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L’esodo dei giovani ricercatori italiani. Il 4/12 a Roma conferenza stampa al senato


Foto proveniente dall'Archivio di Ellis Island (CCBy)

Foto proveniente dall’Archivio di Ellis Island (CCBy)

Riportiamo qui l’invito all’iniziativa della FLC CGIL in senato per la presentazione dei dati di “Ricercarsi”, indagine sul precariato universitario e rilancio delle nostre proposte.

L’emergenza università sarà al centro dell’iniziativa promossa dalla FLC CGIL per giovedì 4 dicembre 2014 alle ore 12.00 presso la Sala Nassiriya di Palazzo Madama in Piazza Madama 1.

Durante l’incontro verranno presentati i dati di “Ricercarsi, indagine sui percorsi di lavoro e di vita nel precariato universitario e presentate le proposte della FLC CGIL per affrontare l’esodo di giovani ricercatori dai nostri atenei.

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Il futuro della valutazione in un paese in ritardo


La valutazione della ricerca in Italia come esperimento sociale? Quanto costa la valutazione? A che serve? Possiamo distinguere tra università di ricerca e università per la didattica? C’è un futuro per la valutazione in Italia? Perché l’ANVUR ha combinato questo disastro?

Il video relazione di Alberto Baccini al primo Convegno ROARS. Il convegno tenutosi a Roma il 15/11/2012 presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana

La lettera che il segretario generale della FLC Cgil al Ministro profumo


Pubblichiamo dal sito delle FLC-CGIL il testo della lettera che il segretario generale della FLC Cgil, Domenico Pantaleo, ha scritto al Ministro Profumo, all’Onorevole Ghizzoni ed al Senatore Possa, presidenti delle commissioni istruzione di Camera e Senato, per denunciare la situazione disastrosa in cui versa l’Università pubblica italiana chiedendo, tra l’altro, impegni precisi sul fronte dei finanziamenti e del turn-over.
___________________

Roma, 28 novembre 2012

Al Prof. Francesco Profumo
Ministro Istruzione, Università e Ricerca

All’On. Manuela Ghizzoni
Presidente VII Commissione
Cultura, Scienza e Istruzione
della Camera dei Deputati

Al Sen. Guido Possa
Presidente VII Commissione Istruzione pubblica, Beni culturali
del Senato della Repubblica
Loro sedi
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Progetto: Università democratica


Premessa

La riforma Gelmini è stata elaborata senza che venisse messo in campo alcun processo conoscitivo che gettasse luce sullo stato reale dell’università italiana. Piuttosto, si è giustificata la necessità di una riforma ‘punitiva’ estrapolando e generalizzando alcuni ‘casi-scandalo’, le cui cause sono state individuate nel ‘comportamento’ errato di singoli individui.

Il consenso politico della legge Gelmini poggia dunque su due punti: su un discredito di chi lavora nell’università pubblica e sulla assenza di un’indagine empirica che riesca a cogliere e tener conto della complessità ‘antropologica’ e ‘sistemica’ dell’università. La riforma, pertanto, non ha affatto contribuito ad alleviare le lacune e problematiche del sistema e della vita universitaria, anzi le ha aggravate.

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IL FIRB DEL LOCALISMO


Abbiamo già denunciato i limiti della procedura di selezione dei Ricercatori a Tempo Determinato (RTD). Questi limiti riguardano principalmente il fatto che ogni ateneo si sceglie gli RTD come vuole, secondo regolamenti locali e nella maggior parte affidandosi a commissioni in cui prevalgono gli “interni”.

Adesso anche l’unico striminzito modo che ha un ricercatore precario per finanziarsi la ricerca ed emanciparsi dalle tutele accademiche, viene contaminato dal virus del localismo.

Il nuovo bando FIRB 2012 (finanziamenti per giovani ricercatori) prevede infatti che ogni ateneo o ente di ricerca selezioni a monte un numero di progetti “non superiore allo 0,5% del numero di docenti e ricercatori presenti nei propri suoli al momento della scadenza del bando”.

Questo meccanismo, già condannato da molte associazioni nel caso dei PRIN (con un piccolo successo, ovvero il passaggio allo 0,75%) risulta ancora più odioso e pericoloso nel caso dei ricercatori precari. C’è il rischio concreto che i progetti selezionati piuttosto che quelli migliori siano quelli dei ricercatori più “garbati” e servizievoli con i vari ordinari, più legati ai baroni di ogni ateneo e, comunque, dei ricercatori attivi negli atenei più grandi.

L’intera legge Gelmini si fonda su una recrudescenza di localismo e di gerarchie nel governo della ricerca e degli atenei, quindi chiediamo che ci venga lasciato almeno il FIRB, uno dei pochi fondi che permettono ai giovani ricercatori di emanciparsi da queste logiche. Si cancellino immediatamente i limiti di progetti FIRB da presentare per ogni ateneo.

Sylos Labini sulla ricerca italiana


Intervento di Sylos Labini sulla ricerca italiana nel panorama internazionale

LE FURBE INTERPRETAZIONI…


Da ormai più di un mese nelle università italiane stiamo assistendo ad un vero e proprio licenziamento di massa. Gli assegni di ricerca non possono essere banditi perché il ministro ancora non riesce ad emanare le due righe di decreto attuativo della “riforma” Gelmini che ne devono fissare l’importo minimo. Rettori ed amministrazioni, paralizzati dalla paura di non si capisce bene cosa, rifiutano di rinnovare i vecchi assegni in scadenza e in alcuni casi addirittura bloccano le procedure bandite prima dell’entrata in vigore della “riforma”. Il ministero si rifiuta ostinatamente di diffondere uno straccio di nota esplicativa che tranquillizzi le burocrazie d’ateneo. A contrattisti e borsisti già in servizio alla data di entrata in vigore della “riforma” è vietato svolgere attività di ricerca (nonostante siano pagati per questo) e nessuno nel governo pensa sia il caso di sanare questa follia legislativa.
Questo stato di cose sta provocando il licenziamento de facto di 120-150 precari al giorno, domeniche comprese. Ad oggi quasi 5000 persone hanno già perso il lavoro senza essere protette da alcun tipo di ammortizzatore sociale ed è facile calcolare che, in assenza di opportuni interventi, diventeranno decine di migliaia entro la fine dell’anno.

Però…

…i timori che impediscono a rettori e amministrazioni di rinnovare e bandire assegni di ricerca, svaniscono improvvisamente quando si tratta di bandire docenze a contratto gratuite o sottopagate richiamandosi a leggi esplicitamente abrogate dalla “riforma”! Da Torino a Cosenza, dall’Aquila a Roma, i commi oramai abrogati della vecchia “riforma Moratti” sono utilizzati da rettori e presidi per bandire contratti di docenza in aperto contrasto con le normative vigenti e, alle osservazioni dei precari, si risponde invocando i regolamenti di ateneo o rinviando ad un secondo momento l’eventuale adeguamento alla nuova normativa. Come se gli atenei avessero l’indipendenza della Repubblica di San Marino e nell’ordinamento giuridico italiano non vigesse una gerarchia delle fonti che pone i regolamenti interni di un ateneo in un rango nettamente inferiore rispetto alle nuove disposizioni di legge.

Questa politica di ignorare le novità della legge Gelmini per evitare di sopprimere corsi e al tempo stesso abbandonarsi alle interpretazioni più ottusamente pignole quando si tratta di licenziare precari è inaccettabile! Si adotti una coerente linea di comportamento, si ponga fine al licenziamento dei precari e si abbandoni per sempre la deprecabile abitudine di bandire contratti di docenza gratuiti o sottopagati.

Coordinamento ricercatori e docenti Precari – Università (CPU)
https://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/

Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_130272773706605

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