Il riferimento alle «migliori prassi internazionali», ribatte il Cun, è troppo generico, la delega all’Anvur troppo ampia e la «partecipazione» della comunità scientifica alla costruzione dei criteri è troppo trascurata. Non solo. Il regolamento impone che per essere commissari gli ordinari debbano vantare una qualificazione scientifica pari a quella dei candidati e una produzione scientifica continuativa di livello negli ultimi cinque anni; nessuna obiezione sul primo requisito, ma il Cun contesta gli «automatismi», soprattutto sulle pubblicazioni.

L’altra regola contestata, relativa all’esame limitato alle pubblicazioni successive all’ultima nomina, era finita al centro delle obiezioni anche dei ricercatori, perché rischia di tradursi in un premio all’anzianità nel ruolo più che al merito della produzione.

Né Futuro e Libertà, né il governo hanno mai proposto assunzioni di precari!


Sulla parte più distratta della stampa nazionale e nelle dichiarazioni di esponenti politici poco informati o in aperta malafede, continuano a trovarsi mistificanti affermazioni su un’inesistente trattativa fra Futuro e Libertà e il resto della maggioranza per l’assunzione di 4500 precari.

In realtà, le 4500 posizioni da professore associato richieste dai futuristi non sono in alcun modo destinate all’assunzione di precari, ma ad avanzamenti di carriera di ricercatori a tempo indeterminato.

Siamo naturalmente convinti della piena legittimità di tutte le richieste di concorsi che garantiscano concrete possibilità di sviluppo di carriera per il personale già assunto e di assunzione per i lavoratori precari, ma non possiamo non rimarcare come in realtà nessuna proposta di intervento in favore dei precari universitari sia mai stata avanzata da Futuro e Libertà, dal Governo o da qualsivoglia partito della maggioranza. Anzi, tutti i provvedimenti contenuti nel DdL Gelmini avranno l’effetto di allontanare indefinitamente ogni prospettiva di stabilità per gli attuali e futuri precari e di elevare oltre i 40 anni l’età media di accesso alle posizioni stabili dell’università.

Poiché il nostro precedente comunicato sull’argomento non è stato evidentemente d’aiuto per i politici e per i giornalisti meno informati, rammentiamo che nelle università italiane attualmente lavorano 26000 ricercatori a tempo indeterminato, destinatari degli avanzamenti a professore associato richiesti da Futuro e Libertà, e circa 60000 precari della ricerca e della didattica per i quali nessun gruppo parlamentare di maggioranza ha mai proposto nulla.
La scala gerarchica universitaria attuale prevede infatti le tre posizioni di professore ordinario, professore associato e ricercatore a tempo indeterminato. E’ evidente a chiunque che i concorsi da professore associato, nel contesto attuale, sono nei fatti destinati alle promozioni degli attuali ricercatori a tempo indeterminato e non all’assunzione dei precari, spesso vittime delle ben note manipolazioni concorsuali, cui il DdL Gelmini riserva invece la non invidiabile scelta fra la disoccupazione e almeno altri 6 anni di precariato.

Per queste ed altre ragioni stiamo partecipando attivamente alle manifestazioni di protesta in corso in tutti gli atenei e nelle strade delle città italiane e continueremo la mobilitazione fino al definitivo ritiro di questo DdL che, assieme al collegato sul lavoro e a tanti altri provvedimenti della maggioranza, disegna per i giovani italiani un futuro di precarietà disperata e senza diritti.

Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza – Università (CPU)
https://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/

29 Novembre 2010

Piccola rassegna stampa del 24 novembre


Questa rassegna verrà aggiornata durante la giornata, ma per il momento segnaliamo:

Porcellum universitario

di Paolo Bertinetti*

Nel giugno del 2008 scrissi un articolo in cui denunciavo le decisioni del Ministro Tremonti relative all’Università. Tagli dei fondi e tagli del personale (ogni cinque pensionamenti soltanto un’ assunzione). Era quella la riforma dell’Università. Purtroppo fui uno dei pochissimi a prendere subito posizione. Nell’autunno ci pensarono però gli studenti (e anche diversi docenti). […]
http://www.unita.it/news/scuola/106189/porcellum_universitario

I tagli al futuro

di CHIARA SARACENO

Ci sono molte buone ragioni per riformare l’università italiana. Razionalizzare la frammentazione di corsi di laurea, facoltà, materie, che spesso corrisponde solo a logiche vuoi corporative, vuoi territoriali. Premiare il merito delle università sia nel campo della ricerca che in quello della qualità didattica. Reclutare i docenti con criteri che valutino la competenza e la congruità ai bisogni della facoltà che chiama, e non l’appartenenza a consorterie varie, o l’anzianità di servizio o di pazienza nello stare in coda. […]
http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/25/news/tagli_futuro-9475206/?ref=HREA-1

e una scheda, sempre su La Repubblica:
http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/24/news/universit_la_riforma_della_discordia_ecco_su_cosa_protestano_gli_atenei-9463701/?ref=HREA-1

Dove, dopo il primo paragrafo, inizia la solita confusione:

Ricercatori. Avranno un limite temporale di sei anni per riuscire a fare propria l’abilitazione all’insegnamento come associato. In caso contrario, non potranno più continuare l’attività accademica.”
Non segnalano che l’abilitazione non significa automaticamente assunzione, non diventiamo tutti “professori”.
Ma almeno si sono ricordati dei precari:
“Nessuna buona notizia neanche per i precari: l’accesso alla docenza non prevede infatti deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L’iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei: per tutti c’è il rischio fondato (attualmente i posti destinati al turn over sono appena il 20%) di rimanere esclusi per sempre dall’attività accademica.”

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