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Dateci un porto verso il quale remare


Courtesy of Valentina Bazzarin (CCby)

Courtesy of Valentina Bazzarin (CCby)

Quando i nodi vengono al pettine, si capisce di che pasta sono fatti i governi. Vi sono pochi e declinanti fondi a disposizione delle università. Si potrebbe decidere di convogliare le risorse disponibili per ringiovanire il corpo docente grazie al contributo di chi ha dimostrato capacità nella ricerca e nell’insegnamento.

E invece no. Ancora una volta la decisione è di privilegiare il breve termine, passaggi di carriera al ruolo di Professore ordinario, mentre tutto intorno l’università affonda. Ci saranno più ammiragli al timone di un relitto.

La legge Gelmini, tra le altre sciagurate “riforme”, ha abolito la figura del Ricercatore a tempo indeterminato (RTI), il principale ruolo di ingresso nel sistema universitario. Questo ruolo è stato sostituito con due figure di Ricercatore a tempo determinato (RTD). L’obiettivo era quello di ritardare all’infinito l’ingresso “in ruolo”, ma era ovviamente mascherato dall’idea di modernizzazione e di merito. Per questo motivo si è dato vita a due figure a tempo determinato, l’RTD di tipo A (3 anni, più 2 di rinnovo e poi a casa) e l’RTD di tipo B (3 anni e poi, nel caso di ottenuta abilitazione, l’agognato posto di professore associato).

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Per la CRUI non ci sarà nessun posto RTb (quelli con ‘tenure track’)


Leggete il seguente passaggio del recente e disarmante comunicato della CRUI. Poi diteci cosa ne pensate e come uscire da questa situazione:

3. TURN-OVER: la questione del reclutamento è soggetta a un vincolo introdotto dal D.L. 95/2012 convertito nella L. 135/2012 (art. 14 c. 3), vincolo che ha inopinatamente ristretto i margini (puramente meritocratici) che erano stati introdotti dal D.Leg. 49/2012 di poche settimane prima. Il vincolo diviene tanto più preoccupante se si pensa all’imminente chiusura delle procedure per l’abilitazione nazionale che, almeno nel caso dei docenti di I fascia (reclutamento fermo da quasi sei anni) nonché dei giovani ricercatori a tempo determinato, necessiterà dell’impiego, per l’appunto, di risorse degli Atenei da turn-over. Peraltro c’è da osservare che l’attuale vincolo che scaturisce dall’art. 4 del D.Leg. 49/2012 per cui tutti gli Atenei che presentino un rapporto tra professori ordinari e professori superiore al 30% sono costretti a programmare un posto da ordinario (inclusi gli ‘interni’) e simultaneamente un posto di ricercatore di tipo b) è giugulatorio. Infatti, tutti gli Atenei (con una sola eccezione) presentano un rapporto largamente superiore al 30%: visto il costo di un ricercatore di tipo b), ciò equivale a cancellare qualunque assunzione per docenti di prima fascia. Per sostenere in ogni caso assunzioni di ricercatore di tipo b) si dovrebbe prevedere, con un impegno di 70 mln di euro, un contingente aggiuntivo di 1000 posti di ricercatore da distribuirsi meritocraticamente fra gli Atenei. Visto poi che l’art. 29 c. 9 della L. 240/2010 vincolava de facto il piano straordinario degli associati al regime transitorio di sei anni previsto dall’art. 24 c. 6 della L. 240/2010 per i ricercatori ‘interni’ a tempo indeterminato (una volta abilitati), dovrebbe esser previsto il secondo triennio di applicazione del piano per il 2014-2016 (con un impegno a regime pari a ca. 100 mln di euro). La sentenza n. 83 della Corte Costituzionale che abroga l’art. 25 della L. 240/2010 può a sua volta costituire un problema ulteriore in quanto, come erroneamente asserisce la stampa, ha suscitato l’attesa  di una reintroduzione sic et simpliciter del biennio ex art. 16 del D.Leg. 503 del 1992.

Ballu tundu sempre con la nostra testa sotto ai vostri piedi


Il dibattito che abbiamo acceso con la pubblicazione di una lettera di denuncia delle anomalie ad un concorso per ricercatore a tempo determinato, ripetutamente rinviato, è stato ripreso da La Nuova Sardegna, che in un articolo di Pier Giorgio Pinna dedica ampio spazio alla vicenda.

Malessere tra i precari. Sconcerto nella classe docente. E nuova bagarre all’università. Tanto per cambiare, a inasprire gli animi sono i concorsi per ricercatori. Sui criteri di valutazione di una delle ultime prove, prima della loro conclusione, è stato fatto un ricorso al Tar. L’ha presentato una candidata che non avrebbe superato la selezione iniziale, basata sui titoli e sulla produzione scientifica. La concorrente, Chantal Arena, chiede verifiche sulla regolarità delle procedure, anche in rapporto all’ammissione di un’altra aspirante, Rossella Castellaccio. Nel frattempo i metodi seguiti in quest’occasione nell’ateneo turritano e il continuo slittamento degli orali sono al centro di un ampio dibattito sul web. I commenti partono dal blog del Coordinamento nazionale precari dell’università. Echi e strascichi arrivano in Piemonte, nel Lazio, in Emila Romagna. E la querelle è resa più rovente dal fatto che tra i candidati figurano diversi parenti di professori. [continua la lettura sul sito de La Nuova Sardegna]

Mozione CUN sulla partecipazione al bando PRIN 2012


Diamo visibilità a questa Mozione CUN  che condividiamo, segnalando allo stesso tempo come questa opportunità dovrebbe essere estesa a tutte le figure precarie della ricerca.

OGGETTO: Mozione su partecipazione al bando PRIN 2012 in qualità di PI o di responsabili di unità locale per i Ricercatori a tempo determinato.

Adunanza del 16/1 /2013

IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

Visto il Bando PRIN 2012 che riserva le funzioni di coordinatore scientifico o responsabile locale  di progetto ai professori e ai ricercatori “del ruolo universitario”.

Visto che il Bando presenta tre linee di intervento tra cui una (Starting – giovani ricercatori)  “riservata a PI che abbiano conseguito il primo dottorato o la prima specializzazione presso una  Scuola di Specializzazione Universitaria (se meno recente rispetto alla data del primo dottorato), da  non più di sette anni rispetto alla data del presente bando, ovvero, in assenza di entrambi, che  abbiano conseguito la prima laurea magistrale 0 equivalente da non più di dieci anni dalla data del presente bando”.

Rilevato che i ricercatori a tempo determinato sono esclusi dalla possibilità di partecipare in qualità di PI o di coordinatori locali in quanto ricercatori a contratto.

Rilevato ancora che tale limite vige anche per la linea “starting”, riservata a giovani ricercatori che abbiano conseguito il primo dottorato di ricerca o la prima specializzazione da non più di sette anni rispetto alla data del bando.

Osservato che i medesimi ricercatori a contratto risultano del tutto assimilati per legge alle altre  figure docenti delle Università per quanto riguarda la partecipazione alle attività di ricerca e  contribuiscono alla determinazione dell’organico in qualità di strutturati per tutte quelle valutazioni  che considerano le figure docenti (requisiti minimi, attivazione dei dipartimenti, etc.).

Segnala la necessità di rimuovere tali elementi di distinzione tra le figure di ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato (di tipo A e di tipo B) per quanto attiene alla possibilità di  partecipare a bandi PRIN in qualità di coordinatore o responsabile di unità locale.

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